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Assegno unico per i figli: molti guadagnano, pochi perdono

L’assegno unico rende più semplice e inclusivo il sistema di welfare. Il sostegno ai figli aumenterà per la maggior parte delle famiglie italiane, soprattutto per quelle oggi poco tutelate. E per i pochi che perdono, la misura si può ancora migliorare.

Cosa cambia con l’assegno unico e universale

L’assegno unico e universale (Auu) che entrerà in vigore a marzo 2022 rappresenta una piccola rivoluzione per il sistema di protezione italiano. L’obiettivo, ambizioso, è di razionalizzare il sistema di supporto alle famiglie con figli, finora caratterizzato da una molteplicità di interventi poco coerenti tra loro accumulatisi nel corso degli anni. Per esempio, le detrazioni Irpef per figli a carico decrescono al crescere del reddito imponibile individuale, ma, poiché non sono rimborsabili, non raggiungono i lavoratori incapienti, ovvero coloro che ne avrebbero maggiore necessità. Gli assegni al nucleo familiare (Anf) vanno anche agli incapienti, ma interessano principalmente le famiglie di dipendenti. Vengono quindi esclusi i disoccupati di lungo periodo e le famiglie di lavoratori autonomi. Il sistema attuale è inoltre poco generoso verso molte famiglie di lavoratori “atipici” (per esempio gli stagionali), in quanto sia gli Anf che le detrazioni Irpef sono pagati per i soli giorni effettivi di lavoro: danno dunque poco sostegno ai genitori con carriere discontinue o intermittenti.

Il nuovo assegno unico e universale sostituisce gli Anf, le detrazioni Irpef per figli a carico (sotto i 22 anni) e altre quattro misure (l’assegno per le famiglie numerose, il bonus bebè, il premio alla nascita, il fondo natalità per le garanzie sui prestiti). Rimane invece il bonus nido, mentre per i figli a carico sopra i 21 anni viene mantenuto il sistema di aiuti attuale (incluse le detrazioni Irpef per figli a carico).

La struttura del nuovo Auu è relativamente semplice: l’assegno è massimo per le famiglie con un basso Indicatore della situazione economica equivalente (Isee) e decresce oltre una certa soglia Isee fino a un minimo corrisposto a tutte le famiglie, indipendentemente dal loro livello di reddito e patrimonio. Un sistema di maggiorazioni fornisce ulteriore sostegno a particolari tipologie familiari, come ad esempio quelle con più di due figli, con figli disabili o famiglie dove entrambi i genitori lavorano. Una tabella riassuntiva degli importi e delle maggiorazioni è disponibile in un recente articolo di Avvenire.

L’Auu ha una forte componente “universalistica”, dovuta non solo alla presenza di un importo minimo indipendente dalla situazione economica della famiglia, ma anche alla scelta di far iniziare la riduzione dell’importo massimo per valori molto alti rispetto alla retribuzione media lorda. Vedremo nel seguito come la componente universalistica potrebbe essere rimodulata per far fronte ad alcune possibili criticità del nuovo assegno (sullo stesso punto si veda anche il recente contributo di Francesco Figari e Carlo Florio).

I calcoli per famiglie tipo

Per provare a capire chi guadagna e chi perde con l’entrata in vigore del nuovo sistema a regime, abbiamo impiegato il modello Tax-Benefit dell’Ocse (TaxBen) per calcolare la variazione del reddito disponibile di alcune famiglie ipotetiche che riceveranno il nuovo assegno. Il vantaggio del calcolatore TaxBen è di tenere in considerazione le articolate relazioni tra tutte le componenti del sistema di fiscale e di welfare italiano per un insieme molto ampio di famiglie tipo. Ciò è fondamentale quando si analizza una riforma così complessa che modifica molte parti del sistema vigente.

