Lavoce.info

Quale futuro per il Reddito di cittadinanza

Nessun partito propone di cancellare gli interventi nazionali contro la povertà. Le forze politiche si dividono tra chi vuole potenziare il Reddito di cittadinanza e chi vuole sostituirlo con altri interventi. L’inclusione sociale resta in secondo piano.

Eliminare le politiche contro la povertà non è un’opzione

Cosa sarà del Reddito di cittadinanza (Rdc) dopo il voto del 25 settembre? Affrontare questa domanda significa interrogarsi sulle conseguenze dell’imminente tornata elettorale per le politiche di contrasto alla povertà. Le informazioni contenute nei programmi delle quattro principali forze in campo – Partito democratico (Pd), Movimento 5 Stelle (M5s), Centrodestra (CD) e Terzo Polo (TP) – non permettono di rispondere in modo puntuale. Consentono, però, di evidenziare i rispettivi orientamenti.

Dopo mesi di infuocati dibattiti, che hanno visto contrapporsi i fautori dell’abolizione del Rdc ai sostenitori del suo mantenimento, è opportuno partire da qui per capire che cosa è in gioco adesso. La lettura dei programmi elettorali indica che nessuno schieramento propone di cancellare gli interventi nazionali contro la povertà. Le forze politiche, invece, si differenziano tra chi vuole potenziare la misura esistente (il RdC) e chi intende sostituirla con interventi diversi. In altre parole, i partiti concordano sulla necessità di politiche contro la povertà, mentre si dividono su come disegnarle. Il cammino iniziato nel 2017, con l’introduzione della prima misura nazionale, il Reddito d’inclusione (Rei) – poi sostituto dal Rdc nel 2019 – è destinato a continuare.

Sostituzione o rafforzamento del Rdc?

Sostituzione o rafforzamento del Rdc è la scelta strategica fondamentale che separa le principali forze in campo. Il Centrodestra intende sostituire il RdC con altre prestazioni, mentre Pd e M5S lo vogliono mantenere e rafforzare, attraverso alcuni correttivi (a partire da quelli legati all’ampliamento dell’utenza).

L’idea dei partiti di Centrodestra è piuttosto chiara: sostituire il Rdc con due misure, una rivolta ai poveri che non sono in condizione di lavorare e l’altra destinata a quelli che invece lo sono. S’intenderebbe affrontare così un limite intrinseco del RdC, ossia il sovraccarico di obiettivi: voler essere, contemporaneamente, una politica di contrasto alla povertà e una politica attiva del lavoro. Tale confusione ha prodotto – negli scorsi anni – innumerevoli criticità a ogni livello, sia nella concreta realizzazione degli interventi che nel caotico dibattito pubblico.

Costruire due misure, con logiche differenti, può essere – in linea generale – una finalità condivisibile sulla base della letteratura in materia. Tuttavia, il fattore decisivo è come la si traduce in pratica: le indicazioni del Centrodestra in proposito sono confuse e non convincenti riguardo alcuni aspetti (a partire dai criteri individuati per suddividere l’utenza tra le due prestazioni). Inoltre, si chiederebbe a un sistema di welfare sotto stress di realizzare la terza riforma delle politiche contro la povertà in pochi anni, dopo il varo del Rei (2017) e del RdC (2019). L’attuazione delle riforme risulta sempre più complicata di quanto non si valuti inizialmente e a fare le spese delle difficoltà incontrate nel gestirla sono – in ultima istanza – gli utenti. Pertanto, per intraprenderle è necessario avere ben chiaro il complicato insieme di componenti tecniche e operative coinvolte, ed essere in grado di governare opportunamente la transizione dal vecchio al nuovo assetto.

