Il Covid-19 ha causato una ricomposizione nella domanda di lavoro da parte delle imprese italiane. Dall’analisi dei dati prodotti da Anpal e Unioncamere nell’ambito del sistema Excelsior emerge un quadro che può aiutare a capire cosa accadrà domani.

Un contesto difficile

La pandemia ha avuto un duplice impatto sul mercato del lavoro. In prima battuta, le misure di distanziamento sociale hanno interrotto l’attività di un gran numero di lavoratori, costituendo uno shock dal lato dell’offerta di lavoro. Di rimando, le condizioni di distanziamento e le aspettative di difficoltà economiche hanno ridotto la domanda di consumo per alcuni beni e servizi non essenziali. In misura variabile per luogo o settore, i più bassi consumi si sono tradotti nella scelta di ridimensionare la domanda di lavoro. In altri settori, tuttavia, l’attività si è mantenuta ai livelli pre-pandemia, in virtù della loro natura essenziale (si pensi alla grande distribuzione per i beni alimentari). Altri ancora hanno visto una crescita della domanda, in quanto funzionali alla lotta alla pandemia (dispositivi medici) o rispondenti ai nuovi bisogni dettati dalla quotidianità “a distanza” (prodotti tecnologici). Pertanto, al netto di un complessivo trend al ribasso, è ragionevole immaginare una ricomposizione della domanda di lavoro.

I dati esteri confermano lo scenario, come già ricordato qui su lavoce.info. Negli Stati Uniti la pandemia ha contratto la domanda di lavoro del 30 per cento: intrattenimento, ristorazione e turismo i settori più colpiti dal lato della domanda. Gli stessi settori hanno sofferto nel Regno Unito, dove i posti di lavoro nel settore turismo e ristorazione si sono dimezzati da marzo ad agosto 2020. Nello stesso periodo il calo degli addetti nel settore entertainment è stato quasi dell’80 per cento. In Francia, Germania e Spagna le imprese hanno fatto fronte allo shock cercando flessibilità sul piano contrattuale: molti contratti a tempo indeterminato sono stati sostituiti con contratti temporanei; questo ha moderato sensibilmente il calo dell’impiego complessivo.

Sull’Italia, alcune prime evidenze si ricavano dai contributi di Banca d’Italia e ministero del Lavoro. Per offrire una prospettiva ulteriore abbiamo indagato l’evoluzione della domanda nel mercato del lavoro italiano, sfruttando il censimento della domanda di lavoro delle imprese italiane condotto da Anpal e Unioncamere nell’ambito del sistema informativo Excelsior.

I dati Excelsior

Excelsior descrive mensilmente la domanda di lavoro delle imprese italiane, con l’intento primario di agevolare la realizzazione delle politiche attive del lavoro e monitorarne l’efficacia. Il bollettino mensile Excelsior indica il totale dei lavoratori previsti dalle imprese in entrata per settore, gruppo professionale, area aziendale; scorpora inoltre le stime per classi di età, genere, difficoltà di reperimento, livello di istruzione ed esperienza attesi. Non si tratta di dati su vacancies vere e proprie, ma di previsioni di entrata, una differenza importante, come già ricordato su lavoce.info. Inoltre, i valori pubblicati risultano dalla combinazione dell’indagine continua Excelsior con quelli amministrativi Inps del modello mensile Uniemens, attraverso il quale i datori di lavoro privati informano l’Istituto sui propri dipendenti, e il dato mensile Istat sul clima di fiducia delle imprese. Quindi, le stime che ne risultano (vi faremo riferimento nei prossimi paragrafi come “domanda di lavoro”) originano anche da dati relativi all’effettivo incontro tra domanda e offerta, di cui sembrano in effetti seguire l’andamento pedissequamente.

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Per questa analisi sono stati utilizzati i dati Excelsior mensili a livello nazionale, relativi al periodo gennaio 2018 – gennaio 2021. La fotografia così scattata risente dunque ancora della situazione che stiamo vivendo e non è un esercizio previsivo sul futuro. Excelsior pubblica i dati unicamente in formato Pdf, decisamente poco amico del ricercatore. Armati di pazienza, abbiamo da qui ricostruito le serie brute force.