Per iniziare, mostriamo i risultati per una coppia monoreddito con due figli di quattro e sei anni al variare della retribuzione dell’unico percettore (figura 1). Per semplicità, assumiamo che l’altro partner non riceva sussidi di tipo contributivo (come la Naspi), che la famiglia viva in affitto pagando un canone mensile pari a 550 euro (aspetto importante ai fini del calcolo dell’Isee), che non abbia alcun patrimonio mobiliare o immobiliare e che abbia accesso al reddito di cittadinanza qualora rispetti le condizioni di reddito e patrimonio previste dalla legge. Sulla base di queste ipotesi, il reddito disponibile della famiglia è dato dalla somma delle seguenti componenti di reddito (ove rilevanti): la retribuzione lorda del lavoratore (area grigia), l’assegno unico per i figli (area rossa) e il bonus dipendenti (area celeste). Per ottenere il reddito disponibile (linea nera), alla somma dei redditi percepiti bisogna sottrarre l’Irpef netta a debito (area blu scuro) e i contributi sociali pagati dal lavoratore (area viola).

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La figura 1 mostra infine il reddito disponibile che la stessa identica famiglia avrebbe avuto nel 2021 con la legislazione vigente (linea nera tratteggiata). La differenza tra le due linee del reddito disponibile indica dunque i guadagni o le perdite della famiglia col passaggio al nuovo Auu.

Figura 1 – Variazione delle componenti del reddito disponibile al variare della retribuzione annuale lorda del lavoratore. Coppia monoreddito con due figli di quattro e sei anni – Assegno unico e universale a regime.

Fonte: calcoli dell’autore basati sul modello Tax-Benefit dell’Ocse. I calcoli ipotizzano una famiglia in affitto con un canone pari al 20% della retribuzione media (circa 550 euro al mese di affitto).

I guadagni per la tipologia familiare mostrata in figura 1 sono generalizzati lungo la maggior parte dell’intervallo di reddito considerato: la linea nera (continua) del reddito disponibile con l’Auu è quasi sempre più alta della linea nera (tratteggiata) del reddito disponibile calcolata con la legislazione vigente. Le figure 2 e 3 generalizzano la figura 1 mostrando la differenza tra il reddito disponibile “pre” e “post” Auu per famiglie con 1, 2, 3 e 4 figli, con due percettori (figura 2) e con un solo percettore (figura 3). Come per la figura 1, i calcoli assumono che la famiglia viva in affitto e che non abbia nessun patrimonio.

Famiglie con due percettori

I risultati per le famiglie con due percettori sono stati calcolati ipotizzando che il secondo percettore abbia una retribuzione lorda pari a 22 mila euro l’anno. I risultati mostrano guadagni generalizzati per tutti i livelli di reddito nel caso di famiglie con uno o due minori (linee celeste e gialla).

Anche per le famiglie con più di due figli (linee arancione e viola), la figura 2 mostra guadagni generalizzati e perdite solamente nei casi in cui il primo percettore abbia una retribuzione lorda inferiore a 13 mila euro (assumendo che la retribuzione dell’altro percettore rimanga costante a 22 mila euro/anno). La ragione della perdita è dovuta principalmente all’abrogazione dell’assegno per le famiglie con più di tre figli e della detrazione per le famiglie con quattro o più figli.

La figura 2 mostra inoltre il caso di una famiglia con due percettori e due figli appena maggiorenni (19 e 20 anni – linea verde). In questo caso, le perdite sono più cospicue, in quanto l’assegno unico per i ragazzi appena maggiorenni cala da 175 euro al mese a 85 euro al mese, rendendo quindi il sistema vigente più generoso per retribuzioni lorde del primo percettore inferiori a 23 mila euro.

