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  1. RedElf Rispondi
    Sinceramente qualcuno dovrebber spiegarmi perché gli stati più efficienti in termini di organizzazione, cresciata economica ed indicatori sociali sono quasi tutti federali: Germania, Austria, Svizzera, con alcune riserve gli USA...Penso che una maggiore autonomia, oltre che a benefici di carattere economico e sociale, ne porti anche di carattere culturale: chi gode di maggiore libertà in genere è anche più aperto agli altri. Chi si professa liberale o progressista non dovrebbe avere timori...o code di paglia...
  2. Alessandro Rispondi
    Dovrebbero abolirle tutte le regioni.. altro che autonomia!!! Si moltiplicano solo i centri di corruzione e malaffare.
  3. angelo rota Rispondi
    al referendum votai no.
    • umberto Rispondi
      Da lombardo, al referendum votai NO. Quello che ci aspetta, con queste astruse velleità di essere i migliori, è la certezza che diventeremo il sud del "grande Nord". Auguri a tutti
  4. giorgio ponzetto Rispondi
    Autonomia differenziata e rafforzata: un modello irrazionale,confuso ed egoistico. Diciamo con chiarezza quello che troppi politici e mezzi di informazione non dicono:l’obbiettivo della riforma delle autonomie regionali proposta, non è una più razionale,efficiente,equa ripartizione delle competenze fra Governo nazionale e governi locali,quanto piuttosto la trasformazione di alcune regioni,più ricche e forti,in veri e propri staterelli quasi del tutto indipendenti. Con tanti saluti all’unità del Paese che viene avviato verso la disgregazione in una gran confusione di norme fra loro diverse che ne regoleranno o la vita economica e sociale nelle sue varie aree geografiche. Una scelta derivata non da una oggettiva analisi di quale sia,per le varie materie,il livello di governo(centrale,regionale,comunale) più adatto e conveniente ad una gestione efficiente,quanto piuttosto dall’ ambizione dei ceti politici locali desiderosi di poteri sempre più ampi,di più risorse da gestire,di assoluta autonomia rispetto a possibili controlli esterni che verifichino la coerenza della loro azione con il contesto nazionale. Molti cittadini di queste regioni sperano,con molto ottimismo,a loro volta che in tal modo diminuiranno i tributi a loro carico e che tuttavia i servizi saranno migliori,ma sottovalutano il costo non solo economico di burocrazie regionali sempre più consistenti che cresceranno con il crescere delle competenze e i tanti rischi di essere governati da una classe politica autoreferenziale che in questi anni ha molto spesso dimostrato di non essere immune dai difetti di quella nazionale. Ma soprattutto dimenticano che se è già difficile riuscire ad intravedere un qualche ruolo e peso per il sistema Italia nel mondo se non integrato con le altre nazioni europee,è ancora più difficile ipotizzare che Veneto o Lombardia da sole possano contare qualcosa e reggere il confronto in un mondo globalizzato gestendo in proprio materie per le quali persino l’ambito nazionale è ormai troppo stretto.
  5. enzo Rispondi
    tre osservazioni. In italia forse si fanno troppe riforme , si arriva a toccare la costituzione per motivi contingenti e poi non si sa come uscirne. secondo :in italia esiste uno stato centrale esattore e poi tutti gli altri enti , regioni in primis, che si dilettano nella spesa (sarà un caso che il debito pubblico sia esploso dopo il 70?) e ovviamente quando le regioni sforano lo stato ripiana : ma è così difficile copiare dagli altri? e' cosi difficile avere imposte regionali e funzioni regionali? Infine un esempio terra-terra. Scuola: il preside diventa dipendente della regione autonoma e viene contabilizzato in tal senso. e il funzionario ministeriale ? resterà a carico dello stato centrale ovvero degli abitanti delle altre regioni ? oppure la sua funzione si limiterà al resto del territorio e si avrà una duplicazione della sua funzione nelle regioni autonome?
