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Quanto costa la pensione a mille euro e perché è una misura iniqua

La breve campagna elettorale che ci aspetta offre già proposte da parte dei partiti. Silvio Berlusconi apre le danze, proponendo di alzare a mille euro tutte le pensioni che si trovano al di sotto di quella soglia. Una misura costosa e iniqua.

Già all’inizio della breve campagna elettorale che ci aspetta prima delle elezioni del 25 settembre, sono iniziate a circolare proposte da parte dei partiti. Silvio Berlusconi, per esempio, propone di alzare i minimi delle pensioni a mille euro mensili per tredici mensilità.

Berlusconi aveva già promesso durante il suo secondo governo l’innalzamento dei minimi a un milione di lire mensili per tutte le pensioni. Quando le promesse si tradussero in legge, si imposero delle limitazioni per evitare che il costo aggiuntivo fosse troppo elevato.

Tornando alla proposta per la campagna elettorale corrente, non è semplice calcolare il costo che una misura di questo tipo avrebbe sulle casse pubbliche. Come riportato da Giuliano Cazzola su Start Magazine, infatti, i dati Inps aggiornati al 2018 indicano che le pensioni pari o inferiori al minimo sono circa 7,9 milioni, ma i beneficiari sono in totale 2 milioni e 254 mila. Il motivo è che spesso a una pensione media o alta si vanno a sommare prestazioni di importo inferiori (per esempio, pensioni di reversibilità). L’importo minimo delle pensioni integrate nel 2022 è di 524 euro, che salgono a 660 se si considerano quelle interessate dal rialzo previsto dal Governo Berlusconi nel 2001. Un rialzo dei minimi comporterebbe quindi un aumento considerevole dell’assegno, anche se ci si limitasse a chi non ha altri redditi.

Queste pensioni, poi, sono spesso già frutto di un contributo sostanziale da parte dello Stato. Si tratta infatti soprattutto di prestazioni assistenziali, ossia riconosciute per particolari condizioni economiche del beneficiario, senza che vi sia stato un versamento di contributi, o comunque con un versamento di contributi solo parziale. È il caso, per esempio, delle pensioni sociali o di cittadinanza. Aumentare i minimi a mille euro sarebbe un forte disincentivo al lavoro regolare, in particolare con il regime contributivo che caratterizza il sistema italiano ormai dal 1995. Quale sarebbe l’incentivo a pagare i contributi, se poi si otterrà in ogni caso una pensione di mille euro una volta ritirati dal lavoro?

Una stima del costo della misura

Come detto, non è semplice calcolare il costo di una misura di questo tipo, ma, utilizzando i dati dal nono rapporto annuale di Itinerari Previdenziali sui beneficiari e sulla spesa pensionistica, si possono proporre due stime: una che consideri uno scenario in cui la totalità delle prestazioni assistenziali (il cui importo medio è inferiore a 13 mila euro annui) venisse integrato fino ad arrivare a mille euro mensili, e un’altra, più conservativa, che consideri che ciascun beneficiario di pensione minima ottenga un solo assegno pari all’importo medio. Le due stime non sono alternative e non rappresentano un livello inferiore e superiore di costo della misura, ma solo due approcci diversi al calcolo, con la seconda che risulta più precisa.

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Le pensioni assistenziali sono 4.345.048, per un importo medio di 5.799 euro annui. Per arrivare a 13 mila euro occorre un’integrazione di 7.201 euro annui per ciascuna prestazione, per una spesa totale di 31 miliardi, da sommare ai 25 che già si spendono per questo tipo di pensioni. Le pensioni assistenziali peserebbero così per 56 miliardi sulle casse dell’Inps.

Per quanto riguarda la seconda stima, le pensioni non superiori al minimo costano ogni anno poco più di otto miliardi alle casse dello Stato, per un importo medio lordo di 3791,39 euro per 2.153.890 individui. Per integrare le pensioni di ciascun beneficiario fino a 13 mila euro annui occorrerebbe spendere poco più di 9 mila euro pro capite in più all’anno, per un totale di 19,8 miliardi. Un incremento della spesa del 200 per cento. Peraltro, bisogna considerare il fatto che anche le pensioni fino a due volte al minimo sono per la maggior parte inferiori ai mille euro mensili (arrivano al massimo fino a 1031 euro), con un importo medio annuo di poco più di 9 mila euro. Considerando anche le pensioni fino a due volte il minimo (altri 3,8 milioni di pensionati), il costo aumenterebbe di altri 13 miliardi. In totale, quindi, la misura proposta da Berlusconi potrebbe costare circa 33 miliardi secondo questo secondo calcolo.

Una questione di equità

I minimi pensionistici hanno il compito importante di garantire standard di vita adeguati anche a coloro che nel corso della carriera lavorativa non sono stati in grado di accumulare abbastanza contributi per ricevere una pensione dignitosa. Garantire minimi troppo elevati, però, oltre a comportare problemi di disincentivo al lavoro come riportato sopra, rischia di rivelarsi anche poco equo: secondo i dati dell’Osservatorio Inps sulle pensioni, infatti, l’importo medio delle pensioni liquidate dal Fondo pensione lavoratori dipendenti (che comprende la maggior parte dei lavoratori dipendenti, comprese le gestioni separate) è pari a 1475,78 euro mensili. Per gli autonomi il valore cala a 1021,24 euro mensili. Questi importi si riferiscono alle pensioni di vecchiaia (quelle che permettono la pensione una volta maturati gli anni di contributi e l’età necessaria), mentre se si guarda a tutte le prestazioni, l’importo medio è di 1213,31 euro per i lavoratori dipendenti e 952,08 euro per tutti i beneficiari (comprese anche le prestazioni assistenziali). Vogliamo davvero garantire un minimo pensionistico superiore alla media di tutte le prestazioni?