La figura 2 mostra infine che il passaggio all’Auu avvantaggia maggiormente i nuclei con tre o più figli relativamente “ricchi” rispetto a nuclei “meno ricchi” (a parità di numero di figli). Per esempio, una famiglia con quattro figli e una retribuzione lorda complessiva pari a 110 mila euro (22 mila euro del genitore 1 e 88 mila del genitore 2) guadagnerebbe col nuovo regime circa 5 mila euro all’anno. Se la retribuzione lorda complessiva fosse invece di 32 mila euro (22 mila euro del genitore 1 e 10 mila del genitore 2) la famiglia avrebbe una perdita di circa 500 euro (per via delle maggiori addizionali locali). Il motivo di questo fenomeno è dovuto principalmente all’uso dell’Isee per calcolare l’ammontare dell’Auu. Infatti, un nucleo in affitto e senza patrimoni con quattro figli e una retribuzione complessiva di 110 mila euro avrebbe un Isee di circa 26 mila euro. A questo Isee corrisponde un Auu di circa 8 mila euro, molto più alto dei vantaggi che lo stesso nucleo riceve attualmente (circa 3 mila euro).

Famiglie monoreddito

I risultati per le famiglie monoreddito (figura 3) mostrano guadagni particolarmente rilevanti per retribuzioni lorde inferiori alla soglia di incapienza Irpef (ovvero per coloro che col sistema attuale non possono beneficiare delle detrazioni per figli a carico) e per retribuzioni lorde superiori ai 20-35 mila euro all’anno (a seconda del numero di figli). Per le famiglie monoreddito con uno o due minori (sopra i 12 mesi), i guadagni a regime sono pressoché generalizzati, con la sola eccezione delle famiglie con retribuzioni lorde comprese tra 14 mila e 20 mila (per le famiglie con un solo minore) e 17 mila e 22 mila (per le famiglie con due minori). La tabella 1a mostra ad esempio che per una coppia monoreddito con un minore e 18 mila euro di retribuzione lorda la perdita a regime (ovvero senza la clausola temporanea di salvaguardia) sarebbe di circa 760 euro a causa (principalmente) delle maggiori addizionali locali (i valori delle addizionali impiegate nei calcoli sono relative alla regione Lazio e al comune di Roma).

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Per le famiglie monoreddito con più di due minori, la figura 3 mostra che i guadagni a regime ci sarebbero solo per retribuzioni lorde superiori a 35 mila euro. Per esempio, come mostrato nella tabella 1b, una famiglia monoreddito con una retribuzione lorda di 26 mila euro e quattro minori avrebbe una perdita di circa 1.500 euro causata della maggiore Irpef a debito (incluse le maggiori addizionali locali), il venir meno dell’assegno Inps alle famiglie con più di tre figli e della detrazione Irpef per famiglie numerose. Per una famiglia identica, ma con tre figli anziché quattro, la perdita sarebbe invece più contenuta (570 euro) e interamente dovuta alle maggiori addizionali locali.

La figura 3 mostra infine il caso di una famiglia monoreddito con un minore di meno di 12 mesi (linea verde). In tal caso, le perdite sarebbero generalizzate per retribuzioni superiori a 11 mila euro poiché oltre al pagamento dell’Irpef e delle addizionali locali la famiglia non riceve più il bonus bebè (non rifinanziato a partire dal primo gennaio 2022).

Quali margini di miglioramento?

L’assegno unico modernizza il nostro sistema di welfare rendendolo più semplice, trasparente e inclusivo. Il sostegno ai figli aumenterà per la maggior parte delle famiglie italiane, soprattutto per i genitori attualmente poco o per niente tutelati (autonomi, disoccupati di lungo periodo e lavoratori atipici).

Le problematiche riscontrate riguardano un numero di nuclei familiari molto limitato. Per esempio, i nuclei con più di due figli sono circa il 7 per cento del totale dei nuclei interessati alla riforma e solo una minima parte di loro perderà col passaggio al nuovo regime (allo scadere della clausola di salvaguardia). Inoltre, parte delle perdite potrebbero essere compensate in tutto o in parte dalla riforma dell’Irpef attualmente in discussione (la legge delega prevede per esempio il superamento delle addizionali locali).

