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L’Irpef 2022 e l’ira dei sindacati

La manovra di bilancio per il 2022 conterrà novità di rilievo sulla struttura dell’Irpef. C’è ancora incertezza sulla struttura definitiva che verrà presentata in Parlamento, ma i tratti salienti della proposta sembrano ormai chiari.

Scaglioni e aliquote marginali

La prima modifica di rilievo riguarda l’ampiezza degli scaglioni e le aliquote marginali legali (Tabella 1). Si prevede una riduzione degli scaglioni da 5 a 4: i primi due non subiscono modifiche; l’attuale terzo si riduce di ampiezza, perché il limite superiore passa da 55 a 50 mila euro; è previsto un unico scaglione sopra i 50 mila euro, a differenza dei due attuali (da 55 a 75 mila e oltre 75 mila). Per quanto riguarda le aliquote legali, la prima non subisce variazioni, la seconda si riduce dal 27 per cento al 25 per cento e la terza dal 38 per cento al 35 per cento; scompare la quarta aliquota e non si modifica quella massima, che rimane il 43 per cento.

Diminuisce pertanto la differenza tra la prima e la seconda aliquota legale, da quattro a due punti percentuali; rimane molto ampia la differenza tra la seconda e la terza aliquota, che passa da 11 a 10 punti percentuali; 8 punti la differenza tra la terza e la quarta aliquota. La modifica della scala delle aliquote legali deve però essere analizzata congiuntamente alla revisione della struttura delle detrazioni per lavoro e del Bonus 100 euro.

Detrazioni per lavoro dipendente e Bonus 100 euro

L’attuale struttura per i lavoratori dipendenti è molto articolata; da tempo se ne chiede una razionalizzazione (Figura 1) (Ne abbiamo parlato qui, qui e qui). In quanto segue facciamo riferimento ai contribuenti senza carichi di famiglia come figure tipo per analizzare i cambiamenti.

Figura 1 – Detrazioni e Bonus nel 2021 per un dipendente single

In aggiunta alla detrazione per lavoro (linea nera), è infatti oggi applicato il Bonus 100 euro da 8.145 a 28 mila euro (linea blu), che diviene poi una ulteriore detrazione tra 28 e 40 mila euro (linea verde). L’impatto congiunto di queste misure, nella fascia 8.145-40.000, è rappresentato dalla linea rossa.

Al fine di non avere contribuenti perdenti, si è scelto, in questa prima fase, di non riassorbire completamente nella detrazione da lavoro dipendente il Bonus 100 euro, ma di mantenerlo solo fino a 15 mila euro; a partire da questa soglia, invece, è prevista una sola detrazione, in sostituzione delle preesistenti detrazioni per lavoro e del Bonus 100 euro. La Figura 2 evidenzia, per queste componenti, il passaggio dal periodo d’imposta 2021 al periodo d’imposta 2022. Come si vede, si tratta di una semplificazione significativa e di una razionalizzazione dell’andamento della detrazione.

Figura 2 – Detrazioni e Bonus per i dipendenti single – 2021 vs 2022

Non ci sono perdenti, ma chi guadagna di più?

Come si osserva dalla Figura 3, non ci sono contribuenti perdenti (in realtà tra 27.698 euro e 28.584 euro i dipendenti single perdono, al più, 8 euro annui; tra i pensionati single e gli autonomi single, invece, nessuno perde). I benefici individuali sono concentrati sopra i 35 mila euro di reddito complessivo, dove ci sono solamente il 13,5 per cento dei contribuenti, che beneficiano per circa il 40 per cento dei 7 miliardi; molto più bassi, in termini assoluti, sono i guadagni individuali nella fascia 5-28 mila euro, dove si trova circa il 60 per cento dei contribuenti, che beneficiano per il rimanente 60 per cento della riduzione complessiva di gettito. Poiché la riforma in oggetto, per via del meccanismo di acconti e saldi, ha un impatto sul bilancio pubblico inferiore a 7 miliardi per il periodo d’imposta 2022, è prevista, ma solo per questo anno, una riduzione di 0,8 punti percentuali dei contributi a carico dei lavoratori fino a 35 mila euro di reddito. I guadagni raggiungono il massimo di 945 euro a 40 mila euro per i dipendenti single, 758 per un pensionato single e 810 per un autonomo single ad un reddito di 50 mila euro. Nella fascia 5-28 mila i benefici sono più contenuti, e raggiungono il massimo di 336 euro per i dipendenti e 240 euro per i pensionati a 15 mila euro di reddito e 176 euro per gli autonomi a 5.500 euro, la nuova no tax area prevista per questa categoria di contribuenti (la nuova no tax area per i pensionati è invece pari a 8.500 euro, mentre rimane invariata quella per i dipendenti). Sopra i 75 mila euro il beneficio è costante e pari a 270 euro indistintamente per tutti i contribuenti. Questa distribuzione dei benefici deve però essere vista anche alla luce delle modifiche apportate al sistema di tax-benefit negli ultimi anni: ad esempio, viene di fatto riconfermato sotto forma di detrazione il Bonus 100 euro a favore del lavoro dipendente; l’assegno unico, che entrerà in vigore il prossimo anno, destina molte risorse addizionali alle famiglie con figli in prevalenza con redditi bassi, compresi i lavoratori autonomi.

