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Reddito di cittadinanza: un meccanismo sfuggito di mano*

Il meccanismo con cui si calcola il Reddito di cittadinanza nasconde una discriminazione più grave del previsto nei confronti delle famiglie numerose, in particolare di quelle con minorenni. La scala di equivalenza anomala gioca un ruolo decisivo e va corretta subito.

Come si calcola il reddito di cittadinanza

Il reddito da integrare con il reddito di cittadinanza (Rdc) è dato dalla differenza tra la soglia di “reddito familiare”, pari a 6 mila euro annui per un nucleo di un componente (9.360 se in affitto), e il suo ammontare effettivo, che corrisponde al valore monetario della componente reddituale dell’Ise (indicatore della situazione economica) al lordo degli importi detraibili ai fini dell’Isee (indicatore situazione economica equivalente). Per calcolare la soglia di “reddito familiare” per i nuclei di due o più componenti, l’importo di 6 mila (o 9.360) euro va moltiplicato per una specifica scala di equivalenza. Per i nuclei numerosi la nuova scala è decisamente più sfavorevole rispetto alla consolidata scala dell’Isee: in particolare, prevede un valore massimo che non ha precedenti nella legislazione nazionale (per ulteriori dettagli vedi qui, per la comunicazione ufficiale vedi qui).

Per analizzare il meccanismo del Rdc, è utile far riferimento a una famiglia tipo con un “reddito familiare” per il nucleo di un componente pari alla metà della soglia di reddito da integrare, quindi 3 mila euro. Se si ipotizza che la componente patrimoniale dell’Isee del nucleo sia pari a zero e che alla determinazione della sua componente reddituale non concorrano importi, spese (tra cui l’affitto) o franchigie da portare in detrazione, è possibile stabilire un’identità tra il “reddito familiare” del nucleo, il suo Ise e (sempre nel caso del nucleo di un componente) il suo Isee, che ammontano tutti a 3 mila euro.

Tenendo fermo il valore (equivalente) dell’Isee a questa cifra, è possibile derivare i valori monetari dell’Ise e del “reddito familiare” (per ipotesi coincidenti) al crescere della dimensione del nucleo, applicando la scala dell’Isee. Il valore della soglia di reddito da integrare al crescere del nucleo si calcola applicando al valore base di 6 mila euro i parametri della scala del Rdc. A questo punto, possiamo calcolare l’importo del Rdc a parità di situazione economica equivalente (quindi a parità di condizioni) e verificare il suo andamento all’aumentare del numero di componenti, a parità di tipologia del nucleo.

Cosa succede ai nuclei numerosi

Il risultato è sorprendente. Al di sopra di una certa dimensione del nucleo, che varia a seconda della tipologia (per esempio componenti aggiuntivi maggiorenni o minorenni), ci si può aspettare che l’importo del Rdc semplicemente smetta di crescere, qualunque sia il numero di componenti in più, perché il valore della scala di equivalenza del Rdc ha già raggiunto il massimo. In realtà, l’effetto del valore massimo della scala è più dirompente, perché agisce anche sul valore monetario della soglia di “reddito familiare” che resta bloccato a 12.600 euro, mentre in costanza di Isee (e di qualsiasi altro indicatore di benessere razionalmente disegnato) il reddito monetario della famiglia continua a crescere: lo scontro tra le opposte tendenze è inevitabile e a rimetterci sono i nuclei numerosi, in particolare quelli con più minorenni.

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La tavola 1 mostra che nel caso di componenti aggiuntivi tutti maggiorenni (per esempio, due genitori e figli), l’importo del Rdc a parità di situazione economica equivalente del nucleo (variabile (c)) cresce secondo le attese fino a quattro componenti, ma poi cala bruscamente fino ad azzerarsi per un nucleo di otto componenti: questo nucleo non viene ammesso al Rdc perché supera la soglia di “reddito familiare” prevista, ferma a 12.600 euro. Date le equivalenze stabilite per ipotesi, è possibile visualizzare come differenza tra Ise e importo Rdc (differenza (a) – (c)) lo scarto tra l’importo che il nucleo dovrebbe ricevere per raggiungere la soglia fissa di 6 mila euro espressa in termini di Isee e l’importo che invece riceve come Rdc per raggiungere la soglia di “reddito familiare” da integrare.

