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Debito pubblico in crescita, come gestirlo

Terminata l’emergenza, il deficit dovrebbe trasformarsi in surplus e il debito accumulato dovrebbe rientrare rapidamente. Ma non sempre accade. Servono una politica monetaria coraggiosa, piani di rientro credibili ma soprattutto una spesa che stimoli la crescita.

La grande abbuffata di debito pubblico

“L’unica parte della cosiddetta ricchezza nazionale che entra realmente in possesso della collettività dei paesi moderni è il debito pubblico” (Karl Marx, Il Capitale, primo libro, 1867). Mai previsione del filosofo tedesco rischia di essere tanto vera, dopo l’abbuffata di debito che tutti gli stati stanno facendo in questa delicata fase. Le recenti stime del Fondo monetario internazionale ci dicono che nei paesi avanzati, entro fine anno, il rapporto tra debito pubblico e Pil crescerà mediamente di oltre il 17 per cento, con punte del 20 per cento negli Stati Uniti e del 22 in Italia, mentre le prospettive per il 2021 rimangono ancora molto incerte. Tutto ciò partendo da un livello d’indebitamento già straordinariamente alto, giacché alla fine dell’anno scorso il rapporto debito-Pil dei paesi avanzati aveva superato il 105 per cento, massimo storico dall’ultimo dopoguerra (Figura 1).


Fonte: Fmi.

La storia e la letteratura economica ci hanno insegnato che il debito pubblico, rispetto ad altre fonti di finanziamento come le tasse, sia un eccezionale strumento per realizzare consumption smoothing, ovvero attenuare la caduta dei consumi in concomitanza di grandi shock ed eventi eccezionali. Da sempre i governi lo hanno usato per finanziare guerre e fronteggiare catastrofi naturali. Il deficit di bilancio poi è un importante strumento per smussare la tassazione, spesso distorsiva, quando si devono sostenere investimenti (tax smoothing). Le teorie keynesiane infine mostrano come la leva fiscale e il conseguente debito pubblico siano un ottimo strumento per intraprendere politiche anticicliche, specialmente quando i margini offerti dalle politiche monetarie sono ridotti.

Eccesso di debito e instabilità finanziaria

Terminata l’emergenza, si assume che il deficit pubblico si trasformi in surplus e che i maggiori debiti accumulati rientrino rapidamente. Nella realtà il più delle volte questo non succede, come è evidente nella figura 1. Infatti, i governi hanno maggiori incentivi ad allargare i cordoni della borsa durante le fasi recessive di quanti non ne abbiano a restringerli durante le fasi espansive, soprattutto in paesi come l’Italia caratterizzati da cicli politici brevi. Inoltre, spesso, le aspettative di crescita su cui si basano i piani di rientro si dimostrano troppo ottimistiche e a uno shock reale negativo segue una crisi finanziaria molto costosa.

L’eccessivo indebitamento non è privo di conseguenze poiché in molti casi si accompagna a una forte instabilità finanziaria e a una bassa crescita economica, in una relazione non lineare e con una direzione di causalità non evidente. Nel secondo dopoguerra i paesi che crebbero di meno furono quelli vincitori (Usa e Regno Unito), gravati da un alto livello di debito, mentre esiste il forte sospetto che il rallentamento della crescita dei paesi avanzati osservato negli ultimi decenni (secular stagnation) sia dovuto, oltre che a cause strutturali come l’invecchiamento della popolazione e la bassa produttività, anche al crescente indebitamento (Figura 2). La qualità del debito conta molto giacché, se questo è detenuto principalmente da non-residenti, ha una durata più corta e non è utilizzato per finanziare investimenti, i suoi effetti risultano molto più destabilizzanti.

Figura 2 – Debito pubblico e crescita economica dopo la crisi.

Mai come ora è indispensabile sfruttare la leva fiscale per lenire i devastanti effetti della diffusione del Covid-19, senza però trascurare gli effetti negativi dell’enorme debito pubblico che tutti i paesi sono costretti ad accumulare. In primo luogo, è fondamentale che la politica monetaria, oltre ad assicurare molto a lungo tassi negativi, monetizzi parte del debito, seppure in via eccezionale per non perdere la propria credibilità. Lo stanno già facendo in maniera surrettizia tutte le principali banche centrali, acquistando titoli di stato. Tuttavia la Fed ha intrapreso questa strada con maggior determinazione quando ha deciso di non mettere un limite agli importi di titoli che intende comprare. In secondo luogo, è fondamentale gestire in maniera oculata il debito, garantendone la sostenibilità, raccogliendo a lungo termine, a bassi tassi d’interesse e con un piano di rientro credibile. Da questo punto di vista risulta molto importante l’utilizzo di Eurobond, del Mes, del Sure e del Recovery Fund, specie se questi saranno finanziati con l’espansione del bilancio europeo.

