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  1. stefano delbene Rispondi
    Bisognerebbe verificare se all'interno di quel 12% di padri che scelgono il congedo parentale non vi sia una quota alta di partner di donne, come le libere professioniste, lavoratrici autonome, etc che non hanno diritto al congedo parentale. Forse bisognerebbe trovare il modo per estendere questo intervento anche a quelle categorie di lavoratrici (e di lavoratori, ovviamente). Nella struttura socio-economica italiana, questo tipo di lavoratore/lavoratrice ha un ruolo molto importante ma non gode degli stessi diritti del lavoratore dipendente, anche quello precario (ad esclusione dei contratti a progetto, dove la tutela della maternità/paternità credo sia molto blanda). Se aggiungiamo che altri istituti di tutela, come il part-time od il lavoro flessibile, o il telelavoro sono poco utilizzati con questo spirito, e consideriamo il numero decisamente insufficiente di posti negli asili nido pubblici, avremo un quadro che, se non giustifica, per lo meno spiega la scarsa attenzione dei padri nella prima fase di sviluppo del bambino.
  2. Piero Fornoni Rispondi
    articolo molto interessante apparso sul New York times :Men’s Lib! at http://www.nytimes.com/2015/11/15/opinion/sunday/mens-lib.html?_r=0 L'uomo deve adattarsi se vuole trovare lavoro e perfino sposarsi.