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  1. toninoc Rispondi
    I sedicenni, per la stragrande maggioranza sono super esperti di videogiochi e nell'uso degli smart-phone. Se gli chiedete la differenza tra Presidenza del Consiglio e Presidenza della Repubblica, solo una piccolissima percentuale vi sa rispondere. L'Educazione Civica si insegnava 60 anni fa anche alle medie ma oggi non è considerata utile neanche alle superiori. Il voto ai sedicenni è un argomento di distrazione di massa. Tanto per dire che qualcuno pensa qualcosa perché non sa cos'altro pensare.
    • Marco Onali Rispondi
      Sono sicuro che anche se lo chiedesse alla maggior parte degli elettori di età anche ampiamente maggiore troverebbe poche risposte valide.
  2. enrico d'elia Rispondi
    Mi permetto di aggiungere un ricordo personale sui risultati delle votazioni fatte in condizioni di scarsa informazione. Negli anni '70 tra noi giovani "impegnati" andava di moda votare su qualsiasi argomento. A casa di un mio amico, la sorellina e alcuni suoi compagni di scuola delle elementari che stavano ripassando assieme geografia, per imitare noi "grandi", votarono sulla posizione del Kilimangiaro invece di verificarla su un atlante, Una maggioranza schiacciante lo collocò nell'Himalaya (dove i suoi 6000 metri scarsi gli avrebbero fatto fre la figura di una collinetta)
  3. enrico d'elia Rispondi
    Francamente io sarei per una ulteriore limitazione del diritto di voto, riservandolo solo a chi sia abbastanza informato sulle istituzioni e sulla vita politica. In caso contrario si rischia di affidare la cosa pubblica al sentiment volatile di persone facilmente influenzabili. L'esamino sulla storia politica americana a cui erano sottoposti gli elettori USA per iscriversi a votare non era solo un modo per escludere le minoranze dalla vita politica, ma l'applicazione di idee che risalgono almneo alla rivoluzione francese. Condorcet dimostrò un famoso teorema in cui si stabiliva la soglia di maggiornaza in base al livello di conoscenza dei votanti.
  4. Carlo Rispondi
    In realtà manca qualunque tipo di spiegazione sul perché sarebbe una buona idea. Di certo l'articolo non ha presentato molte evidenze per provare a dimostrare che i ragazzi italiani sarebbero abbastanza maturi già a 16 anni
  5. Arduino Coltai Rispondi
    Mi sembra l'ennesima stupidaggine demagogica. Questi escono dalla scuola superiore e non sono in grado di comprendere un semplice testo nella loro lingua (l'italiano...) e noi li facciamo votare? Io riporterei l'età minima a ventuno anni, altro che ridurla a sedici. Cosa c'entra il fatto che a sedici anni possano lavorare non riesco proprio a capirlo. Ma che vogliamo fare, fare eleggere schiere di non meglio identificati improbabili rappers o influencers (come si dice adesso) al parlamento della repubblica? Ma non vi rendete conto che il livello culturale della classe politica (e non solo...) in Italia è già abbastanza ridicolo così? Ma come si fa ad appoggiare una simile proposta, se non per motivi squisitamente demagogici?
  6. umberto marchesi Rispondi
    Corretta l'osservazione sul fatto che puoi pagare le imposte ma non votare Ci sarebbe da discutere anche sul limite dei 25 anni per votare anche per il Senato (ex art 58) E il principio USA del "no taxation without representation" ?