    • Massimo Gasperi Rispondi
      sono stato abituato, sin da bambino, da una nonna "montanara" ed una famiglia di origine trentina a spendere per quanto guadagnavo. Credo che tutti dovrebbero adeguarsi a questo sistema di vita. Per quanto riguarda l'italia credo che la risposta su cosa ne sia venuto fuori, dopo quasi centosessanta anni di "cosiddetta unità" sia davanti agli occhi di tutti coloro che abbiano voglia e cuore sincero per poter vedere...
  6. Giulio Rispondi
    Il meridionalismo irresponsabile si arrampica sugli specchi per criticare l’autonomia che finalmente premierà le regioni capaci.
  7. Henri Schmit Rispondi
    Dovrebbe preoccupare il segreto che circonda il progetto. Il dibattito in PARLAmento suppone pubblicità, trasparenza, confronto, informazione e coinvolgimento dell'opnione pubblica, il parere ragionato degli esperti.
  8. Piero Borla Rispondi
    Non conosco un'indagine che valuti, regione per regione, l'efficienza e l'efficacia dei servizi già oggi erogati (chiamiamola, se vogliamo , una analisi costi-benefici). Come si fa a discutere di nuova devoluzione se non si ha una idea di come rendono i servizi regionali esistenti ? Dopo di che, la devoluzione deve poggiare su due pilastri : - concreta possibilità di controllo -e se del caso commissariamento- da parte dello Stato; possibilità di motivato unilaterale adeguamento nel tempo delle condizioni di devoluzione (clausola di supremazia); - finanziamento delle funzioni standard mediante appositi fondi del bilancio dello Stato, esclusa ogni compartecipazione automatica sui tributi statali; eventuale maggiori spese per miglioramenti sopra lo standard mediante entrate proprie dell regione interessata (o sovratasse regionali a tributi statali)
  9. Claudio, Bologna Rispondi
    Vorrei segnalare all'autore la mia esperienza in merito alla scuola. I miei figli hanno cambiato decine di insegnati alle scuole elementari, medie inferiori e, anche se in misura minore alle superiori. L'insegnante nuovo arriva a settembre. A novembre cambia di nuovo. Molti di loro non hanno mai dato un concorso in vita loro (terza fascia). Vogliamo lasciare la scuola in mano al Ministero della pubblica Istruzione?
  10. roberto Rispondi
    questa volta siete riusciti a farmi alterare. Come mai vi attivate sempre a corrente alternata? Non vi degnate di dire ne "ah" ne "bah" quando si tratta degli sprechi e barriere delle regioni a statuto autonomo (che in ogni caso ricevono molti più soldi di altri versando meno). Quando invece sono le regioni virtuose o in ogni caso quelle i cui cittadini non devono migrare per avere il supporto sanitario e che non delegano a terzi la propria monnezza, ecco subito i poena di chi si definisce liberale ma altro non è che statalista dei peggiori. E cosa ancora più ripudia il concetto di merito nella gestione delle finanze in favore di un finto solidarismo
  11. Paolo Rispondi
    Raddoppiatemi le tasse e date l'autonomia al mio Veneto. Dei soldo non mi importa affatto.
    • bob Rispondi
      quale Veneto quelle delle 2 banche fallite con debiti sulle spalle di tutti gli italiani per i prossimi 30 anni. Quello della vergogna del Mose o quello ancora peggiore del Pfas. Mi dica Lei
      • Enrico Rispondi
        Su tutto ciò che ha citato, c'era anche lo Stato a controllare. Forse ne è dimenticato. Ergo...
  12. Savino Rispondi
    Come è stato ricordato, la Costituzione vuole che il trasferimento sia di funzioni e competenze, quindi di oneri, e non di risorse finanziarie, quindi di onori. La parte leghista ed il nord ricco stanno strumentalizzando da tempo questa concretizzazione del federalismo, spacciandola per " i soldi delle nostre tasse tornano sul nostro territorio", che è una bufala e non tiene presente del pilastro dell'unità nazionale e del modello perequativo solidale che ne consegue. I cittadini, anche dello stesso nord, dovrebbero vigilare di più su dove, effettivamente, questo giro di entrate locali vada a finire, perchè non sempre federalismo vuol dire onestà e risparmio di spesa pubblica. Ad esempio, la Lombardia di Formigoni, che continuano a venderci come qualcosa che è stato un'eccellenza, se si guarda bene in profondità, non è stata questo campione di virtuosiosmo e di sobrietà.
