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Sedici anni, l’età per votare*

Se ci sono buoni motivi per ringiovanire l’elettorato nel mondo occidentale, questi sono ancor più accentuati nel nostro paese. Alla maggiore età media delle più importanti cariche di governo e istituzionali si associa anche una più scarsa attenzione politica verso i giovani. Per esempio, la spesa sociale italiana è tra le più sbilanciate in Europa a favore delle generazioni più anziane. Abbassare l’età del diritto di voto a sedici anni servirebbe a riequilibrare il peso elettorale e presumibilmente politico dei giovani. Le deboli ragioni di chi si oppone.

Dopo la scelta fatta dall’Austria, è sempre più vivace anche nel nostro paese la discussione sull’abbassamento dell’età al voto. Uno dei più concreti segnali di apertura in questo senso è la recente decisione di far partecipare anche sedicenni e diciassettenni all’elezione dei componenti delle assemblee costituenti del Partito democratico che si terrà il 14 ottobre . Varie sono le obiezioni sollevate, da molte parti, sull’estensione di tale possibilità anche per le elezioni amministrative e politiche, nessuna però appare essere pienamente convincente.

I motivi a favore

Se ci sono buoni motivi per ringiovanire l’elettorato nel mondo occidentale, questi sono ancor più accentuati nel nostro paese. Per esempio, da noi, i meccanismi del ricambio generazionale sono più inceppati che altrove. Varie sono le evidenze empiriche che lo testimoniano, a partire dal fatto che la classe dirigente e, soprattutto, quella politica sono caratterizzate da una scarsa presenza di esponenti delle più giovani generazioni.
Alla maggior età media delle più importanti cariche di governo e istituzionali si associa anche, rispetto agli altri paesi occidentali, una più scarsa attenzione politica verso i giovani. E infatti le politiche nei loro confronti risultano cronicamente carenti in Italia, e la protezione sociale particolarmente bassa. Attualmente, la spesa sociale italiana è in Europa una tra le più sbilanciate a favore delle generazioni più anziane. Oltre i due terzi va in pensioni e invalidità, mentre nettamente inferiore rispetto alla media europea è la quota che va per casa, disoccupazione ed esclusione sociale. Le difficoltà a mettere in campo gli “ammortizzatori sociali” contro la precarietà, a intaccare i privilegi acquisiti per dar spazio alle forze più dinamiche, a costruire un sistema previdenziale più equo dal punto di vista generazionale, sono tutti esempi che testimoniano quanto poco la politica italiana stia investendo nel ridurre i rischi e nell’aumentare le opportunità delle più giovani generazioni.
Se già oggi la classe politica è tra le più anziane e la spesa sociale a favore dei giovani è tra le più basse, tutto ciò potrebbe ulteriormente peggiorare come conseguenza dell’invecchiamento della popolazione. A causa della persistente denatalità italiana, il peso demografico dei giovani è destinato infatti a ridursi da noi più che altrove, e per converso è destinato ad accrescersi quello degli anziani. Saremo nei prossimi decenni, assieme al Giappone, il paese al mondo con struttura per età più squilibrata al mondo. Il che significa meno peso elettorale e (presumibilmente) politico dei giovani, e ancor più spesa sociale assorbita (per previdenza e salute pubblica), a parità di risorse, dalle generazioni più anziane.
Il voto a sedicenni e diciassettenni consente quantomeno di dar più rilevanza al voto “dei” giovani e (presumibilmente) “per” i giovani. Attualmente il peso elettorale (per ora virtuale) dei sedicenni e diciassettenni equivale a quello degli over 85. Ci si può chiedere perché nella decisione di chi è chiamato a responsabilità di governo (o amministrazione locale) i novantenni contino più dei diciassettenni. Tanto più che da qui al 2035 il peso dei primi è destinato comunque a diventare il triplo rispetto a quello dei secondi (Figura 1).

