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  1. Giuseppe Pistilli Rispondi
    I giovani faranno molto resistenza a farsi vaccinare, perché non serve affatto a loro bensì a raggiungere l’immunità di gregge. Peccato che se questo era l’obiettivo, li si poteva lasciar liberi di infettarsi mentre si proteggevano i soggetti a rischio, e invece sono stati reclusi e limitati per mesi, con le restrizioni cbe pesano di più proprio a loro. Risponderanno picche, quelli educati, molti altri vi apostroferanno con rabbia, a avranno pure ragione.
  2. Aram Megighian Rispondi
    Lascerei la discussione a chi è esperto in materia. C'è chi lo è sulla logistica che sottende una distribuzione rapida di un vaccino, e chi lo è sugli effetti diretti e collaterali del vaccino stesso. Mi pare che il peso dei non-esperti medici nel voler entrare a porre in discussione anche ciò che viene detto dai medici, sia stato troppo eccessivo in questa pandemia e abbia provocato più danni (intendo morti e lesioni gravi) che benefici. E credo che anche su questo bisognerebbe alla fine fare un'analisi seria. La medicina è una scienza sperimentale che si basa sull'analisi e la ripetibilità dei dati. Non è assoluta, ma basata sulla probabilità che quel dato possa ripetersi ripetendo l'esperimento. Ad oggi, non ci sono purtroppo informazioni pubbliche sui vaccini in via di approvazione. Questo è molto grave, dal momento che tutti i lavori pubblicati su riviste peer-reviewed ad alto impatto esigono la pubblicazione dei dati completi in repositories accessibili pubblicamente dalla rete. Però, al contrario, abbiamo annunci e reazioni nel mercato finanziario. Cosa ancora più grave. E' da considerare che le prossime valutazioni dell'FDA (metà Dicembre) ed EMA (primi di Gennaio) siano utili a capire meglio cosa fanno questi vaccini, considerando anche a chi sono stati somministrati nella fase 3. Se sono stati somministrati a persone sotto i 65 anni, tutto il discorso fatto non ha alcun senso. Se non sappiamo il grado di anticorpi prodotti per gruppi di età, pure non ha alcun senso
  3. Mara Gasbarrone Rispondi
    Tuttavia, se vaccinarsi non esclude per il vaccinato la possibilità di diffondere il virus, come sembrerebbe possibile, viene meno il fondamento della sua proposta. Solo fra qualche mese sarà possibile capire se il vaccino lascia il paziente infettivo oppure no (vedi Capua versus Burioni)
  4. Simone Maioli Rispondi
    La proposta è interessante, ma le conclusioni non appaiono del tutto coerenti. Applicando questo approccio, per massimizzare l'effetto vaccinale sulla popolazione, non si dovrebbero selezionare i candidati in relazione solamente all'età, ma in base al numero e alla intensità dei contatti giornalieri potenzialmente diffusivi della malattia. Dovrebbero quindi essere evidenziati dei fattori di rischio quali ad esempio professione, densità abitativa della residenza, e anche età e stile di vita, e costruire un modello con il quale stilare una scala di precedenze. In realtà l'autore ha già implicitamente adottato questo metodo attribuendo la precedenza assoluta al personale sanitario.
  5. Lorenzo Luisi Rispondi
    Sembra un discorso contraddittorio in termini: Poche persone vogliono vaccinarsi e si tenta di capire chi vaccinare prima! A monte ci sono altri problemi: 1) Il vaccino antiinfluenzale è sparito a fronte di tanti che vogliono vaccinarsi; 2) Per quest'anno la domanda (salvo obblighi) di antiCovid è praticamente nulla; 3) Se viene interrotta la catena del freddo si rischia di inoculare un placebo ...
  6. salvatore modica Rispondi
    la proposta è di vaccinare le persone nella fascia 40-70 invece che quelli nella fascia 70+ (che non vivono in comunità)
  7. Marco Depolo Rispondi
    "Vaccinando gli anziani, si lascia il virus libero di infettare i giovani; vaccinando i giovani, non si infetta nessuno". E' vero che la modellistica richiede astrazioni e generalizzazioni, ma questo schema di modellizzazione mi sembra alquanto lontano dai dati di realtà. Due aspetti critici tra i molti (anche di tipo clinico, che tralascio): i "giovani" hanno probabilisticamente una minore propensione a vaccinarsi; gli "anziani" non sono reclusi in casa, e non si limitano a "abbracciare i nipotini". Le soluzioni controintuitive sono affascinanti, ma richiedono una base empirica