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  1. Pentangeli Rispondi
    Non direi che il nostre welfare è insostenibile in quanto il saldo primario è positivo. Semmai gli interessi pagati per il debito, elevati, vessano la nazione, ma questa è una questione di politica monetaria e di architettura sbagliata dell'istituzione monetaria europea, dove l'emissione del debito e creazione monetaria è in integralità in mano ai mercati. La flat tax, se il suo finanziamento comporterà tagli all'istruzione e alla sanità, certo metterà in pericolo il nostro modello economico ad alto valore aggiunto per qualità e innovazione. Mi diranno che gli US sono un modello analogo ma a bassa spesa welfare; sbagliato, gli US non sono la California. E inoltre lì la FED interviene a sostegno delle imprese.
  2. Davide K Rispondi
    Articolo, perdonatemi, di cui non capisco il senso. Affermare, facendola breve, che per sostenere una spesa pubblica molto elevata occorrano forti entrate fiscali, è solamente una banalità, una ovvietà. Che non dimostra affatto come la flat tax "non funzioni". Che con questi livelli di spesa pubblica sia difficile ridurre la pressione fiscale è evidente. Il punto è proprio che la spesa non è affatto una variabile indipendente, ma una scelta. Specie per quanto riguarda le pensioni: esistono sistemi a capitalizzazione, e non è di certo indispensabile mettere in piedi schemi Ponzi come il nostro, regalando pensioni senza senso. Le analisi dell'IBL in merito, perdonatemi ancora, ma sono molto più avanti: si parla tra le altre cose di uno spostamento dalle imposte dirette a quelle indirette (ma zero patrimoniali), per non penalizzare eccessivamente chi produce ricchezza. Comporterebbe anche una maggiore equità fiscale, in quanto, tassando in modo più omogeneo, si otterrebbero meno effetti discriminatori (il nostro sistema fiscale oggi ne fa troppe, tra figli e figliastri) e meno effetti distorsivi sul sistema economico. Tra l'altro anche affermare che i paesi con pil pro capite elevato abbiano alti livelli di spesa, è sì vero, ma è anche la fotografia di un mondo occidentale in seria crisi. Le alternative ci sono, e le riduzioni di spesa di tanti paesi occidentali negli ultimi decenni (UK e Germania in primis) lo dimostrano.
    • Henri Schmit Rispondi
      Condivisibile l'affermazione realtiva ad un augurabile spostamento dalle imposte dirette verso quelle indirette. Ma insinuare nello stesso passaggio che 1. l'equità fiscale e 2. l'utilità di favorire la produzione di ricchezza (due obiettivi condivisi) che occorre abolire la tassazione patrimoninale (scil. immobiliare) necessiterebbe quanto meno qualche spiegazione in più, a meno di aver fretta, come ormai di prassi comune, e quasi virtù, in questo paese.
      • Davide K Rispondi
        Certamente, la questione andrebbe approfondita. Nel frattempo, facevo più che altro notare come questa fosse la proposta IBL relativa alla flat tax. Sull'imposizione patrimoniale, in tanti pensano che sia poco distorsiva; io al contrario trovo che sia enormemente distorsiva, perchè mina alla base la proprietà privata, fondamento di ogni sistema economico funzionante, insieme a scelte di lungo periodo su consumi e risparmio. Aspetto che viene sempre ignorato da chi la sostiene. Il primo aspetto per favorire la produzione di ricchezza è lasciarla nelle mani dei proprietari, anzichè espropriarla. Vengono inoltre spesso fatti esempi come Svizzera o Usa, ma la realtà è che questi sono paesi con pressione fiscale complessivamente molto minore alla maggior parte dei paesi avanzati. Non mi pare ci siano esempi funzionanti di imposizione patrimoniale, abbinata ad alti livelli di spesa e pressione fiscale. Se non erro, persino nei paesi scandinavi hanno capito che non funziona, e l'hanno progressivamente ridotta, portandola sotto la media Ocse (https://data.oecd.org/tax/tax-on-property.htm). Comunque il concetto di base è che bisogna ridurre la spesa, non giustificarla. E, per questo, "affamare la bestia" potrebbe essere utile, visto che, come diceva Mises, i governi diventano liberali solo quando vi sono costretti dai cittadini.
        • Henri Schmit Rispondi
          Non per insistere e aver ragione, ma per capirci meglio. Condivido il criterio utilitaristico che le tasse non devono ostacolare la creazione di ricchezza, l'investimento e la produttività. Ma non comprendo il concetto della distorsione applicato alla tassazione della proprietà privata: distorce che cosa? A mio parere si tratta, logicamente prima del critrio utiliaristico, di una questione di equità, di patto sociale. Senza patto non c'è proprietà, ma solo possesso, difeso con la forza. Per godere in pace della proprietà e farla sfruttare, devo remunerare quello che me lo consente, che mi garantisce la possibilità dell'uso pacifico e dello sfruttamento. Non c'è ovviamente ragione di detassare la prima casa; meglio creare abattimenti per nucleo e persone a carico. Corretto invece non tassare il patrimonio mobiliare, per ragioni di utilità: in un mercato aperto trova tanti modi per fuggire senza farsi notare. I dati OCSE mostrano anche il livello alto della tassazione immobiliare in UK, paese con tanti problemi, ma con una tassazione efficiente, non dannosa per l'attività economica.