Ciò, tuttavia, non esclude che l’attuale design dell’assegno unico possa essere migliorato in sede di conversione del decreto attuativo. Per esempio, si potrebbero includere due nuove maggiorazioni per i figli di età inferiore ai due anni e per i maggiorenni iscritti regolarmente a un corso di studi. Si potrebbero inoltre rimodulare le maggiorazioni per i nuclei con tre o più figli, evitando che i vantaggi siano concentrati maggiormente verso le famiglie “ricche”. Infine, si potrebbe modificare la maggiorazione per i genitori che lavorano, aumentandone l’importo e concentrando la maggior parte dei benefici verso i lavoratori con redditi da lavoro (non di Isee) sotto i 20 mila euro.

Il costo di queste modifiche potrebbe essere finanziato tutto o in parte nell’ambito della riforma stessa, per esempio rivedendo i valori Isee entro i quali avviene la riduzione progressiva dell’assegno (attualmente tra i 15 mila e 40 mila euro) e definendo una riduzione dell’assegno non più lineare, ma per segmenti con pendenza decrescente (simile a quanto già avviene per gli attuali assegni al nucleo familiare).

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19 commenti

  1. Matteo

    Grazie per l’analisi. Come il precedente intervento di Figari e Floro trovo però un controsenso nelle conclusioni che se ne traggono riguardanti le famiglie “ricche” (ci sarebbe già qui da fare un discorso su quali siano le famiglie “ricche” in Italia ma lasciamo il virgolettato e rimandiamo il discorso) che secondo l’estensore riceverebbero vantaggi “concentrati”. Provo a spiegarmi:
    1. L’assegno è palesemente decrescente al crescere della ricchezza, dal momento che è parametrizzato all’ISEE (lo si vede bene nella figura 1). Da questo ne consegue che mentre le famiglie “povere” ricevono un AUU (€175+/mese/figlio) tutto sommato non distante da altre misure adottate da altri paesi Europei (anzi spesso migliori) per la stessa fascia di reddito, le famiglie “ricche” ricevono una quota fissa per ogni figlio davvero modesta, pari a 50+€ mese/figlio; una cifra lontanissima da qualsiasi calcolo realizzato sul costo dei figli che io conosca.
    2. L’assegno minimo di importo cosi irrisorio non ha eguali in Europa dove invece l’assegno ha quasi sempre carattere universale ed è spesso combinato con vantaggi fiscali come detrazioni e/o quoziente familiare. L’AUU è molto punitivo verso le famiglie “ricche”.
    3. Come si arriva allora alle conclusioni che trae l’autore circa i presunti vantaggi “concertanti” in questa fascia? Semplice, prima dell’AUU le famiglie “ricche” godevano solo delle detrazioni che però si azzeravano completamente a 95.000€ (+15.000€ per ogni figlio successivo al primo). Insomma l’autore sta paragonando la situazione in cui le famiglie ricche detraevano somme vicine allo zero (o del tutto nulle) con la situazione nuova dove almeno ricevono un piccolo zoccolo di assegno fisso anche se del tutto irrisorio.
    4. Direi quindi che bisognerebbe far rientrare le famiglie “ricche” tra quelle che lo stesso autore definisce ” i genitori attualmente poco o per niente tutelati” e considerare che finalmente l’AUU si occupa un po’ anche di loro.

    Come spesso accade nelle analisi che leggo sull’AUU anche questa soffre del vizio di fondo di considera l’aUU come una misura di sostegno al reddito e di contrasto alla povertà che quindi avrebbe tutte le ragioni per essere progressiva. Ma questo è un fraintendimento e non a caso in Europa non ha paragoni. Negli altri paesi invece si intendono correttamente le politiche familiari come politiche di sostegno alla natalità ed alla genitorialità e queste sono costruite per rispettare un principio basilare di equità orizzontale secondo il quale anche le famiglie “ricche”,m se hanno figli, devono pagare meno tasse (o ricevere + trasferimenti) delle famiglie “ricche” senza figli.

