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  1. Angelo Michele Rispondi
    Forse è un caso: Conte è avvocato, Fontana è avvocato, Gallera è avvocato, Zaia è zootecnico. I primi 3 hanno affrontato l'emergenza con il classico approccio giuridico cioè di approfondire le migliaia di norme esistenti su chi doveva fare una cosa e chi un'altra cosa, per poi scoprire dopo una settimana che le norme consentono tutto a tutti e non obbligano nessuno a niente ed è già molto se non si contraddicono garantendo la mancanza di qualsiasi responsabilità per chi chi produce atti e omissioni, e poi hanno iniziato a litigare. Il loro operato si concentra nella quotidiana arringa in diretta tv per difendersi, senza mai far parlare un medico, un infermiere, un cinese, un coreano del sud e nemmeno uno zootecnico che aiuterebbe. Zaia data l'eccezionalità degli eventi ha subito affrontato il problema concretamente sentendo gli esperti universitari. Avere nei posti chiave figure non incompetenti, ma diversamente competenti stavolta forse è costato molto.
  2. Lorenzo Luisi Rispondi
    Finalmente si comincia a narrare il fenomeno COVID-19 in funzione di una concentrazione di casi e non in numeri assoluti. Da una ricerca che ho condotto con numeri al 27-03-2020 noto che in Lombardia la densità di abitanti è 422/kmq e Veneto contro 267 oltre al fatto che il pendolarismo è enormemente più diffuso in Lombardia (ISTAT). In realtà la ricerca è nata per cercare sostegno alla mia idea che soggetti, soprattutto anziani, che sono vaccinati contro l'influenza stagionale, riescono a creare una migliore barriera all'avanzamento del virus in quanto organismi meno debilitati. In un articolo (qui non c'è spazio sufficiente) che ho già pubblicato [https://www.linkedin.com/pulse/confronto-rappresentazioni-cartografiche-di-covid-19-lorenzo-luisi] con i link processati, ho dapprima paragonato la situazione della KR (34% di vaccinati) rispetto a IT (16%) e, successivamente della situazione fra regioni italiane che potrebbe suggerire una correlazione inversa fra soggetti vaccinati e concentrazione di casi positivi; esempi lampanti sarebbero il Sud in generale e sul versante opposto le regioni più a Nord d'Italia. Oggi noto: vaccinati in Lombardia 13% e in Veneto 16%. Poiché l'identificatore dei vaccinati è presente negli archivi informatizzati delle Regioni, potrebbe essere subito estratto (con costi e tempi tendenti allo zero) per metterlo a confronto con i positivi / gravi / deceduti e formare le necessarie statistiche per confermare o smentire quello da me osservato.
  3. Gianluca Gennai Rispondi
    Analisi tecnica puntuale e condivisibile alla quale aggiungerei una variabile che secondo me andrebbe calcolata meglio, un "K" correttivo comportamentale. Al netto di una gestione discutibile a livello regionale riconducibile alla classe politica, e di una sofferenza del settore Sanitario che certamente non dipende solo dalle Regioni ma anche da pregresse scelte politiche e governative a livello Nazionale, una componente non trascurabile della diffusione del virus in Lombardia e non solo,si può pensare sia avvenuta anche grazie alla totale inadeguatezza delle scelte fatte dai sindaci di Milano e di Bergamo, ma anche di altre Città, i quali, già con esempi tangibili e evidentemente preoccupanti quali la Cina e le zone del Lodigiano, hanno promosso comportamenti e iniziative a favore della socialità e dell'economia, anziché una riduzione significativa, anche sospinti da illogici comportamenti di personaggi politici del panorama politico nazionale. A maggior ragione di una già evidente posizione scientifica che forse era divisa nel dare un valore di gravità pandemica ma concorde nel ricondurre all'isolamento, l'unico modo di contenimento del virus. Mi pare che molti errori siano stati fatti, e che dimostrino una generale inadeguatezza dei vertici di governo a partire da Milano che è da sempre un esempio per tutta la Nazione e dunque ne deriverebbe un maggior senso di responsabilità. Gianluca Gennai
  4. paolo bertoletti Rispondi
    Sarebbe anche utile sapere se la scelta di non fare più tamponi ai medici ospedalieri in lombardia sia stata legata al rischio di dover chiudere gli ospedali nel caso di troppi riscontri posiivi. Ma forse la regione non è pronta ad ammettere di aver dovuto fare tale scelta.
  5. Vittorio Mazzocchi Rispondi
    Finalmente qualcuno che dice le cose come stanno: la Lombardia ha deciso di gestire a valle (con maggior numero di posti letto in ospedale) mentre il Veneto ha gestito bene a monte. Vero è che nella bergamasca purtroppo i primi casi risalgono a dicembre - i primi del mese era rientrato un atleta dalle olimpiadi militari di Wuhan a Nembro, con tutti i sintomi del caso -, e nessuno per almeno 2 mesi si è chiesto il perché di tutte queste "anomale" polmoniti. Il che segnala un sistema sanitario piuttosto lacunoso nella ricchissima- ma non efficientissima - sanità lombarda.
    • Aram Megighian Rispondi
      Lasciando perdere l'origine (gli studi molecolari evidenziano chiaramente che il virus è entrato dalla Germania), la sua analisi e quella dell'articolo sono secondo me corrette. Va aggiunto che in Veneto si è usato lo stesso modello che è usato in Germania, con l'attivo controllo sul territorio (tamponi, medicina territoriale, controllo dei positivi a casa). Cosa che ha pagato chiaramente in termini di decessi. Leggendo della Germania e cosa è stato fatto là, colpisce che tale approccio era stato già previsto a priori, fin dal primo caso di Covid-19 riscontrato tra Gennaio e Febbraio, con conseguente organizzazione sul territorio dei laboratori per le diagnosi, distribuzione dei kit e loro stoccaggio, predisposizione dei cosiddetti covid-taxi, auto con personale (e relativi presidi medici) per il controllo territoriale. Questo invece non è stato fatto qua (in Veneto, dopo), perchè "non avevamo casi" e l'attenzione a prevenire questi riguardava chi veniva dalla Cina. Infatti il virus è arrivato dalla...Germania. Che individui infetti potessero sfuggire era ampiamente prevedibile. Il NYT ha riportato un'analisi a posteriori che evidenzia come, dopo il blocco di Trump delle entrate dalla Cina, sono arrivati ben 40000 americani da quella regione, passando chiaramente per altre vie, e superando il controllo capillare dell'immigrazione. Quindi una lezione: meno parole, più fatti. E in anticipo. Cioè pianificazione = migliore gestione. Che in questo scenario equivale a meno decessi