  3. Michele Lalla Rispondi
    Condivido le osservazioni di Henri Schmit, di stampo costituzionalista (ah! Su questo tema il mio articolo rifiutato da Lavoce.info) e sottolineo il passaggio "visto che probabilmente una delle cause del declino economico italiano sta nella continua espansione della spesa pubblica" perché mi lascia perplesso per vari motivi. Su tutti rilevo il logoramento delle istituzioni pubbliche: ogni volta che si sente dire che si taglieranno le spese inutili, il cittadino avveduto sa che si ridurrà l'efficienza dei servizi. Con un esempio chiudo: si è detto sui media che questo governo taglierà le spese inutili della Sanità. Ecco, è molto probabile che vi siano delle spese inutili in Sanità, che è una delle migliori al mondo e è universale, ma a volte anche quelle spese inutili sono funzionali! In conclusione, bisogna far funzionare meglio la macchina amministrativa intervenendo sui punti nodali ostacolanti ... Non ridurre le tasse, ma farle pagare ugualmente a tutti ... Combattere la corruzione che è diffusa e insostenibile.
  4. Enrico Falcone Rispondi
    Ho particolarmente apprezzato l’articolo dei dr.ri Massimo Baldini e Leonzio Rizzo. Una personale considerazione sulla questione. Con la struttura sociale italiana caratterizzata, in particolare, da elevata vita media, concentrazione della ricchezza/risparmio nelle classi di età più anziane, spesa sociale assorbente e difficilmente moderabile per pensioni-sanità , l’applicazione di una flat tax (anche pluri -aliquota) innescherebbe ulteriori elementi di conflitto generazionale assolutamente non auspicabili con i “venti di ribellione sociale ” che vanno imperversando intorno.
    • Carlo Rispondi
      Purtroppo la flat tax per le p.iva è già arrivata e la provincia di Trento, ad empio, perde la bellezza di 70 milioni e quindi taglierà di sicuro i servizi.
      • Andrea A. Rispondi
        Se sta parlando delle sconti entro 65k e 100k euro credo che la flat tax stessa si arrabbierebbe ad essere confusa con strumenti del genere.
  5. Henri Schmit Rispondi
    Per valutare l'idea discussa il confornto empirico è interessante, ma non pesa quanto un'altra considerazione, teorica, di giusitizia fiscale e sociale. Il punto è che l'uguaglianza formale senza uguaglianza sostanziale è un inganno. La proporzionalità è un corollario dell'uguaglianza. Matematicamente vera proporzionalità fiscale non è né una linea flat, né una leggera progressività, ma, almeno tendenzialmente, una proportionalità di costante progressività, una diagonale retta e infinita (per quanto scandaloso questo possa suonare; ma penso che Bill Gates mi darebbe ragione). Tornando all'empirico, comunque sempre da considerare per verificare possibili effetti applicativi non previsti, faccio notare che gli USA di Trump - notoriamente poco credenti nell'ugualgianza sostanziale - hanno mantenuto cinque aliquote di cui la più alta, che si applica a redditi di oltre 500.000$, è stata appena limata dal 39,4 al 37% con la riforma fiscale di due anni fa. Questi discorsi accademici servivano 12 a 18 mesi fa, prima che l'opinione pubblica fosse intossicata con il veleno particolarmente insiduoso (perché presentato come una medicina) fabbricato dai geni dell'IBL e diffuso dagli apprendisti stregoni populisti.
  6. graziano camanzi Rispondi
    Bell'articolo. Ma mi pare che manchino alcune informazioni di start che lo rendono meno bello. Queste. Oggi quanti soldi entrano con la tassazione attuale, al netto di tutte le cose? Che valore percentuale ha sul reddito dal quale vengono presi? Quanti soldi perderemmo con le varie ipotesi di flat tax proposte? Da qui in poi si potrebbe ragionare in modo più articolato anche di altri aspetti, tipo il recupero di un bel po' di sommerso, per esempio. E altro. Ma le info di base servono. Pre me.
    • Andrea Rispondi
      Può trovare sul sito vari articoli sullo stesso argomento degli stessi autori.
  7. Henri Schmit Rispondi
    Nella discussione di questo tema il confronto empirico è interessante, ma non decisivo. Per completezza citerei anche gli USA, così indifferente all’uguaglianza sostanziale (è quello il concetto che conta davvero, sottintendendo che l’uguglianza solo formale è un inganno), ha mantenuto con Trump cinque scaglioni, di cui l’ultimo che si applica ai redditi di oltre 500.000$ è appena stato limato (dal 39,4 al 37%) con la riforma di due anni fa. La proporzionalità è un corollario delle’uguaglianza. Matematicamente vera proporzionalità è proporzionalità con progressività costante (e infinita! per quanto scandaloso possa suonare). Questi argomenti servivano 12-18 mesi fa prima che l’opinione pubblica fosse intossicata dalle idee diffuse dai geni dell’IBL e che gli apprendisti stregoni fossero armati dei veleni più insidiosi.