I motivi contro

Verso la proposta di abbassare sotto i diciotto anni l’età del diritto di voto sono state sollevate da varie parti alcune perplessità. Uno dei principali argomenti utilizzati è che “non sono ancora maturi per il voto” e che a tale età i giovani devono concentrarsi soprattutto sullo studio. È vero che una quota elevata di sedici-diciassettenni frequenta le scuole superiori (oltre l’80%), ma ciò vale anche per i diciottenni (oltre il 70%). Inoltre una parte di essi lavora. Se le leggi italiane prevedono che un sedicenne possa lavorare e pagare le tasse, perché non dovrebbe poter esprimere il suo voto su chi poi amministra la cosa pubblica?
Riguardo all’immaturità vi è chi sostiene che pretendiamo troppo da loro e che c’è il rischio di volerli responsabilizzare eccessivamente e farli crescere in fretta. Una tesi curiosa visto che semmai in Italia c’è il rischio contrario, ovvero quello di tenerli immaturi a lungo e rallentare tutti i passaggi alla vita adulta. La gran parte dei giovani danesi vive già in modo indipendente dai genitori a diciotto-venti anni. La maggioranza dei giovani europei lascia la casa dei genitori entro i venticinque. Nel nostro paese è invece sempre più comune rimanervi fino ai trenta e oltre. Ben venga quindi un voto che tratta meno da immaturi e responsabilizza un po’ di più i giovani italiani.
C’è poi chi è scettico perché teme un voto troppo influenzabile da un lato, e troppo “ideologizzato” dall’altro. E allora? È certo possibile che molti giovani votino come i propri genitori, e altri si facciano un’opinione attraverso gli strumenti di confronto che offre internet (blog, forum, eccetera). Perché nella democrazia italiana dovrebbe invece pesare di più il voto meno “ideologico” e più “inerziale”, meno basato su internet e più sulla televisione, di un ottantacinquenne?
Infine, un argomento spesso usato è quello, basato su impressioni personali, che comunque la grande maggioranza dei sedicenni non sarebbe interessata a partecipare alle elezioni amministrative e politiche. I dati raccontano invece una storia diversa. Secondo l’indagine Istat “Aspetti della vita quotidiana”, i disinformati e disinteressati dei fatti della politica sono meno della metà dei sedici-diciassettenni. Recenti indagini su tale fascia d’età (ad esempio, quella condotta a Milano dall’Osservatorio sui diritti dei minori) evidenziano come quasi tre su quattro sarebbero contenti di poter votare (e oltre il 40 per cento di chi è favorevole si sente più informato e consapevole rispetto alle generazioni precedenti).

Investire sul futuro

Si dice spesso che l’Italia è un paese bloccato, ingessato, che ha bisogno di liberare le sue forze più dinamiche ed investire sul proprio futuro. Per farlo sono necessarie scelte coraggiose e segnali di discontinuità rispetto alle vecchie logiche. L’abbassare il diritto di voto ai sedici anni significa per la politica, quantomeno, doversi maggiormente confrontare con l’Italia che sarà, porsi il problema di chi sono e come si stanno formando le più giovani generazioni. E magari scommettere un po’ di più sul futuro e difendere un po’ meno i privilegi acquisiti.

Figura 1 – Elettori (potenziali) 16-17enni e (effettivi) over 85
(Fonte: previsioni Istat)

* l’articolo e’ presente anche anche su www.neodemos.it

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Sommario 13 luglio 2007

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Dossier: cronaca di un fallimento annunciato

37 commenti

  1. Erio.ilpadano@gmail.com

    Diciamo che e’ una questione delicata.
    Servirebbe ad allargare la base elettorale a persone che si stanno formando ed in questo modo potrebbero arricchire il proprio bagaglio culturale sotto la spinta del voto. Questo nel caso in cui fosse molto sentito, il rischio e’ che i 16ni lo prendano sottogamba, magari continuando a votare come i propri genitori, ma per un miglioramento della societa’ me la sentirei di rischiare, si io glielo
    darei.

    • La redazione

      Sono d’accordo. Mi sembra ragionevole pensare che la stessa possibilita’ di poter esercitare il diritto di voto possa avere ricadute positive, stimolando in molti 16-17enni la voglia di informarsi maggiormente e di farsi idee piu’ mature sulla realta’ sociale e politica nella quale vivono.
      Cordialmente,
      AR

  2. Marcello

    Tutta la tesi dell’intervento è basata sul presupposto che i giovani votino per i giovani o per chi gli interessi dei giovani.
    Prima di portare avanti una simile tesi, bisognerebbe basarsi su qualche evidenza, magari non sondaggi (dove la gente risponde quello che ci si aspetta che risponda) ma affidandosi a qualche buona proxy delle intenzioni di voto.
    Personalmente temo che il voto dei giovanissimi sia fortemente ideologizzato, al punto che il paradosso per cui i partiti che puntano all’abbassamento dell’età pensionabile, non sostenibile nel lungo periodo e i cui costi si scaricheranno pesantemente proprio su chi oggi è giovane, siano fortemente sostenuti dal voto giovanile.

