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Le ragioni della rottamazione

I giovani sono il motore del cambiamento, ma in Italia hanno scarso peso e spazio. Come mostra anche un indice che permette di misurare il degiovanimento della società italiana e valutarne le implicazioni, coniugando aspetti demografici e di partecipazione politica potenziale. Classe dirigente che non si rinnova e accanimento nel mantenere a lungo le leve del potere potrebbero influenzare i più generali risultati negativi del paese. Per esempio, c’è una relazione positiva tra questo indicatore e quello che misura i livelli di transparency e accountability nei vari paesi.

 

 

L’’Italia è uno dei paesi sviluppati che presentano maggiori squilibri generazionali e, in particolare, con classe dirigente più anziana. Ma è anche uno dei paesi che meno sono cresciuti negli ultimi anni, come ripetutamente ricordato, tra gli altri, dal governatore della Banca d’Italia.

LA QUESTIONE

Esiste, soprattutto, un enorme e crescente problema di accountability della politica italiana. Un macigno che pesa sullo sviluppo del paese in modo non inferiore a quello del debito pubblico. Molti sondaggi documentano, del resto, la perdita di credibilità e fiducia verso partiti e istituzioni, soprattutto da parte dei giovani. (1) Un problema che non riguarda solo l’’attuale governo, ma anche l’’opposizione. La convention dei trentenni democratici guidati da Matteo Renzi e Giuseppe Civati, che si è tenuta il 5-7 novembre a Firenze, è stata l’’espressione chiara di una crescente insofferenza generazionale verso l’’incapacità del paese di rinnovarsi e di affrontare i nodi veri della crescita. Se ci si trova da vent’’anni con gli stessi leader e gli stessi problemi, significa che qualcosa non funziona e che con le buone o con le cattive una nuova stagione va iniziata. Questo, in sostanza, il pensiero di fondo.
Se i giovani sono il motore del cambiamento, esiste una questione sia di scarso peso che di scarso spazio che questi potenziali agenti del cambiamento hanno e trovano in Italia. Per misurare il “degiovanimento” della società italiana e valutarne le implicazioni, abbiamo costruito un indicatore che mette assieme sia gli aspetti demografici che di partecipazione politica potenziale.

UN INDICATORE DEL PESO POLITICO POTENZIALE DEI GIOVANI

La Costituzione italiana fissa dei vincoli di elettorato passivo a 25 anni per la Camera e a 40 anni per il Senato, con un ulteriore vincolo a 25 anni per l’’elettorato attivo in questo secondo caso. Come abbiamo già messo in luce in un precedente contributo, questi vincoli non hanno eguali in Europa. Grazie alle dinamiche demografiche e all’inerzia nel riadattare e rivedere le regole del gioco della partecipazione democratica, i giovani italiani sono tra quelli con minor peso politico nel mondo occidentale. L’’indicatore che proponiamo consente di misurare la combinazione di questi aspetti e di poter effettuare confronti e simulazioni.
L’’obiettivo è quello di misurare il grado di potere politico potenziale degli under 40 sulla base di due fattori. Da un lato, c’’è l’’aspetto demografico che entra attraverso la percentuale di popolazione under 40; dall’’altro, quello dei vincoli anagrafici che limitano i diritti di elettorato attivo e passivo. A tal fine, l’’indicatore proposto è legato inversamente alle età al voto ed è normalizzato in modo che il punto di riferimento sia l’’unità. In questo modo, a rapporti più elevati corrispondono condizioni di accesso più favorevoli ai giovani, mentre a rapporti meno elevati corrispondono condizioni peggiori. In questo momento storico (ma probabilmente sarà vero per molti altri anni), l’’età minima di elettorato attivo è 16 anni mentre quella di elettorato passivo è 18 anni. Quindi ogni paese che preveda queste età avrà un valore pari a 1. Tutto questo, poi, ponderato con la consistenza della popolazione giovanile under 40. (2)
La figura 1 confronta i valori dell’indicatore di peso politico potenziale dei giovani (Pppg) relativamente ai paesi europei nell’’anno 2009. Si noti che, a solo titolo esemplificativo, la figura 1 riporta anche il valore relativo alle elezioni per il Senato della Repubblica in Italia, così da evidenziare come questo ramo del Parlamento penalizzi fortemente la possibilità di partecipazione delle giovani generazioni alla vita politica. L’’Italia occupa l’’ultimo posto per potere politico potenziale degli under 40. Al primo posto, invece, l’’Irlanda, il cui valore è molto influenzato dall’’elevatissima quota di under 40 nella popolazione, circa il 60 per cento.
Il significato dell’’indice è chiaro: gli under 40 hanno potere politico potenziale se sono numericamente consistenti, ma al contempo hanno possibilità di essere politicamente influenti. In Italia entrambi questi due aspetti sono carenti. Come migliorare la situazione? Con minori vincoli anagrafici e maggiore partecipazione.