In questo caso, l’inizio della riduzione dell’importo del Rdc coincide con la dimensione per la quale il parametro della scala del Rdc smette di crescere, avendo già raggiunto il massimo di 2,1 punti. Se si rimuovesse la regola che stabilisce il massimo, l’importo del Rdc continuerebbe ad aumentare (variabile (e)). La variabile differenza (c) – (e) misura la minore generosità del Rdc rispetto a questa semplice ipotesi di riforma.

La tavola 2 mostra che nel caso di componenti aggiuntivi tutti minorenni (in ipotesi, due genitori e figli), il meccanismo del Rdc ha effetti ancora più negativi. Stavolta l’importo del Rdc a parità di situazione economica equivalente del nucleo (variabile (c)) inizia a diminuire già a partire dal primo minore, per l’effetto congiunto della soglia massima della scala del Rdc e dei suoi parametri restrittivi rispetto alla scala dell’Isee, a cui si aggiunge l’assenza di maggiorazioni. Di conseguenza, la completa esclusione del nucleo dal Rdc scatta già a partire da sette componenti. Per una famiglia povera con minori che percepisce il reddito di inclusione (Rei) il rischio concreto, che aumenta se il genitore è solo, è di vedersi riconoscere alla scadenza un Rdc di importo inferiore o addirittura nullo, nonostante la minore generosità del Rei in termini di importo base (187,5 euro al mese per un singolo, contro i 500 del Rdc), come mostra la variabile differenza (c) – (f).

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In questo caso, eliminare il tetto che fissa a 2,1 punti il massimo della scala del Rdc non garantirebbe il ripristino di un corretto andamento crescente del suo importo, che riprenderebbe a salire solo in corrispondenza di otto componenti (variabile (h)), anche se eliminerebbe il paradosso dell’esclusione dei nuclei più numerosi. La variabile differenza (c) – (h), che misura il minore impatto del Rdc attuale rispetto a questa ipotesi di riforma, mostra che il suo effetto sarebbe limitato.

Alla luce di questi risultati, è evidente che il meccanismo del Rdc è sfuggito di mano. La discriminazione ai danni delle famiglie numerose risulta molto più grave di quanto paventato da più parti e mette in questione la legittimità costituzionale del Rdc, se non ci saranno tempestive correzioni.

Va anche sottolineato che il difetto strutturale del meccanismo di accesso al Rdc e della sua quantificazione colpisce selettivamente le famiglie numerose: proprio quelle che in teoria dovrebbero essere più tutelate dal provvedimento in ragione della maggiore incidenza della povertà relativa e assoluta rispetto ai nuclei più piccoli. È improprio definire “tesoretto” (come ha fatto Pasquale Tridico) la minore spesa che ne deriverà, per ora stimata in un miliardo, visto che si tratta di risorse che il Parlamento ha destinato a uno scopo ben preciso, la lotta alla povertà.

* Le opinioni espresse in questo articolo non coinvolgono l’istituzione di appartenenza.

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24 commenti

  1. Savino

    L’elemosiniere del Papa ci ha ricordato che la povertà è un’altra condizione rispetto ai requisiti voluti da Tridico e al do ut des col voto a Di Maio (e a Salvini).

  2. Piero Carlucci

    Ha per caso calcolato quante famiglie si trovano nella situazione sfavorevole a lei analizzata così brillantemente? Perché se non ce ne fossero o fossero trascurabili mi sa che il suo è un bel esercizio ma utile solo per fare inutile polemica

