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  1. Firmin Garzon Rispondi
    Non capisco e non mi adeguo. I frugali hanno ottenuto una trentina di miliardi di rebates perpetui che, ai loro tassi, forniscono risorse per remunerare prestiti attorno ai 3000 miliardi. Se anche noi avessimo ottenuto solo un paio di miliardi di sconti li avremmo potuti impiegare per emettere titoli a lungo termine per almeno 40 miliardi ad un tasso da usura del 5%, senza condizioni e senza troppe trattative. Invece, secondo i conti del UPB avremo un beneficio netto inferire ai 50 mld. Capisco il valore simbolico di un debito comune europeo...ma pagarlo 3000 miliardi mi sembra troppo.
  2. Henri Schmit Rispondi
    La governance dell’approvazione dei piani nazionali d’investimento e dell’erogazione progressiva dei fondi (art. 19 dell’accordo ancora da ratificare) è ben descritta nell’articolo. Conviene insistervi perché finora si rivendicava l’assenza di condizioni. 1. I singoli piani d’investimento devono essere in linea a. con le condizioni del Recovery fund (NGEU), contribuire allo sviluppo digitale e ecologico, b. con il piano nazionale annuale di riforme (PNR) e c. con le raccomandazioni della Commissione per far convergere le politiche economiche e fiscali per sostenere crescita, occupazione ed equilibrio sociale. 1.1. La Commissione valuta la conformità 1.2. ma l’approvazione SPETTA AL CONSIGLIO che decide a MAGGIORANZA QUALIFICATA. 2. Poi parte l’investimento con la prima erogazione. Le successive erogazioni richieste dallo Stato beneficiario dipendono da una valutazione concreta del rispetto degli obiettivi intermedi, simili agli stati di avanzamento dei lavori di un cantiere che devono essere conformi al capitolato. La Commissione chiede 2.1 il parere del Comitato economico e finanziario (i ministri delle finanze) che si esprime ALL’UNANIMITÀ. 2.2. La Commissione infine autorizza l’erogazione. 2.3. Se uno stato membro dissente, può rinviare la questione al 2.4. prossimo Consiglio il quale si esprime entro tre mesi dall’inizio dell’intera procedura (la richiesta di parere al Comitato Ecofin). Dopo la delibera del Consiglio, 2.5. è la Commissione che prende la decisione finale.
  3. Roberto Rispondi
    Ho qualche quesito sull'articolo. I valori della figura 1 sono annuali? Il contributo di 50 miliardi che l'Italia dovrà dare per il Next Generation Eu è suddiviso in rate annuali fino al 2027? Infine chiedo all'autrice un commento su quali cambiamenti potrà apportare il parlamento europeo sul bilancio e in caso di modifiche se ci dovrà essere una nuova approvazione da parte del consiglio europeo. Ringrazio in anticipo per le risposte.
    • Henri Schmit Rispondi
      Non rispondo per l’autrice, ma aggiungo due osservazioni. Il Parlamento europeo e tutti i parlamenti nazionali devono approvare, a meno che gli ultimi abbiano dato carta bianca al loro governo, una cosa che succede di solito solo in Ungheria e in Polonia.... Se un paese sperasse di trarre qualche vantaggio ponendo condizioni, sarebbe un grave colpo all’intero Accordo, ma una salutarla lezione di democrazia per l’UE. Il grafico illustra una posizione netta zoppa perché non può tenere conto dello sfasamento temporale. Questa parte dell’Accordo è un immenso vantaggio per l’Italia. Gli svantaggi pesanti fanno parte di un altro registro, astutamente taciuto (dai politici). Manca una discussione seria, manca la trasparenza di fronte all’opinione pubblica. La colpa non è solo dei politici!
  4. Henri Schmit Rispondi
    L’articolo fornisce una sintesi precisa evitando la routinaria retorica falsamente europeista dei governi incapaci (più solidarietà, più debiti, meno burocrazia UE, meno egoismi nazionali). Il calcolo del beneficio netto per paese dovrebbe tener conto del vantaggio temporale: i trasferimenti NGEU (80) sono immediati (3-4 anni), mentre la partecipazione al rimborso (50) sarà fra il 2028 e il 2058. L'autrice sembra avallare la contrapposizione illusoria fra risorse proprie e contributi degli stati che sono esattamente la stessa cosa. Praticamente tutte le risorse proprie sono contributi degli stati prelevati sui loro contribuenti. Non solo i contributi calcolati sul GNI (più delle metà delle risorse), ma anche la quota IVA (tassa uniforme regolamentata dall’UE, a parte le aliquote e i regimi di incasso; 12% delle risorse; ridotta a un misero 0,3%) e addirittura i dazi (15% delle risorse) perché sono prelevati nei paesi dove avviene l’importazione (il porto di Rotterdam), i quali trattengono una quota aumentata al 25%. La stessa considerazione varrà per future tasse, plastic tax (1.1.2021), web tax e financial transaction tax. L’unica risorsa non propria è il debito obbligazionario (750) che sarà emesso dal 2021 al 2024. Gli sconti, una correzione dell'effetto ridistributivo delle politiche europee, sono raddoppiati rispetto al periodo precedente. Si tratta di un errore colossale della trattativa italiana improntata sul “senza condizioni” e non sugli interessi reali del paese.
    • Piero Rispondi
      Prossima crisi finanziaria partirà da settore bancario europeo e sarà sistemica. Nulla di paragonabile a 2010/11 e 2015/16. Bce monetizzerà "a forza di panico" non solo debiti publ nazionali e corporate bond ma pure questo embrione di Eurobond mascherato dal Covid. La monetizzazione è e sarà mondiale di un deb aggregato publ + priv ormai al 350% del Gdp ed è quasi raddoppiato rispetto agli anni 90: è materialmente irrimborsabile. Tutti sti calcoli sui rimborsi grants/debt o su Iva e Dazi di Rotterdam verranno spazzati via come neve nel Shara. È normale che un salto di paradigma di questa portata oggi sia considerato impossibile o pura follia. Ma questo ê ciò che avverrà.
      • Henri Schmit Rispondi
        Non so quanto sia probabile questo scenario catastrofico. In ogni caso l'ipotesi merita attenzione. Le certezze sono 1. che il debito complessivo è altissimo e che tutti fanno fatica a trovare un equilibrio sostenibile fra da un lato la gestione e la riduzione del debito e dall'altro gli investimenti, la crescita, l'occupazione e i serivzi sociali, e 2. che l'Italia è messa peggio di tutti non tanto perché ha il debito più alto, ma perché da almeno 25 anni continua a mostrarsi incapace di concepire e di implementare politiche economiche e finanziarie costanti coerenti con gli obiettivi sub 1. A più forte ragione bisognerebbe finalmente accettare le raccomandazioni della Commissione (e dell'OCSE e del FMI) in materia fiscale, invece di insistere sul falso sovranismo dei demagoghi che crescono sopratutto nei paesi debitori che stanno scavando la fossa dei loro figli e nipoti.