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  1. arthemis Rispondi
    sig. Trento, non è mia intenzione cercare di convincerla, la sua opinione è condivisa da molti uomini e anche da diverse donne (del tipo, qui sono io a generalizzare, che vuole farsi mantenere a vita). Purtroppo le donne spesso si autoconfinano in lavori meno redditizi, perché comodi per la conciliazione con carichi di cura familiari (che chissà perché deve essere solo loro problema, anche quando i figli hanno 15 anni) o ritenuti da 'donne' (quando essere insegnante era prestigioso, c'erano molti maestri uomini alle elementari, guarda caso). Non è irrilevante che alle donne non venga offerta la possibilità di ricoprire ruoli di responsabilità, ed esse per prime non si ritengano in grado di poterlo chiedere perché fin da piccole il modello che viene proposto è quello della segretaria, non della capo ufficio (capo ufficio normale, non donnaincarrieracheèpeggiodegliuomini intendo). In ogni caso nessuno chiede di arrivare a 50-50 in tutti gli ambiti, ma che siano dati pari.. opportunità a tutti. Non è possibile che mai, proprio mai, si riesca a trovare una donna qualificata per un CdA: davvero crede che non si tratti anche di discriminazione di genere? Ultima nota: la fertilità non mi sembra così correlata con i tassi di matrimonio o divorzio...
  2. Marco Trento Rispondi
    Le autrici non danno alcuna risposta alla domanda più importante: perché l'uguaglianza di genere dovrebbe essere un obiettivo desiderabile? In Europa assistiamo a un calo pauroso della natalità. Dove si fanno figli, come in Francia, è perché lo Stato di fatto paga le famiglie. I divorzi aumentano, così come i figli nati fuori dal matrimonio. Un bambino su 4 in molti paesi europei vive ormai in famiglia monoparentale. Di fronte a tutto questo, l'unica risposta giusta sarebbe: sosteniamo la famiglia tradizionale e la divisione dei ruoli fra maschi e femmine. E invece si continua sulla strada sbagliata. Più asili nido per "conciliare lavoro e famiglia", che poi significa lasciare i figli a estranei dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 17, fin da quando hanno sei mesi di vita. Perché fare figli allora... E ancora, scrivono le autrici "ridurre le differenze di genere e gli stereotipi a partire dalle scuole dell’infanzia". Cioè? Fare il lavaggio del cervello alle bambine fin dalle elementari? Bloccare lo sviluppo l'indole maschile e femminile? Insegnare ai maschi che è bello fare i casalinghi? Inculcare alle ragazzine che la maternità è una malattia, e che le donne che stanno (almeno in parte) a casa coi figli sono delle fallite? Il problema dell'Europa di oggi è esattamente l'uguaglianza di genere, non la sua assenza. Dobbiamo abbandonare il femminismo, l'ideologia post-moderna secondo cui il genere è un costrutto sociale. E insegnare alle bimbe che dare la vita è meraviglioso.
    • Enzo Rispondi
      Più che chiedere a degli economisti, forse la sua domanda sarebbe da porre ad un filosofo. Lei pone una questione pregna di una morale che non necessariamente è condivisibile, anzi direi che difficilmente può essere considerata come condivisibile. Il femminismo è nato come una lotta per i diritti, poi trasformatasi in un ideale. Un paradigma da cui la società ha, secondo alcuni me compreso, solo da guadagnare. Siamo d'accordo che per risolvere i problemi legati alla natalità una forma di sussidio sarebbe una strada percorribile, ma la questione andrebbe lasciata a dei demografi. Non tutti hanno le competenze per pontificare su temi così specifici, e io personalmente preferisco astenermi. Ma da qui ad arrivare a proporre l'inversione del paradigma della parità di genere come metodo di risoluzione dei problemi di acqua sotto i ponti ne passa. Lasciamo alle persone il diritto di intraprendere la vita che vogliono. Vuoi fare la casalinga? Liberissima. Vuoi fare il casalingo? Liberissimo. Nessuno è un fallito. Che poi, dire ad una bambina "tranquilla, da grande potrai fare quello che vorrai" è da considerarsi lavaggio del cervello? Io personalmente non credo proprio. Anzi, se così fosse lotterei con tutto me stesso (e sono un uomo eh) per cambiare le cose. Ognuno fa come crede. Perché è sbagliato che la gente abbia diritto a gestire la propria vita (di coppia e non) come vuole? Se una donna vuole dare la vita la dà, mica è suo dovere.
