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  1. Iva Rispondi
    Vorrei tanto sapere se c'è modo di mettersi in contatto con chi vuole portare avanti queste proposte. Infatti molte persone (per esempio professionisti del turismo) hanno fatturato quasi 0 euro quest'anno causa covid, e non possono accedere al reddito di cittadinanza per una grande ingiustizia: l'isee. E' un parametro assurdo in quanto coloro che stavano mettendo da parte soldi, magari perché non hanno una casa e volevano acquistarla, adesso devono vivere coi risparmi sudati con fatica, e vedono cadersi la vita tra le mani, sogni e risparmi che volano via come fumo perché lo stato considera il patrimonio mobiliare nell'isee. Vorrei davvero chiedere al governo l'abolizione di questo parametro ma non so come.
  2. bob Rispondi
    le riforme sociali devono nascere da progetti politici lungimiranti e con prospettive nel tempo. L' Italia seria del dopoguerra lo ha ampiamente insegnato. Quando è una mera operazione di "marketing politico elettorale" questi sono i risultati. Il reddito di cittadinanza ha raggiunto un solo obiettivo per lo scopo con cui è stato progettato: far vincere le elezioni!
  3. Enrico D'Elia Rispondi
    Una riforma che stimoli l’offerta di lavoro è economicamente e socialmente sostenibile solo se questa può essere assorbita da un corrispondente aumento della domanda di manodopera. In caso contrario la riforma produrrebbe solo un travaso puramente statistico tra “inattivi” e “disoccupati” oppure un abbassamento dei salari reali, che oggi aggraverebbe una spirale deflazionistica già latente. Da questo punto di vista, la proposta di mantenere temporaneamente un sussidio anche per chi trova un lavoro mi sembra promettente, a patto che preveda un abbattimento iniziale e una riduzione nel tempo. Da un lato, ciò impedirebbe di accettare un lavoro talmente squalificato da garantire, a regime, solo una retribuzione inferiore al reddito di cittadinanza, dall’altro non scoraggerebbe la ricerca di una occupazione regolare, che aumenterebbe le entrate complessive e darebbe migliori prospettive per il futuro. Resta il rischio che chi percepisce un sussidio preferisca lavorare in nero, ma questo è un problema di ordine pubblico e di controlli fiscali, non un difetto del sistema di sussidi.
  4. Enrico D'Elia Rispondi
    Finalmente una proposta di revisione dei sussidi sociali fondata su dati obiettivi e non su posizioni politiche preconcette. L’unico punto debole è l’aspirazione a far coincidere la platea dei beneficiari con quella dei “veri poveri” individuati in base a criteri empirici. Purtroppo la composizione delle famiglie, che è un criterio essenziale per quantificare i sussidi spettanti, può essere facilmente alterata per massimizzare i sussidi attraverso aggregazioni e divisioni fittizie, assai difficili da verificare e perseguire. Lo stesso vale per l’intestazione di alcuni redditi e di molti asset patrimoniali. Ciò può determinare una rincorsa tra le evidenze empiriche su cui si basa l’identificazione dei “veri poveri” e la definizione dei criteri per l’erogazione dei sussidi. E non è certo che questo processo converga verso una combinazione stabile di criteri. Temo quindi che avremo sempre poveri senza sussidi e sussidi dati a chi non ne avrebbe bisogno.
    • Fernando Di Nicola Rispondi
      Condivido l'alterazione per via "anagrafica" del beneficio RdC e qualora avessi la chance di partecipare ad una revisione segnalarei la necessità di accompagnare ogni riforma da vincoli di coerenza anagrafica, validi peraltro per migliorare l'equità applicativa in tanti altri contesti.
  5. Giuseppe GB Cattaneo Rispondi
    Invece di arrampicarsi sugli specchi per modificare spezzoni di leggi che modificano spezzoni di altre leggi perché non si comincia a pensare in modo razionale a come implementare un reddito universale di base, una riforma fiscale basata su un sistema di tassazioni complementari dei redditi, dei trasferimenti di valore, e del possesso di beni e una corretta riforma del sistema pensionistico.
    • gianpaolo tessari Rispondi
      Non mi sono chiare le sue proposte in tema di tasse e pensioni. Il reddito di base universale è troppo complicato per un paese di 60 milioni di abitanti che non sa nemmeno riparare fogne ed acquedotti. Concordo con l'autore su un RDC meno generoso ma più diffuso, al fine di consentire a tutti una vita dignitosa ma non disincentivare il lavoro
  6. Alberto Scattolin Rispondi
    Il reddito di cittadinanza deve essere destinato ha chi ha bisogno. Ma, ancora più importante, deve essere utilizzato per ciò di cui c'è bisogno. Per tale motivo, forse, non si deve gestire tramite erogazioni di liquidità, ma tramite erogazioni di disponibilità economice da spendere in specifici acquisti. Non reddito di cittadinanza, ma welafare di cittadinanza, emulando quanto già viene realizzato nell'ambito del welfare aziendale.
  7. Attilio Danese Rispondi
    L'articolo è rigoroso e non sembra influenzato da appartenenze ideologiche. Merita di essere preso seriamente in considerazione
    • Gaetano Proto Rispondi
      Sono d'accordo sulla logica della riforma proposta e su alcune sue componenti essenziali, come l'adeguamento alla scala di equivalenza dell'ISEE e il superamento della bislacca suddivisione dell’assegno in due quote (la prima a integrazione del reddito e la seconda a rimborso dell'affitto), due riforme che tra gli altri avevo proposto più di un anno fa qui su lavoce.info (https://www.lavoce.info/archives/59045/59045/ e https://www.lavoce.info/archives/59791/). E' in teoria condivisibile anche il trattamento adeguato della componente patrimoniale, ma in pratica si tratta di una questione che va ben oltre il RdC e andrebbe impostata seriamente altrove, innanzitutto attraverso la riforma del catasto da attuare in tempi tassativi e non sine die come è stato finora. Nelle more, come si dice, l'ISEE nella sua forma attuale non dovrebbe essere nel complesso troppo distorsivo, almeno per il patrimonio immobiliare, dato che compensa grosso modo la sua sottovalutazione con un parametro elevato di valorizzazione ai fini dell'ISE (20%). Ricorrere a uno strumento già esistente come l'ISEE renderebbe più praticabile una riforma del RdC, mentre tentare di introdurre "in corsa" attraverso la riforma del RdC nuovi meccanismi di valutazione della situazione economica, pur in sé condivisibili, la rende più difficile da realizzare. Non dobbiamo dimenticare che sono quasi due anni che conviviamo con uno strumento mal disegnato: la sua riforma a questo punto è della massima urgenza.