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Dad sotto indagine

Per le famiglie le conseguenze della chiusura delle scuole sono state notevoli. Anche perché la Dad può essere svolta in varie modalità. I rischi sono l’aumento dei divari negli apprendimenti e la minore partecipazione delle donne al mercato del lavoro.

Il ricorso alla Dad in Italia

Per contenere la diffusione della pandemia da Covid-19, in Italia è stato ampio il ricorso alla didattica a distanza negli ultimi due anni scolastici. Durante la prima ondata di contagi, dall’inizio di marzo dello scorso anno alla fine dell’anno scolastico, la sospensione della didattica in presenza ha riguardato le scuole di ogni ordine e grado su tutto il territorio nazionale. Nell’anno scolastico che si è appena concluso, il ricorso alla Dad è stato invece più protratto nelle scuole superiori. In quelle del primo ciclo è stato in media meno diffuso, anche se molto eterogeneo tra i territori sulla base delle disposizioni dei Dpcm nazionali e di specifiche ordinanze regionali, che in alcune aree del paese (specialmente nel Mezzogiorno) hanno stabilito restrizioni più severe.

L’impatto sugli studenti rischia di essere notevole, sia nel breve sia nel medio-lungo termine: gli effetti si manifesterebbero non solo sugli apprendimenti ma anche sullo sviluppo emotivo e comportamentale dei ragazzi (per esempio qui, qui, qui, qui e qui).

In una recente nota abbiamo analizzato alcune specifiche domande aggiunte a un’indagine che la Banca d’Italia ha condotto tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo del 2021 presso un campione rappresentativo di famiglie italiane, per fornire nuove evidenze sulle modalità di svolgimento della Dad in Italia e sulle conseguenze per i carichi di cura tra le famiglie italiane.

La modalità di svolgimento delle lezioni a distanza

In primo luogo, l’indagine ha chiesto alle famiglie con figli in età scolare quale sia stata la percentuale di ore di Dad svolte in modalità sincrona (che prevede la compresenza di studenti e docenti in una piattaforma digitale) tra marzo del 2020 e il momento dell’intervista. La figura 1 mostra che vi è stata una marcata eterogeneità tra ordini di scuola: le famiglie riportano che la modalità sincrona ha coperto in media l’80 per cento delle ore di Dad nelle scuole secondarie di secondo grado, contro meno della metà nelle scuole del primo ciclo. In circa un quarto dei casi ai bambini iscritti alle scuole del primo ciclo (primarie e secondarie di primo grado) non sarebbe stata offerta nessuna attività sincrona; si potrebbe trattare di alunni residenti in regioni dove la didattica in presenza è stata sospesa solo durante la prima ondata dei contagi, quando mancavano linee guida precise per la modalità di svolgimento della Dad. Un quadro normativo di riferimento è stato emanato infatti solo nell’estate del 2020, con il Piano scolastico per la didattica digitale integrata, che ha stabilito un numero minimo di ore settimanali di didattica in modalità sincrona, ma ha comunque lasciato dei margini di discrezionalità alle scuole.

Utilizzando l’informazione riportata nella figura 1, insieme a quella sui periodi di didattica in presenza e a distanza ricostruita sulla base dei diversi provvedimenti normativi, si può stimare la quota complessiva – tra marzo 2020 e febbraio 2021 – coperta da lezioni interamente in presenza, lezioni a distanza in modalità sincrona e lezioni a distanza in modalità asincrona (figura 2).

I risultati indicano una decisa eterogeneità tra territori e ordini di scuola. Laddove la percentuale di ore interamente in presenza è stata minore (per esempio, nelle scuole superiori o, in seguito a ordinanze regionali, in quelle del primo ciclo di alcune regioni del Sud come la Campania e la Puglia), si è compensato con una maggiore quota di ore a distanza in modalità sincrona.

