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Cashback per pochi*

Il cashback di stato avvantaggerà soprattutto le famiglie a reddito medio-alto, residenti al Nord e nelle grandi città. Cioè quelle che già utilizzano carte e bancomat. Plafond più alto e procedure affidate ai gestori avrebbero dato risultati migliori.

Chi usa carte e bancomat in Italia

L’Italia è tra i paesi più arretrati d’Europa nell’utilizzo degli strumenti di pagamento elettronici. La Banca d’Italia segnala che nel 2018 le operazioni con carte e simili erano ancora 111 a testa l’anno, contro 265 nell’Eurozona. Nelle intenzioni del governo, cashback, bonus e superbonus, assieme ad altre iniziative come la lotteria degli scontrini, dovrebbero disincentivare l’uso del contante, contribuendo alla lotta contro la micro-evasione fiscale e la criminalità, come sostenuto recentemente anche da Leonzio Rizzo e Massimo Taddei su questo sito. In più, l’uso di strumenti di pagamento elettronici potrebbe far risparmiare sul costo di gestione del contante (conservazione, trasporto e sicurezza), che secondo la Banca d’Italia nel 2016 ammontava a 7,4 miliardi l’anno (lo 0,4 per cento del Pil).

I dati individuali dell’ultima Indagine sui bilanci delle famiglie della Banca d’Italia, relativi alla fine del 2016, mostrano che nell’80 per cento circa delle famiglie è disponibile almeno una carta o un bancomat. È presumibile che la quota sia cresciuta di 2-3 punti dopo l’introduzione del reddito di cittadinanza, che prevede l’uso di una particolare carta ricaricabile per circa 1,2 milioni di famiglie.

Come si vede dalla tabella 1, c’è almeno una carta solo nel 64 per cento delle famiglie quando il breadwinner (ossia chi guadagna di più) ha oltre 65 anni, contro il 90 per cento quando il capofamiglia ha meno di 35 anni. Hanno quasi sicuramente almeno una carta le famiglie di impiegati, dirigenti, imprenditori, professionisti e autonomi, mentre il 16 per cento delle famiglie di operai e il 13 per cento di quelle dei pensionati ne è sprovvista. Il 33 per cento dei disoccupati (prima del reddito di cittadinanza) dichiarava di non avere mezzi di pagamento elettronici e stupisce che la quota non risulti ancor più elevata.

Le differenze più significative nel possesso di carte si registrano, tuttavia, a livello reddituale e geografico, come mostra anche uno studio della Banca d’Italia. Riproporzionando i dati dell’indagine sui corrispondenti aggregati di contabilità nazionale, il reddito pro-capite delle famiglie prive di carte nel 2016 ammontava a circa 14 mila euro l’anno, al netto delle tasse, contro i 20 mila (il 43 per cento in più) delle famiglie con almeno un bancomat. Utilizzando la “scala di equivalenza” dell’Ocse (che pesa ogni componente in base alla radice quadrata del loro numero complessivo), si ottiene la distribuzione del possesso di carte per quintili di reddito equivalente rappresentata nella figura 1. La quota cresce col reddito, passando dal 58 per cento per le famiglie meno abbienti a quasi il 100 per cento per quelle più ricche.

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A livello regionale, le carte sono diffuse molto più al Nord (con la curiosa eccezione della Valle d’Aosta) rispetto al Centro-Sud, dove per esempio le possiede solo il 53 per cento delle famiglie campane, il 59 per cento di quelle molisane e il 68 per cento di quelle abruzzesi. Esistono poi differenze trasversali tra le aree geografiche che riguardano la dimensione demografica dei comuni di residenza. Nelle grandi città (con oltre 200 mila abitanti) oltre l’87 per cento delle famiglie ha almeno una carta, mentre la percentuale scende a poco più del 72 per cento nei centri con meno di 5 mila abitanti e oscilla tra il 77 e l’81 per cento negli altri comuni.

Chi avrà il cashback

Si registra dunque una significativa concentrazione dei mezzi alternativi al contante tra gli abitanti del Nord e, più in generale delle grandi città, con un capofamiglia di età inferiore a 65 anni, un reddito medio-alto e una condizione diversa da quella di operaio o disoccupato. Anche se non si può stabilire una relazione meccanica tra possesso e uso effettivo delle carte, è presumibile che saranno proprio queste categorie a trarre i maggiori benefici dal cashback e dai bonus e superbonus collegati. È dunque probabile che la misura accentuerà la sperequazione tra i redditi, favorendo le famiglie più ricche, con una propensione al consumo presumibilmente più bassa, determinando un effetto moltiplicativo sul Pil abbastanza modesto. Se tutte le famiglie ottenessero il massimo bonus compatibile con le loro abitudini e capacità di spesa, l’indice di disuguaglianza di Gini calcolato sul campione della Banca d’Italia salirebbe dal 35,21 al 35,43 per cento.

