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  1. enzo de biasi Rispondi
    Per quale ragione anche i redattori della voce, continuano a chiamare e titolare i loto pezzi "federalismo" ciò che invece è "regionalismo rafforzato" . La distinzione non è solo formale, tutt'altro. L'Italia non è uno Stato Federale , ma uno Stato articolato in tre livelli sub nazionale di potere locale, di cui uno -segnatamente quello regionale- ha maggiore o minore "autonomia£ dal Centro per una serie di funzioni. Capisco che la maggior parte degli articoli è scritta da docenti in materie economiche e che il linguaggio comunicativo è sempre alla ricerca di effetti speciali, ma non si può dire bevo "acqua" se bevo " vino", sono due bevande diverse. Certamente sia l'uno che l'altro hanno diverse composizioni e tonalità, ma appartengono a due categorie differenti.
  2. bob Rispondi
    il Paese ha bisogno di ben altre cose il tempo di giocare a fare i " Governatori" di territori grandi come un condominio di Roma è ampiamente scaduto. Se l'abbiamo dimenticato state certi che qualcuno ce lo ricorderà. Il Regionalismo è il tumore che ha ucciso questo Paese, il metodo che ha abbassato l'asticella della politica di livello, il sistema che ha moltiplicato fino all'assurdo la burocrazia. Basto pensare all'idea delle " leggi concorrenti" tra Stato e Regione livello di comicità mai raggiunto neanche dalla più esilarante commedia all'italiana. Si è dimenticata l' Italia dei distretti dei territori per lasciare spazio a localismi da pollaio a miseri personaggi assurti a politici se non addirittura a statisti
  3. Michele Rispondi
    In un mondo sempre più globalizzato, interconnesso e rimpicciolito dalla tecnologia, dove le soluzioni o sono globali o non sono soluzioni (clima, mobilità etc), in una economia della conoscenza dove sempre meno è evidente dove - da un punto di vista geografico - si crea il valore, in un mercato del lavoro che richiede sempre maggiore mobilità etc quali possono mai essere i benefici del federalismo in genere e di quello differenziato in particolare? Speriamo in una convergenza delle politiche fiscali a livello europeo e vogliamo creare maggiori differenziazioni a livello regionale in italia? Ci piacciono le bizzarrie tipo quello per cui tutte le società di noleggio auto le immatricolano a bolzano o trento? Inoltre il federalismo già introdotto in Italia non mi sembra abbia dato buoni frutti: le tante rimborsopoli che hanno colpito tutte le regioni, casi eclatanti come il Mose, gli sprechi e gli scandali dei 21 sistemi sanitari regionali etc parlano da soli. Tutte le politiche di spending review vanno verso la riduzione del numero delle stazioni appaltanti, non il contrario. La storia dimostra che l’accountability fiscale è una utopia. Francamente tutto queste iniziative sul federalismo differenziato mi sembrano battaglie da retroguardia: una brexit sotterranea e alla polenta, il tentativo di rivincita dei “Somewhere” italiani, la reazione pavlovia di una classe media invecchiata e che timorosa del mondo spera, invano, di potersi chiudere in casa.
    • Heikki Rispondi
      Solita confusione tra politiche nazionali che hanno impatto a livello locale e politiche che davvero coinvolgono le regioni. Solito minestrone dal Mose, alle stazioni appaltanti, ai famosi 21 sistemi sanitari (nemmeno pensando che un conto è il Molise, un altro la Lombardia che di abitanti ne ha il doppio della Finlandia, altro che condominio di Roma). E' una idiozia pensare che la politica estera debba essere in mano alle regioni; ma è altrettanta idiozia pensare che debba essere in mano alla Farnesina. Ma per i servizi sanitari? I servizi di istruzione? Il trasporto pubblico locale? Sulla accountability fiscale forse le è sfuggita un po' di letteratura che dice esattamente il contrario di quel che sostiene lei. Quello che sta morendo è lo Stato-nazione. E la lotta contro il decentramento per cercare di tenerlo vivo è la stessa che stanno facendo i sovranisti che sventolano il tricolore pensando che basti quello a riportare benessere nel paese.
      • Michele Rispondi
        Il decentramento in italia è stato un fallimento totale. Lo dicono i fatti. Basta guardare con occhi obbiettivi. Insistere è miope accanimento terapeutico.
        • Heikki Rispondi
          Quali fatti? Nel suo commento non ne riporta uno. Occorre peraltro chiedersi quali alternative abbiamo: l'esercizio controfattuale che deve fare per dire che è stato un fallimento totale è mostrare che le cose sarebbero andate meglio se non avessimo fatto i pasticci che abbiamo fatto con il decentramento all'italiana. Se non è troppo di parte la sua sicumera si scioglierà come neve al sole.
