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  1. enzo de biasi Rispondi
    Pur apprezzando l'articolo è mancata un visione d'insieme. Parlando di tassazione, da decenni l'attenzione è quasi unicamente sul reddito da lavoro, versione lavoro dipendente tassata alla fonte ed autonoma in via successiva. La prima questione da risolvere è quella di mettere tutti i percettori di reddito da lavoro sullo stesso piano come negli USA, l'IRPEF va pagata ex post per tutti. Accanto al reddito da lavoro, come insegnava Marx due secoli or sono , ci sono altri due fattori fattori che producono profitti e quindi reddito per le persone : il capitale ed i terreni e fabbricati. Nell'era moderna, XX secolo, si sono aggiunti i prodotti finanziari. Ebbene anche in questi comparti la legiferazione italiana necessita di un riordino radicale per gli aspetti fiscali. Circoscritta la base imponibile oggetto di revisione, il contribuente tipo non può riferirsi solo al singolo ma le tassazione/agevolazioni deve pesare sui 4 cespiti anzidetti e va considerata in relazione al reddito prodotto e goduto dalla famiglia nel suo insieme , unioni civili incluse. Viceversa, siamo alle solite: la montagna partorirà il topolino.
    • Henri Schmit Rispondi
      Condivido quest'analisi. Gli studiosi più bravi, come l'autore, raramente osano affrontare la questione fiscale nella sua generalità. Senza preparazione teorica e riflessione organica (coerenza, efficienza e sostenibilità) nessuna riforma può avere un impatto oltre il contingente e l'efimero, spesso illusorio e peggiorativo (cf. l'ominosa flat tax tanto commentata anche su questo forum). Solo un grande lavoro di ricerca aperto e collettivo (che in altri paesi è stato compiuto da gruppi di ricercatori) può fornire il quadro pee una vera riforma fiscale. L'apertura riguarda sia gli attori politici e gruppi d'interesse nazionali che i modelli esteri e gli studi (e raccomandazioni) delle organizzazioni internazionali.
  2. Giuseppe GB Cattaneo Rispondi
    Chiunque provi ad immaginare una riforma delle imposte per assicurare un gettito fiscale sufficiente ai bisogni dello Stato e l'equità scritta in Costituzione dovrebbe immediatamente capire che si tratta di un compito che richiede competenze diversificate molto distanti fra loro - giuridiche, economiche, statistiche, matematiche, informatiche, in ultimo anche politiche - e può essere svolto solo attraverso una collaborazione interdisciplinare che metta in rete università, istituti di ricerca e parti sociali e quindi necessita di finanziamenti non irrilevanti (i quali peraltro potrebbero essere assicurati da parte delle Fondazioni bancarie, che finora hanno dilapidato inutilmente un patrimonio publico). Non vedo, allo stato dei fatti, questa consapevolezza.
  3. Carlo Rispondi
    La proposta di Cofindustria di abolire il sostituto di imposta, al di là della fattibilità, pone in luce il problema delle elevate tax expenditures. Se i datori di lavoro versano in un anno 100 di Irpef, l’anno successivo lo Stato ai dipendente ne rimborsa, ad esempio, 20, quindi l’effettivo incasso di Irpef per lo Stato è 80 ma le sanzioni sono parametrate su 100. Infatti la sanzione per omesso versamento delle ritenute è del 30% come per l’Ires o l’Irpef degli imprenditori individuali. Quindi sarebbe opportuno che la sanzione fosse parametrata sulla differenza fra Irpef incassata sulle ritenute e quella rimborsata con la dichiarazione dei redditi, differenza che continuerà ad ampliarsi, se la detrazione del 110% verrà utilizzata in dichiarazione e non come sconto in fattura o ceduta a soggetti finanziari. Oppure ridurre le ritenute cancellando le tax expenditures in modo che in caso di crisi le imprese possano gestire meglio la liquidità trovando un accordo dilatorio con i dipendenti per gli stipendi mentre il pagamento delle ritenute non ammette dilazioni.