    • Gaetano Proto

      Come specificato nel testo, l’analisi è basata su una “famiglia tipo”, quindi è utile per vedere cosa succede al variare di certe dimensioni (numerosità e composizione del nucleo) in costanza di altre (la situazione economica equivalente di 3.000 euro). Per contare i soggetti coinvolti sono necessarie altre analisi, come le microsimulazioni basate sul campione di una indagine dei redditi. Il primo dato che le cito proviene proprio da un’analisi di questo tipo: il 4 febbraio scorso, in un’audizione parlamentare, l’INPS ha stimato in più di 30.000 i nuclei beneficiari del Reddito di Inserimento (Rei) che il Rdc avrebbe potenzialmente escluso, specificando che si sarebbe trattato soprattutto di famiglie numerose. In teoria questo evento avrebbe dovuto verificarsi solo in singoli casi del tutto particolari, data la generosità nettamente minore del Rei, perciò un numero così elevato avrebbe dovuto far suonare un campanello di allarme. Per quanto riguarda il numero delle famiglie in condizioni di povertà assoluta, che sono il target dichiarato del provvedimento (i 5 milioni di persone più volte evocati), quelle di 5 e più componenti nel 2017 (ultimo dato disponibile) erano circa 240.000, quindi un bacino tutt’altro che trascurabile. Come mostra la mia analisi, a parità di condizione economica gran parte di questi nuclei subirà un trattamento sfavorevole rispetto a quelli di minore dimensione, uno svantaggio che potrà arrivare fino alla paradossale esclusione dal Rdc.

    • diego lareni

      giusta osservazione. sul sito istat http://dati-censimentopopolazione.istat.it/Index.aspx?DataSetCode=DICA_NUCLEI# ho contato 19022 nuclei familiari con almeno 7 componenti, oltre la meta’ al sud. ora bisognerebbe capire quanti siano i titolari di rdc e soprattutto a quale numero considerarli
      “trascurabili”

      • Gaetano Proto

        E’ ovvio che al crescere del numero di componenti si riduce il numero assoluto di famiglie nella popolazione. Per la famiglia tipo che ho analizzato, 7 o 8 componenti (a seconda della composizione) è la numerosità in cui si verifica qualcosa che non dovrebbe assolutamente mai succedere con un reddito minimo fatto come si deve, cioè l’esclusione dal beneficio a parità di condizione economica con i nuclei di dimensione inferiore che invece lo ricevono. Però ben prima della soglia di 7 o 8 componenti il beneficio risulta decrescente, coinvolgendo un numero molto più elevato di persone rispetto a quelle del tutto escluse, e anche questa penalizzazione non appartiene al disegno razionale di uno strumento di sostegno del reddito. Alle proteste di chi finora ha ricevuto un RdC più basso di quello che pensava si è finora risposto in modo un po’ paternalistico, ma se fosse possibile analizzare in dettaglio i dati si vedrebbe probabilmente che ha operato il meccanismo di penalizzazione delle famiglie numerose dovuto alla scala del Rdc, insieme ad altri che ruotano intorno alla differenza tra l’ISEE, noto a tutti i richiedenti, e il ”reddito familiare” introdotto dal provvedimento, a essi ignoto. Il miliardo di “risparmi” quantificato dal presidente dell’INPS verrà pure da qualche parte…

    • Massimo GIANNINI

      In effetti Fubini del Corriere della Sera e su La7 ha provato a sostenere la solita cosa. E’ tipica polemica anti-governativa. Tenuto conto che il tasso di fertilità italiano è di 1,3 pochissime famiglie si troverebbero in questa situazione. Inoltre già l’ISEE si abbassa all’aumentare del numero di persone nel nucleo familiare, quindi una sorta di “correzione” per famiglie numerose è già implicita.

      • gianmario

        e quindi, siccome son pochi si arrangiano?
        il punto è se il meccanismo è disegnato bene e non lo è
        vuole il governo correggerlo?
        si riguardi poi il significato del termine polemica
        qui si fanno dei conti: sono corretti?
        se sono corretti, vuole il governo cambiare il meccanismo
        sennò, perchè?
        di nuovo: tanto son pochi?

        • Federico Leva

          Si sa, l’aritmetica soffre di un noto pregiudizio antigovernativo. (Parafrasando Krugman.)

  3. Asterix

    Mi scusi ma quante famiglie povere ha più di 4 componenti? Perché per esperienza si lavoro avendo incontrato i rappresentanti del forum famiglia, i nuclei con più di 4 componenti si riscontrano in gruppi religiosi dove il capofamiglia è costituito da professionisti ad alti reddito. Anche le spese di mantenimento di figli mal si adattano alla situazione di povertà, tranne si parli della povertà rispetto al fisco..