Leggi anche:  Dieci anni dopo: Irpef e assegno unico per i figli

Figura 3 – Quanto guadagna un dipendente, un pensionato e un lavoratore autonomo

Incidenza media

L’andamento dell’incidenza media per i dipendenti single è evidenziato nella Figura 4, mentre le Figure 5 e 6 riportano quelle per i pensionati e gli autonomi. La linea di tendenza è un abbassamento generale dell’incidenza media, che chiaramente rispecchia l’andamento dei benefici monetari prima descritti.

Figura 4: Le aliquote medie per i dipendenti single – 2021 vs 2022

Figura 5: Le aliquote medie per i pensionati single – 2021 vs 2022

Figura 6: Le aliquote medie per gli autonomi single – 2021 vs 2022

Aliquote marginali effettive

L’aspetto più evidente e interessante della riforma è la razionalizzazione delle aliquote marginali effettive. Stando al testo attuale, il loro andamento per un dipendente single è riportato nella Figura 7: aliquota 0 fino alla no tax area (8.145 euro); 23 per cento, anziché l’attuale 27,5 per cento, nella fascia 8.145-15.000; 34,1 per cento, contro l’attuale 31,5 per cento nella fascia 15-28 mila euro; 43,7 contro gli attuali 45 per cento, 61 per cento e 41,6 per cento nella fascia 28-50 mila euro; 43 per cento sopra i 50 mila euro. Sicuramente la riforma mantiene e rafforza una aliquota marginale effettiva molto alta già a partire da redditi non particolarmente elevati (28 mila euro). Simili andamenti si registrano per pensionati e autonomi, che non si riportano qui per esigenze di spazio. In origine, la manovra sull’Irpef doveva essere più generosa, 8 miliardi di euro; questo avrebbe consentito una aliquota legale ancora più bassa sul terzo scaglione, il 34 per cento anziché il 35 per cento, che a sua volta avrebbe reso l’andamento delle aliquote marginali effettive ancora più “pulito”. Tuttavia, anche così la riforma riesce ad appianare, in linea con quanto previsto nel ddl delega, quei salti eccessivi delle aliquote marginali effettive che possono esercitare effetti di disincentivo particolarmente negativi sul mercato del lavoro.

Figura 7: Le aliquote marginali effettive per un dipendente single – 2021 vs 2022

Leggi anche:  Irpef: prove di riforma strutturale

Conclusioni

Le misure presentate sono tecnicamente ben congeniate: razionalizzano la struttura delle aliquote marginali effettive; riducono l’imposta netta (e conseguentemente l’aliquota media) in molte fasce della distribuzione dei redditi; mantengono i vantaggi del Bonus 100 euro, inglobandolo nella detrazione a partire da 15 mila euro di reddito lordo; aumentano la no tax area per pensionati e lavoratori autonomi non soggetti alla flat tax. È un primo passo ordinato in attesa della riforma fiscale vera e propria, che prenderà il via dopo l’approvazione del disegno di legge delega sulla riforma fiscale. In questa prima fase si è dato maggior peso all’efficienza rispetto all’equità; dato l’obiettivo di razionalizzare l’andamento delle aliquote marginali effettive e ridurre le aliquote marginali legali del secondo e terzo scaglione, era difficile poter fare di meglio. Un forte vincolo è stato quello politico di non aumentare l’aliquota marginale legale massima, neanche sotto forma di un temporaneo contributo di solidarietà. Con questo vincolo, e date le risorse disponibili, avendo ridotto le aliquote legali intermedie, non era possibile né generare vantaggi consistenti nella prima parte della distribuzione dei redditi né evitare sconti anche per i più ricchi.