Il crollo della domanda e la ricomposizione delle professioni

Come si può vedere nel grafico 1, il primo trend che emerge chiaramente dai dati Excelsior è la contrazione della domanda di lavoro: un risultato certamente non sorprendente, ma finora non ben quantificato. Mentre nel 2018 e nel 2019 le imprese prevedevano entrate mensili mediamente pari a 390mila unità, la media 2020 si ferma a 287mila; escludendo i mesi di gennaio e febbraio, scende a 252mila: un calo medio del 30 per cento.

Il grafico 2 mostra la variazione percentuale di entrate previste per ciascuna delle 38 categorie professionali utilizzate dal sistema Excelsior. Questo grafico (e il successivo) contengono le stime medie per il periodo settembre-dicembre, escludendo quindi i mesi del lockdown primaverile (per i quali non sono disponibili dati) e i mesi estivi. Emergono variazioni importanti già tra 2018 e 2019, dovute probabilmente alla presenza di trend già in essere prima della pandemia o anche alla metodologia di stima Excelsior. Con la dovuta cautela, quindi, possiamo guardare alle variazioni tra 2019 e 2020. Coerentemente con quanto visto nel grafico 1, le entrate previste sono in calo per quasi tutte le professioni. In controtendenza, registrano un aumento i medici (+1 per cento, a dispetto anche di un calo nel precedente anno) e gli specialisti in scienze informatiche, fisiche e chimiche (+9 per cento). Dal lato opposto, ad aver sperimentato un maggior decremento sono farmacisti e biologi, cuochi e camerieri, professioni nei servizi di sicurezza, specialisti in discipline artistiche e addetti alla gestione di magazzini e della logistica.

Nel grafico 3 mostriamo la variazione in punti percentuali della quota di entrate previste per ciascuna professione sul totale nazionale. Rispetto alle variazioni assolute, quasi tutte negative, queste stime ci consentono di osservare per ogni classe la fluttuazione relativa all’intero mercato italiano, evidenziandone quindi la ricomposizione.

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La pandemia ha colpito fortemente cuochi e camerieri: nel periodo settembre-dicembre 2019 rappresentavano il 12,5 per cento del totale delle entrate previste, mentre un anno dopo solo il 9,8 per cento. Una variazione di 2,7 punti percentuali, di gran lunga la più significativa di tutte. Una variazione importante si registra anche tra i commessi e altro personale qualificato in negozi ed esercizi all’ingrosso. Entrambe le categorie pagano la perdita della naturale clientela a causa pandemia.

Dal lato opposto, aumenta la quota sul totale degli operai specializzati nell’edilizia e nella manutenzione degli edifici, degli operatori dell’assistenza sociale in istituzioni o domiciliari e i tecnici della sanità, dei servizi sociali e dell’istruzione. La categoria degli operai vive un trend crescente già da gennaio 2020, probabilmente dovuto alle misure fiscali a favore del settore edilizio. Le restanti classi in crescita relativa riflettono la risposta sul piano sanitario e sociale alla pandemia, che ha costretto tutti a casa e molti, purtroppo, sui letti d’ospedale.

Back to normal o new normal?

L’impatto del Covid-19 sul mercato del lavoro è destinato a durare o sarà riassorbito? Si affermerà o no un nuovo mix di professioni? Sono le domande a cui molti stanno cercando risposta. Crediamo che le nostre analisi, per quanto preliminari, aggiungano un elemento empirico utile a queste riflessioni sul panorama italiano. Il calo della domanda in Italia è marcato, sebbene in linea con altre economie. Emerge inoltre una parziale ricomposizione della forza lavoro apparentemente guidata dalle dinamiche della pandemia, fatta eccezione per il settore edile. Tuttavia, i dati fotografano un mercato del lavoro ancora in piena pandemia. Sarà fondamentale guardare a cosa accadrà una volta che il virus sarà sconfitto del tutto: ci sarà un ritorno alla normalità o una nuova normalità?

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