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  1. Pietro Rispondi
    Mi verrebbe da dire che il bonus si giustificherebbe ai fini di aumentare la natalità se fosse possibile dimostrare una correlazione positiva tra tasso di natalità e reddito, ossia se le famiglie a basso reddito fossero anche le meno prolifiche... Ne dubito ma non ho trovato dati specifici in proposito.
  2. Luca Melindo Rispondi
    L'articolo è interessante e mette a nudo una serie innegabile di problemi tipicamente italiani ma, a mio avviso, non centra il problema. Le giovani coppie italiana fanno pochi figli anche, o forse soprattutto, perché i figli sono innanzitutto un gravoso impegno di tempo, responsabilità e, solo da ultimo, di denaro. Ho 46 anni, sono sposato da 20, ho 3 figli e, talvolta, invidio i miei coetanei che possono decidere di trascorrere il we a Madrid o fermarsi soino a tardi al lavoro o in palestra come se non ci fosse un domani. A me e mia moglie (soprattutto) non è concesso: accompagnali di qui e di là, seguili per i compiti, organizza vacanze e we che vadano bene anche per loro, preoccupati di trovar loro una sistemazione per vacanze estive lunghe 3 mesi e via discorrendo. In conclusione, per fare i genitori serve soprattutto la voglia di impegnarsi e di sacrificarsi, due elementi che non mi pare sia al centro delle attenzioni e dei desideri dei giovani italiani. Poi, certo, come direbbe Catalano, con più soldi in tasca e più servizi, sarebbe un po' più facile far quadrare il cerchio ma impegno e fatica rimarrebbero gli stessi!
  3. ANDREA Rispondi
    A me sembrano troppo facili le soluzioni che proponete in alternativa al bonus bebè. Che costi avrebbero? provate a fare 2 conti in fila : da una parte mettete 80 euro/mese per bambino (per soli 3 anni). Dall' altra: l’accesso alla casa e al lavoro (stabile) ; servizi di accudimento a costi accessibili fino ai 14 anni negli orari e periodi dell’anno in cui le scuole sono chiuse ; Aumento della paternità obbligatoria.... Non so se 80 euro basterebbero. Che cifra servirebbe?
  4. Mario Rossi Rispondi
    E continuiamo a non capire!!!! Il problema di fondo del nostro paese è che non è competitivo e questo genera insicurezza nell'offerta di lavoro e quindi nei redditi e questo inevitabilmente porta al calo delle nascite. Ma il motivo del perchè non siamo competitivi è proprio perchè si cerca stabilità di reddito non nelle capacità personali di produrre qualcosa ma nel posto di lavoro fisso e garantito a prova di bomba. Questo sistema non funzionaaaaaaaaa!!! nessuno ti può garantire nulla devi essere tu che hai la forza culturale e tecnica per guadagnarti la pagnotta. "non chiederti cosa può fare l'Italia per te ma cosa puoi fare tu per l'Italia" parafrasando un noto motto americano. Questo implica che per garantire il cosiddetto posto fisso abbiamo imbucato milioni di persone improduttive e adesso qualcuno ci chiede il conto. La politica si deve svegliare, non serve avere tanti voti anzi.....occhio perchè da qui in avanti a governare si potrebbe rimanere col cerino in mano
  5. Riccardo B Rispondi
    Come sempre ottimo e puntuale articolo. Mi permetto di aggiungere che non sono solo gli asili nido a mancare, ma anche gli asili da 3 a 6 anni. Anche nel ricco nord Italia, nel mio caso provincia di Como, molti comuni non hanno l'asilo pubblico ma si può accedere a quello privato (tipicamente cattolico). E le rete sono completamente diverse.
  6. chiara Rispondi
    Sono una giovane donna di 33 anni che sta posticipando a data da destinarsi la maternitá e a quanto giá scritto nel piú che condivisibile articolo aggiungerei, per quanto rigurada la conciliazione famiglia lavoro, misure che incentivino (obblighino?) le aziende a concedere strumenti quali telelavoro, flexi-time, part-time. Nel mio caso - ma ne conosco moltio altri - avendo trovato lavoro lontano dal mio compagno sarebbero elementi in grado di sbloccare la situazione.
  7. Danilo Rispondi
    Ma come! E' così importante incentivare la natalità. Vi sembra che ancora siano pochi a bruciare l'atmosfera che ci circonda?
    • Supporter Rispondi
      Si Danilo, è fondamentale per vari motivi: in Italia siamo in piena decadenza demografica e cio' porta ad una netta caduta delle prospettive in termini di PIL e di sostenibilità del welfare (chi pagherà le pensioni?). A meno che Danilo non intenda riempire il "buco demografico" con altrettanta immigrazione. Ma anche questo avrebbe dei costi sociali e politici inaccettabili: stiamo parlando di milioni di persone mancanti in prospettiva. Forse Danilo non si ernde conto che presto saremo una nazione di soli vecchi, con tutto cio che comporta. Io poi , personalmente, credo che l'Italia e gli italiani debbano rimanere presenti come popolo, tradizione e cultura ma qui andiamo sul livello di preferenza personale. Gli altri invece sono fatti.
  8. giuseppe torchia Rispondi
    Ho letto e riletto l'articolo. L'ho trovato molto interessante...ma... dalle parole, dalle "analisi" bisogna passare ai fatti. Sono concetti e dati, quelli riportati, conosciuti, approfonditi, ma si è fatto molto poco per affrontare e risolvere i problemi, nelle ricerche affrontati...Si direbbe che il tempo è trascorso ...invano, da quando, trenta e passa anni fà, affrontavo da studente universitario simili problematiche Cordialmente Giuseppe Torchia
  9. Laura d'Ambrosio Rispondi
    Sono madre di 3 figli e con un lavoro a tempo pieno, quindi esperta di salto mortale triplo. Mi piace molto il punto 2, è evidente che le scuole che chiudono a giugno e riaprono a settembre sono per lo meno per 12- 15 anni un problema esclusivamente a carico delle famiglie (ma i professori non sono comunque pagati anche a luglio e agosto?). Un altro problema è che gli orari dei nidi e asili sono pensati su chi fa un lavoro "impiegatizio", mentre se uno lavora di più il pomeriggio (o la notte) non ha alcun aiuto (una segretaria di uno studio legale, o di un notaio la mattina può essere molto più libera che il pomeriggio). Ci sono anche aspetti più semplici e a costo zero. Se voglio continuare a lavorare e accudire figli ho bisogno di pediatri che siano aperti in orario serale, negozi e supermercati, aperti di sera o notte (quando subentrano i papà per "guardare i bambini"), orari di lavoro flessibili che non significa spostati verso il pomeriggio inoltrato o la sera (come invece avviene oggi dove la flessibilità si legge solo in senso di entrare più tardi non di uscire prima). Una maggior concorrenza che porti ad abbassare alcuni costi fondamentali (tutta la parfarmaceutica, ad esempio, dai pannolini al latte in polvere) Infine economicamente servono sgravi fiscali permanente basati sul quoziente familiare. Francamente misure spot come il bonus bebè non servono a nulla.