Rimangono poi irrisolte molte questioni. Come abbiamo detto, l’unificazione di Bonus e detrazioni sopra i 15 mila euro è da accogliere con favore, ma lascia strascichi e vincoli per la futura riforma dell’imposta. Le nuove detrazioni sono molto diverse tra lavoratori dipendenti, pensionati e lavoratori autonomi e queste differenze sono difficili da giustificare sul piano dell’equità (Figura 8).

Figura 8: Le detrazioni per lavoro nel 2022

Lo sforzo fatto nel razionalizzare l’imposta, in particolare la struttura delle aliquote marginali effettive, sarà poi da valutare, per i contribuenti interessati, congiuntamente all’introduzione dell’assegno unico per i figli a partire da marzo 2022, che prevede la decrescenza dell’assegno in base all’Isee e l’abolizione delle detrazioni per figli a carico, ma solo fino a 21 anni.

Resta poi aperta la questione prioritaria e più importante, ma anche politicamente più difficile da affrontare: ridurre agevolazioni, regimi speciali, esenzioni che concorrono a determinare l’erosione della base imponibile Irpef, violando il principio dell’equità orizzontale. La strada della riforma dell’Irpef è ancora molto lunga.

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21 commenti

  1. bumblebee

    Articolo ricco di informazioni.

    Manca solo la spiegazione di parte del titolo: “l’ira dei sindacati”, o, meglio, l”ira di Landini “(perchè la UIL non ha peso; si è accodata per cercare visibilità). Forse perchè la Landini-ira non ha spiegazioni tecniche (come gli è stato fatto rilevare), ma solo politiche, che qui non è il luogo per discutere/spiegare.

    In realtà questa mini riforma è solo (come detto) una piccola limatura/razionalizzazione delle aliquote, senza interventi significativi per i contribuenti: per un contribuente che già paga 15/20/ 30 mila euro di Irpef, il sollievo di 500/700 euro è marginale.

    Come al solito avviene su questo sito, gli autori hanno ignorato che alle aliquote superiori si aggiungono le addizionali regionali e comunali: quindi, l’aliquota mssima effettiva non è del 43%, ma del 45%.

    Un altro argomento trascurato è che ormai da molti anni non è stato fatto alcun intervento sugli scaglioni per tener conto del “fiscal drag”; è vero che l’inflazione annua, da anni, è stata moderata, ma comunque, nell’ultimo decennio/ventennio la perdita di valore d’acquisto è stata sensibile.

    Comunque, è evidente a tutti che le promesse di riduzione delle pressione fiscale non possono essere mantenute senza ridurre le spese. Sono possibili solo ritocchi marginali, e non viene mai affrontato seriamente il problema dell’eccessiva concentrazione del peso relativo dell’Irpef su una numero percentualmente ridotto di dipendenti e pensionati. Sarebbe interessante saper se questa situazione si verifica anche in Francia, Germania, eccetera.

    • Forse lei non ha letto attentamente questo passaggio dell’articolo: “Come si osserva dalla Figura 3, non ci sono contribuenti perdenti (in realtà tra 27.698 euro e 28.584 euro i dipendenti single perdono, al più, 8 euro annui; tra i pensionati single e gli autonomi single, invece, nessuno perde). I benefici individuali sono concentrati sopra i 35 mila euro di reddito complessivo, dove ci sono solamente il 13,5 per cento dei contribuenti, che beneficiano per circa il 40 per cento dei 7 miliardi; molto più bassi, in termini assoluti, sono i guadagni individuali nella fascia 5-28 mila euro, dove si trova circa il 60 per cento dei contribuenti, che beneficiano per il rimanente 60 per cento della riduzione complessiva di gettito.” Le ricordo inoltre , che la richiesta di tutte le OO.SS. era di intervenire sulle fasce deboli, su chi ha problemi ad arrivare a fine mese, non su chi questo problema non l’ha. Le ricordo infine che chi, avendo redditi molto bassi è incapiente , non può nemmeno scaricare i tichet sanitari, mentre chi ha capienza può scaricare anche visite private costose. Credo sarebbe stato il caso, visto i tempi ristretti per la manovra finanziaria, di non imbarcarsi ora in una riforma fiscale (cosa che in effetti non è stata), usando queste risorse nel 2022 per chi ne aveva realmente bisogno e impegnandosi poi nel corso del prossimo anno ad una vera e giusta riforma fiscale , attraverso un confronto con tutti gli attori politici e sociali.

    • To_ro

      Ma uno che paga 15/20/30 mila euro di IRPEF ha bisogno di 700 euro di sollievo?