    PS. sia chiaro che io sono favorevolissimo alla progressività della tassazione. Ma quella si fa modulando le aliquote iropef, non derogando al principio di universalità delle politiche familiari.

  2. Andrea

    Buongiorno… Io sono un dipendente pubblico Con 2 figli a carico, uno di 17 anni e il secondo di 21 disabile.. Attualmente percepisco 370 euro di ANF in più ci sono le detrazioni per carichi di famiglia… Volevo sapere se dobbiamo fare anche noi domanda o ci viene riconosciuto in automatico dall’INPS?
    Secondo le vostre tabelle io sarò uno di quelli che andrà a perdere sicuramente qualcosa… Lei ha una risposta per me?
    Grazie.. Buona giornata

    • Salvatore

      Io sono un dipendente privato,ho 3 figli minori tra gli 11 e 14 anni, e facendomi i calcoli ci vado a perdere 1094€ l’anno ,ma che conti si sono fatti?
      E uno schifo ,togliamo ai poveri e diamo ai ricchi!
      Quello che prendevo adesso:
      Tre figli fanno 950×3 di detrazioni l’anno + 309×12 di assegni anf +1880 circa di assegno del 3° figlio =8438

      Quello che prenderò in futuro con AUU :
      610×12=7344€
      = perdita di 1094€ annui ,bell’investimento per le famiglie,che presa.in giro !
      Le cose aumentano ,gli stipendi diminuiscono ,e i ricchi si arrichiscono!
      Spero che i miei figli abbiano la possibilità di andare in un altro paese dove gratifica il lavoro !
      Perché in questo paese è meglio non lavorare ed prendere l’assegno di cittadinanza o rubare come i ricchi!

  3. Mario

    Un margine di miglioramento è quello di eliminare le detrazioni per 1) per attività sportive dei figli che gli incapienti non godono e chi vive in campagna o montagna o difficilmente ne usufruisce 2) per spese scolastiche perché le sostengono tutti 3) per asili nido perché ne usufruiscono soprattutto i benestanti perché la detrazione rimborsa solo una piccola parte delle spese sostenute, e poi uliminerebbe tante complicazioni burocratiche in quanto le predette detrazioni spettano per figlio e quindi i genitori devono coordinarsi tra di loro e con i loro consulenti fiscali per non detrarre più del lecito, e così destinare le risorse a chi perde nel passaggio da detrazioni/auf in auu.

  4. Agostino

    Perché un operaio, che ha accantonato un gruzzolo in banca, già tassato alla fonte, per fare richiesta dell’Auu, lo deve inserire nell’Ise? Non era meglio lasciare le cose come stavano prima? A mio avviso il benefit è solo dello stato e non delle famiglie. Attendo una risposta grazie.

  5. Alberto Marazia

    E chi invece ha due figli maggiorenni (29 e 26) inoccupati ed un Isee pari a 22000 € cosa percepisce?
    Da quello che io arguisco, “nulla”, salvo che rimanga nella stessa situazione attuale che ti impone di mantenere la prole, fino a quando non sara’ economicamente autosufficiente, e con la grande offerta di lavoro che i giovani hanno in questo paese, campa cavallo……..