  4. giorgio ponzetto Rispondi
    Noto che con le varie proposte di autonomia rafforzata si complica ulteriormente il sistema di finanziamento delle Regioni destinato a diventare sempre più complesso e poco comprensibile per i non addetti ai lavori. Ma questo non è un fatto positivo perché la finanza pubblica dovrebbe rendere per quanto possibile chiare ai cittadini le modalità attraverso le quali viene finanziata l'attività delle regioni. E' una questione di democrazia. Nel dibattito in corso sulla riforma si tende poi a considerare soprattutto gli aspetti economico finanziari della stessa, sicuramente di grande importanza. Però gli aspetti da chiarire sono a monte: la ripartizione proposta delle competenze fra Stato e Regioni ad autonomia rafforzata ha un senso? risponde a criteri di razionalità, efficienza equità o non è destinata piuttosto a creare una grande confusione di norme e di procedure all'interno del nostro Paese, con conseguenze negative sull'economia e sulla società ?
  5. Federica Laudisa Rispondi
    Gent.mo, mi sfugge un particolare sostanziale dal suo articolo: quali sarebbero le potenzialità del federalismo differenziato? Quali "vantaggi in termini di produttività estesi a tutto il paese" apporterebbe? In una parola: quale sarebbe la sua ragione d'essere? Inoltre, per quale motivo definisce polveroso l'istituto regionale? Infine, un aspetto che dall'articolo appare di contorno ma è centrale: lo Stato non ha ancora ultimato la definizione dei LEP, i livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale. Se non sono definite in modo chiaro le competenze di Stato e Regioni, quale funzioni nello specifico competono alle Regioni e quali allo Stato (e chi le paga), l'impressione è che ne esca fuori un gran pastrocchio che aggiunge confusione a confusione: sono passati quasi 20 anni dalla riforma costituzionale (art. 117) e ancora non se ne è venuti a capo.
    • Alessandro Petretto Rispondi
      Ci sono ricerche empiriche che mostrano gli effetti di trascianamento del tessuto produttivo del federalismo asimmetrico, ovviamente se efficiente. Concordo sul ruolo cruciale dei Lep. Ma questo è la storia delle riforme in Italia: si comincia dalla coda
  6. Riccardo Rispondi
    Con tutto il rispetto, ma non vedo il perchè non possa essere prevista una quota dell'IRPEF a finanziamento delle spese regionali. Tutta l'architettura descritta nell'articolo, incluso il fondo perequativo a vantaggio delle regioni più povere e il requisito della neutralità di bilancio complessiva per lo stato, è neutrale rispetto alla fonte di finanziamento del fabbisogno regionale. Non solo, ma l'IRPEF mi sembra una tassa molto più adatta a responsabilizzare le regioni rispetto all'IVA. Inoltre questo tipo di meccanismo fornisce alle regioni un adeguato incentivo a ridurre l'evasione fiscale. Infine, nota a margine, sono disgustato dalla demagogia di chi sogna lo stato centralista. Mai esempio di post-verità è più calzante della pubblicità affissa mi sembra a Bari con la malata di tumore contro l'autonomia regionale.
    • Alessandro Petretto Rispondi
      Nello schema proposto l’addizionale all’IRPEF è il caposaldo dell’autonomia tributaria regionale e quindi dell’accountability. Ciò che si sconsiglia è anche una compartecipazione all’IRPEF. Come noto sono due cose diverse
      • Riccardo Rispondi
        L'addizionale IRPEF oggi è compresa tra 1.23% e 3.33%. Si tratta di un tributo quasi del tutto ininfluente sul bilancio regionale, che infatti è oggi dominato dai trasferimenti dello stato centrale. Ampliando l'autonomia regionale, l'addizionale diventerà ancora più irrilevante. Sono d'accordo con il sistema delle addizionali piuttosto di una quota fissa sull'IRPEF statale (è un sistema maggiormente responsabilizzante). Però le addizionali vanno drasticamente aumentate (assieme ad una contestuale riduzione dell'IRPEF base statale). Al tutto andrebbe aggiunto un fondo perequativo a favore delle regioni più povere ma soggetto a forti condizionalità (sui meccanismi di gara usati, sul pareggio di bilancio e sui tipi di spese ammesse: sia chiaro che la Calabria può usare il fondo perequativo per l'acquisto di farmaci, ma non per assumere guardie forestali).