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La crisi pandemica ha colpito anche l’economia non osservata

I dati sull’economia sommersa e illegale mostrano un drastico calo di questi due fenomeni nel 2020, maggiore del crollo registrato dall’economia regolare. Hanno avuto un impatto le restrizioni, ma anche gli incentivi ai pagamenti tracciabili.

Istat ha reso noti i dati per il 2020 sull’economia non osservata, che riguardano sia l’economia sommersa, ossia le attività economiche legali che vengono volontariamente non dichiarate, soprattutto per ragioni fiscali (come lavoro irregolare e sottodichiarazione dei ricavi), e sia l’economia illegale, ossia le attività illegali (come il commercio di stupefacenti e la prostituzione) o quelle legali svolte senza autorizzazione (come la vendita di sigarette di contrabbando).

Come prevedibile, l’economia non osservata ha subito una flessione molto pronunciata nell’anno della crisi pandemica, ma è interessante osservare la magnitudine di questo calo. Secondo le stime di Istat, il valore dell’economia non osservata si è attestato a 174,6 miliardi nel 2020 (-14,1 per cento, rispetto a un -7,6 per cento del Pil). Per quanto riguarda l’economia sommersa, sono calate entrambe le sue componenti principali, ossia la sottodichiarazione (-25 miliardi rispetto al 2019) e il lavoro irregolare (-18,4 per cento rispetto al 2019). Anche per l’economia illegale calano tutte le principali componenti (stupefacenti, prostituzione e contrabbando di sigarette), con una riduzione totale di oltre due miliardi.

Secondo Istat, nel 2019, le unità di lavoro (equivalenti a un occupato a tempo pieno ciascuna) irregolare erano oltre 3,5 milioni (circa il 15 per cento del totale degli occupati), mentre il dato è calato a poco meno di 3 milioni nel 2020 (il tasso di irregolarità è dunque calato, passando dal 14,8 per cento del 2019 al 13,6 per cento del 2020). Questo calo è dovuto sia a un aumento dei controlli (nelle fasi di lockdown, per esempio, era permesso lasciare la propria abitazione per motivi di lavoro, ma era necessario provare il proprio rapporto), sia per una contrazione dell’attività economica. La crisi pandemica ha colpito soprattutto i lavoratori a tempo determinato, che, una volta arrivati al termine del contratto, non lo hanno visto rinnovato dai datori di lavoro. Se il crollo occupazionale ha interessato soprattutto gli outsider del mercato del lavoro, non è difficile immaginare perché la riduzione degli occupati è stata maggiore tra chi lavorava in nero (-18 per cento contro -10 per cento degli occupati regolari), senza tutele né garanzie. In questo senso, la riduzione del lavoro irregolare può essere sia vista come una buona notizia per quei casi in cui i datori di lavoro sono stati costretti a far emergere rapporti in nero, sia un segnale di inasprimento delle condizioni degli ultimi sul mercato del lavoro.

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La sottodichiarazione continua a essere ampiamente diffusa soprattutto nel settore dei servizi e tra indipendenti e microimprese. I settori maggiormente interessati sono gli altri servizi alle persone (34,2 per cento del valore aggiunto del comparto), il commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (22,1 per cento) e le costruzioni (19,3 per cento). In tutti i casi, il valore del sommerso è in calo, ma si notano chiare differenze anche a seconda della diffusione di misure straordinarie che andassero a interessare maggiormente un settore rispetto ad altri. Nelle costruzioni, per esempio, la riduzione del sommerso è molto rilevante (-2,8 per cento), sia per quanto riguarda la sottodichiarazione sia il lavoro irregolare. Misure come il Superbonus edilizio sembrano aver spinto le imprese di costruzioni a rendicontare meglio ciascuna spesa al fine di ottenere un rimborso superiore sulla spesa finale. Dal lato dei consumatori, le misure del piano cashless potrebbero aver incentivato l’emersione di parte del nero a causa del maggiore uso di pagamenti elettronici, riducendo l’elemento di sottodichiarazione nelle attività commerciali.

Il calo di sommerso ed economia illegale, dunque, dipende soprattutto dal rallentamento dell’attività economica e dai maggiori controlli, ma anche da alcune politiche per l’emersione del nero, come appunto il Superbonus o le misure del piano cashless (Cashback e lotteria degli scontrini in primis). Quella degli incentivi sembra essere la strada giusta da percorrere, ma è importante che i benefici per le casse pubbliche da essi derivanti siano superiori ai costi. Non sembra essere stato il caso per Superbonus e Cashback.

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  1. Savino

    1)All’osservazione dello Stato sfuggono troppe cose di rilevanza economica.
    2) L’incentivazione fatta in Italia si chiama assistenzialismo, non ha obiettivi precisi ma tende solo a dare a pioggia per raccogliere consenso elettorale.

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