    • La redazione

      Nessuno garantisce che i giovani votino per i giovani. Si tratta pero’ di dare piu’ peso al loro voto, di fornire maggiori strumenti alle piu’ giovani generazioni per contare. Come ogni altro, potranno poi usare bene o male il loro voto. Dipendera’ da loro. Cominciamo noi con il dargli fiducia.
      Cordialmente,
      AR

  3. Paolo

    Mi pare che prima di porsi il problema dei sedici anni, dovremmo pensare all’anacronismo del nostro sistema elettorale/politico. Alcuni esempi:
    40 anni per diventare senatori
    25 per diventare deputati
    25 per votare i membri del Senato
    50 per diventare Presidente della Repubblica
    In tutta Europa a 40 anni si diventa Capo di governo, in Italia non puoi diventare nemmeno senatore.

    • La redazione

      Concordo sulla critica all’”anacronismo del nostro sistema elettorale/politico”, ma tutto cio’ puo’ tranquillamente andare di pari passo con l’abbassamento dell’eta’ al voto sotto i 18 anni.
      Cordialmente,
      AR

  4. GiGuazzi

    Il lavoro a 16 anni e fino a 70 anni? Mi chiedo se tutti quelli che discutono guardando i conti che non tengono nel lungo periodo si sono mai chiesti, oppure conoscono qualcuno che ha trovato lavoro dopo i cinquant’anni; io ho 53 anni e l’azienda dove lavoro mi darebbbe dei soldi se andassi via. Ma chi assume un 55-60-65 enne?

  5. riccardo boero

    Egr. professore
    Gli studi scientifici piu’ recenti provano che il cervello umano e` completo solo ad un’eta` di 22 anni circa, prima mancano molte delle strutture che verranno usate proprio per l’elaborazione dei comportamenti sociali e politici.
    L’eta` minima per votare andrebbe semmai alzata a 22 anni
    Ma riconosco che abbassarla a 16 anni aumenterebbe il peso di quei partiti che propagandano visioni utopistiche e infondate della societa`, partiti che forse (chissa`?) Ella ha vocazione a sostenere.
    Grazie di una cortese risposta.

    • La redazione

      Bene, togliamo allora il voto sotto i 22 anni. Per coerenza lei dovrebbe pero’ proporre anche di togliere il voto dopo una certa eta’, oltre la quale il cervello funziona meno bene (non ci sono studi in proposito?).
      Io invece, al contrario di lei, ho la stessa fiducia sulla possibilita’ di espressione compiuta del voto sia da parte di un novantenne che di un sedicenne, quindi lascerei il diritto al primo ed estenderei il diritto al secondo.
      Cordialmente,
      AR

  6. Marco Chino

    A parer mio il problema dei sedicenni italiani non è l’interesse per la politica o l’eccessivo carico di responsabilità ma bensì avere gli strumenti per poter formare un’opinione propria. A questo dovrebbe provvedere l’istruzione pubblica e ciò accade in minima parte. Porto ad esempio il mio caso personale, sono un giovane di 23 anni alla soglia della laurea e quand’ero un sedicenne ho frequentato il Licieo Scientifico Statale. Eccetto alcune nozioni fondamentali di educazione civica sulla Costituzione e sulle maggiori Istituzioni, nessun altro strumento ci è stato dato per comprendere il pensiero e le politiche promosse dai diversi partiti. In particolare l’area economica è stata totalmente trascurata.
    Concludo guardando con favore alla partecipazione dei sedicenni al voto, ma dando loro gli strumenti per essere cittadini autonomi e consapevoli delle proprie scelte, se così non fosse questi diverrebbero l’ennesima massa di cittadini strumentalizzati dai partiti politici e tenuti consapevolmente nell’ignoranza per poterne controllarne meglio i voti.

    • La redazione

      Concordo. Indipendentemente dal voto, mi pare fondamentale che vengano forniti a sedici e diciassettenni strumenti adeguati per potersi formare un’opinione propria. Se poi il voto incentiva tutto cio’, molto meglio.
      Cordialmente,
      AR

  7. martino

    Sinceramente non penso che abbassare l’età del voto possa essere d’aiuto nel senso descritto dall’articolo. Naturalmente, mi baso sulla semplice osservazione della realtà quotidiana che mi rammostra quanto segue:
    – la “maturità” dei giovani oggi si è spostata in avanti non indietro. la capacità di discernimento tra proposte politiche alternative comincia più o meno solo a 22-24 anni; mi sembra che, nella fase precedente, i.e. tra i 18 (o 16) e i 20 anni, il voto sia quasi sempre ideologico, cioè ereditato dai “gusti” familiari e non frutto un ragionamento politico. Di ciò le varie manifestazioni/autogestioni/occupazioni fatte per qualunque motivo che sia “anti” qualcosa sono, come noto a chi abbia rimembranze del liceo, chiaro segno.
    Paerltro, aumentare il numero di votanti – non paganti le tasse- mi sembra inopportuno in quanto aumenta il numero di votanti privi di alcuna “percezione” di quanto viene preso dallo Stato dal frutto del proprio lavoro a fronte di servizi migliorabili (eufemismo!). in fondo il voto esprime (anche) un giudizio su come i propri soldi dati allo stato vengono spesi
    iii) l’età per votare anzi andrebbe alzata.
    Butto lì una provocazione per ottenere lo stesso risultato “riequilibratore” dell’elettorato in realtà – la vera rivoluzione – per la stessa ragione di cui al sopra, sarebbe stabilire che non possano votare i pensionati (magari dopo 10 anni di percezione).