Leggi anche:  Riforme del welfare: lezioni dalla pandemia

Il Terzo Polo è da considerare a parte perché – a differenza degli altri soggetti – non propone una visione complessiva sul futuro del RdC, bensì si focalizza sui temi legati all’occupazione. Indica azioni per meglio avvicinare gli utenti del RdC al mondo del lavoro (come il rafforzamento della formazione e del ruolo delle agenzie private per l’impiego) e definisce per loro regole più severe da rispettare (revoca della misura dopo il primo rifiuto di un’offerta congrua di lavoro e riduzione di un terzo dell’importo se dopo due anni non si è trovata un’occupazione). Il Terzo Polo è l’unica forza politica a prospettare – nel proprio programma – un inasprimento degli impegni richiesti ai beneficiari e delle relative penalizzazioni. È da notare che l’attuale RdC fa già dell’Italia il paese dell’Ocse che prevede la maggiore severità in proposito.

L’ammontare dei finanziamenti pubblici 

In base a quanto esposto nei programmi, nessuna tra le principali parti politiche sembra prefigurare una riduzione delle risorse destinate al contrasto della povertà. Pd e M5S prevedono azioni di rafforzamento del Rdc che incrementerebbero gli stanziamenti dedicati, come quelle di ampliamento dell’utenza. Il Centrodestra, dal canto suo, non fornisce indicazioni in materia. Bisogna ricordare che, grazie al massiccio innesto di nuovi fondi avvenuto con l’introduzione del RdC, la spesa pubblica italiana contro la povertà è oggi in linea con la media europea. Un’esplicita riduzione dei finanziamenti è presente solo nel programma del Terzo Polo, come effetto della diminuzione degli importi per alcuni utenti e di altri dispositivi. 

Il sociale e il lavoro 

Dopo aver illustrato l’impianto complessivo delle politiche, passiamo ai singoli interventi. Il recente confronto politico sul RdC si è ossessivamente concentrato sui temi riguardanti l’inclusione lavorativa e ha trascurato quella sociale, parte fondativa della lotta alla povertà. Ora bisognerebbe superare questo “dibattito distorto” e attribuire alla dimensione sociale del contrasto alla povertà la considerazione che merita.

Tutti i programmi elettorali, invece, pongono un’enfasi assai maggiore sull’inserimento occupazionale dei percettori delle misure contro la povertà, dedicandovi varie indicazioni specifiche (riguardanti centri per l’impiego, agenzie per il lavoro, formazione, incentivi alle imprese e così via). L’attenzione verso l’inclusione sociale (i percorsi di miglioramento delle proprie condizioni di vita, non legati primariamente al lavoro) è assente o, quando presente, minore. Se ne occupano il Pd e – nel campo del Centrodestra – la Lega. Il Pd rimanda alle proposte del Comitato scientifico per la valutazione del Reddito di cittadinanza – nominato dal Ministro Orlando – che ha diffusamente mostrato la centralità dell’inclusione sociale e ha evidenziato la necessità di potenziare i servizi sociali comunali. Inclusione sociale e rafforzamento dei servizi sociali sono obiettivi anche della Lega, seppur meno dettagliati.

Leggi anche:  Come cambia il reddito di cittadinanza

La vera alternativa è tra buongoverno e malgoverno

Quelli illustrati sin qui sono gli orientamenti che emergono dai programmi, ovviamente da considerare con la cautela che sempre richiedono simili documenti. La Tabella 1 sintetizza quelle che paiono le due principali posizioni alternative in campo, che vedono Pd e M5s da una parte e Centrodestra dall’altra.

Per terminare, è utile tornare a quanto detto all’inizio. Il confronto pubblico è stato prevalentemente improntato sulla contrapposizione tra abolizione o mantenimento del RdC o delle politiche contro la povertà tout court. Ma non sta qui il nocciolo della questione. Infatti, l’alternativa decisiva per il futuro della lotta alla povertà in Italia non è tra mantenimento o abolizione, bensì tra buongoverno o malgoverno di questa politica pubblica. L’introduzione del Reddito di cittadinanza ha avuto il merito storico di portare finalmente la spesa pubblica contro la povertà a livelli europei; allo stesso tempo, la misura presenta numerose criticità, ben note e ampiamente dimostrate. Si tratta ora di capire in che modo mettervi mano, sapendo che i problemi da affrontare sono tanti e complessi. A questo impegnativo compito sarà chiamato l’esecutivo che scaturirà dalle prossime elezioni.