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Al di là dei costi che un innalzamento di questo genere comporterebbe (già oggi lo Stato spende circa 21 miliardi all’anno in integrazioni pensionistiche per garantire i minimi), sembra inopportuno garantire a chi non ha versato i contributi necessari (anche se non sempre per scelta, si veda il caso della carriera contributiva delle donne, spesso interrotta dalla maternità) un importo pari a due terzi della media della pensione di vecchiaia dei lavoratori dipendenti. È evidente che la proposta di Silvio Berlusconi, come spesso avviene con molte promesse politiche una volta che si va eventualmente a governare, non prenderà forma nella misura in cui è stata descritta, anche se il Centrodestra dovesse stravincere le elezioni. È importante però ricordare che misure di questo tipo, oltre a rappresentare un peso molto elevato per le casse della previdenza sociale, comporterebbero anche un trattamento iniquo nei confronti di quei lavoratori che dopo aver versato un ammontare consistente di contributi, si troverebbero ad avere diritto a una prestazione pensionistica pari o di poco superiore al minimo garantito.

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14 commenti

  1. Carlo

    Pensione casalinghe 1000 euro allora chi ha lavorato-versato e fatto anche casalinga e mamma almeno il doppio

    • Maria Teresa

      Concordo!

      • Angelo

        Quale sarebbe l’incentivo a pagare i contributi, se poi si otterrà in ogni caso una pensione di mille euro una volta ritirati dal lavoro?
        Vogliamo davvero garantire un minimo pensionistico superiore alla media di tutte le prestazioni?

        Seriamente non riesco a capire come sia possibile formulare 2 domande così superficiali. Difficilmente commento gli articoli della Voce, ma la banalità di questo risulta offensivo. Forse il tema delle pensioni meriterebbe un minimo di ragionamento.

        • Massimo Taddei

          Complimenti per il commento argomentato e assolutamente non superficiale.

        • Eva

          È vero, non si comprende come un essere pensante possa formulare simili domande. Cioè secondo il genio che ha formulato queste nefandezze, il disincentivo a venti anni sarebbe legato alla pensione che forse uno avrà a quasi settanta… Allucinante!!!

          • Gerolamo Cardano

            Di iniquo c’è solo questo articolo. Vista la situazione generale io le pensioni le aumenterei tutte di 350 euro, a scalare fino a quelle alte che già hanno un forte potere d’acquisto. Invece come al solito piace farsi la guerra fra poveri (ammesso che il blogger capisca cosa voglia dire il termine.)

    • Giovanni

      E giusto portare la pensione minima a mille euro così aumentino i consumi e l economia si potrà risanare anche perché chi non ha lavorato non è colpa sua ma del sistema io proporrei di lavorare tutti quattro ore così la forza lavorativa si raddoppia i costi familiari diminuiscono e i consumi aumentano viva l italia

  2. Savino

    Può avere successo solo alzando ancora l’asticella del debito pubblico sulle spalle delle generazioni future che, trovando lavoro sempre più tardi, andranno in pensione sempre più vicino alla quarta età e con pensioni da fame. Non vi preoccupate che non si faranno scrupoli ad addossare il fardello. Del resto, esiste una vera e propria pregiudiziale di scomodità nei confronti di giovani, donne, fragli e migranti.

  3. Franco

    Le famiglie monoreddito ? sono sempre più povere

  4. Guido Serratrice

    Vanno aumentate le pensioni di chi versa i contributi, questa sarebbe equità e togliere il paese dalla fame ….Non fate la guerra fra poveri, fatela uniti. Sotto I Mille uro si fa la fame, questa è INIQUITÀ

  5. Nicola

    E una persona che ha versato x 40 anni di contributi e prende 1200 euro al mese quando gli spetta? Sparate politiche fatte da un evasore fiscale per accaparrarsi voti

  6. Eva

    Se uno non ha avuto la possibilità di essere raccomandato come troppi dipendenti pubblici che conosco è giusto che abbia comunque una pensione dignitosa per vivere la vecchiaia. In Italia si lavora se siamo raccomandati, allora sarebbe giusta la meritocrazia che non esiste. Una pensione di 1000 € al mese ad un anziano che non ha potuto raggiungere una quota contributiva perché magari ha lavorato saltuariamente o stagionalmente o vuoi che magari abbia perso lavoro non vedo perché non debba vivere almeno dignitosamente la vecchiaia. La storia del disincentivo al lavoro è una mera buffonata in quanto in Italia già oltre i quaranta anni se perdi lavoro non lo trovi più e non possiamo essere tutti statali raccomandati!!!

    • Francesco Grosso

      Bravo Taddei!

      Ottimo e puntuale articolo. Dati, circostanze e fatti non opinioni personali che tralasciano aspetti reali.

      21 miliardi annui per garantire i minimi a persone che molto molto e molto spesso ha usufruito in anni di svalutazione, inflazione ed imbarcate ministeriali statali varie andare in pensione a 45 anni!!!!

      Grazie

      Francesco Grosso

  7. bob

    Una questione di equità?
    Prendere 90 mila euro al mese è una questione di equità? Prendere laute pensioni con i cosiddetti
    ” contributi figurativi” è una questione di equità?
    Versare 20 anni di contributi veri e pesanti tra Enasarco e INPS e non avere nessuna pensione perché non cumulabili è una questione di equità?

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