    • Piscedda Giampaolo

      Sicuramente, non hanno tenuto conto dei redditi più bassi e dei pensionati che hanno un reddito fino a 28000 euro, hanno agevolato solo i redditi medio alti, eppoi si chiedono del perché dello sciopero. Bastava ridurre la pressione fiscale solo sul primo scaglione, avrebbero dato respiro ai più poveri e ne avrebbero beneficiato anche le altre fasce fiscali, ma in Italia chi più guadagna più guadagna dalla riforma.

  2. Giacomo Boschi

    Non mi tornano le cifre per alcuni redditi, in particolare quelle intorno ai 28k euro di imponibile: nel 2021 per chi ha guadagnato 28000 euro l’irpef lorda dovrebbe essere 6960 €, le detrazioni 978€ e 1200 €, quindi l’IRPEF 2021 netta dovrebbe essere 4782 €; mentre nel 2022 il conto dovrebbe essere 6700 – 1936 = 4764 ovvero un guadagno dal nuovo regime di 18 euro. Dove sbaglio?

  3. Mario

    E’ problematica la trasformazione del bonus in detrazione sopra € 15000 perché se un dipendente ha tante detrazioni per ristrutturazione e risparmio energetico ora lo perde e quindi si pone un problema di diversità di trattamento. Poi il bonus in tutte le 2 forme rimane basato sul criterio dei giorni di lavoro per cui, con tutte le tipologie di contratti e permessi, è soggetto alla bravura o alla buona fede del datore di lavoro ed è un criterio irreale perché considera anche i giorni non lavorativi per cui sono avvantaggiati i lavoratori a part time verticale o con lavoro saltuario o le aspettative retribuite.
    Poi con tutti i miliardi a disposizione si poteva affrontare la questione della no tax area, quella che sì riguarda i poveri e comporta spese da parte dei cittadini ed oneri di gestione e controllo del fisco. Infatti oggi chi ha solo una piccola rendita finanziaria o da affitto, come può essere un coniuge o un disoccupato, deve pagare ben il 23% più addizionali mentre esiste una no tax area di € 500 per chi ha solo redditi da terreni e fabbricati, mentre chi ha un assegno di mantenimento o di pensione di € 100 all’anno ha redditi esenti fino ad € 8.000 o chi ha € 100 di reddito di lavoro autonomo ha redditi esenti fino ad € 4.800. Ed a complicare le cose la rendita dell’abitazione principale non incide sulla no tax area dei pensionati, dipendenti ed assegni di mantenimento, ma incide sulle altre 2 no tax area descritte.
    E’ giusto che i dipendenti abbiano detrazioni maggiori dei pensionati che non hanno costi per andare a lavorare e dei lavoratori autonomi che già dichiarano il reddito al netto dei costi e poi deducono certi costi che hanno valenza anche personale (ad es. un mio artigiano per calcolare l’Imu delle proprie proprietà si rivolge al commercialista così come per iniziare un qualsiasi intervento di detrazione edilizia non ultimo il 110%). Ma non è giusto che i dipendenti sopra € 50.000 non abbiano detrazione perché così vuol dire tassare il reddito al lordo dei costi di produzione.

  4. cardif

    Per chi aveva detto ‘non lasceremo indietro nessuno’ è quantomeno strano che continui anche Lui a considerare solo pensionati e dipendenti e trascurare i meno fortunati.
    Per esempio: chi ha un reddito da locazione di 6.000 € e nient’altro paga 23% di irpef e pure l’imu sulla casa che gli procura quel reddito. Ed è escluso dal reddito di cittadinanza proprio in quanto proprietario di quel bene; e se lo vende non lo percepisce avendo il capitale della vendita, col metodo dell’ISEE.
    Non mi pare che si siano aiutati davvero i più deboli.
    Peggio del rimborso degli 80 € che dovette fare chi non arrivò a 8.000 € di reddito a fine anno.
    Ma possibile che questi pochi che hanno un reddito diverso non hanno diritto ad una soglia di esenzione? Non contino né elettoralmente, trascurati perché pochi, né come contribuenti, trascurati per iniquità fiscale?
    Possibile che contino solo autonomi, pensionati e dipendenti? Lo capisco per chi conta i voti, ma Draghi, che pare non interessato a questa conta?
    Esclusi quelli con partita iva, quelli con reddito di cittadinanza e quelli che lavorano a nero, che non fanno proprio la dichiarazione dei redditi, non saranno molti quelli che hanno un reddito diverso e che devono pagare il 23%. Saranno 300 mila, ad abundantiam? Sarà 5.000 € il reddito medio? il mancato introito risulta di 345 mln: all’interno dei 7 mld si poteva fare per eliminare la disequità fiscale esistente. Mi pare che quest’importo sia minore di quanto fatto risparmiare a chi ha un reddito di oltre 50.000 €
    Un minimo di equità fiscale è fissare una soglia di esenzione uguale per tutti, al di sotto di 9/10 mila €.
    O mi sfugge qualcosa?