Lavoce è di tutti: sostienila!

Lavoce.info non ospita pubblicità e, a differenza di molti altri siti di informazione, l’accesso ai nostri articoli è completamente gratuito. L’impegno dei redattori è volontario, ma le donazioni sono fondamentali per sostenere i costi del nostro sito. Il tuo contributo rafforzerebbe la nostra indipendenza e ci aiuterebbe a migliorare la nostra offerta di informazione libera, professionale e gratuita. Grazie del tuo aiuto!

Leggi anche:  Politiche per il Sud: il rischio di fare più male che bene

Precedente

Un’analisi del programma della Lega sull’istruzione

Successivo

Un’analisi del programma di Forza Italia sull’istruzione

10 commenti

  1. Livio

    Il reddito di cittadinanza esiste in tutta Europa in Germania già da molti anni solo in Italia vogliono abolirlo il fatto é semplice toglierlo a chi non vuole lavorare è giusto sospenderlo per 6 mesi come in Germania ad esempio e non togliere tutta la misura che sarebbe un vero disastro

  2. Vincenzo Mataluna

    Per agognare ad una normalità, sembra paradossale ma è necessario scoprire davvero chi sono le persone in difficoltà, questo deve passare attraverso la responsabilità degli enti locali, non basta l’i see, tra l’altro con un sistema iniquo, redditi di due anni precedenti( il bisogno è adesso) magari l’anno precedente ho lavorato). Relazione degli assistenti sociali e presa in carico di quel nucleo.

  3. Felice

    Art. 1 della Costituzione Italiana ”L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”, qual’era il mezzo per attuare questo obiettivo, l’ufficio di collocamento (nel bene e nel male) che è stato sostituito negli anni, dalle cooperative, false cooperative, per capire leggersi qual’era lo statuto originario, i principi, e dal lavoro interinale, che trattengono una quota sulla paga e comunque gestiscono quasi esclusivamente lavoro specializzato.Uffici di collocamento che sono rimasti aperti, ma di fatto perdendo la loro utilità sociale, demandandola ai privati.Ed ora, ci si indigna che qualcosa non ha funzionato, cosa vi aspettavate che gli uffici di collocamento risorgessero d’incanto?E qualora fosse, in due anni di pantomima? O adesso che le aziende sono costrette a chiudere?

  4. giovanni rossi

    Strumento importante degno di un paese civile, nel nostro è impropriamente usato in quanto già in una fascia di età dove la voglia di imparare un’arte ed un mestiere dovrebbe essere incentivata, la comparazione con uno strumento di sussidio sociale come il rdc, stimola ad adagiarsi su quest’ultimo piuttosto che arricchirsi di esperienze formative. così per come è nato non fa altro che far perdere professionalità ed esperienza a chi un domani dovrà sorreggere la nostra Italia.