Anche alcune modalità operative del cashback appaiono discutibili. Per prima cosa, quasi il 73 per cento delle famiglie già spende tramite le carte più del plafond previsto dal provvedimento (3 mila euro all’anno per ciascun maggiorenne, pari a una media di circa 5.900 euro a famiglia). Pertanto, la maggior parte potrebbe ricevere il massimo vantaggio anche senza intensificare l’uso delle carte. In queste condizioni, l’incentivo a comprimere l’uso del contante dipenderà più dal bonus mensile e da quello annuale che dal cashback ordinario. È invece improbabile che chi è privo di carte o attualmente le usa per un ammontare inferiore al plafond possa effettivamente raggiungerlo, perché la maggior parte di loro non può spendere quelle cifre. In media, le famiglie del quinto più povero dovrebbero infatti aumentare la loro spesa con carte di quasi il 40 per cento, mentre quelle più abbienti solo dell’1 per cento.

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Considerando il margine tra la spesa attuale con carte e il plafond (o i consumi totali, se inferiori), si può calcolare che l’incentivo potrebbe agire al massimo sul 4,2 per cento delle spese delle famiglie (esclusi gli “affitti imputati”, che non comportano transazioni). Sarebbe bastato fissare il plafond a 6 mila euro e la percentuale di cashback al 5 per cento per renderlo appetibile per il 40 per cento delle famiglie, incidendo potenzialmente sul 10 per cento dei consumi, senza oneri aggiuntivi per il bilancio pubblico e ottenendo anche una lievissima riduzione della disuguaglianza rispetto alla soluzione attuale.

La registrazione sulla app tuttofare IO di PagoPa e il rimborso posticipato sul conto corrente bancario sono inutilmente macchinosi, tanto è vero che alcuni gestori di strumenti di pagamento elettronici hanno già messo a disposizione sistemi più agili, che ovviamente richiedono la sottoscrizione dei rispettivi prodotti fintech. Forse sarebbe stato più semplice prevedere uno sconto contestuale al pagamento, lasciando ai gestori delle carte l’onere di regolare i conti coi propri clienti.

A fronte dei suoi effetti regressivi, dei costi (quasi 5 miliardi in due anni) e delle criticità applicative, non è certo che il cashback avrà effetti significativi sul gettito, perché la relazione tra uso del contante ed evasione è piuttosto debole ed è anche incerta la direzione del nesso causale tra i due fenomeni. È poi probabile che le transazioni elettroniche crescano in settori già a bassa evasione, come la grande distribuzione organizzata che, secondo l’Istat, assorbe quasi la metà della spesa al dettaglio, piuttosto che in quelli critici.

* Le opinioni dell’autore non coinvolgono in alcun modo le istituzioni di appartenenza.

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15 commenti

  1. Andrea

    Molto interessante. In effetti le soglie e percentuali del provvedimento destano qualche perplessità.
    Due domande:
    * L’uso minore di carte al sud ed in condizioni di reddito più basso non può essere associato ad una maggiore evasione? Esempio: Se lavoro in nero e mi pagano i contanti non uso le carte ed mi mio reddito sembra più basso. Quanto può incidere questo fenomeno?
    * Una spinta a non usare il contante anche in settori a bassa evasione (come GDO) non potrebbe creare una disincentivo all’uso del contante anche in altri settori? Esempio: l’idraulico che si fa pagare in nero può usufruire meno del cashback, forse.

  2. Paolo Zappavigna

    Se si fa attenzione ai limiti imposti ai massimali di spesa per operazione, al numero minimo di operazioni nell’arco di tempo definito e ai percettori delle spese, si rileva quanto sia difficile ottenere l’accredito del 10%.

  3. Boiti Alberto

    Questa analisi non considera gli altri vincoli del cashback: il numero di transazioni e massimale per operazione.
    Tralasciando il periodo sperimentale di dicembre (10 transazioni) i successivi prevedono almeno 50 operazioni per semestre. La media italiana, da fonti di stampa, è di circa 34/anno nel 2019.
    Mi sembrerebbe corretto analizzare la propensione all’uso in base al numero di transazioni piuttosto che alla capacità di spesa

  4. Paolo

    Immagino che tra gli scopi del cashback ci sia anche e forse soprattutto di incentivare chi ancora non ha una carta ad acquisirne una. poichè le prepagate partecipano al meccanismo ed hanno costi di gestione di pochi € l’anno, non mi pare vi siano barriere all’accesso. L’idea è di mobilitare verso l’elettronica chi usa solo il contante, prima ancora di aumentare l’impiego di chi la carta la usa già.
    per esercitare un effetto di interesse contrapposto tra gestore e acquirente inoltre lo sconto deve essere importante oltre che proporzionale alla spesa, altrimenti anche in caso di adesione vastissima il venditore di piccole dimensioni potrebbe proporre uno sconto equivalente o quasi in cambio dell’uso del contante (col vantaggio per l’acquirente di vederselo “accreditato” subito con un esborso minore).
    penso (e spero) comunque che tutta l’operazione abbia anche la finalità di acquisire big data sulle transazioni per orientare i controlli (sia lato acquirente confrontando ad es. la rapidità al raggiungimento della soglia cashback rispetto al reddito dichiarato, tramite l’associazione dell’IBAN, sia lato venditore ad es.indivduando quali sono gli esercenti che generano poche o nessuna transazione)

  5. Marcello

    Non sono così sicuro che i ceti medio-alti saranno i beneficiari maggiori. L’analisi non considera il costo opportunità dell’accesso. Il tempo e la difficoltà di iscriversi è un forte disincentivo proprio per quei soggetti di cui si parla o la disutilità marginale e il SMS intertemporale sono cose che esistono solo nei libri di testo?

