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  1. Michele Rispondi
    Che una norma sul salario minimo sia invisa alle associazioni padronali non è una novità, ma è un indicatore che sia una buona norma, a favore del paese. Poi se la norma è invisa anche ai sindacati, potrebbe essere un ulteriore indizio positivo: tra sindacati “gialli” e sindacati divenuti burocrazie sclerotiche ormai non se ne può più, fanno più danni che benefici al paese. In generale ritengo che sia indispensabile introdurre un salario minimo. Come segnale di svolta nelle relazioni industriali. Bisognerebbe anche abolire il jobact e tornare allo statuto dei lavoratori, reintrodurre il collocamento pubblico obbligatorio e vietare il lavoro somministrato. In due parole cancellare tutte le liberalizzazioni del mercato del lavoro degli hanni 90, che hanno segnato l’inizio del declino economico dell’ Italia.
  2. Bruno Perin Rispondi
    Molto ci sarebbe da dire sul tema. 1°- i minimi riportati dovranno essere maggiorati del salario indiretto e differito? Si tratterebbe di circa 40% in più. 2°-Stabilito il minimo per legge, tutti i ccnl si allineeranno a quel valore minimo, facendo esplodere il costo del lavoro o boloccando qualsiasi rinnovo contrattuale, appiattendo i salari e aumentando il lavoro nero. 3°-Si crerebbe una condizione di rapporto lavorativo basato quasi esclusivamente sul salario perchè verrebbe sacrificata la parte normativa (che è un costo) per compensare quella salariale.4°-Verrebbe depotenziato fortemente il valore nazionale dei ccnl con la crescita della contrattazione aziendale. Vista la piccola dimensione delle imprese italiane, verrebbero penalizzati i diritti normativi per la maggioranza dei lavoratori.5°- Essendo in salario stabilito per legge, col tempo potrebbe essere ridotto dal governo di turno.6°- Se il salario minimo vale solo per chi non fosse coperto da ccnl, sarebbe più semplice normare i pochi casi che stravolgere tutto il delicato sistema di relazioni sindacali. Sindacati e Confindustria battano un colpo
  3. Savino Rispondi
    Ma vuole fare tutto il sindacato? Che, poi, facendo tante cose, si rende complice della perdita di potere d'acquisto salariale, nata con la politica dei redditi concertata nei primi anni '90?