  4. sandro urbani Rispondi
    l'evasione è concentrata nel settore del lavoro autonomo ; perché non permettere la detrazione totale di tutte le spese sanitarie in primis ( qui vale la regola che se paghi cash sono x euro se vuoi la fattura sono x + il 30/40% ) poi quelle per quanti sei costretto chiamare per la manutenzione della casa , oggi esiste solo il contante. mi piace segnalare il caso dell'intendente di finanza di una zona dell'Emilia che tempo ebbe a scovare parecchi costruttori edili evasori e alla stampa stupita ebbe a chiarire che aveva sommato tutte le dichiarazioni corroborate da regolari fatture presentate per ottenere il credito d'imposta , se cercate negli archivi dei quotidiani trovate la notizia . In altre parole "mors tua vita mea"
  5. Ugo Rispondi
    E' impressionante il silenzio da parte di tutti i commentatori sulla proposta Ruffini di radicale trasformazione dell'imposta sul reddito personale che sostanzialmente rivoluzionerebbe un modello 1973 fallito dal suo esordio e sempre più redistributivo non secondo la Costituzione ma dagli evasori agli ottemperanti. La proposta Ruffini fa leva sulla tecnologia superando di getto la impostazione dichiarativa, primo ostacolo al controllo efficace sui redditi riportando alla realtà il prelievo che più di tutti dovrebbe incarnare la capacità contributiva e che oggi è soltanto un logoro arnese oggetto di continue rivisitazioni di facciata...detrazioni, bonus, aliquote. Il prelievo per cassa che dovrebbe estendersi a tutti i soggetti minori a prescindere dalla natura giuridica reintrodurrebbe le imposte reali di ricchezza mobile,
  6. Enrico D'Elia Rispondi
    Ebbene sì: la redistribuzione del reddito è un gioco a somma zero, che prevede vincenti e perdenti. Solo sul lungo periodo il gioco può comportare effetti di secondo ordine sull'efficienza del sistema economico con vantaggi (o svantaggi) per tutti. È futile concentrarsi sulla tecnica della tassazione dei redditi. Con pochi parametri si può approssimare qualsiasi sequenza di aliquote effettive, compresi bonus, detrazioni e deduzioni attuali. Quello che manca è un dibattito serio sul grado di sperequazione dei redditi e di pressione fiscale (ossia di riduzione dei servizi pubblici) che si è disposti a tollerare. Peccato che un approccio così trasparente faccia solo perdere voti.
  7. giancarlo finesso Rispondi
    Dall'articolo e dari commenti si evince che parlare di riforma fiscale significa parlare di IRPEF. Questo evidentemente perchè la maggior parte ha un reddito da lavoro dipendente. Vorrei solo far notare che esiste per milioni di contribuenti il reddito da lavoro autonomo e quello che colpisce non è solo l'IRPEF ma anche IRAP e Contributi Sanitari che portano la tassazione al 65% anche per redditi che non superano i 50 mila euro. Questo deprime il settore (ex ceto medio) - marginalizzandolo e quindi allargando la disoccupazione. Aldilà delle sparate di Salvini sul 15% per tutti credo che in effetti allo stato costi meno un autonomo che paga tasse ridotte piuttosto che un disoccupato. Mi piacerebbe poi molto un'indagine de "LaVoce" sul costo effettivo per la sanità di un lavoratore autonomo e di un lavoratore dipendente, tenuto conto delle evidenti minori tutele che gli autonomi hanno (sopratutto nel settore femminile). Perchè il reddito di cittadinanza non può essere anche uno stimolo per la creazione di microimprese con diversa tassazione? Magari in questo modo avremo anche figure ormai sparite (riparatori e piccoli artigiani, piccoli negozi di quartiere che erano il primo segnale di socialità per le periferie)
  8. Fabrizio Fabi Rispondi
    A me sembra più urgente un abbassamento generalizzato (per esempio: un paio di punti percentuali per tutti), finanziandolo con un aumento delle imposte patrimoniali, in primis reintraducendo l'IMU sulla prima casa. Inoltre, le detrazioni IRPEF sarebbero da applicare anche in caso di "incapienza", generando quindi rimborsi. Rimodulando il tutto, si potrebbe anche sostituire questa "IRPEF negativa" (= rimborsata) all'intero reddito di cittadinanza e bonus Renzi
  9. Paolo Lazzari Rispondi
    Concordo con quello che dice lei professore, almeno in sostanza. Le faccio notare una cosa: il bonus Renzi, se lo devo considerare da un punto di vista teorico a me non piace. Ma da un punto di vista pratico mi piace tantissimo perché sono uno dei 6 (?) milioni di contribuenti che lo percepisce. Non sto criticando ciò che lei dice, ma, nel caso, spero di essere un contribuente " vincente", altrimenti non oso pensare a quanto guadagnerei ( non le dico quanto guadagno adesso). Non sento mai nessuno parlare di aumentare il netto in busta paga. Mi chiedo perche
  10. Henri Schmit Rispondi
    Riformare vuol dire avere una visione per i prossimi 20/30 anni. Non può essere ideata sotto la pressione dell’epidemia. I lavori di riflessione citati nel testo (accessibili solo a pagamento) preesistevano. Ma per riformare davvero serve consenso, conoscenza diffusa (oltre la volontà e la forza politica). Fare meno vuol dire correggere, modificare, migliorare, se va bene. Un’opportunità come quella del 2020/21 non si ripresenterà facilmente. Il paese è pronto?