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L’impatto per le famiglie

La diffusione della Dad, soprattutto se prevede la semplice assegnazione di compiti da svolgere autonomamente a bambini piccoli, insieme presumibilmente alla maggiore possibilità dei genitori di avvalersi dello smart working, hanno determinato un aumento del tempo dedicato alla cura dei figli. Dai risultati della stessa indagine della Banca d’Italia emerge che più del 60 per cento dei genitori di minori di 14 anni dichiara di avere aumentato il tempo destinato ad assistere i figli con lo studio durante i periodi di Dad; di questi, quasi due terzi sostengono che l’incremento è stato significativo (figura 3.a). Tra i genitori di studenti nella fascia di età 14-17 anni, invece, due su tre dichiarano di non averlo modificato.

Le conseguenze della sospensione della didattica in presenza sulla conciliazione vita-lavoro per le famiglie sono state notevoli. Nella seconda edizione della stessa indagine avevamo chiesto ai nuclei con componenti minori di 14 anni se qualche adulto aveva dovuto lavorare meno o smettere di lavorare durante la chiusura delle scuole in marzo e aprile per accudire i figli. Circa il 22 per cento delle famiglie in cui almeno un genitore lavorava all’inizio del lockdown ha risposto affermativamente.

Inoltre, la maggior rilevanza del contesto domestico e dell’aiuto fornito dai genitori nei periodi di Dad potrebbe avere effetti marcati e non omogenei sugli apprendimenti, ampliando i già esistenti divari tra alunni provenienti da diversi contesti socio-economici. In primo luogo, le famiglie più svantaggiate hanno meno disponibilità di dispositivi digitali e di una connessione veloce a internet in casa (si veda qui). In secondo luogo, i genitori meno istruiti hanno probabilmente minori opportunità per seguire nello studio i propri figli. La figura 3.b indica che l’aumento nel tempo dedicato ad assistere i figli tra i genitori di studenti iscritti al primo ciclo scolastico è stato piuttosto omogeneo a seconda del livello di istruzione della persona di riferimento nella famiglia; per i nuclei con figli iscritti alle scuole del secondo ciclo la percentuale di quelli che dichiarano di aver aumentato il tempo dedicato ad assistere i figli sale dal 22 per cento tra coloro che non hanno un titolo di istruzione superiore a quasi il 40 per cento tra i diplomati e i laureati.

Nel complesso, l’evidenza suggerisce che la Dad ha avuto ricadute marcate ed eterogenee tra le famiglie e gli studenti che, se non affrontate tempestivamente, potrebbero avere effetti duraturi. Da un lato la Dad ha accresciuto il peso del contesto socio-economico familiare nel processo educativo, specialmente tra gli studenti delle scuole superiori, aumentando presumibilmente i divari negli apprendimenti e il rischio di povertà educativa. Dall’altro potrebbe aver ampliato i differenziali di genere nella partecipazione al mercato del lavoro: sono infatti le donne che hanno aumentato maggiormente il tempo dedicato ai carichi domestici durante la pandemia.

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  1. Luca Cigolini

    Grazie per questo studio. Una certa retorica scolastica da decenni esalta acriticamente ogni nuova tecnica didattica digitale e ogni nuovo strumento informatico come se fossero una panacea. Certamente sono utili, anche indispensabili nell’attuale contesto della nostra società, ci hanno permesso di continuare a far scuola durante il confinamento della pandemia, ma – come ogni strumento – non devono essere proposti come valore assoluto. (Ribadisco, per prevenire eventuali accuse di passatismo o immobilismo: sono utili e indispensabili, le applico da decenni, ma dobbiamo riconoscerne alcuni limiti).

  2. Savino

    Non si tiene presente delle condizioni sociali di provenienza dei nostri ragazzi. La Repubblica italiana, contrariamente a quanto affermato in Costituzione, non ha fatto nulla per colmare il gap e non ha fatto nulla in termini di ascensore sociale, per cui il figlio del povero o del semplice operaio è peggiorato già in tempi ordinari, figuriamoci con le difficoltà derivanti dalla pandemia. In questo senso, la nostra non è una democrazia compiuta e riuscita. Particolare discorso, poi, lo merita chi materialmente ha preso le decisioni di lockdown che hanno portato a queste ulteriori disuguaglianze sociali, nel senso che oggi come oggi il perbenismo filo-progressista-paternalista da ZTL urbana è davvero da aborrire ed è davvero agli antipodi rispetto alle necessità primordiali contemporanee.

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