    • Gaetano Proto

      Come può leggere qui sotto in un’altra mia risposta, nel 2017 (ultimo dato disponibile) le famiglie di 5 e più componenti in condizioni di povertà assoluta erano circa 240.000, quindi siamo per definizione oltre un milione e duecentomila persone coinvolte, cioè più di un quarto delle persone in povertà assoluta (stimate in poco più di 5 milioni di persone, fonte Istat). Affidarsi alle impressioni personali non sempre aiuta, tanto più che rispetto al passato dati (o stime, come in questo caso) ufficiali (e non) sono disponibili con relativa facilità e a costo zero o quasi

      • Asterix

        Caro Proto, i dati su cui basa la povertà l’ISTAT sono i dati delle dichiarazioni IRPEF o i dati Isee?? Perché come abbiamo verificato dalla differenza tra le stime iniziali della misura ed i costi a consuntivo, in Italia si parla di poveri guardando solo i redditi autidichiarati. Quando poi andiamo a verificare i patrimoni immobiliari e mobiliari si scopre un altra realtà..
        Non a caso i dati sull’evasione fiscale, anche quelli disponibili, raccontano un’altra Italia anche perché, se fossero veri i dati sulla povertà ISTAT o IRPEF, altro che gilet gialli dovremmo avere…
        Quindi scenda dall’olimpo dotato, vada nelle periferie e conti quante sono le famiglie veramente povere che riescono a mantenere 3 o 4 figli…

        • Gaetano Proto

          Come ho scritto nella risposta a un altro commento, l’Istat stima la povertà assoluta in base al valore dei consumi dichiarati all’indagine sulle spese delle famiglie, confrontati con soglie differenziate corrispondenti a uno standard di vita minimamente accettabile. Quindi il legame con l’evasione fiscale, se c’è, è debole. Il fenomeno delle famiglie numerose in povertà è un problema internazionale, non solo italiano: il punto è proprio che queste famiglie non riescono a mantenere i figli che hanno, se per “mantenere” non si intende la mera sopravvivenza, ma un livello minimo di istruzione, salute, cultura ecc. Le integrazioni di reddito come il Rdc servono appunto a garantire un livello minimo di vita in questo secondo senso: per questo è inaccettabile che il meccanismo del Rdc così com’è adesso discrimini le famiglie numerose, e in particolare quelle con figli minori. Va comunque ricordato che, a prescindere dal Rdc, esiste una serie pur frammentaria di misure assistenziali a livello nazionale e locale (di cui peraltro l’ISEE tiene debitamente conto), oltre a quelle caritative: questo contribuisce a spiegare come possano tenersi precariamente in piedi situazioni economiche sulla carta ingestibili.

          • Asterix

            Infatti Lei come altri commentatori economisti che non leggono le norme di legge, non hanno capito che il rdc si tratta di una integrazione, che insieme ad altri aiuti sociali, consente di arrivare vicino alla soglia di non povertà fissata per single a 500-530 euro. Non sostituisce la naspi, gli assegni sociali o altre misure assistenziali alle famiglie. Li integra. Capisco che si questa misura sono state dette tante fake news da una parte e dall’altra, ma ricordiamoci che questa misura ci era chiesta dall’Europa. Non esisteva solo da noi ed in Grecia… Avevamo il rei che dava 6 euro al giorno (187 al mese). Se lei ritiene possibile aiutare le famiglie povere numerose con il rdc pensi con il Rei che aiuto davamo. Pensi che chi prendeva la naspi non poteva avere il rei. Il fatto che dobbiamo scegliere se affidare alla chiesa, alle ong, ai singoli comuni in base al loro livello indebitamento l’assistenza ai poveri oppure è un impegno che deve assumere lo Stato. Nell’Europs laica si è scelto la seconda strada. S

          • Asterix

            Ripeto, avendo avuto l’esperienza del servizio ad una mensa di poveri gestita dalla Comunità di San Egidio, non mi ricordo di questi nuclei di poveri con 4/5 figli che venivano. Mi ricordi di coppie di pensionati italiani per cui la vita nelle grandi città è diventata enormemente cara.
            Peraltro Lei forse ignora che il RDC ha la funzione di integrare (non sostituire ) le misure assistenziali già percepite dal cittadino rispetto ad una soglia di povertà fissata intorno ai 500-530 euro mensili.
            Non ha la funzione di cambiare la vita rendendolo classe media, così come non lo ha neanche gli strumenti analoghi di sostegno ai poveri previsti in altri Paesi (es. HartzIV in Germania). Serve per la sopravvivenza, posto che la formazione per prepararlo al reinserimento al lavoro dovrebbe essere a carico dei centri dell’impiego pubblici.
            Tradotto il RDC non serve per pagarsi il corso di aggiornamento professionale.
            Ricordo che i parametri utilizzati dall’ISTAT sono differenti rispetto a quelli utilizzati dall’ISEE che però è l’unico strumento che misura la reale ricchezza o povertà delle famiglie.
            Quindi non si può attribuire al RDC funzioni maggiori rispetto a quello previste, soprattutto da parte di chi contestava i costi della misura.

          • Gaetano Proto

            E’ plausibile che una mensa dei poveri venga frequentata soprattutto da persone sole e comunque da adulti, in genere una famiglia numerosa ha più bisogno di assistenza alimentare attraverso materie prime che può trasformare a casa. Il suo caso dimostra che le osservazioni casuali possono essere fuorvianti e che una solida formazione culturale è necessaria per comprendere i fenomeni. Ovviamente chiunque abbia un minimo di competenza in materia sa benissimo che ai fini del “reddito familiare” da integrare con il Rdc (e prima con il Reddito di inclusione) sono compresi i trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari (peraltro non tutti, dato che sono esclusi quelli non soggetti alla prova dei mezzi, come le indennità di accompagnamento), ma questo non ha alcuna rilevanza rispetto ai difetti strutturali del meccanismo di calcolo del Rdc che il mio articolo ha messo in luce.

  4. Mahmoud

    Si tratta di una misura volta all’inserimento o reinserimento nel mercato del lavoro. Mi pare lapalissiano dati gli obblighi che comporta riceverla. Non capisco perché invece un disoccupato privo di figlio dovrebbe essere discriminato (ancor più) nell’importo elargito a fronte dei medesimi corsi e lavori socialmente utili svolti per via di quanti figli, parenti, invalidi, abbia a suo carico. Per quello esistono (e forse dovrebbero esisterne di più, o di meno a giudicare dal debito pubblico) specifiche misure. Incostituzionalità? Non trovo Gaetano Proto tra i maggiori costituzionalisti, pensavo fosse un articolo di natura economica, a partire dal titolo, invece si tratta di invettiva politica fine a se stessa. Per fortuna che non si aiutano anche con questo provvedimento le famiglie con settantordici figli, che già non avranno pagato la casa popolare in cui risiedono ed i pasti che consumano, passati loro assieme a SSN ed altri servizi indivisibili da parte della stessa forza lavoro di sempre, quella che non evade. E forse proprio per questo non si permette covate di pargoli.

    • Gaetano Proto

      Basta leggere le prime righe del provvedimento per appurare che non si tratta solo di una di una misura volta all’inserimento o reinserimento nel mercato del lavoro, ma di una “misura fondamentale di politica attiva del lavoro a garanzia del diritto al lavoro, di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all’esclusione sociale” (art. 1). L’integrazione del reddito prevista dal Rdc, che è quella di cui ho analizzato l’andamento del tutto anomalo al crescere del numero dei componenti (e quindi della probabilità di essere poveri, stando alle statistiche), ha ovviamente a che fare proprio con il contrasto alla povertà e alla disuguaglianza. Giusto attirare l’attenzione sulla piaga dell’evasione fiscale, ma illudersi che tutti o gran parte dei poveri siano evasori significa rimuovere il problema della povertà. Tra l’altro, la povertà assoluta – target dichiarato del Rdc — si misura rispetto al valore dei consumi dichiarati all’indagine apposita, confrontati con soglie differenziate corrispondenti a un livello minimo di sussistenza, quindi ha un legame molto debole con l’evasione.

  5. Andrea

    Non capisco, proprio prima si critica, con supponenza, al limite della derisione chi propone un reddito di cittadinanza, poi si fanno le pulci su come viene attuata la misura. Fate le vostre proposte migliorative, a budget invariato, e sostenete con passione la novità di questo governo

    • Gaetano Proto

      La proposta migliorativa, a parità di risorse stanziate, emerge chiaramente dall’articolo: modificare subito la scala di equivalenza del Rdc. Una modifica minimale sarebbe abolire il massimo di 2,1 punti della scala, che danneggia tutte le famiglie numerose, e alzare per esempio da 0,2 a 0,3 il parametro relativo a ciascun minore, che ora come ora danneggia ulteriormente le famiglie numerose con minori. Le aggiungo un dato: secondo le stime Istat sulla povertà assoluta nel 2017, se passando da 4 a 5 e più componenti la quota delle famiglie povere aumenta dal 10,2 al 17,8%, passando da 2 figli minori a 3 e più la stessa quota aumenta dal 9,7 al 20,9%. Un provvedimento mirato alle famiglie in povertà assoluta come il Rdc deve essere particolarmente attento a tutelare le tipologie familiari più svantaggiate: se le discrimina, vuol dire che il meccanismo è sfuggito di mano e va corretto quanto prima.

      • Andrea

        Perfetto, non sono un tecnico del settore, grazie per la risposta e mi auguro vivamente che il suo contributo e quello di altri esperti possa essere raccolto da chi governa per rendere migliore la nuova misura introdotta dopo molta disattenzione alla povertà.

    • gianmario

      per Andrea:
      leggi l’articolo, rileggi l’articolo, poi leggilo ancora e,sorpresa, la proposta migliorativa c’è
      quanto alla passione, è un sentimento, difficile dare da mangiare agli affamati propinandogli sentimenti
      meglio aridamente contare i denari e aridamente farli arrivare a chi ne necessita
      con meno fanfare e più studio serio

    • Federico Leva

      L’articolo dimostra che per le famiglie numerose una “proposta migliorativa” sarebbe anche solo tornare al Rei stabilito dalla legislatura precedente…

  6. Alberto Ferrrai

    La mossa di Renzi di dare il famoso bonus di 80 € , fu giustamente criticato perché era più corretto ottenere un risultato migliore e più equo ritoccando l’ Irpef, che non introdurre ulteriori differenze tra chi lo riceveva, chi non lo riceveva e chi lo doveva restituire. Ma avrebbe perso il suo effetto populista. Allo stesso modo sarebbe stato più utile parlare di RDB ( reddito di base incondizionato) riferendosi alle proposte di uomini come Beveridge economista, From fondatore della psicanalisi sociale e Bauman, sociologo, che non mettere in campo un pastrocchio che richiama a volte il socialismo democratico a volte il socialismo reale e a volte, nelle sue rigidità e controlli erogativi, il fascismo. Purtroppo una cosa giusta quando fatta da ignoranti ( nel senso letterale del termine) genera mostri applicativi che finiscono per negare i valori della proposta.

  7. Gaetano Proto

    Errata corrige
    Il reddito di inclusione (ReI) calcolato nella Tavola 2 per la famiglia tipo di due genitori lavoratori con figli minorenni con un ISEE di 3.000 euro è errato a partire da tre componenti, in quanto non tiene conto del valore soglia dell’indicatore della situazione reddituale equivalente (ISRE), pari a 3.000 euro ai fini del ReI. Quindi a partire da 3 componenti (5 nel caso di un solo genitore lavoratore) questa famiglia tipo non avrebbe diritto al ReI, diversamente da quanto riportato nella tavola. Ciò non toglie che per una famiglia tipo con la stessa composizione e un ISEE più basso la situazione rappresentata nella tavola, cioè un Rdc nullo o inferiore al ReI, si possa verificare. Se per esempio l’ISEE fosse pari a 2.500 euro, il Rdc risulterebbe inferiore al ReI nella fascia 4-6 componenti, mentre se fosse pari a 2.000 euro, risulterebbe inferiore al ReI da 3 componenti in su. In entrambi i casi i nuclei con 7-8 componenti continuerebbero a essere esclusi dal Rdc, come nel caso riportato in Tavola 2.

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