    • La redazione

      Anche per l’allargamento del voto alle donne si era usata la stessa obiezione, ovvero che non erano interessate alla politica, che il loro voto sarebbe stato troppo emotivo e poco ponderato, oppure avrebbero votato come mariti e padri. Per fortuna il diritto al voto le donne lo hanno poi ottenuto.
      Alla proposta di far votare solo chi paga le tasse ed escludere i pensionati andrebbe pero’ aggiunto, per coerenza, un allargamento del voto anche a tutti gli stranieri che lavorano e pagano le tasse.
      Cordialmente,
      AR

  8. Sergio De Carli

    Faccio l’insegnante da una vita, e sono convinto che i giovani debbano essere valorizzati molto di più in Italia. Come fare a valorizzarli? Mettendoli in condizione di capire e assumersi responsabilità, cioè investendo sulla scuola, che è il luogo deputato ad aiutarli a crescere come persone, quindi come cittadini che votano, eleggono e vengono eletti. Mi fa però paura caricarli di altre responsabilità, quando faticano a gestire quelle che già li coinvolgono: meglio aiutarli a gestire le responsabilità della loro età.
    Penso non abbia senso abbassare l’età del voto per abbassarla: di questo passo voteranno anche i quattordicenni… Mi chiedo infatti se a sedici anni sono maturi a sufficienza per assumersi la responsabilità di votare: non ha senso – a mio parere – abbassare per abbassare. Ci si deve invece chiedere se l’età indicata è quella di una sufficiente maturità. La mi risposta è negativa. Ci sono anche altre ragioni, ma ritengo inutile ripetere cose già dette e scritte.

    • La redazione

      A me sembra che nel nostro paese ci faccia abbastanza comodo considerare in generale i giovani come degli immaturi. Tutto cio’ consente alle generazioni piu’ adulte di prendere decisioni per essi anche senza consultarli e senza tener conto dell’impatto sul loro futuro (basta, ad esempio, pensare all’enorme debito pubblico accumulato). Diamogli il modo di dire la loro, di contare di piu’. Costringiamo le generazioni piu’ adulte a doversi confrontare maggiormente con le generazioni piu’ giovani, dopotutto chi governa opera scelte che mettono in gioco soprattutto il loro futuro.
      Cordialmente,
      AR

  9. Mauro Labate

    Concordo in pieno, soprattutto sul modo in cui l’autore ha smontato le argomentazioni contro l’abbassamento dell’età minima per il voto. Come scrivevo su un blog qualche giorno fa, in seguito alla lettura della notizia in questione, l’età non è il miglior discriminante possibile per valutare le capacità di discernimento di una persona, è solo il più facile da applicare. Ci sono 16-enni più maturi di tanti 40-enni a cui però è permesso di votare.

    PS: di anni ne ho 23 e ricordo ancora bene i miei 16 anni. Ero impegnato a studiare e lo sono ancora oggi, così come lo sarò per i prossimi anni (se dovessi scegliere un Ph.D anche per tutto il resto della vita), ma questo impegno non ha mai costituito un impedimento alla raccolta di informazioni su ciò che accade nel mondo che mi circonda. Non posso fare a meno di notare la debolezza della tesi di chi sostiene che uno studente qualsiasi di 16 anni dovrebbe essere disinformato sulla politica in quanto impegnato a studiare…
    Inoltre, così come i lavoratori possono contribuire con un voto basato sulla loro esperienza, allo stesso modo dovrebbe essere permesso agli studenti di portare la loro visione dei problemi del Paese.

  10. Mario Sberna

    La proposta del voto ai sedicenni mi vede entusiasticamente favorevole: in un Paese vecchio, governato e amministrato da persone anziane, nulla di meglio che una ventata di gioventù per guardare con rinnovata speranza al futuro. Mi permetto aggiungere che la democrazia più compiuta, come indica da tempo il Prof. Campiglio, dovrebbe prevedere la formula “una testa un voto”. La testa ce l’ha anche un bimbo di pochi mesi; non è in grado di esercitare direttamente il diritto di voto ma il suo tutore (anzitutto la madre, che pensa a tutto per lui nei primi tempi di vita) può e deve esercitare tale diritto per il bene della sua creatura. La madre ne è vicaria in tutto, perché non può esserlo nel voto, almeno sino ai sedici anni? Cordiali saluti e sempre complimenti per la corretta e chiara informazione che LaVoce.info dispensa. Mario Sberna

  11. pier luigi bonvicini

    Qualche amministrazione comunale ha già iniziato a concedere il voto agli extracomunitari. Ebbene i nostri sedicenni, maturi o no (non spetta ai politici giudicarlo), dovrebbero avere il diritto di voto, così come tutti i bambini. Il genitore fino alla maggior età è responsabile civilmente e penalmente del proprio figlio, ma quando si vota il figlio non conta nulla. Se anche i bimbi avessero un valore elettorale (alla madre il diritto di voto) allora forse le politiche a favore della famiglia avrebbero un peso diverso per chi ci governa e pensa solo al consenso e alle future elezioni.
    La proposta è quindi sì, diamo il voto ai sedicenni e a tutti i bambini (attraverso la mamma), facendo il primo esperimento proprio nelle elezioni amministrative.

  12. luciano

    Fate un sondaggio sui votanti! Almeno l’80% dell’elettorato non ha nessuna cognizione di normative elementari legislative. Chiedete: Cosa fa la camera dei deputati ? Cos’è il potere esecutivo ? Quali compiti ha un’onorevole? e cosi via.
    Perchè per guidare si deve fare un esame e per votare (con cui si delegano le scelte future di una società) si può farlo per diritto divino solo perchè ho raggiunto una determinata età; tale diritto mi spetta e pertanto posso indirizzare le scelte future della società, anche se non mi interessa la politica, le mie letture sono giornalini di gossip, e sogno di andare in televisione a fare la “velina” o il “tronista”. Con questa filosofia nell’era della comunicazione è naturale che acquisire un voto sia esclusivaamente un fatto di marketing. E chi conosce questa disciplina sa bene che si vende in misura proporzionale a quante “risorse” si mettono sul tavolo. Valuterei invece una proposta costruttiva limitare il voto a coloro che esprimono la volontà di volerlo fare, e dimostrassero di avere le conoscenze elementari di educazione civica imposte dalla scuola dell’obbligo (scuola media inferiore), senza nessun riferimento all’età anagrafica. Grazie per l’intervento.

  13. paolo

    Egr. professore,
    Concordo sul suo ragionamento sull’abbassamento dell’eta’ per il voto, questo dovrebbe spingere i governi ad implementare politiche piu’ sostenibili, spinti dall’incentivo di raccogliere voti tra i piu’ giovani. Naturalmente la stessa Commissione Europea dovrebbe diventare piu’ sensibile alle politiche per i giovani. Io mi spingerei oltre, una persona un voto, anche il neonato dovrebbe avere la sua scheda elettorale, poi il voto lo esprimerebbero i genitori. Questa delega, in sostanza, avviene per molti anziani che vengono accompagnati dentro le cabine elettorali. Quindi potrebbero essere le famiglie con figli molto giovani ad avere il compito di orientare i governi su politiche piu’ sostenibili? La mia è una domanda che ha risposta positiva se riconosciamo ai genitori un certo grado di altruismo verso i figli, altruismo che penso siano pochi a poter negare.
    Cordiali saluti

  14. Stefano

    Quando ho letto della legge approvata in Austria sul diritto di voto ai sedicenni ne sono stato subito entusiasta, e sono felice che anche in Italia se ne inizi a discutere. Concordo con le obiezioni che lei pone a chi si dichiara contrario, ed in proposito vorrei dire la mia sul tema “giovani influenzabili, disinformati e poco istruiti”:
    1. Un sedicenne ha (dovrebbe avere) perlomeno la licenza media, ed inoltre frequenta da 2 anni le scuole superiori; alcuni hanno anche un diploma professionale di 2 anni. Lo stesso non si può dire di milioni di italiani maggiorenni con regolare diritto di voto, ma livelli di istruzione inferiori.
    2. La formazione poltica deve far parte della complessiva formazione culturale di un individuo, che avviene nell’adolescenza; il diritto di voto ne sarebbe uno stimolo.
    3. Sono più influenzabili dei sedicenni che parlano inglese, navigano in internet e viaggiano in tutta Europa, o degli ottantenni che parlano poco e male l’italiano, non hanno altra fonte di informazione che non sia la tv e non si sono quasi mai mossi dal loro paese? Ovviamente valgono le eccezioni, ma la situazione generale è questa.
    4. In politica non si discute solo di questioni fiscali ed economiche, quindi anche chi non paga le tasse ha tutto il diritto, e l’interesse, a votare.
    5. I giovani sono molto più consapevoli della questione ambientale-climatica, decisiva per il nostro futuro, di quanto non lo siano le generazione cresciute col mito del boom economico e del consumo-a-tutti-i-costi.
    6.Sono più “ideologizzati” i giovani nati dopo il crollo del Muro, o chi è cresciuto con lo scontro Dc-Pci, influenzato da Mosca, dalla Cina o dal Vaticano?
    Concludo chiedendole conferma sul fatto che in Lussemburgo non possano votare gli ultra75enni ed un suo commento in proposito.
    Grazie e cordiali saluti

