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A cosa servono i tamponi

Fin dall’inizio dell’epidemia in Veneto sono stati eseguiti più tamponi che in Lombardia. Il test ha alcuni limiti, ma da un esercizio sui dati delle regioni del Centro-Nord si vede come sia utile per limitare sovraffollamento negli ospedali e numero dei decessi.

Le scelte diverse di Lombardia e Veneto

Le reazioni dei sistemi sanitari al Covid-19 nel mondo sono state differenti. Anche in Italia, dove la gestione della sanità è affidata alle regioni, non tutte hanno reagito nello stesso modo, differenze si registrano soprattutto nelle due inizialmente più colpite: Lombardia e Veneto. Come evidenziato da Tommaso Monacelli e Michele Polo, sin dall’inizio dell’epidemia il numero dei tamponi naso-faringei eseguiti nella regione Veneto è maggiore di quello della Lombardia. Più alto è anche il numero dei deceduti in Lombardia rispetto al Veneto e la forbice si allarga con il passare del tempo e con l’aumento del numero di test in Veneto.

Inizialmente, i tamponi venivano fatti ai soli soggetti sintomatici. Man mano che l’infezione si diffondeva anche nelle altre regioni, soprattutto in Emilia Romagna e Veneto, ci si è resi conto che questa soluzione non era sufficiente e si è aggiustato il tiro facendoli (ancora troppo pochi, però) ai soggetti con pochi sintomi (paucisintomatici). Il limite del singolo tampone è che fotografa un istante ben preciso e se un soggetto sintomatico o con pochi sintomi risulta negativo, bisognerebbe ripetere il test dopo almeno 48/72 ore.

Qual è quindi l’impatto di un incremento del numero di tamponi? È chiaro che la semplice osservazione della differenza tra tamponi effettuati in Lombardia e Veneto e della differenza di deceduti nelle due regioni non implica nessuna correlazione tra i tamponi effettuati e i deceduti. Per un’analisi preliminare, può essere utile costruire un semplice indicatore di correlazione tra deceduti pro-capite e tamponi pro-capite, utilizzando i dati messi a disposizione dalla Protezione civile per tutte le regioni italiane. La correlazione risulta essere positiva, ma ciò potrebbe essere dovuto al fatto che il numero di tamponi è strettamente legato al numero degli attualmente positivi: quanti più tamponi vengono fatti, tanti più attualmente positivi vengono rilevati, questi ultimi a loro volta correlati positivamente con il numero di deceduti.

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Quindi, per vedere quanto i tamponi siano correlati ai deceduti, bisogna depurare la correlazione dei tamponi con i deceduti dalla correlazione dei tamponi con gli attualmente positivi. Allo stesso modo, osserviamo la correlazione tra i tamponi e i ricoverati con sintomi e i pazienti in isolamento domiciliare.

L’esercizio

Utilizziamo una semplice tecnica di regressione lineare multipla, dove la variabile dipendente pro-capite (deceduti, ricoverati con sintomi e pazienti in isolamento domiciliare) è stimata in funzione dei tamponi effettuati pro-capite e degli attualmente positivi pro-capite. Per avere un campione omogeneo, abbiamo ristretto l’analisi a tutte quelle regioni in cui lo stato della diffusione del virus risulta simile; in particolare abbiamo preso in analisi solo le regioni con una mediana degli attualmente positivi pro-capite superiore alla mediana nazionale: coincidono con le regioni del Centro Nord. Nella regressione, grazie alla disponibilità di dati giornalieri (aggiornati al 5 aprile) e regionali, è possibile controllare per le specifiche caratteristiche delle regioni considerate e del giorno particolare della rilevazione.

L’incremento delle persone che hanno fatto il tampone però non ha un effetto immediato sul numero di decessi, di ricoverati e di pazienti in isolamento domiciliare dovuti a Covid-19, così come il numero degli attualmente positivi. Per questo, abbiamo effettuato le stime mettendo in relazione i deceduti, i ricoverati e i pazienti in isolamento con i tamponi effettuati dieci giorni prima. Abbiamo anche utilizzato un ritardo pari a sette e cinque giorni prima e le stime rimangono invariate. Abbiamo inoltre verificato che i risultati ottenuti non cambiano utilizzando le medie mobili a due, tre e cinque giorni del numero dei tamponi e del numero degli attualmente positivi.

Le stime indicano che il numero di tamponi pro-capite effettuato è negativamente correlato con il numero dei deceduti pro-capite. In particolare, per mille tamponi in più effettuati su 100 mila abitanti ci sarebbero 11 deceduti in meno, dieci giorni dopo il tampone.

Cosa succede quindi quando si effettuano più tamponi? Una risposta può arrivare analizzando la correlazione tra tamponi e ricoverati con sintomi e coloro che vanno in isolamento domiciliare. Il numero di tamponi pro-capite, effettuati dieci giorni prima, è correlato negativamente con il numero dei ricoverati con sintomi, mentre c’è una correlazione positiva con il numero delle persone in isolamento domiciliare. In particolare, per mille tamponi in più effettuati su 100 mila abitanti ci sarebbero 19 persone in meno ricoverate con sintomi e 11 positivi in più in isolamento domiciliare.

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Quindi, un incremento del numero di tamponi permette, grazie alla fotografia del virus presente nell’individuo che ha contratto l’infezione, di avere un incremento dei malati meno gravi (paucisintomatici) e un decremento di quelli più gravi che richiedono un ricovero. Infatti, se si individuano i positivi pazienti in una fase paucisintomatica, attraverso la somministrazione di clorochina, riducendo la carica virale, si potrebbe impedire l’evoluzione verso complicazioni – quali l’insufficienza respiratoria – e quindi limitare i ricoveri e i potenziali decessi.

I risultati ottenuti suggeriscono di diffondere l’uso dei tamponi effettuati su campioni opportunamente selezionati sia per limitare il numero di decessi che per evitare il sovraffollamento degli ospedali. In particolar modo, sarebbe utile aumentare il numero dei tamponi nelle regioni del Centro-Sud Italia, dove la diffusione del virus è minore, ma dove i sistemi sanitari più difficilmente reggerebbero a un’ondata simile a quella avvenuta nel Nord del paese.

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Il Punto

  1. laura

    Invece di buttar soldi con le Apps che ovviamente violano anche la privacy, se non è già violata abusivamente 😉 , dobbiamo insistere per test, di ogni genere, cura e assistenza agli isolati. Altro che scorciatoie: la risposta deve essere sanitaria, che facciano riapparire tutti i soldi che si sono intascati negli anni…. 🙂 laura

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