  5. Francesco I.

    Personalmente in quanto 60 enne e percettore oltre che ex Imprenditore Privato con 20 anni di Attivita’ Privata sulle spalle devo dire che e’ stato una cosa SANTA per parecchie persone in serie difficolta’. Poi altri possono dire quello che vogliono, a partire dal sign Briatore per esempio che lo critica elogiando i suoi Crazy Pizza ma non dice che li’ assume solo giovani sotto i 29 anni per i quali un triennio di contributi lo paga lo stato (con la legge Renzi /Gentiloni) e passati i 29 ..ARRANGIATEVI!! Anzi lui e’ d’oro considerato che molti Imprenditori fanno lo stesso ma regolarizzano i dipendenti a 4 ore e pretendono che gliene svolgano pero’ 8 di lavoro e in alcuni casi anche 10….. E vogliamo citare poi i VAUCHER ideati dai predecessori di Salvini che hanno creato non pochi scompigli e portato a situazione Estreme i lavoratori Stagionali e del Terziario..(che ora pero’ si lamentano) Senza poi toccare gli argomenti gia’ sopra citati come le Coperative fatte ad arte per Prendere voti (e in passato ce ne erano molte) anche se poi e’ arrivata la crisi e anche questa cosa e’ un po’ diminuita…..I giovani disoccupatio costretti visto la scardsa offerta di mercato a lavorare nei Call Center a vendere Tariffe Telefoniche o Energetiche o nelle imprese di Tentata Vendita come la Folletto o la Kyrby…..cioe’ a me viene solo da ridere perche’ cose cosi’ in passato non le avresti mai nemmeno prese in considerazione….per non parlare poi di tutto il casino dovuto alla GLOBALIZZAZIONE che poi e’ solo un parolone per giustificare i Profitti degli Industriali che hannoi spsotato e continuano a spostare le industrie nei paesi a basso costo sopratutto qui da noi nei paesi da poco entrati in Europa esempio la Polonia o la Romania……..quel poco che rimane se lo mangia la parte WEB con i grossi COLOSSI come AMAZON ed E_BAY o le migliaia di aziende anche straniere visibili ormai dappertutto con i loro Siti Web tramite GOOGLE. Concludo con la favoletta dell’Impresa Privata che ormai non funziona piu’ in quanto i costi sono altissimi e nemmeno las FLAT TAX risolverebbe questi problemi poiche’ alcune tasse cmq come l’INPS l’INAIL e tutte le spese legate ormai agli AFFITTI esorbitanti alle Bollette delle Utenze e alla scarsa Garanzia sui pagamenti ove sembra di essere nel FAR WEST FINANZIARIO rendono questa prospettiva solo un Miraggio per i Creduloni ……. Concludo focalizzando il fatto che siamo nel 2020 e si e’ formata una specie di CLASSE NOBILIARE LAVORATIVA cioe’ se sei figlio di una famiglia benestante trovi lavori magari con i beni o nella azienda o tramite le conoscenze di papa…se no devi morire di fame….e qui poi mi incazzo ancora di piu’ quando appunto vengo a scoprire parlandoci o scovando nelle loro vite private che chi vorrebbe abolire il Reddito sono proprio quelli che NON FANNO NIENTE da una VITA ..vedoi la MELONI o il sign SALVINI che in tutto ha lavorato 3 mesi in un MAC DONALD……..Poi si lamentano quando qualc’uno finisce che perde il lume della ragione…

    • stefania

      sono d ‘accordo pienamente con te in tutto…. ha salvato tante famiglie…….il lavoro lo danno solo ai giovani….invece di togliere il rdc e lasciare famiglie su lastrico..pensassero a fare leggi per fare lavorare anche le persone di 40 anni, e aiutare i deboli e invalidi…Stefania……

  6. andrea

    Nel caso di abolizione, quale è la procedura?Supponendo che nessun partito raggiunga la maggioranza assoluta, vale sempre il percorso camera-senato-presidente della repubblica od occorre un referendum?

  7. Antonio

    Per quanto mi riguarda a me il reddito di cittadinanza la Meloni visto che di lavoro ne ha fatto poco e niente deve solo tacere sul reddito di cittadinanza perché se mai venisse tolto ci sarebbe tanta delinquenza in Italia quindi pensasse a cose più serie e lasciasse stare chi non può lavorare chiari se ne tornasse in Ungheria a comandare non in Italia malefici chi la votata e per finire qui in Italia una come lei non ci sta bene montata di testa.

  8. Come si fa a trovare un lavoro serio con il reddito di cittadinanza italiana, sempre rimanendo nella norma legale, con un privato o azienda,ecc…,se io vorrei lavorare in modo regolare??

  9. Antonio casu

    Si dovrebbero trovare i modi per fare lavorare tutti non solo chi conosce politici oppure, trovare più lavori di utilità per la città e abbassare stipendi ai politici e dare la pensione ai 60 anni si libererebbero milioni di posti di lavoro eliminare le tasse per l’assicurazione nel lavoro ecc

Lascia un commento

Non vengono pubblicati i commenti che contengono volgarità, termini offensivi, espressioni diffamatorie, espressioni razziste, sessiste, omofobiche o violente. Non vengono pubblicati gli indirizzi web inseriti a scopo promozionale. Invitiamo inoltre i lettori a firmare i propri commenti con nome e cognome.

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén