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  1. Enrico D'Elia Rispondi
    Il salario minimo sembrerebbe un’ottima idea per tutelare i lavoratori più vulnerabili; stimolare le imprese ad utilizzare tecnologie più moderne invece di lavoro dequalificato; sostenere la domanda dei working poors. Tuttavia, anche ammesso che si riesca a costruire una griglia di salari minimi per le diverse mansioni, resta il problema di far rispettare le nuove regole salariali. E’ improbabile che chi è in una condizione così svantaggiata da dover reclamare un salario minimo abbia poi la forza contrattuale per ottenerlo. Questa misura sarà largamente elusa pagando meno ore di lavoro rispetto a quelle effettive e sotto-inquadrando i lavoratori, esattamente come avviene anche oggi. Alla fine, il salario minimo farà solo crescere la retribuzione dei lavoratori a bassa qualifica del pubblico impiego (dove salari lordi inferiori ai 1.200 euro al mese sono tutt’altro che rari) e di pochi altri settori molto sindacalizzati. Dove invece ci sarebbe realmente bisogno di migliorare condizioni di lavoro ai limiti della decenza, il salario minimo avrà probabilmente un impatto reale molto minore di quello teorico calcolato dagli autori e dall’INPS. Di fatto, il salario minimo resterà quasi inapplicato in un paese con il 17,4% tra disoccupati, cassintegrati e scoraggiati, con la giustizia più lenta d’Europa e con poche migliaia di ispettori del lavoro e agenti della guardia di finanza per 3 milioni di imprese.