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  1. Marco Rispondi
    Desidero informare l'autore del fatto che la situazione in atto non è colpa delle aziende che non sono ancora "privatizzate", bensì di quelle, che ormai privatizzate da tempo (HERA, ACEA; ecc..) si trovano ormai in condizioni di disastro finanziario, con debiti di dimensioni così importanti (per le dimensioni che hanno ovviamente) che impediscono gli investimenti di cui avrebbe bisogno il sistema. Basta andare in un qualunque impianto per rendersene conto. Invece di rincorrere ulteriori privatizzazioni giocando con le parole (l'acqua è pubblica, ma le gestione deve essere industriale...) domandiamoci cosa hanno finanziato sino ad oggi i continui incrementi tariffari consessi. Scopriremo che hanno finanziato quasi soltanto continui aumenti di standing aziendali e stipendi del management, che continua a spremere il personale per raggiungere sempre più improbabili incrementi di EBIDA che le banche impongono loro per mantenere aperti i rubinetti del credito. I veri padroni del sistema oggi sono le banche. Altro che referendum....
    • Antonio Massarutto Rispondi
      Peccato che lei sia informato davvero male. Ha scelto i due esempi più sbagliati che poteva, ossia proprio le poche aziende che hanno alzato una media nazionale davvero misera. Rispetto a un dato nazionale di 27 €/ab/anno, Hera. per dire, ne ha investiti 34 (dato fino al 2011). Anche dopo il referendum, nonostante una flessione (che peraltro ha interessato tutta l'Italia, e non certo per colpa delle aziende ma semmai delle incertezze del quadro post-referendario), Hera ha investito fra gli 80 e i 90 milioni di € all'anno nell'idrico. Se ha un po' di pazienza, le tiro fuori anche il dato puntuale di Acea e delle sue partecipate in giro per l'Italia. Le do un compito per casa: mi sa dire, nello stesso periodo, quanto ha investito - per dire - ABC di Napoli, ossia la vetrina del movimento referendario? Vero è, piuttosto, che in Italia si investe ancora troppo poco, un terzo o un quarto degli altri paesi europei, dove si investono, regolarmente, 80-100 €/ab/anno. E non a caso, le tariffe sono il triplo delle nostre.