  5. Claudio Mussolini

    Se la soglia di povertà è fissata a 10.000 euro e la notax area a 8500, non è costituzionalmente irrilevante il fatto che gl’indigenti finanziano gli sconti del ceto medio? E la corte dei conti che cosa dice. La notax area in UE tiene conto della soglia di povertà?

  6. Giorgio L.

    Detrazione 2021 per un pensionato single con 29000 euro annui di pensione= 1297*(55000-29000)/40000= 843
    Detrazione 2022 per il medesimo (nuovo meccanismo peggiorativo di calcolo): 700*(50000-29000)/22000 = 668.
    Taglio della detrazione per 843 – 668 = 175 euro.
    La modifica dell’aliquota dal 27 al 25% e quella dal 38 al 35% (sui marginali 1000 euro sopra i 28000) porterà a un risparmio di 7340 (vecchia imposta) – 7050 (nuova imposta) = 290 euro annui.
    Al netto 290 (imposta in meno) – 175 (perdita su detrazione) = 115 annui ovvero circa 8,85 euro al mese di imposta in meno sulle 13 mensilità (oppure 9,58/mese se valutato su 12 mensilità).
    In sostanza la riduzione della detrazione si mangerà praticamente tutto il risparmio ottenuto con la piccola riduzione delle aliquote.
    Niente di anomalo quindi (considerando che chi ha un reddito comunque superiore a 45-50000 euro ottiene in ogni caso e sempre un risparmio nettamente superiore), che non giustificherebbe magari anche qualche protesta sindacale di chi non si allinea? O no?….

  7. Pietro Rigozzo

    Il diminuire le detrazioni vanifica il risparmio dato dalla revisione delle aliquote. Che senso ha? Solo quello che con una mano ti do e con l’altra ti prendo.
    Mi sembra una presa in giro.

    • Giorgio L

      In effetti, per una larga fascia di pensionati (e anche lavoratori), in un range di redditi non certo elevati (specie tra i 20 e i 33000), sembra che sia proprio così. E’ una presa in giro irritante (visto quello che si spaccia di questa manovra fiscale ) a cui si aggiunge la beffa che vengono regalate riduzioni fiscali più consistenti a tutti i redditi alti e medio-alti, che non ne avevano certo bisogno, specie in questi tempi di pandemia. Il minimo risparmio garantito a un percettore di 100 o 200000 euro annui è 270 euro fissi, altri tra i 40 e i 75000 che risprmierano fino a 70 euro/mese, quando ci sono fasce di cittadini con redditi bassi o medio-bassi a cui, bontà loro, si concedono 80 o 100 euro annui di risparmio (8 o 9 euro al mese). Al solito, da un lato riducendo un po’ le aliquote, dall’altro tagliando nettamente le detrazioni finora riconosciute. Era necessario, ripeto?

  8. Salvatore

    Mi sembra un articolo poco oggettivo e palesemente filogovernativo.
    Le risorse andavano messe sulle prine due aliquote che dovevano opportunamente essere ridotte per favorire una redistribuzione più equa a favore dj chi guadagna meno.
    Non ci vuole molto a capirlo.

  9. Giovanni

    Come al solito pagano sempre gli stessi. Chi meno prende più spende. Perchè non è stata ribassata l’aliquota più bassa dal 23% al 20% per i redditi fino a 15.000 euro. Non c’è equità in questo Paese.

  10. DAVIDE SCIANATICO

    Landini ha ragione, si dà di meno a chi ha meno e si dà di più a chi ha già abbastanza. Evidentemente si continua a confondere l’equità con l’uguaglianza. Eppure dovrebbe essere un concetto già da molto tempo ampiamente acquisito. In tempo di covid, poi, il corretto utilizzo delle percentuali dovrebbe essere prioritario: 200 € in più a chi sta a 20k € di imponibile irpef valgono molto meno dei quasi 1000 € in più di chi sta a 40k € di imponibile fiscale, sia in termini assoluti che in termini percentuali. Questa riforma è profondamente iniqua.