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Figura 1
Indicatore PPPG (peso politico potenziale dei giovani, UE (2009)

MINORI VINCOLI ANAGRAFICI

Si è tornato a parlare di cambiamento della legge elettorale. Ma sembra dimenticato o congelato il problema cruciale dei vincoli anagrafici di accesso al voto.
Con il nostro indicatore è possibile valutare l’’impatto di riforme sull’’età di elettorato attivo e passivo. Per esempio, se in Parlamento fosse possibile accedere a partire dai diciotto anni di età, il valore dell’indice in Italia passerebbe da 0,36 a 0,43, superando quello di Germania e Francia. Se inoltre fosse possibile votare a partire dai 16 anni, il valore salirebbe fino a 0,455, un valore addirittura superiore alla media (0,45). Infine, l’’indicatore permette anche di fare confronti nel tempo. Il confronto è particolarmente utile per valutare sia l’’andamento in base all’’evoluzione demografica di un paese sia l’’effetto di alcune riforme politiche, come l’’abbassamento della maggiore età da 21 a 18 anni nel 1975. Specificamente, il cambiamento ha provocato un rialzo da 0,433 a 0,463più che annullato dalle successive dinamiche demografiche, che hanno poi progressivamente ribassato il livello all’’attuale 0,36 circa.

MAGGIOR PARTECIPAZIONE

Questo è però solo un indicatore potenziale. Se ci fossero una politica lungimirante e meccanismi di ricambio generazionale adeguati, il peso effettivo delle nuove generazioni potrebbe risultare meno leggero di quello potenziale. Ma se accade il viceversa, le possibilità per i giovani di contare nelle scelte pubbliche e dare un proprio apporto pieno alle decisioni che condizionano il futuro del Paese, risultano ancor più ridotte.
Ma fino a che punto minor rinnovo della classe dirigente e maggior accanimento nel mantenere a lungo le leve del potere sono legati alle più generali performance negative del sistema Italia? A titolo meramente esemplificativo, è interessante notare che se mettiamo in relazione l’’indicatore costruito con quello che misura i livelli di transparency e accountability nei vari Paesi, si ottiene una associazione sensibilmente positiva (figura 2). L’’indicatore utilizzato è il noto Corruption Perceptions Index. Ma risultati simili si ottengono anche in relazione alla crescita economica e ai livelli di innovazione.
Insomma, i dati empirici non danno torto ai “rottamatori”. Anzi, suggeriscono che la carenza di peso demografico necessiti di essere compensata da un surplus di motivazione e determinazione al protagonismo delle nuove generazioni.

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Figura 2
Peso politico potenziale dei giovani e livello di corruzione pubblica*
(UE 27, 2008)

* Scala da 10 (alta accountability) a 0 (alta corruzione); per maggiori dettagli: http://www.transparency.org/

(1) Si vedano, tra gli altri, i dati citati da Ilvo Diamanti su “La Repubblica” del 1 novembre 2010.
(2) Per maggiori dettagli sulla costruzione dell’indicatore si rimanda a P. Balduzzi e A. Rosina (2010), “Il futuro delle nuove generazioni. Il ‘degiovanimento’ dell’’Italia”, in corso di pubblicazione su RicercAzione, 2 (2).

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12 commenti

  1. Antonio

    Tolta l’Italia resta soltanto un outlier in una distribuzione di punti evidentemente casuale. Quanto vale il coefficiente di Pearson?

  2. Paolo Trivellato

    Chissà se vale anche per l’università. Sarebbe interessante individuare indicatori appropriati e tentare una verifica.

  3. Viola

    La minore partecipazione al voto da parte dei giovani è inoltre influenzata negativamente dagli ostacoli per gli studenti fuori sede che se vogliono votare devono spostarsi verso il comune di residenza con alti costi in termini di tempo e di denaro..

  4. rosario nicoletti

    Penso che cercare le possibili correlazioni sul fenomeno di cui si parla non sia tanto importante, quanto comprenderne le cause. Attribuire responsabilità alla legge elettorale mi sembra riduttivo. Sulle cause si può argomentare seguendo due linee principali: immaginare che i "vecchi" siano particolarmente attaccati alle poltrone, oppure che i "giovani" non siano capaci di prendersi la parte del potere che spetta loro. Io favorisco la seconda possibilità; da quaranta o più anni la scuola funziona sempre peggio, l’ignoranza dilaga e i giovani sono sempre meno abituati a mettersi alla prova o ad accettare sfide. Naturalmente esistono le eccezioni e molti espatriano.

  5. f.zadra

    E’ un fatto, i nostri uomini politici hanno una non comune longevità, senza paragoni col resto d’Europa. A cosa è dovuto? Solo in piccola parte ai limiti di età posti dalla legge all’elettorato attivo e passivo, in massima parte è conseguenza dell’autoreferenzialità delle segreterie dei partiti.