      • Marco Trento Rispondi
        Il femminismo è nato come movimento liberatorio, certo, ma ormai ha assunto un carattere radicale, astioso e per molti versi retrogrado. Le femministe oggi sono entrate nei gangli del potere, si sono tramutate in lobby. E come ogni lobby vogliono privilegi ed eccezioni, ad esempio le quote rosa nei CDA aziendali, i posti solo per donne nelle università, e l'obbligo di norme trasversali sull'uguaglianza di genere in tutte le politiche UE. Mirando all'uguaglianza dei risultati invece che delle opportunità, il femminismo contemporaneo assomiglia al marxismo ("tutti uguali"!) e in questo senso è ormai retrogrado e contrario alla meritocrazia. Già all'asilo ormai si cerca di bloccare lo sviluppo dell'indole femminile, inculcando nella testa delle bambine non già il principio liberale del "fai quello che vuoi", ma il dogma femminista "le donne moderne non facciano la fine delle nostre nonne". E si tira su in tal modo una generazione di "signorine Rambo", come le chiama simpaticamente Vecchioni, che vedono la maternità come una sciagura. Il femminismo va quindi abbandonato perché inefficiente dal punto di vista economico (se nessuno fa figli, la società scompare) e perché ispira politiche illiberali che impongono per decreto un'uguaglianza di genere.
        • arthemis Rispondi
          Sig. Trento, forse il suo punto di osservazione non le consente di vedere il quadro completo, le posso assicurare che non tutte le ragazze che scelgono studi tecnico-scientifici sono "signorine rambo che vedono la maternità come sciagura", così come non tutte le ragazze che fanno studi umanistici, o non studiano, vogliono tanti figli. Le donne nate negli anni 80, in particolare, non hanno nulla delle femministe "retrograde e astiose", e pensano davvero di avere pari opportunità dei colleghi maschi con i quali hanno iniziato la carriere lavorativa. Si accorgono a 35/40 anni, figli o non figli, che la realtà è un po' diversa.. le quote rosa saranno anche una cosa da panda ma come può essere che anche negli uffici con prevalenza di donne quasi sempre il capo è un uomo? E non si trova mai una donna che sia una abbastanza qualificata per un CdA, quando per i membri maschi non si discute di CV adeguati? Non credo di affermare il falso dicendo che in larga misura le nostre nonne non hanno avuto la possibilità di scegliere, tranne poche eccezioni (vedi prof.ssa Amalia Ercoli Finzi, cercate in wikipedia) - tutti noi possiamo vedere tra i nostri parenti e familiari cosa succede, donne e uomini, quando non si possono seguire le proprie inclinazioni e ci si trova incastrati per anni in un lavoro che non piace. Nei paesi del nord europa, dove le donne studiano e i figli sono curati anche dai padri, il tasso di natalità non è così basso..
          • Marco Trento
            Gentile "arthemis", lei cita un esempio molto pertinente: perché negli uffici il capo è quasi sempre un uomo? La mia risposta è: questa non è una domanda rilevante. Tutto qui. Perché allora la maggioranza delle mastre d'asilo è donna? Vogliamo "quote blu" nel settore "educazione d'infanzia", un settore importantissimo? Perché la maggioranza dei lavori pericolosi e, oggi come oggi, piuttosto redditizi come il minatore, il pompiere e il muratore sono svolti da uomini? Niente quote rosa in miniera? E perché la maggior parte di cuochi di successo sono uomini (anche se la cucine è "femminile")? La risposta, francamente, è poco interessante, e avere 50% uomini e 50% donne in ogni settore economico non è un obiettivo sensato. Nel momento in cui si rispetta la libertà di scelta degli individui e non vi sono discriminazioni dimostrate caso per caso (non "presunte a prescindere" come sostengono le femministe), dobbiamo prendere atto della realtà, e concludere che maschi e femminine, in media (sottolineo in media), hanno indoli e attitudini diverse nei confronti del lavoro. La verità è che la lobby femminista agita la clava della discriminazione per ottenere privilegi ed eccezioni nei posti di potere. Quanto al Nord Europa: è un mito. In Olanda 8 donne su 10 hanno il part-time. I tassi di divorzio sono più alti nel Nord Europa che al Sud. E i t assi di fertilità più alti sono in Francia, Irlanda e Turchia. Il tasso in Albania e Montenegro è più alto che in Danimarca (dati Eurostat)