  6. Paolo

    La verità è che la riforma dell’assegno unico così come è disegnata è concepita male, penalizza fortemente gli attuali beneficiari. In particolare, le famiglie del ceto medio di lavoratori dipendenti (forse per esse andrebbe pensata una clausola di invarianza indipendente dal loro ISEE), e tutte quelle le famiglie di dipendenti “non benestanti” che subiscono il peso di mantenere i figli adulti che devono ancora finire gli studi universitari (ciò a causa della riduzione della soglia da 24 a 21 anni nel criterio di eleggibilità). Prima di avviare questa riforma non era il caso di chiedersi quanti ragazzi in Italia si laureano a 21 anni? O, meglio ancora, quanto di questi sono in grado di essere economicamente indipendenti dalla rispettive famiglie? O forse, chi ha fissato i paletti, pensava di vivere in Danimarca o in Olanda (dove lo Stato si fa carico di trovare ai giovani un’occupazione, un’alloggio e un adeguato percorso di studi e formazione)?! In Italia un ragazzo bravo normalmente si laurea a 23/24 anni, se poi sceglie la Facoltà di Medicina deve proseguire i suoi studi sino all’età di 27/28 anni. L’unico aspetto positivo che vedo nella riforma è quello del passaggio da un sistema di sostegno di tipo “categoriale (fortemente centrato sui lavoratori e ex-lavoratori dipendenti) ” a uno “universale”, tuttavia occorre chiedersi se questo sistema protegga adeguatamente quelle famiglie che producono il maggiore sforzo economico nel sostenere i figli in età adulta e nell’investimento del loro capitale umano. Infine, non mi sembra proprio irrisoria la quota di famiglie che ci rimette nella riforma dell’assegno unico, in un recente contributo presentato di recente alla Conferenza Nazionale di Statistica mi sembra che si attesti attorno al 40%.

  7. Emanuele Bracco

    Attenzione alla prima casa nell’ISEE: chi si trova una casa totalmente di proprietà magari accatastata “giusta” rischia di avere ISEE molto alto e quindi finire per perderci (e pensiamo anche come la riforma del catasto potrà avere effetti importanti in questo senso).

    In totale non-rappresentatività della mia cerchia, l’unica famiglia di amici che ci perderà è esattamente una famiglia con 4 figli, genitori entrambi dipendenti e casa di proprietà “donata” dai nonni. Grida un po’ vendetta che con tassi di natalità tragici a perderci sia chi ha deciso di fare 4 figli.

  8. Paola damiani

    Pensare che si contribuisca al mantenimento di un figlio maggiorenne universitario con ben 25 euro al mese é semplicemente una presa in giro. Avere un isee sopra i 40.000 euro é semplicissimo… come al solito ci si riempe la bocca di belle storie ma qui si chiede ai poveri di fare più figli e alla classe media si continua, come sempre, a non dar nulla, salvo che a farle portare la croce. Dietro non c’è nulla, solo propaganda. Le politiche della famiglia devono essere inclusive come ormai in tutta europa. Anche stati come la Polonia ora li hanno… inoltre nessuno dice che i vecchi assegni li finanziavano i contributi dei datori, qui invece paga Pantalone….

    • Fabio

      Vorrei sapere come e possibile essere così penalizzato visto che sono un operaio con tre figli 4-6-e 8 anni di cui uno disabile grave .prima ricevevo 625 euro di assegno familiare e pagavo al massimo 200 euro di trattenute e invece con assegno unico prendo 705 euro di assegno unico e pago 360 euro di trattenute e in più mi anno tolto assegno dei 3 figli che ammonta quasi a 2000 euro all’anno e con un isee di appena 6970 e per lo più con un mutuo da pagare? Nessuno sa cosa dirmi neanche il Caf mi sento preso in giro e principalmente nn mi sento aiutato dallo stato anno tolto ancora di più a chi già aveva poco.

  9. Andrea

    Analisi precisa e corretta, mi associo dalla prima all’ultima riga.

  10. Ciro

    Preg.mo  Presidente Draghi ,chi scrive è un papà  di famiglia dipendente pubblico con 7 figli e una moglie ,la domanda che pongo a lei come Presidente del Consiglio e ai Sig. Parlamentari è la seguente: inserendo l’assegno unico per  aiutare noi famiglie numerose con figli maggiorenni e minorenni vi siete domandati come può un padre di famiglia,  con uno stipendio di 2500,00 comprensivo di assegno unico arrivare a fine mese?.