  7. Luca Cigolini Rispondi
    Commento questa frase perché mi pare che esprima un'idea di riforma legislativa poco corretta: "rasentando il ridicolo, non riesce nemmeno a inserire nei curriculum scolastici lo studio della propria Costituzione". Vero che con la crisi di governo estiva abbiamo rasentato il ridicolo (anzi, temo che lo abbiamo pienamente conseguito), ma lo studio della Costituzione è da sempre presente nei curricoli scolastici. Lo è anche dopo che la vecchia Educazione Civica si è trasformata nei Percorsi di Cittadinanza e Costituzione. E, da docente di liceo, posso assicurare che l'argomento viene spesso trattato in modo esauriente e che suscita interesse negli alunni, soprattutto se si confrontano i dettami della Costituzione con l'attualità politica. Certo, non tutti i nostri concittadini mostrano di averne sufficiente conoscenza e probabilmente non in tutte le scuole l'argomento è trattato come si dovrebbe, ma il problema non si risolve così; è un problema grave, ma non posso pensare di risolverlo con una legge che introduce una materia che c'è già (cambiando di fatto solo qualche modalità didattica) e sperando che questo basti a contrastare l'ignoranza che deriva dal basso tasso di scolarizzazione, dall'incapacità di parte delle nostre scuole di insegnare bene, dalle campagne di disinformazione come quelle che in agosto confondevano a bella posta i ruoli istituzionali. Uno dei numerosi casi in cui in Italia, non potendo far rispettare una buona legge, la si cambia. Di solito non funziona
    • Paolo Balduzzi Rispondi
      Caro professore, grazie della precisazione. Giro all'interno di qualche scuola superiore tenendo delle conferenze e l'impressione che avevo avuto, anche a seguito di ciò che mi dicevano i docenti, era che gran parte del lavoro era svolto di fatto su iniziativa degli stessi docenti e che non fosse nulla di obbligatorio. Grazie quindi per avere chiarito questo punto
  8. Piero Borla Rispondi
    Sono favorevole. Ai motivi già variamente esposti ne aggiungo uno : la classe politica ragiona in funzione degli interessi dell'elettorato e dei suoi diversi segmenti. Un quinto della popolazione -i minorenni- non riceve attenzioni pari a quelle riservate ai gruppi organizzati di maggiorenni. Il primo esempio, clamoroso, è la leggerezza e il cinismo con cui si dà soddisfazione, in termini di dilatazione del debito pubblico, alle più varie aspettative di spesa. Idem per le pensioni. Al di là delle direzioni che potrà prendere il voto dei sedicenni, il solo fatto che essi possano votare induce i decisori a tenerne conto. A questo proposito richiamo anche il dibattito, svoltosi su questo sito poche settimane or sono, di attribuire il voto a TUTTI i minorenni, affidando ai genitori la funzione di esprimere i loro interessi.
  9. Anna Gardella Rispondi
    in una società come quella italiana che non insegna né valorizza la cultura della responsabilità, autonomia e indipendenza, la proposta del voto ai sedicenni è completamente scollata dalla realtà. Iniziamo dal cambiare il metodo di insegnamento, abbandonando le lezioni frontali a favore del metodo socratico e mettendo al centro l’espressione e l’ascolto di idee personali e l’interazione civile e rispettosa con gli altri. Favoriamo l’esperienza dell’associazionismo nelle scuole e nell’università. Educazione civica è anche e soprattutto questo. Senza questo substrato il voto ai sedicenni è un proclama vuoto. Un ennesimo diritto vigente non corrisposto dal diritto vivente.
  10. PURICELLI BRUNO Rispondi
    Pessima idea... che puzza di superficialità e demagogia. Un giovane ha già tanto da studiare per crearsi strutture sue proprie imparziali (dipende dagli insegnanti) per acquisire consapevolezza dei pilastri fondamentali su cui costruire la sua cultura. In questa fase apprende insegnamenti simili per linguaggio ed interpretazione in ogni parte d'Italia. Infilare qualche orientamento in questa età è facile soprattutto se sociale. La cosa è buona nelle intenzioni ma si produce una distorsione della direzione dei pilastri di base che faranno loro interpretare i fatti secondo l'insegnamento. Ricordiamo che i primi insegnamenti ci orientano e ci orientano tanto più facilmente quanto più si è giovani col risultato conclusivo di essere manipolati... almeno inizialmente. Io dico... ogni cosa a suo tempo. Conte, Letta, Di Maio non possono essere considerate figure di grande spessore e la loro opinione vale quella di un altro!
  11. Marcomassimo Rispondi
    La vera forza dei giovani è la piena occupazione, quella dei 30 gloriosi, di Keynes ed anche del '68; tutto il resto sono surrogati inutili ed anche intellettualmente molto patetici; il fatto è che oggi basta che da qualche centro finanziario venga detta una parole d'ordine, anche la più strampalata, e tutto un sistema di dipendenti nella finanza, nella comunicazione, nei centri universitari virtualmente decerebrati si mette a emulare a cascata e a pappagallo la voce del padrone; e va bene, del resto così va il mondo da sempre.
  12. Antonio Rispondi
    Ma avete per caso chiesto agli interessati? https://www.huffingtonpost.it/entry/i-sedicenni-non-vogliono-votare_it_5d94b790e4b0019647b1e383?utm_hp_ref=it-cittadini
  13. Michele Rispondi
    Sono perplesso da questo articolo che, come unico riferimento oggettivo per il voto a 16/17 anni, elenca alcuni paesi (Malta, Grecia, Austria) per poi dire che, in fondo, il loro peso politico sarebbe comunque molto marginale (i 16 e 17 enni sono pochi e non è detto che tutti vadano al voto). Quindi pare che questa misura sia adottata da pochissimi stati e che comunque, a detta dello stesso autore, è dubbio sia il peso di questi possibili voti, sia l’effettiva voglia di esprimere tale diritto. Quindi non capisco: in pochi stati si fa, e se si facesse sarebbe un effetto marginale. Ma allora perché farlo? Per incentivare la partecipazione alla vita politica che comunque si può fare nelle associazioni giovanili dei partiti e dei movimenti? Mi sono perso qualcosa?