  15. antonio gasperi

    Mi aggiungo all’interessante dibattito: istintivamente direi di no, perchè ha tutto l’aspetto di una grossolana misura di marketing politico; tuttavia – considerata la scarsa cultura politica ed educazione civica dell’italiano medio – non mi pare un’idea da buttare via. a proposito, essendo una misura che riguarda per l’80 % studenti medi, sarebbe importante – come sottolinea il lettore universitario che frequentò un liceo scientifico – introdurre materie giuridico economiche in tutti gli ordini di scuole superiori.
    Cordialmente
    Antonio Gasperi

  16. lectiones

    C’è poco da congetturare, votare è un momento di riflessione che si matura col pensiero. Affidare i destini di un Paese a menti non ancora mature (la stessa maturità scolastica si raggiunge a 18 anni) è un azzardo demagogico che non farà il vantaggio nemmeno dei sedicenni.
    Bisognerebbe che anche la maggiore età si riducesse a 16 anni, e non mi pare che dal punto di vista fisiologico i neuroni di un adolescente siano in grado di congegnare il meglio.

    La politica è una cosa seria, fin troppo seria, affidarla a dei ragazzi non mi pare una giusta impresa.
    Celestino Ferraro

    • La redazione

      Chi si preoccupa dei neuroni di un sedici-diciasettenne si sente invece pienamente rassicurato di quelli di un novantenne? Io penso che i neuroni di entrambi siano (mediamente) in grado di esprimere un voto meditato.
      Non capisco poi perche’ deve esistere un’eta’ (18? 16? altro?) che consenta improvvisamente di passare dall’immaturita’ alla maturita’. La maturita’ e’ un processo che si sviluppa progressivamente nel corso di vita e, tra l’altro, in modo molto eterogeneo da persona a persona.
      E’ vero, la politica e’ una cosa seria, fin troppo seria, tanto che noi ltaliani la affidiamo a menti molto molto mature, che fanno della politica una professione e che sono poco disposte a farsi da parte. Se questa e’ la serieta’ allora noi abbiamo la politica piu’ seria di qualsiasi altro paese democratico. Ce la teniamo cosi’?
      Cordialmente,

  17. Alvaro Ringressi

    Concordo con Riccardo Boero, ma, a mio parere non si tratta di sole strutture fisiche ma di maturità. E’ vero non si smette mai di crescere, ma un adolescente soprattutto nella realtà come quella italiana in cui il tempo della scolarizzazione aumenta ed il momento di ingresso nel mondo del lavoro si allontana nel tempo, ancora a 16 anni non ci capisce niente della vita nella maggior parte ddei casi. Sicuramente il dover votare sarebbe è uno stimolo, ma il bagaglio di esperienza vissuta, di gioie ed di dolori, i sacrifici che son quelli che ti fanno crescere e riflettere, l’essersi misurati con problemi concreti è ancora generalmente troppo scarso a quell’età nella nostra realtà. A 16 anni, ma aimé purtroppo anche a 18 si è ancora spesso in formazione. A quell’età le nostre idee, non si sono ancora misurate a sufficienza con la fetenzia propria e del mondo. Non ci siamo misurati. Rischiamo di essere vittime di mode miti ed entusiasmi non sufficientemente approfonditi e nel contempo, con il voto di rendere vittima l’intera società.
    Il voto ai genitori per i figli, quella si che è un’idea buona.

