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  1. bob Rispondi
    la politica non si è dimenticata dei giovani si è dimenticata di quella società civile, attiva , propositiva, intraprendente, aperta di mente che De Rita definì la società trainante di questo Paese. Il sistema creato ad hoc da questa classe politica creando inutili livelli di potere dallo Stato all’ultima circoscrizione passando per Enti e partecipate varie ( ancora si viene a raccontare la favola del federalismo differenziato) ha di fatto raggiunto due obiettivi: quello di abbassare l’asticella della politica stessa favorendo soggetti mediocri e quello di creare un “elettorato dalla mano tesa” dove una maggioranza della minoranza che vota ( una minoranza vota ancora per dovere civico) passa a riscuotere. Una presidenza, un favore un occhio di riguardo si trova da elargire tra gli innumerevoli e inutili livelli e enti di potere. Sono oltre 30 anni che non si fa un piano industriale un progetto nazionale che possa trainare vari territori di distretti non si parla più…
  2. EMILIO MENEGHELLA Rispondi
    Neet (Neither in Employment nor in Education nor in Training) in Italia al 29,50%, mentre l'art.1 della costituzione stabilisce che la repubblica italiana è fondata sul lavoro. Balduzzi sa bene che le politiche del lavoro sono complicate, articolate, elettoralmente impopolari, richiedono attenzione, preparazione e scelte decisive. Nessuna delle due appena dette qualità (attenzione e preparazione) era presente nelle persone al potere negli anni dal 2007 (anno di inasprimento della crisi globale) in poi né nessuno di essi ha scelto di scegliere. Questi i nomi: cesare damiano, maurizio sacconi, elsa fornero, enrico giovannini, giuliano poletti, luigi di maio,
  3. Lorenzo Rispondi
    Che dire difronte alla desolazione di certi dati? Non è un paese per giovani? Aggiungo solo che, pur non riguardando direttamente l'argomento esposto, mi sto battendo a ogni livello affinché i ragazzi, (quasi fino alla soglia della maggiore età ormai) possano andare e tornare da scuola in autonomia: ne abbiamo fatto dei flaccidi burattini
  4. ettore falconieri Rispondi
    Vorrei aggiungere che è quasi una moda dire che in Italia non ci sono possibilità pe i giovani, l'Italia seconda potenza manifatturiera d' Europa, con il patrimonio artistico maggire del mondo e con tanto altro. Bravi cquelli che vanno all'estero per nuove esperienza, per imparare le lingue ed essendo bravi troverebbero possibilità anch in Italia.
  5. ettore falconieri Rispondi
    Premessa: anche un solo giovane disoccupato deve essere sentito come un problema di tutti. Ma… tempo fa un giovane disoccupato intervistato ha detto che lo stato deve trovargli un lavoro dove abita ed è vergognoso che non glielo trovasse...aveva addosso vestiti per alcune centinaia di Euro…..decenni fa un suo coetaneo disoccupato poteva essere vestito di stracci ed era emigrato lontano pur di trovare lavoro.. Il problema è tutto qui, di mentalità, di educazione, di disponibilità a fare sacrifici...
    • Cristiano Paolini Rispondi
      Sig Ettore, dice sicuramente bene riguardo alla disponibilità al sacrificio che tutti devono avere, però è forse troppo semplice generalizzare in questo modo. Inoltre anche volendo assumere la sua conclusione come vera, mi viene questa riflessione: l'ambiente che ha formato questi giovani indolenti è una società prodotta dai loro padri in cui si registrano altissimi livelli di corruzione e clientelarismo. COsa possiamo aspettarci da giovani formatisi in una società dove hanno imparato che le conoscenze sono più importanti della conoscenza? Questa non è una giustificazione, perche ognuno è responsabile delle proprie azioni, indipendentemente dall'ambiente, altrimenti non ci sarebbe mai cambiamento, ma come conciliare l'idea che i giovani italiani siano scansafatiche con il dato riferito nell'articolo "il 76 per cento degli italiani che ha portato la residenza all’estero, nel 2016, aveva meno di 40 anni". Inoltre secondo AIRE e Fondazione Migrantes la quota più consistente di italiani emigrati all'estero è nella fascia 18-34 anni e poi 35-49 anni, che copre ampiamente gli over 40 attivi. Avanzo un'ipotesi: e se i giovani più capaci stiano lasciando l'italia, che non offre possibilità di sviluppare le loro potenzialità, mentre rimane soprattutto chi se lo può permettere, avendo alle spalle un contesto familiare che lo sostiene, pur non avendo grande spirito di iniziativa e/o di sacrificio?
  6. Henri Schmit Rispondi
    Pur condividendo la critica delle disparità generazionali, penso che ci siano altri difetti della legge elettorale per il PE più criticabili, più dannosi di quello denunciato dall'autore. Ne cito tre 1. le soglie di sbarramento contro le liste meno votate; 2. le circoscrizioni troppo grandi; 3. il numero non equo di deputati italiani, non proporzionale alla popolazione; meriterebbe una decina di eletti in più pur garantendo un minimo di 6 seggi agli stati più piccoli. La Francia sta ufficialmente persegendo questo obiettivo (proposta parlamentare). I primi due difetti concorrono a creare un potere di fatto dei partiti; sono loro (i due difetti e i partiti chiusi) il vero ostacolo alle candidature dei giovani e meno giovani ; l'autoreferenzialità partitica dissuade pure una fetta della popolazione che non va a votare. In realtà, il potere di scelta (e di candidatura) individuale non limita il potere dei partiti, ma solo quello delle loro oligarchie interne; tale potere rinforza al contrario i partiti, li rende più democratici e quindi in ultima analisi aumenta la partecipazione e il consenso.
    • Savino Rispondi
      Aristotele diceva che la democrazia rappresentativa è meglio della democrazia diretta, a patto che ci siano redistribuzioni del reddito tra i ceti sociali, in favore soprattutto di quelli medi, in modo da rendere contendibile l'esercizio democratico. Oggi è questa redistribuzione che manca.
  7. Savino Rispondi
    Più che abbassare l'età in cui ci si reca alla urne, occorre abbassare l'età in cui ci si rende indipendenti economicamente. Le vecchie volpi, in tutti i settori, continuano a dire che ci vuole esperienza e che ci vuole quel "saper stare al mondo", il che significa accettare compromessi al ribasso e schifezze varie. Io so soltanto che con l'esperienza ed il "saper stare al mondo" stanno, ad esempio, crollando i ponti di ogni tipo ed il nostro territorio è in dissesto idrogeologico. Diciamo che bisogna smetterla di avere pregiudizi verso i giovani e bisogna smetterla di pensarla egoisticamente, per il proprio tornaconto, da parte degli adulti.