    • Henri Schmit Rispondi
      Condivido ogni parola. E rincaro: qua si rischia di distruggere quel poco di stato nazionale, efficiente e responsabile, che è sopravissuto. Poi danno lezioni all'UE come riformarla! Imitiando i modelli italici? Creando più solidarietà a favore degli inefficienti per colpa loro? Ma per favore!
  13. Gaudenzio Benghi Rispondi
    Com'è ora non funziona, continua ad aumentare il divario economico tra Nord e Sud. Deve esserci un punto di rottura. Emiliano,quello che vuole chiudere l'ILVA e De Luca danno per scontato che il Sud non abbia le menti e le energie per competere con il Nord e L'Europa. Cercare lavoro e fortuna nello stato, nell'Eredità e nella beneficenza, con l'ausilio della Chiesa e del malaffare ottenebra le menti che, io lo s,o nel Sud ci sono brillanti e volonterose.
  14. Gerardo Coppola Rispondi
    Grazie per la chiarezza e l’onestà con cui ha trattato la questione. Sono, come tanti, di origine meridionale e ho lavorato per 40 anni al Nord. Posso fare paragoni sulla base della mia esperienza. Quello che sta accadendo con la riforma crea grossi problemi. Tuttavia, occorrerebbe maggiore consapevolezza. Lei ha parlato della scuola ma c’è dell’altro. Perchè un cittadino del Sud deve recarsi negli ospedali del Nord per curarsi ? Perchè non possiamo avere anche al Sud una sanità in grado di funzionare ?Quali sono i fattori che creano queste inaccettabili diseguaglianze ? Sa bene che anche al Sud c’è gente che paga le tasse.
  15. Md Mohamed Mahmud Rispondi
    Come avere insegnanti della stessa regione in cui operano potrebbe migliorare la qualità delle scuole? Ma davvero ve lo chiedete? Si vede che non avete figli che ogni anno (quando va bene) cambiano insegnante perchè chi è lì assegnato mira a spostarsi. Senza contare che non potrebbe esserci nessun vincolo, di certo chiunque possegga la cittadinanza italiana potrà partecipare a quello specifico concorso, certo sapendo che poi lì dovrebbe insegnare, come è giusto e nell'interesse dei ragazzi che sia. O la scuola dovrebbe essere un ammortizzatore sociale per regioni a più alta disoccupazione?
    • Paolo Ottomano Rispondi
      Questo non vuol dire che gli spostamenti siano solo da regione a regione e non da scuola a scuola, sullo stesso territorio.
      • Maurizio Angelini Rispondi
        La mobilità da zone disagiate e periferiche a zone più agiate e centrali anche della stessa regione ( campagna-città, periferia-centro, montagna-pianura) continuerà ad esserci anche con ruoli regionali. Caso mai si introducano vincoli di permanenza in una sede e anche incentivi alla permanenza stessa.
      • Carlo Rispondi
        Non mi è chiara una cosa. Gli insegnanti veneti non potranno insegnare in Trentino?
      • Md Mohamed Mahmud Rispondi
        Gli spostamenti avvengono in stragrande maggioranza tra regione e regione, non tra scuola e scuola della medesima regione. Ci fosse anche un solo spostamento in meno da regione a regione in corso d'anno o anche solo di ciclo scolastico sarebbe un miglioramento ceteris paribus. Ma cosa dobbiamo raccontarci, il significato semantico delle frasi? Siamo o no in grado di capire che ai modelli virtuosi occorre garantire più budget a discapito dei modelli che lo sono meno o finiremo come la Grecia? No forse, difatti finiremo peggio. Per fortuna posso reimpiegarmi in altri Stati occidentali, mi dispiace solo che i miei figli vedranno così meno anche me oltre che gli insegnanti loro assegnati sulla carta.