La prima ondata della pandemia ha avuto conseguenze più gravi sul reddito dei paesi del Sud Europa e per i lavoratori più fragili. Si rafforza così il doppio divario che caratterizza l’Europa di oggi e che la allontana dal suo modello sociale.

La doppia dualizzazione dell’Europa

L’Unione europea è interessata da un processo di “doppia dualizzazione” che vede le diseguaglianze ampliarsi su due livelli. A livello individuale, le trasformazioni del mercato del lavoro acuiscono il divario tra insider e outsider, cioè tra lavoratori “standard” con contratti a tempo indeterminato e “non-standard” con contratti a tempo determinato, atipici o disoccupati. A livello aggregato, la grande recessione ha visto crescere le differenze macroeconomiche tra i paesi europei: le economie e le finanze pubbliche degli stati nordici e continentali hanno retto meglio di quelle dei paesi periferici.

La pandemia Covid-19 è esplosa in una Europa già “doppiamente dualizzata”. In un recente studio ci siamo chiesti quale sia stato l’impatto della prima ondata (febbraio – luglio 2020) sulla doppia dualizzazione dell’Europa. Il divario tra insider–outsider è cresciuto? E la divergenza fra stati “core” e periferici?

Per rispondere abbiamo analizzato dati survey raccolti nel quadro del progetto Solid in sette paesi europei: Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Paesi Bassi, Spagna e Svezia.

Il divario tra insider e outsider è aumentato

La figura 1 mostra che la probabilità di dichiarare di aver subito una consistente perdita di reddito per i lavoratori atipici è di 10 punti percentuali più alta rispetto a quella dei lavoratori standard. Probabilità che sale a +22 punti percentuali per i disoccupati. Gli autonomi sono la categoria più colpita: la loro probabilità di dichiarare di aver subito una consistente perdita di reddito è di 28 punti percentuali più alta di quella dei lavoratori standard. Com’era facile attendersi, le penalità tendono a essere più marcate per coloro che sono stati costretti a smettere di lavorare a causa della pandemia (in rosso); meno marcate per coloro che hanno continuato a lavorare in presenza o da remoto (in verde).

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Figura 1 – Effetto dello status occupazionale sulla perdita di reddito

Il divario tra centro e periferia dell’Europa è aumentato

La figura 2 mostra che i residenti in Italia e Spagna (i paesi meridionali del nostro campione) hanno una probabilità di dichiarare di aver subito una grave perdita di reddito di circa 17 punti percentuali più alta rispetto ai residenti in Francia, Germania, Gran Bretagna, Paesi Bassi e Svezia. Come dieci anni fa con la crisi del debito sovrano europeo, la pandemia ha ampliato la frattura nelle condizioni socio-economiche dei paesi europei.

Figura 2 – Effetto del paese di residenza sulla perdita di reddito

Il divario insider-outsider e quello centro-periferia si sommano: la probabilità di dichiarare di aver subito una consistente perdita di reddito per gli outsider in Italia e Spagna è di 28 punti percentuali più alta rispetto ai lavoratori standard; per gli outsider in Francia, Germania, Gran Bretagna, Paesi Bassi e Svezia, invece, questa differenza a favore degli insider è di 10 punti percentuali più bassa.

La doppia-dualizzazione mette a rischio il processo di integrazione europea

In conclusione, le conseguenze sul reddito della prima ondata della pandemia Covid-19 sono state più gravi nei paesi del Sud Europa e per i soggetti più fragili del mercato del lavoro. Le due fratture si sono poi rafforzate vicendevolmente, portando gli standard di vita degli outsider nei paesi periferici sempre più lontani dal modello sociale europeo.  

Com’è potuto accadere? In un prossimo contributo metteremo a confronto le misure di politica sociale adottate in Italia, Germania e Paesi Bassi nel tentativo di mostrare come scelte differenti nel disegno delle politiche abbiano contributo a enfatizzare il divario tra insider e outsider e quello tra centro e periferia.

Nel frattempo, non possiamo che sottolineare come la doppia dualizzazione rischi di minare il processo di integrazione europea. Studi sul comportamento politico suggeriscono, infatti, che l’emarginazione economica si traduce spesso in emarginazione politica, con sfiducia nelle istituzioni nazionali e comunitarie, astensione dal voto o sostegno a partiti euroscettici e sovranisti. La divergenza nelle performance macroeconomiche rende inoltre più difficile per i paesi membri avanzare sul terreno dell’integrazione delle politiche fiscali, per molti pre-condizione per una maggiore integrazione politica.

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