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  1. daniele58 Rispondi

    La rottamazione è una cosa naturale, non esiste paese moderno al mondo che nelle istituzioni abbia mantenuto lo stesso organico per cinqunt'anni.Inoltre oltre che avere una classe politica angraficamente vecchia abbiamo una classe politica formata da politici di professione i quali non sono in grado di decidere cosa è giusto per il paese.La mia preoccupazione è che se vi fosse un ricambio generazionale,non ci sia nel contempo un ricambio culturale e più positivo di qello che abbiamo ora visto che le scuole politiche le tengono i "vecchi", insomma serve un cambio di mentalità.

  2. FabrizioB Rispondi

    Nell'ultima figura la correlazione è abbastanza evidente. Ovviamente correlazione non vuol dire causalità e qui l'analisi andrebbe approfondita. A mio avviso (doxa, non episteme) la ragione della maggiore corruzione italiana risiede nello scarso ricambio della classe dirigente (una bella analisi sarebbe quella di verificare il tasso di ricambio delle famiglie dei politici, a cominciare dal parlamento, sull'arco di più generazioni ovvero compresi figli, nipoti e parenti vari lungo i 150 anni di storia d'Italia) che genera la persistenza di una cultura di diseguaglianza (classe dirigente vs popolo) e di illegalità (la classe dirigente che può oltre la legge). La corruzione, che è scambio economico, presuppone una certa stabilità della controparte come tutti gli scambi. Questa stabilità si costituisce con la cultura dell'illegalità che non può che essere trasmessa organicamente dentro l'unica istituzione che non ha a che fare con i poteri dello stato, ovvero la famiglia. Non è un caso che le culture più familistiche siano anche quelle dove si sviluppano meglio i fenomeni mafiosi. Ipotesi e congetture che a me danno una spiegazione ma che necessitano di approfondimenti scientifici.

  3. mirco Rispondi

    In italia vige il bicameralismo perfetto ovvero il governo ha bisogno della fiducia del senato dove è possibile essere eletti solo dal 40esimo anno in su ed è possibile votare dal 25esimo anno in su. Se cosi stanno le cose la camera non conta nulla perchè si avrà sempre la classe dei più anziani che comanda attraverso il senato. Occorre una camera sola con la possibilità di poter votare dai 18 anni e anche essere eletti a 18 anni.

  4. Maurizio Rispondi

    In Italia sul lavoro a 40 anni ti dicono che sei giovane. La classe politica ha dai 65 agli 80 anni. Le banche non finanziano le piccole imprese, c'era il mito del posto fisso e del pezzo di carta che garantisce il lavoro, tutte cose che la crisi attuale ha spazzato via, e non torneranno. La classe politica è la stessa di 40 anni fa, i problemi sempre gli stessi: la mafia, corruzione, il sud, il debitio pubblico. Gli altri vanno avanti, noi ? Ci vuole un cambio di mentalità, radicale, è una questione di sopravvivenza ormai, o finiremo mummificati, e tutti devono partecipare, senza farsi irretire dalla politica, che ha tuttto l'interesse a che i problemi rimangano, così ci sono loro che li risolvono..

  5. chiara Rispondi

    L'Italia ha prodotto una generazione di trentenni in gamba, spesso frustrati dalla difficoltà di arrivare a posizioni di responsabilità. In italia chi arriva a posizioni di potere non le condivide facilmente e non le molla. Inoltre la convinzione diffusa (che tu mi sembri impersonare perfettamente) che i giovani non siano in grado di assumersi responsabilità è probabilmente una delle cause della frustrazione in cui molti giovani italiani si trovano al momento. Più in generale io penso che sarebbe il caso di cominciare a fare proposte più chiare rispetto a questo problema. mi lascia un po perpless al'analisi di questo articolo. Non credo proprio che minori vincoli anagrafici o una legge elettorale diversa siano la soluzione del problema. Credo invece che si debba guardare anche in altre direzioni: - al ruolo della donna in italia e alla necessita' di favorire l'ingresso e la crescita della donna nel mondo del lavoro - riconsocimento del ruolo fondamentale e del potenziale che l'immigrazione potrebbe avere nella nostra societa' vivo in inghilterra e credo che molto del dinamismo di questa societa' sia legato al secondo punto di cui sopra..

  6. vittorio Rispondi

    Il vero cambiamento è la rotazione delle persone nei posti di governo /potere, bisogna porre limiti per legge ai madati consecutivi. Forse questo porterà a un ricambio non solo generazionale. Ma una legge così quale politico mai la votera?

  7. daniele borioli Rispondi

    Per molti versi, sono d'accordo con il taglio dell'articolo, rispetto all'esigenza di ricambio delle classi dirigenti; meno mi convince il nesso diretto tra rinnovamento generazionale delle classi dirigenti e performances nazionali: ad esempio, come la mettiamo con l'Irlanda? Il più "giovane" dei paesi e, allo stesso tempo, uno dei più mal messi.

  8. f.zadra Rispondi

    E' un fatto, i nostri uomini politici hanno una non comune longevità, senza paragoni col resto d'Europa. A cosa è dovuto? Solo in piccola parte ai limiti di età posti dalla legge all'elettorato attivo e passivo, in massima parte è conseguenza dell'autoreferenzialità delle segreterie dei partiti.

  9. rosario nicoletti Rispondi

    Penso che cercare le possibili correlazioni sul fenomeno di cui si parla non sia tanto importante, quanto comprenderne le cause. Attribuire responsabilità alla legge elettorale mi sembra riduttivo. Sulle cause si può argomentare seguendo due linee principali: immaginare che i "vecchi" siano particolarmente attaccati alle poltrone, oppure che i "giovani" non siano capaci di prendersi la parte del potere che spetta loro. Io favorisco la seconda possibilità; da quaranta o più anni la scuola funziona sempre peggio, l'ignoranza dilaga e i giovani sono sempre meno abituati a mettersi alla prova o ad accettare sfide. Naturalmente esistono le eccezioni e molti espatriano.

  10. Viola Rispondi

    La minore partecipazione al voto da parte dei giovani è inoltre influenzata negativamente dagli ostacoli per gli studenti fuori sede che se vogliono votare devono spostarsi verso il comune di residenza con alti costi in termini di tempo e di denaro..

  11. Paolo Trivellato Rispondi
    Chissà se vale anche per l'università. Sarebbe interessante individuare indicatori appropriati e tentare una verifica.
  12. Antonio Rispondi
    Tolta l'Italia resta soltanto un outlier in una distribuzione di punti evidentemente casuale. Quanto vale il coefficiente di Pearson?