  6. Davide Conte

    Nel considerare i dati storici su numero di transazioni e plafond spesi bisognerebbe riferirsi alle stesse categorie di acquisti per cui è previsto il cash back (no online, soltanto spese personali, etc.). Altrimenti paragoniamo mele con pere

  7. Aldo Mariconda - Venezia

    Anch’io non vedo lo strumento veramente efficace a combattere il nero. Uno può moltiplicare i pagamenti cashless e continuare a pagare in nero l’idraulico, il carrozziere, l’artigiano, ecc. Il tutto buttando via inutilmente i soldi pubblici.

  8. bob

    quando smetteremo di essere l’ eterno paese da commedia all’italiana?
    Gli dedichiamo anche una analisi?

  9. Federico

    Se ben capisco, regaleremo 5 mld a gente che, in maggioranza, non ne ha alcun bisogno e che non avrà alcun incentivo a ridurre ulteriormente l’uso del contante. Invece nel PNRR abbiamo allocato solo 9 mld di fondi europei per la sanità. Evidentemente al governo pensano che ne uccida più il contante che il Covid.

    • Paolo

      qui dove vivo io sono già comparsi POS in praticamente tutti gli esercizi commerciali che prima in larga parte ne erano privi, nonostante gli obblighi già vigenti.
      Leggo articoli anche di grandi città dove i commercianti si mostrano invece più “decisi a resistere”.
      Il cashback sarà un successo se i big data che ne risulteranno saranno usati per orientare i controlli (in primis agli esercizi commerciali che non genereranno transazioni, ad es.).

  10. Massimiliano

    Sono tra quelli che sicuramente spendono più di 3000 euro l’anno con le mie carte, quindi sono certo di ricevere il massimo del cashback di stato. Tuttavia devolverò tutto ad Emergency perché preferisco una sanità di qualità ad una umiliante mancetta di stato di ben 300 euro. Spero che molti facciano come me per dimostrare a questo e ad altri governi che gli italiani sono meno stupidi di quanto lorsignori e i loro consulenti strapagati pensino.

  11. rafael

    sono sostanzialmente d’accordo con l’articolo, e ele questioni sono 2: 1) ha senso spingere su una cosa del genere durante una pandemia? tra l’altro credo che questo in qualche modo sia in contrasto con gli acquisti online che sono esclusi dal cashback, quindi qualcuno che compra online potrebbe essere incentivato a comprare dal negozio (magari con la stessa carta che avrebbe usato online); 2) questo strumento sarà efficace a incanalare pagamenti fatti di solito in contante verso quelli con carta/alcune app abilitate? io credo che chi ha bisogno di ricorrere al contante per motivi più o meno leciti non è che cambierà metodo per avere il cashback (che comunque non è immediato, ma viene solo accantonato e poi se tutto va bene liquidato); inoltre io personalmente vivo in una città medio/grande del sud dove veramente tanti piccoli esercizi commerciali dove speravo di trovare il POS ancora non ce l’hanno; morale della favola: sto pagando con carta/app le stesse cose che avrei pagato con carta/app a novembre (e credo che come me ce ne siano molti); credo che il meccanismo non sia stato calibrato benissimo, sia come timing che come strumento; e come ricordato nell’articolo parliamo di una misura stimata in 5 mld in 2 anni

  12. Riccardo

    Tutto verissimo se non per il “sarebbe stato più semplice…” non era poi così semplice visto che il tutto è frutto di accordi con i gestori delle carte. In ogni caso credo il risultato possa essere più visibile circa una educazione complessiva della popolazione ad utilizzare questi strumenti di pagamento. Purtroppo la stanca logica della ricchezza che traina la povertà continua ad esistere nei percorsi (anche positivi) di crescita e riduzione delle diseguaglianze: “Voi, poveri senza carta elettronica, vedete come ci guadagnano i ricchi con i pagamenti elettronici? Lo Stato gli restituisce il danaro di spese che possono già benissimo sostenere! Quindi su su, fatelo anche voi!”. E lì giù, tutti a intestarsi carte di credito nate già per diventare bolle di insolvenza.

  13. Marco

    Al netto di tutte le analisi economiche rimane l’esperienza del quotidiano dove solo ieri l’avvocato mi ha sommessamente proposto le due alternative, se facciamo in contanti…

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