    Molto semplice Presidente, fare tabelle e sbandierare ai 4 venti per dimostrare  ciò  che andra a beneficiare questo piccolo aumento mensile per noi famiglie numerose. (Meglio se pagassimo meno tasse le famiglie con tanti figli . Oppure abolire tasse che in Europa non si pagano..esempio ? Tassa di circolazione auto). Oppure far accedere le famiglie con tanti figli ad un mutuo con tassi agevolati per prima abitazione…

    Perché non iniziate a porvi la domanda in una famiglia monoreddito come la mia quali sono le uscite per vivere da onesto cittadino?

    La matematica non è un opinione, due più due fa ancora quattro!

    Prima di mostrare le entrate abbiate la carità di prendervi cura delle uscite di una famiglia che ogni mese si indebita,non più per comprare una casa come si faceva 50 anni fa…ma ci si indebita per pagare le tasse da onesti cittadini.

    • Massimo

      Semplice: non li metti al mondo 7 figli se non puoi mantenerli. Non puoi pretendere che te li mantengano gli altri.

  11. Massimo

    Io e mia moglie lavoriamo come dipendenti entrambi ed abbiamo ISEE di 40500.
    Con le detrazioni per nostro figlio + assegni, prendevo nel 2021 circa 80€ al mese. Ora invece 50 euro di assegno unico e basta. Dove sta la clausola di salvaguardia? Noi ci rimettiamo 360 euro/anno.

  12. Renato

    Buongiorno a tutti, io sono unico genitore (ex dipendente statale) il mio Isee supera il tetto dei 40.000 euro (ma solo perchè ho un valore catastale di una casa avuta in eredità e che neanche riesco a vendere e che mi porta una spesa solo di Imu di più di 5.000 euro all’anno!!!!) e prima percepivo per mio figlio (anni 33) disabile al 100% con diritto all’accompagnamento e non in grado di svolgere le mansioni quotidiane, 139 euro di assegni famigliari. Ora invece con assegno unico ne percepisco 25 di euro!!! In più ho avuto anche una riduzione delle detrazioni sulla pensione (riduzione sulle detrazioni per reddito pari a 15 euro e riduzione per le detrazioni perl nucleo famigliare pari a 23 euro!!!!) Praticamente quindi ho avuto una riduzione causa l’assegno unico di ben 152 euro mensili!!!!!!! Anche se spero di no, c’è qualcuno nelle mia (sventurata) situazione?

    • Saverio M

      Purtroppo leggo molte situazioni come la mia in cui con l’assegno unico ci rimettiamo. Nel tuo caso, però, oltre ai 25€ dovresti percepire una maggiorazione per il figlio disabile (invalidità riconosciuta, che io sappia non basta la lg. 104)

    • Antonio

      Anche la mia famiglia con l’Assegno Unico ci rimette, solo per l’A.N.F. 37 euro al mese in meno, poi le detrazioni, che sono minori di prima. ISEE 9250, reddito 32300, monoreddito, figlio disabile con accompagno. L’A.N.F. mi dava 122 al mese per moglie e figlio disabile. Ora l’Assegno Unico mi da 85 e basta. Chiedo se qualcuno possa fare qualcosa per queste situazioni che non sono poche, da quello che leggo e sento in giro.

  13. Saverio M

    Si aggiunga che chi ha un reddito familiare superiore a 95000€ prima non aveva diritto a detrazioni né ad assegni familiari. Adesso riceve assegno unico di 50€ per ogni figlio minore, 25 se maggiorenne, come noi che abbiamo un reddito medio ma perdiamo circa 60€ a coniuge di detrazioni. Nel complesso, ci rimettiamo 700€ annui.
    Ergo: i veri ricchi sono il ceto medio.
    Meno male che questo non era il momento di togliere ma di dare…

  14. Antonio

    Chiedo a chi di dovere: per quale motivo hanno tolto l”Assegno per il Nucleo Familiare per la moglie a carico. Non si riconosce più la moglie a carico? Che Riforma è: ti do una cosa e te ne levo un’altra.

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