  6. daniele borioli

    Per molti versi, sono d’accordo con il taglio dell’articolo, rispetto all’esigenza di ricambio delle classi dirigenti; meno mi convince il nesso diretto tra rinnovamento generazionale delle classi dirigenti e performances nazionali: ad esempio, come la mettiamo con l’Irlanda? Il più "giovane" dei paesi e, allo stesso tempo, uno dei più mal messi.

  7. vittorio

    Il vero cambiamento è la rotazione delle persone nei posti di governo /potere, bisogna porre limiti per legge ai madati consecutivi. Forse questo porterà a un ricambio non solo generazionale. Ma una legge così quale politico mai la votera?

  8. chiara

    L’Italia ha prodotto una generazione di trentenni in gamba, spesso frustrati dalla difficoltà di arrivare a posizioni di responsabilità. In italia chi arriva a posizioni di potere non le condivide facilmente e non le molla. Inoltre la convinzione diffusa (che tu mi sembri impersonare perfettamente) che i giovani non siano in grado di assumersi responsabilità è probabilmente una delle cause della frustrazione in cui molti giovani italiani si trovano al momento. Più in generale io penso che sarebbe il caso di cominciare a fare proposte più chiare rispetto a questo problema. mi lascia un po perpless al’analisi di questo articolo. Non credo proprio che minori vincoli anagrafici o una legge elettorale diversa siano la soluzione del problema. Credo invece che si debba guardare anche in altre direzioni: – al ruolo della donna in italia e alla necessita’ di favorire l’ingresso e la crescita della donna nel mondo del lavoro – riconsocimento del ruolo fondamentale e del potenziale che l’immigrazione potrebbe avere nella nostra societa’ vivo in inghilterra e credo che molto del dinamismo di questa societa’ sia legato al secondo punto di cui sopra..

  9. Maurizio

    In Italia sul lavoro a 40 anni ti dicono che sei giovane. La classe politica ha dai 65 agli 80 anni. Le banche non finanziano le piccole imprese, c’era il mito del posto fisso e del pezzo di carta che garantisce il lavoro, tutte cose che la crisi attuale ha spazzato via, e non torneranno. La classe politica è la stessa di 40 anni fa, i problemi sempre gli stessi: la mafia, corruzione, il sud, il debitio pubblico. Gli altri vanno avanti, noi ? Ci vuole un cambio di mentalità, radicale, è una questione di sopravvivenza ormai, o finiremo mummificati, e tutti devono partecipare, senza farsi irretire dalla politica, che ha tuttto l’interesse a che i problemi rimangano, così ci sono loro che li risolvono..

  10. mirco

    In italia vige il bicameralismo perfetto ovvero il governo ha bisogno della fiducia del senato dove è possibile essere eletti solo dal 40esimo anno in su ed è possibile votare dal 25esimo anno in su. Se cosi stanno le cose la camera non conta nulla perchè si avrà sempre la classe dei più anziani che comanda attraverso il senato. Occorre una camera sola con la possibilità di poter votare dai 18 anni e anche essere eletti a 18 anni.

  11. FabrizioB

    Nell’ultima figura la correlazione è abbastanza evidente. Ovviamente correlazione non vuol dire causalità e qui l’analisi andrebbe approfondita. A mio avviso (doxa, non episteme) la ragione della maggiore corruzione italiana risiede nello scarso ricambio della classe dirigente (una bella analisi sarebbe quella di verificare il tasso di ricambio delle famiglie dei politici, a cominciare dal parlamento, sull’arco di più generazioni ovvero compresi figli, nipoti e parenti vari lungo i 150 anni di storia d’Italia) che genera la persistenza di una cultura di diseguaglianza (classe dirigente vs popolo) e di illegalità (la classe dirigente che può oltre la legge). La corruzione, che è scambio economico, presuppone una certa stabilità della controparte come tutti gli scambi. Questa stabilità si costituisce con la cultura dell’illegalità che non può che essere trasmessa organicamente dentro l’unica istituzione che non ha a che fare con i poteri dello stato, ovvero la famiglia. Non è un caso che le culture più familistiche siano anche quelle dove si sviluppano meglio i fenomeni mafiosi. Ipotesi e congetture che a me danno una spiegazione ma che necessitano di approfondimenti scientifici.

  12. daniele58

    La rottamazione è una cosa naturale, non esiste paese moderno al mondo che nelle istituzioni abbia mantenuto lo stesso organico per cinqunt’anni.Inoltre oltre che avere una classe politica angraficamente vecchia abbiamo una classe politica formata da politici di professione i quali non sono in grado di decidere cosa è giusto per il paese.La mia preoccupazione è che se vi fosse un ricambio generazionale,non ci sia nel contempo un ricambio culturale e più positivo di qello che abbiamo ora visto che le scuole politiche le tengono i "vecchi", insomma serve un cambio di mentalità.

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