    • La redazione

      Il voto ai genitori per i figli e’ si, una buona idea, ma nel nostro paese troppo spesso i genitori decidono per i figli (spesso bene) e le vecchie generazioni decidono per quelle piu’ giovani (spesso male: basti confrontare le condizioni dei giovani italiani e le politiche per i giovani con quelle degli altri paesi).
      Se un genitore deve scegliere tra un uovo oggi ed una gallina domani (quando lui non ci sara’ piu’) in molti casi potrebbe scegliere la gallina domani, ma e’ ancor meglio se anche i figli possono far sentire direttamente il loro peso su tale scelta. I sedicenni non sono solo figli (e quindi con funzione di utilita’ associata a quella dei genitori), sono anche appartenenti ad una generazione che si prepara ad entrare nella vita adulta e che si confronta con quelle gia’ adulte e anziane, e potenzialmente in contrapposizione su alcuni obiettivi (mercato del lavoro, sistema di welfare, pensioni, ecc.).
      Cordialmente,
      AR

  18. Chris Hanretty

    Gli argomenti elencati qui contro il voto a 16 mi sembrano assurdi. Se queste fossero le sole considerazioni contro il voto per i sedicenni, io sarei a favore.
    Eppure, l’autore non ha considerato ricerca fatta all’estero che può fornire argomenti più forti. Mi permetto di segnalarvi un rapporto di 2004 dall’Electoral Commission nel Regno Unito (http://www.electoralcommission.gov.uk/files/dms/AgeofelectoralmajorityFinal_12974-9415__E__N__S__W__.pdf), nel quale si è dimostrato che:

    opinion
    polling suggests strong support for keeping
    the current minimum. *Even young people
    themselves seem divided on whether they are
    ready to be given voting rights at 16*.

    e

    The available evidence certainly suggests
    that lowering the voting age would decrease
    overall turnout in the short-term, and the
    longer-term effects are disputed.

    Ovviamente non si può facilmente confrontare l’astensionismo nel Regno Unito (c. 40%, 2005) con l’esperienza italiana. Cio nonostante, vale la pena di considerare anche quest’effetto nel’elencare dei ragioni pro e contro.

    • La redazione

      Vale senz’altro la pena, anche se sinceramente non mi sembrano “argomenti piu’ forti”.
      Il fatto, in particolare, che i sedicenni stessi possano essere attualmente divisi sulla possibilita’ di essere pronti al voto non mi sembra di per se’ un buon motivo per non darglielo. Anche ammesso cio’ (ovvero che non tutti si sentano pronti), una volta abbassata l’eta’ minima chi si sentira’ maturo per votare potra’ farlo, e chi non si sentiva inizialmente pronto potrebbe essere incentivato, proprio dalla possibilita’ di esercitare tale diritto, ad informarsi e a maturare proprie idee sulla societa’ in cui vive e su come la politica opera scelte che condizionano il suo futuro. Il voto e la maturita’ dei sedicenni vanno considerati come endogeni.
      Ma soprattutto, ancor piu’ in un paese come il nostro, il mondo degli adulti e la classe politica stessa vanno forzati a dar maggior peso e tener maggiormente conto delle più giovani generazioni.
      Cordialmente,
      AR

  19. Iacopo Morchio

    Alcune delle motivazioni a favore del voto ai sedicenni sono effettivamente convincenti, ma in un paese come il nostro, nel quale la cultura politica, la consapevolezza sociale e l’informazione sono cosi` poco diffuse (gia` tra gli adulti, per non parlare poi dei giovani), un abbassamento dell’eta` per votare mi sembra fuori luogo. Il voto finirebbe per essere inevitabilmente condizionato dai mass media, dalle opinioni dei genitori e da altri fattori che ovviamente sono influenti anche sugli adulti, ma ancor di piu` sui giovani.
    Non entro nel merito delle questioni di crescita cerebrale e simili, semplicemente ritengo che prima di abbassare l’eta` per votare andrebbe estesa la conoscenza di nozioni di base (funzionamento delle istituzioni) per aiutare la formazione di una coscienza politica vera.
    Ovvio che il limite dei 18 anni e` arbitrario, come molti altri limiti, ma attuare altri strumenti (quali una “patente di voto” condizionata a un qualche tipo di esame) mi sembra eccessivo. Meglio incentivare la diffusione dell’informazione piuttosto.

  20. ilgiampy

    Favorevole all’abbasamento dell’età.
    Sicuramente si tratterebbe di un modo per avvicinare i giovani alla politica e generalmente i giovani rispondono al di la delle apettative quando vengono coinvolti attivamente.
    Si parla anche di sperimentare il voto nelle elezioni amministrative.
    Forse in una realtà locale i giovani si sentirebbero ancora più coinvolti e interessati.
    Riguardo ai commenti fatti:
    – Affidare i destini di un Paese a menti non ancora mature …. (lectiones). Ma davvero questi giovani avrebbero un peso elettorale avrebbero così grande da decidere le sorti del Paese ? Non penso proprio.
    – Limitare il voto a coloro che esprimono la volontà di volerlo fare e dimostrassero di avere le conoscenze elementari … (luciano).
    Mi lasciano sempre perplesso le proposte di limitare il diritto di
    voto per età, stato sociale, censo, livello culturale, ecc..ecc
    Mi sa tanto di un passo indietro di secoli.

