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Fratelli d’Italia ha reso impossibile l’aborto nelle Marche?

Il fact-checking de lavoce.info passa al setaccio le dichiarazioni di politici, imprenditori e sindacalisti per stabilire, con numeri e fatti, se hanno detto il vero o il falso. Questa volta verifichiamo se davvero nelle Marche abortire è diventato impossibile a causa delle politiche di FdI.

Secondo un articolo della testata online The Vision, “Fratelli d’Italia ha reso praticamente impossibile abortire nelle Marche, che governa”. Il testo prende spunto da una più ampia indagine condotta dal quotidiano inglese The Guardian, che definisce la regione marchigiana un “laboratorio” per le politiche del partito di estrema destra guidato da Giorgia Meloni. Le politiche antiabortiste, avverte la testata, potrebbero essere estese a livello nazionale dopo una eventuale vittoria della coalizione di Centrodestra alle elezioni parlamentari del 25 settembre.

Cosa dicono i dati

L’aborto in Italia è regolato dalla legge 194 del 1978, in base alla quale una donna può ricorrere all’interruzione di gravidanza (Ivg) in una struttura pubblica (ospedale o poliambulatorio convenzionato con la regione di appartenenza) nei primi 90 giorni di gestazione oppure durante il quarto o il quinto mese per motivi di natura terapeutica.

I dati disponibili più recenti risalgono al 2020 e sono contenuti nella relazione del Ministero della Salute sull’attuazione della 194. Leggendo il documento, risulta che nelle Marche sono state effettuate 1.351 interruzioni di gravidanza su 9.326 nati vivi, con una media di 3,7 aborti al giorno e un tasso di abortività (Ivg per mille donne in età fertile) di 4,5 (la media nazionale è 5,4). L’obiezione di coscienza tra i ginecologi marchigiani, invece, è del 70 per cento (la media italiana è del 64,6 per cento), mentre l’interruzione di gravidanza è disponibile nel 92,9 per cento delle strutture sanitarie (uno dei dati regionali più alti), contro un valore nazionale del 63,8 per cento.

Le politiche di Fratelli d’Italia nelle Marche

Ma c’è un “però”: Fratelli d’Italia è salito al potere nelle Marche a settembre 2020, quindi i dati del Ministero della Salute devono essere letti in riferimento alle politiche dei partiti che hanno governato la regione in precedenza, e in particolare del Partito democratico, rimasto al potere dieci anni.

È evidente la linea antiabortista portata avanti dall’estrema destra: negli ultimi due anni il consiglio regionale delle Marche presieduto da FdI ha impedito l’applicazione di una misura ministeriale che permette di somministrare la pillola abortiva anche alle cliniche private e ha ridotto a sette settimane il limite per ricorrere all’interruzione di gravidanza. Inoltre, quando una donna riceve un certificato medico che autorizza l’aborto è costretta a “riflettere” una settimana prima che venga effettuata l’operazione.

Verdetto

I dati oggi disponibili non riflettono ancora l’impatto delle politiche di accesso all’aborto adottate da Fratelli d’Italia nelle Marche. Solo la prossima relazione del Ministero della Salute sull’attuazione della 194 potrà permettere una valutazione quantitativa degli effetti di decisioni che vanno comunque nella direzione di una restrizione dell’accesso al diritto di aborto. In ogni caso, sebbene la situazione nelle Marche sia migliore rispetto a tante altre regioni italiane, neanche le politiche attuate dalle precedenti amministrazioni di Centrosinistra hanno favorito in particolar modo l’accesso all’aborto. Il verdetto è dunque INCERTO.

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Il Punto

  1. Fabrizio Pezzana

    Ma quanti presidi sanitari che praticano l’ivg ci saranno nella Marche? E noi vogliamo governare un Paese complicato come l’Italia senza avere ancora, a settembre 2022, i dati relativi all’anno 2021?

  2. Francesco Ognibene

    Alcune informazioni di questo articolo sono inesatte.
    1. “Il consiglio regionale delle Marche presieduto da FdI ha impedito l’applicazione di una misura ministeriale che permette di somministrare la pillola abortiva anche alle cliniche private”. In realtà la giunta ha disapplicato le linee guida del ministro Speranza che disponevano la somministrazione della pillola abortiva Ru486 anche nei consultori. La materia sanitaria è di competenza delle Regioni, dunque le Marche hanno fruito di questo margine di autonomia. Va ricordato che la pillola abortiva fu somministrata al di fuori degli ospedali da alcune Regioni (come l’Emilia Romagna) in presenza di linee guida ministeriali che davano l’indicazione del ricovero fino al compimento della procedura abortiva.
    2. “Ha ridotto a sette settimane il limite per ricorrere all’interruzione di gravidanza”: la Ru486 è stata limitata sin dalla sua autorizzazione al commercio in Italia alle prime sette settimane, quando è certamente efficace, dunque per motivi di sicurezza sanitaria. L’estensione alla decima settimana è affidata alla decisione delle Regioni. Dopo la settima settimana è comunque possibile l’aborto chirurgico alle condizioni di legge
    3. “Quando una donna riceve un certificato medico che autorizza l’aborto è costretta a “riflettere” una settimana prima che venga effettuata l’operazione”. Il termine di 7 giorni è dettato dalla legge 194 all’articolo 5, comma 5
    Se si fa fact checking, occorre essere precisi.

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