  14. Cesare Didoni Rispondi
    Penso che esistano ovviamente diversità e conflitti tra le generazioni non da ora, ma da sempre. Attribuire tutti i mali del mondo alle generazioni mature e sperare che le soluzioni possano venire solo dai giovani è una sciocchezza. Un maggior senso di equilibrio sarebbe utile. Con equilibrio e buon senso, senza aspettarsi miracoli, il voto ai sedicenni potrebbe essere positivo. Naturalmente, se riteniamo un sedicenne maturo a sufficienza per votare, dovremmo in parallelo considerarlo anche maturo a sufficienza per capire e valutare -tutte- le proprie azioni, anche sul piano civile e penale. Altrimenti continuiamo a favorire una delle cause principali dei "mali" della società: la mancanza di relazione tra "prestazioni" (quello che uno fa) e "sanzioni" (quello che uno ottiene). La maggiore responsabilità degli anziani è proprio questa: aver contribuito a costruire una società dove tutto è dato, tutto è dovuto, indipendentemente dall'impegno e dai risultati di ciascuno.
  15. Mahmoud Rispondi
    Il diritto di voto in Italia è de facto posto a 25 anni, vigendo un bicameralismo perfetto in cui le maggioranze sono più difficili da raggiungere al Senato rispetto che alla Camera. Non capisco di cosa si stia parlando: abbassare l'età da 25 a 18 anni al Senato forse? Altrimenti è aria fritta.
  16. Savino Rispondi
    La fascia adulta di popolazione, in netta maggioranza, non si rende conto e non ha la minima cognizione delle necessità ed urgenze dei giovani e della direzione in cui la collettività deve andare, per il loro bene e per un futuro migliore dell'odierno presente, assai poco speranzoso e molto in bilico. Questa società è orientata ad andare a senso unico perenne, la' dove porta l'egoismo. Nei confronti dei giovani sono in atto veri e propri pregiudizi come mai è accaduto nella storia. Il fallimento delle generazioni "dell'esperienza", sommatoria di errori, come diceva Wilde, deve portare tutti a profonde riconsiderazioni. Far votare a 16 anni (ed anche qualcosa prima) va benissimo e deve servire a questa società a comprendere che non abbiamo a che fare con dei bambocci (sono considerati tali, ormai, quasi fino al limite dei 50 anni). Cominciamo a definire i teenagers quali adulti e cominciamo a definire i più adulti quali anziani, com'è sempre stato nella natura delle cose. Non facciamoci ubriacare da chi ci promette di vivere 120 anni o anche di più. Se si rientrerà nei ranghi di ciò che è naturale e si uscirà dalla juvenilizzazione della vecchiaia, le questioni sociali ed economiche sulla base delle fasce di età verranno affrontate meglio e si troveranno più agevolmente delle soluzioni.
  17. Henri Schmit Rispondi
    Pur essendo abbastanza d’accordo con l’argomentazione non penso che il criterio dell’emancipazione civile sia vuoto di contenuto in seguito alla L180/1978. Non capisco e temo che se capissi avrei comunque da obbiettare. Bisogna porre un limite (convenzionale ragionevole) alla maggiore età che determina conseguenze importantissime, di responsabilità civile (=patrimoniale). Con il diritto di voto si può essere flessibile, ma sempre per ragioni di emancipazione e di maggiore età: si permette così al futuro maggiorenne responsabile di esercitare i massimi diritti, cioè quelli politici. Non è una cosa banale. Probabile che politicamente cambi poco o niente. Peccato che non avviene in seguito ad una rivendicazione motivata dei giovani, ma su iniziativa più o meno sospetta, interessata e poco credibile, di alcuni vecchi. Non c’è a priori ragione di parificare l’età elettorale passiva con quella attiva e ancora meno quella fra Camera e Senato il quale aveva una ragione di esistere solo quando era disomogeneo, numero di membri, età passiva e attiva, legge elettorale, durata del mandato. Infine l’Italia (davvero) fanalino di coda nelle potenzialità dei giovani (grafico articolo febbraio 2019) non è un buon argomento; il Lussemburgo offre il maggior potenziale ai giovani ma ha votato contro l’abbassamento dell’età elettorale (referendum2015), perché in quel paese si distinguere fra diritti veri e escamotage di chi non sa più che pesce pigliare.