Come conquistare la fiducia dei cittadini e dei mercati

Tuttavia, forse, l’aspetto più cruciale è quello di spendere bene i soldi investendo in attività produttive che stimolino la crescita e favoriscano la ripresa economica. In altri termini, meno bonus babysitter, congedi parentali, bonus vacanze e sostegno al lavoro nero e più investimenti in capitale fisico e umano. Bisogna quindi cogliere l’opportunità per varare un grande piano che rilanci la produttività del paese e riduca il gap infrastrutturale dell’Italia. È giunto il momento di scelte coraggiose che favoriscano l’interesse generale a costo di sacrificare interessi di parte. Da questo punto di vista non giova emanare un decreto ogni mese che finisce per assecondare le diverse lobby: è più costruttivo delineare, come ha fatto la Germania, un piano ben articolato che tranquillizzi i cittadini e i mercati.

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11 commenti

  1. Ettore Sabatino Paolino

    Finalmente un articolo non pregiudizialmente ostile alla monetizzazione del debito,ed all’uso della “buona spesa pubblica” come strumento di politica Economica!

    • “Seguendo il Wicksell …Il tasso naturale d’interesse è … il tasso al quale il risparmio e il valore degli investimenti si bilanciano esattamente …..Ogni divario del tasso di mercato dal tasso naturale tende … ad alterare il livello dei prezzi …” (keynes, A treatise on Money, vol. I, 1930; Feltrinelli, 1979, p. 121)). Inoltre: “a constant deviation of the rate of interest on loans below the natural rate on capital will bring about not merely a rise in prices … but a progressive rise, proceeding without limit” (Wicksell, Interest and prices, 1898, pp. xxiv-xxvii). Non sembra quindi possibile che “la politica monetaria, oltre ad assicurare molto a lungo tassi negativi, monetizzi parte del debito, seppure in via eccezionale per non perdere la propria credibilità”. Negli ultimi anni la determinante fondamentale dei tassi d’interesse negativi è stato l’eccesso di offerta mondiale di risparmi di “piena occupazione”) rispetto alla domanda di fondi mutuabili (per investimenti) a tassi d’interesse anche nulli. Gli acquisti di titoli pubblici dalle banche centrali sono stati determinati quindi non dalla volontà di “monetizzare il debito pubblico” ma dalla necessità di adeguare i tassi d’interesse di lungo periodo al loro livello “naturale”. All’eccesso di offerta di risparmio ha contribuito soprattutto la Germania. In prospettiva, una riduzione dei risparmi e un aumento degli investimenti potrebbe determinare un aumento del livello “naturale” dei tassi d’interesse che le banche centrali, per non perdere credibilità, non potrebbero non assecondare.

  2. emilio

    L’importante è che la spesa sia anche indirizzata su cose utili e che servono … le conosciamo da tanti anni ma in italia non hanno mai funzionato (possiamo per esempio ricordare la storia del MOSE). Quindi forse più che spesa la cosa più ci serve è una classe politica che non badi al proprio interesse di breve periodo …. il resto sono tutte cose utili ma con i politici che abbiamo avuto dalla crisi del 2008 fino al 2018 mi sembra difficile poter cambiare strada rispetto a quelle percorse finora ….

    • enzo

      Giusto. In Italia si parla sempre del maggior debito da fare con la scusa degli investimenti e poi nessuno va a vedere la qualità della spesa fatta col nuovo indebitamento. Il più delle volte viene sprecato in politiche elettoralistiche quando non addirittura “sondaggistiche”

  3. Henri Schmit

    L’ultima comma è quello che conta. Vaste programme! diceva l’altro. Per realizzarlo servirebbe un piano pronto, idee precise condivise, direi quasi un’ideologia riformistica. Purtroppo c’è poco di più dell’alternativa fra flat tax e il nulla o lo status quo.