  21. Stefano Brutti

    Io credo che il problema di fondo da affrontare non sia tanto l’interesse DELLA politica nei confronti dei giovani, quanto il contrario.
    Da ventenne mi sto rendendo conto le nuove generazione sono troppo “imbacuccate” dalla televisione e dalla realtà che questa società gli impone e preferiscono conoscere il prezzo del nuovo paio di scarpe uscite sul mercato piuttosto che conoscere effettivamente i problemi che li riguardano. Credo quindi che sia prima necessario riguardare l’informazione che arriva a loro prima di poterli fare votare. Ripeto: è impossibile avanzare una cosa del genere quando la maggior parte di questi ragazzi preferisce discutere di chi è stato eliminato dal grande fratello piuttosto che informarsi con i pochi reali mezzi di informazione rimasti riguarda la realtà che li circonda!
    Ognuno poi è “libero” di fare ciò che vuole!

    • La redazione

      Ma non sara’ che fa un po’ comodo alle generazioni piu’ anziane (con il potere saldamente in mano) che i piu’ giovani, con la scusa di proteggirli o per il fatto di considerarli dei minus habens, siano distolti dai problemi del mondo reale in cui vivono? Il voto ai 16-17enni non potrebbe invece essere un modo per i giovani di risvegliare l’interesse verso la vita reale, il loro futuro e quello del loro paese? Ed ancora, il voto ai 16-17enni non potrebbe essere un modo per costringere le generazioni piu’ mature e la classe politica ad interessarsi di piu’ di loro e del loro futuro (mentre ora sono considerati solamente unità di consumo)?
      Cordialmente,
      AR

  22. Pietro

    Mi spiace ma non sono d’accordo. Fosse per me ripristinerei il voto a 21 anni.
    I giovani sono in “maggioranza” estremisti o rivoluzionari, poco inclini alla moderazione, e facilmente influenzabili come già  evidenziato da molti dei commentatori. La capacità  di analisi politica si acquista con il tempo e avendo qualche concetto di economia (e pochi 16enni ne hanno). Cercare di accaparrarsi un voto in più a fini elettorali è demagogia. Si è già  visto cosa è avvenuto con la legge porcata degli italiani all’estero, evitiamo di peggiorare.

    • La redazione

      Mi meraviglia (ed un po’ preoccupa) la scarsa fiducia verso le piu’ giovani generazioni (propria anche di molti autorevoli commentatori politici). Non gli diamo allora fiducia, non gli diamo il voto, lasciamo che il peso elettorale degli under 35 continui a diminuire come conseguenza dell’invecchiamento della popolazione e che i giovani contino sempre meno, in un paese nel quale l’eta’ media dei politici e’ tra le piu’ elevate e le politiche per i giovani
      tra le piu’ carenti. Teniamo pero’ presente che non dare fiducia e non investire maggiormente sulle giovani generazioni, significa non credere nel futuro di questo paese.
      Cordialmente,
      AR

  23. Irina

    C’è un passaggio logico che non mi convince.
    In base a cosa il votare a 16 anni dovrebbe coinvolgere di più i giovani rispetto a votare a 18? Forse c’è una soglia di ‘imprinting’oltre la quale non si riesce più ad essere interessati alla politica?
    Mi permetto inoltre di osservare che quando la maggiore età si aveva a 21 anni i giovani erano PIU’ responsabili/maturi anziché meno, quantomeno usando un criterio forte proposto dall’articolo che è la precocità dell’uscita dalla casa paterna.

    • La redazione

      Intendevo semplicemente dire che molti sedicenni potrebbero sentirsi piu’ coinvolti e resposabilizzati per il fatto di avere diritto al voto, e quindi informarsi di piu’ ed iniziare a formarsi un’opinione critica piu’ solida.
      Riguardo all’eta’ di uscita dalla casa paterna, io l’ho solo richiamata per contestare chi dice che con il voto pretendiamo troppo dai 16-17enni e che c’e’ il rischio di volerli far crescere troppo in fretta. Tutti i dati ci dicono che in Italia vale il contrario (li facciamo crescere molto molto lentamente), percio’ qualche responsabilita’ in piu’ non potrebbe fare che bene.
      Cordialmente,
      AR

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