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Negli apprendimenti scolastici hanno perso tutti

Per compensare la perdita di apprendimenti dovuta alla pandemia e all’apertura a singhiozzo delle scuole serve un’offerta articolata di azioni di recupero. Dovranno coinvolgere tutti gli studenti, non solo quelli con debiti, come avviene in tempi normali.

Che cosa sappiamo?

Una delle prime questioni che il governo Draghi dovrà affrontare in materia d’istruzione è la perdita di apprendimenti, conseguente alla pandemia e all’apertura a singhiozzo delle scuole. Non è facile decidere strategia e misure di contrasto, anche perché non conosciamo l’entità di ciò che gli studenti hanno perso. La rinuncia a svolgere le prove Invalsi alla fine dello scorso anno scolastico ha infatti impedito di misurare il livello di competenze raggiunto e di confrontarlo con quello delle coorti precedenti. Se le prove si svolgeranno regolarmente dal prossimo marzo, dovremo comunque aspettarne i risultati – di solito disponibili a luglio – per avere un’idea della dimensione e della distribuzione del fenomeno. Nel frattempo, i ritardi si accumulano e chi resta più indietro rischia, senza interventi a suo favore, di vedere gravemente compromesso il suo futuro accademico e lavorativo.

Ma perché dovrebbe esserci stata una perdita di apprendimenti, se gli studenti hanno potuto seguire le lezioni a distanza? Nei suoi aspetti essenziali, il processo di apprendimento è simile per gli studenti di tutto il mondo: la chiusura delle scuole e il passaggio alla didattica a distanza (Dad) lo hanno messo in crisi in Italia come all’estero. È dunque ragionevole utilizzare ricerche svolte in altri paesi per fare ipotesi su ciò che è successo da noi.

Uno studio dell’università di Oxford su dati olandesi è per il momento la migliore ricostruzione della learning loss seguita a un lockdown relativamente breve (solo 8 settimane, in Italia sono state 14) e con la buona preparazione di quel sistema scolastico a una didattica tecnologicamente evoluta. Utilizzando i risultati degli esami nazionali prima e dopo il lockdown e confrontando i progressi conseguiti con quelli nei tre anni precedenti, la perdita di apprendimenti rilevata nei Paesi Bassi è equivalente a circa un quinto del progresso cognitivo atteso in un normale anno scolastico. Le perdite salgono al 55 per cento per gli studenti di famiglia meno istruita. A sua volta, il periodo di chiusura è stato circa un quinto dell’anno scolastico. Se i progressi nelle classi olandesi sono stati, dunque, pressoché nulli, si può supporre che nei paesi come il nostro, meno preparati alla Dad, le perdite siano state perfino maggiori.

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L’ipotesi di una consistente perdita di conoscenze in Italia trova alimento anche in un’indagine di Indire su più di tremila insegnanti. Pur essendo l’unica alternativa in tempo di pandemia, la Dad viene giudicata inadatta a conservare appieno elementi fondamentali dell’insegnamento, come la qualità della relazione fra pari, della relazione educativa, dell’interazione, della collaborazione e della comunicazione (grafico 1).

Grafico 1

In un precedente articolo prevedevamo che molto probabilmente le perdite di apprendimento avrebbero colpito in modo differenziato, penalizzando di più gli studenti con disabilità e Bes (secondo un’indagine Fondazione Agnelli, Università di Bolzano, Università di Trento e Lumsa, il 36 per cento è rimasta fuori dalla Dad; quelli privi di device o connessioni efficienti e coloro che non hanno potuto contare su un adeguato supporto da parte dei genitori durante le chiusure scolastiche, proseguite fino a poche settimane fa per gli studenti delle secondarie di I e II grado di alcune regioni italiane.

Uno studio di Brown University per gli Stati Uniti, a partire da dati pregressi sulle perdite di apprendimento estive e sull’assenteismo, mostra una riduzione di maggior o minore entità anche secondo il grado di scuola (grafico 2). Il danno maggiore tocca agli studenti più giovani, che si ritrovano basi più fragili su cui costruire la conoscenza futura: è il presupposto per abbandoni e scelte al ribasso.

Grafico 2

Che cosa fare?

Per arginare le conseguenze potenzialmente disastrose per il futuro di un’intera generazione di studenti, bisogna essere consapevoli dell’eccezionalità del pericolo: come proposto da Mario Draghi, è opportuno recuperare al più presto quanto si è perso da marzo 2020 a oggi, ricorrendo anche al prolungamento estivo delle attività scolastiche e alla scuola “del pomeriggio”, a condizione naturalmente che il virus dia tregua.
In primo luogo, però, serve conoscere i danni. L’individuazione dei gap formativi – specie nei saperi essenziali – non può, però, essere affidata agli stessi docenti, spingendone molti a ridimensionare l’entità della perdita per difendere il proprio operato. L’abbiamo già visto lo scorso anno con il recupero dei debiti. Più efficace è ricorrere alle prove Invalsi come strumento diagnostico per orientare l’intervento di recupero. I risultati delle prove sono a livello sia di scuola sia di singola classe e ‘spacchettate’ nelle diverse aree di competenze (ad esempio, per la matematica: numeri, dati e previsioni, spazi e figure, relazioni e funzioni). Dal confronto con scuole con caratteristiche simili o fra classi della stessa scuola si potrà avere un quadro più affidabile dei maggiori ritardi.

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Sulla base di queste analisi, il dirigente e gli insegnanti potranno pianificare azioni di rinforzo didattico, commisurate ai ritardi subiti dalla classe o da gruppi di studenti. Se, ad esempio, un’intera classe si mostrasse debole in una certa area, sarà l’insegnante curricolare che potrà tornare su quegli specifici argomenti. Se la stessa criticità, invece, riguarda molti studenti di classi diverse, si organizzeranno gruppi trasversali, come nei recuperi estivi. La terza opzione è il ricorso ad azioni di supporto individuale online che, secondo uno studio recente, sono molto efficaci nel migliorare il benessere psicologico e gli apprendimenti disciplinari. In ogni caso, è bene che un’offerta articolata di azioni di recupero – in estate e anche oltre, nel nuovo anno scolastico – si rivolga in linea di principio a tutti gli studenti, non solo a quelli con debiti, come avviene in tempi normali e come i sindacati della scuola hanno proposto.

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  1. Raffaela

    Mi chiedo perché non si sono i ascoltati i docente che hanno lottato contro la Dad, sin dagli esordi.,ma soprattutto come si aiuteranno gli alunni che sono in uscita dalla quinta elementare, terza media media, quinto superiore? Come recupereranno gli studenti dei corsi di laurea, e soprattutto come possono ancora esistere istruzioni online riconosciute? Come qualcuno possa ipotizzare di ridurre i licei di un anno considerando i risultati di un anno di Dad

  2. Enrico Fasoli

    Ringrazio per il prezioso approfondimento.
    Non riesco però a comprendere come e quando utilizzare i risultati INVALSI per ovviare agli eventuali (o certi) danni sugli apprendimenti prodotti dalla pandemia.
    Le prove INVALSI, se verranno fatte,si svolgeranno ad aprile e maggio 2021 e solo per alcune classi. I risultati, se tutto andrà bene, li avremo a settembre/ottobre 2021 e solo per alcune classi.

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