    • Ettore Sabatino Paolino

      La flat tax non esiste in nessun Paese liberale occidentale,neanche negli Usa paese guida del liberismo mondiale! Esiste in Russia,ed in alcuni paesi dell’est Europa che hanno un livello di welfare minimo. Cottarelli che è di orientamento mainstream e liberista,favorevole alla riduzione delle Tasse, ha più volte espresso le sue riserve sulla Flat tax argomentando che in letteratura Economica ci sono debolissime evidenze che la Flat Tax faccia crescere il gettito fiscale,ed aumentare il Pil come sostengono i suoi promotori. Credo che nessun economista serio prenda ancora in considerazione la Curva di Laffer,tranne Giulio Tremonti.

      • Henri Schmit

        Lo dice a me?!? Sono stato forse l’unico ignoto ed insignificante commentatore sotto gli articoli pubblicati su questo forum, sin dal primo firmato Nicola Rossi, a criticare tale proposta come fumosa, incoerente, ingiusta, dannosa e incostituzionale. È anche colpa dei sedicenti liberali e liberisti che si abbia preso la proposta sul serio, che se ne stia ancora parlando e che si rischi che faccia la differenza anche alla prossima tornata elettorale.

  4. Massimiliano

    Gent.mi grazie per le riflessioni proposte. Vorrei fosse chiarito un punto (se possibile): se si attivasse il MES, ci sarebbe la possibilità giuridica che venissero applicate (per es. a maggioranza ed ex post) condizioni di vario tipo e non conoscibili in fase di eventuale attivazione del finanziamento? Perché è evidente che se la risposta fosse NO (con prove giuridiche e da fonti qualificate) si potrebbe valutare, ma se fosse SI’ si dovrebbe evitare. Altra domanda. In base all’art.117 della Costituzione lo Stato italiano ha competenza esclusiva sulla moneta. Se la BCE non potesse monetizzare il debito come proposto in altro suo articolo, ci potrebbe essere la possibilità di emettere moneta di Stato (statonote) a circolazione solo interna? Ho letto (citazioni da fonti giuridiche qualificate) che sarebbe una strada percorribile rispettando anche i trattati UE che regolano l’emissione di banconote dalla BCE e non vieterebbero l’emissione di statonote (moneta di Stato) a circolazione solo interna (all’Italia). Chiaramente le statonote sarebbero funzionali a superare qs momento estremamente difficile (senza far aumentare ancora il debito) se la UE ponesse come pratica alternativa o il MES (+o- condizionato) o quasi nulla nella sostanza (a parte Sure e la Bei e soprattutto se il Recovery Fund arrivasse con tempi e modi non + utili alle necessità). Grazie mille e cordiali saluti.

  5. Henri Schmit

    Servirebbe un bel articolo del prof. Hamaui o di uno dei suoi colleghi, Onado o Baglioni, sul ruolo cruciale delle banche nell’utilizzo dei fondi per il rilancio dell’economia e la sopravvivenza del sistema imprenditoriale. Gli interventi straordinari e le garanzie pubbliche non potranno che confermare il ruolo specifico e indispensabile delle banche per canalizzare i fondi verso i debitori più meritevoli, più promettenti. Questa circostanza gioverà a breve termine alla tenuta del sistema bancario.

  6. F.Mario Parini

    Al comando sono necessari statisti non politici.L’occasione per una rinascita è ghiotta,ma bisogna scegliere in modo oculato gli investimenti che abbiano una ricaduta sostanziale.Come tecnico,vedo alcune grandi possibilità.Faccio un breve elenco:
    a)AV Na /Ba e Sa/Rc oltr a Pa Ag e Ca/SS
    b)Interventi sulla rete ferroviaria tipo Andora/Finale ligure raddoppio ed altri tratti
    c)Linee MM a Mi,Roma,To
    d)Rete di inceneritori per lo smaltimento dei rifiuti dopo riciclo e delle giacenze napoletane e romane
    e)Nuovi ospedali con strutture antisismiche e razionali
    f)Ristrutturazione patrimonio scolastico
    g)Responsabilità dei dipendenti statali dei ritardi nello svolgimento delle pratiche
    ed infine valorizzazione della competenza,e dell’onestà.

  7. F.Mario Parini

    Come rientrare dal debito della p.a.
    Una patrimoniale avrebbe un effetto deleterio dal punto di vista sociale.L ‘unica via sono due provvedimenti duri, ma razionali con ricadute elevate a tutti i livelli. Introduzione dell’IMU sulla prima casa e revisione delle rendite catastali e ,provvedimento drastico, introduzione dei pos ovunque con riduzione totale o quasi del denaro contante .Altre soluzioni per gli italiani non esistono

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