  11. Francesco

    Era ora che venissse dato qualche euro in più a chi guadagna più di 40mila euro! Ogni volta che c’è un qualche bonus o detrazione la fascia sopra i 40 è sempre tagliata fuori oltre ad avere una tassazione più alta. C’è gente che suda sangue e lavora una vita intera per avere un reddito decente e raggiunto un minimo di soddisfazione economica si vede tartassato dalle tasse! Finiamola con questo assistenzialismo, molto spesso chi prende uno stipendio basso è perché nella vita non ha mai voluto impegnarsi e si è accontetato di essere mediocre. È ora che chi si è fatto in quattro per crescere abbia un minimo di riconoscimento.

  12. anna dal cero

    Credo che Landini abbia fatto bene a proclamare lo sciopero generale ..
    Questo governo di larghe intesa nn rappresenta sicuramente le fasce più deboli della ns società coloro che a fatica arrivano a fine mese con misere buste paghe e non rientrano da beneficiare dei questo intervento fiscale . Almeno Landini ha ripreso il suo ruolo sindacale di tutelare i deboli , i pensionati e lavoratori con una piattaforma di cui il governo non ha tenuto conto , se non parzialmente .

  13. Savino

    Oltre ai negazionisti del covid ci sono anche quelli come Landini che sono negazionisti del tempo che passa e sono rimasti grosso modo al 1970 mentre stiamo per entrare nel 2022 e dovremmo orientarci al 2050-2060. Se alle persone 20enni, 30enni, 40enni e 50enni continuano a dare la paghetta mentre dovrebbero essere padri e madri affermati di famiglia di culle piene, che sono, invece vuote, e, contrariamente, ai 60enni, 70enni, 80enni e 90enni continuano a dare laute pensioni d’oro e appartamenti e villette con superbonus incluso è chiaro il disagio e sono chiare le disuguaglianze così come è chiara la volontà di non colmarle.

    • Giorgio L

      Se non l’avesse capito, il bello è che con questa riforma sostanzialmengte si danno più soldi (nel senso di maggiore risparmio fiscale) proprio a chi già guadagna cifre ragguuardevoli e non fa certo parte dei ceti bisognosi. Ad es. a uno che guadagna già 70000 euro annui si regalano fino a 900 euro di risparmio (75 mensili), a un altro che ne guadagna 28000 siamo a 7 euro al mese in meno. Addirittura si regalano 270 euro a chi guadagna cifre superiori a 100 o 200 o 500.000 euro annui. Ne avevano certo bisogno. Se le va bene,…

  14. RICCARDO IOVINE

    E’ un articolo eccellente che calcola tutti i possibili effetti della variazione degli scaglioni e delle aliquote. Ma stamattina al GR del Sole 24 h mi pare di aver sentito al volo che l’ultima aliquota, quella dai redditi di 50 mila in su è del 45% e non del 43%. Se è così l’ira dei sindacati è stata appagata. Ora ci sarà la mia ma quella interessa solo me. Meglio non pensarci. O sperare di aver sentito male. Ma il Governo, pressato dall’ira funesta di omerica memoria può non aver retto e cambiato last minute le carte in tavola. Comunque vi rinnovo i miei complimenti per il miglior articolo letto sull’argomento…e ne ho visitati tantissimi

  15. Maurizio

    Ottimo articolo molto chiaro, grazie!
    Finalmente si offre un piccolo segnale ai redditi di chi si è guadagnato qualcosa studiando (prima) e lavorando (poi), la fascia di popolazione che paga per tutti come si vede da questo articolo: https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/irpef-ed-evasione-fiscale-chi-paga-davvero-quanto-sanita-assistenza-scuola/ad03d0ca-5b29-11ec-b816-7f846470eaec-va.shtml

    i 5.4 milioni di contribuenti sopra i 35k (<10% pop) versano in IRPEF oltre 102 miliardi (60%!) finanziando servizi per: evasori, lavoratori in nero, baby pensionati (o semi baby con quota 100 e quote varie) e lavoratori poveri. Il tutto in cambio di città con infrastrutture fatiscenti, sporche e con servizi scandenti e non digitalizzati (unica eccezione Milano che è comunque ancora lontana da Parigi, Amsterdam o Monaco).
    Questa è la fascia in cui si concentrano i lavoratori di maggior talento e sarebbe ora di fare qualcosa di più perchè se si guadagnano 45k – 50k non è una colpa e forse qualcosa di merito c'è.

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