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  1. Jorge Rispondi
    A proposito di rebates, continuo a non capire perché l'Italia sia ampiamente un contributore netto nella UE nonostante che da anni il nostro PIL pro capite sia inferiore alla media dell'Unione. In base a quale logica un paese più povero della media deve trasferire risorse ad altri paesi?
  2. Gianluca Grandi Rispondi
    Buonasera a tutti, io invece preferivo uscire dall'Euro, in quanto credo che con la deflazione presente anche un picco di inflazione che seguirebbe a stampare moneta propria sarebbe assorbito e inoltre perchè, essendo l'Italia fondata sull'export (made in italy) e turismo, con una moneta più svalutata saremmo più convenienti e appetibili per clienti e turisti con balzo del nostro PIL immediato. Detto ciò l'Olanda francamente tra rebates e dumping fiscale ha poco da parlare o pretendere, nell'accordo metterei un bel "politica fiscale uniforme, sennò fuori dall'UE" allora vedreste come abbasserebbero la cresta, drenano liquidità da anni dai governi nazionali. Infine, giustamente, mi si fa notare come però l'italiano medio i fondi UE negli anni passati li abbia, ogni tanto, sperperati: qua signori facciamo a capirci, se crediamo di non essere in grado di gestirci da soli allora gliela diamo vinta a Bruxelles e gli chiediamo di metterci in casa un amministratore giudiziario perchè non siamo in grado di gestirci, ma vorrei evitarlo e piuttosto dimostrare che non siamo dei burattini, ma fare delle riforme non perchè chi ci presta i soldi le vuole, ma per NOI, perchè servono all'Italia.
    • Giorgio De Prosperis Rispondi
      Aumenterebbero i prezzi moltissimo, mi avvisi quando usciamo così ritiro quel po' di soldi dal contocorrente
    • italiano Rispondi
      Domanda: qual è il progetto di paese uscendo dall'euro? L'idea è quella di far concorrenza alla Cina o ai developing countries sulle produzioni a basso valore aggiunto? Continuare ad avere la stessa idea di turismo sgangherato che abbiamo portato avanti finora? Ammesso di avere il balzo del PIL immediato, poi bisogna capire come ci organizziamo. Perchè non conteremo più niente sullo scacchiere globale. Certo potremo continuare a mangiare i panzerotti ma forse non basta.
  3. Alessio Franzoni Rispondi
    Ottimo l'accordo sul Recovery e oggi c'è di che essere soddisfatti, come dicono i commentatori. D'accordissimo! Ma non bisogna dimenticare che la partita ancor più difficile di quella appena terminata, è quella che inizia domani. Quando i nostri governanti torneranno da Bruxelles e dovranno ricominciare a distribuire quei soldi, a Roma. Applausi sì quindi, canti di vittoria e sfrenata esultanza anche no. Tra l'altro i prestiti vanno comunque restituiti. La storia degli ultimi anni dell'Italia in Europa è stata spesso lastricata di buone intenzioni e cattive azioni. Dovremo far davvero tesoro di quelle centinaia di miliardi. Se butteremo via quei soldi, la nostra economia difficilmente si risolleverà da una crisi come quella che stiamo vivendo e con davanti fosche previsioni di una decina di punti in meno di Pil e migliaia di disoccupati in più. Una grande opportunità dunque, da saper cogliere con un altrettanto grande senso di responsabilità. Un enorme "in bocca al lupo" alla nostra Italia!
    • Stefano Scarabelli Rispondi
      Perchè l'Europa conta qualcosa sullo scacchiere globale? Qual è la posizione dell'Europa sulla questione libica? Tra l'altro mi permetto di osservare che forse in questa occasione sarebbe stato meglio produrre più mascherine e meno champagne o borsette in pelle.
  4. Savino Rispondi
    La solita italietta old mentality non è nelle condizioni di fare le riforme. Le redini dell'economia dovrebbero integralmente passare ai giovani, la pubblica amministrazione dovrebbe essere totalmente ringiovanita per il digitale e in chiave anticorruzione, i soldi pubblici (tra cui quelli UE) non dovrebbero essere sperperati in assistenzialismo o in fasulli investimenti stile Alitalia, Autostrade, Ilva, le infrastrutture si dovrebbero fare per migliorare le nostre condizioni senza lanciare sassi sui cantieri TAV e senza che la commissione VIA neghi il doppio binario sulla Termoli-Ripalta per proteggere gli uccellini; scuola, università, ricerca e formazione dovrebbero essere al centro di tutto, nella sanità non dovrebbe prevalere il sistema Lombardia e non dovrebbero essere sufficienti pochi minuti di acquazzone per mettere k.o. l'assetto idrogeologico, riconoscendo stigma a chi non paga le imposte e a chi condona tutto. Altro che sovranismo, altro che patria, altro che continuare ad elemosinare agli olandesi: dobbiamo dimostrarci nazione seria.
  5. Henri Schmit Rispondi
    Per merito della F e della D e nonostante la pessima trattativa del governo italiano e l’ostruzionismo di facciata di alcuni mercanti di “rebates” (raddoppiati!), i 27 hanno raggiunto un ottimo accordo, ambizioso piuttosto che immediato, come insisteva Christine Lagarde consapevole del fatto che la politica monetaria dovrà risolvere i problemi lasciati o creati da politiche fiscali inadeguate. L’UE si indebita spostando gli impegni degli stati membri molto in avanti. Gli stati rimasti indietro (ben prima della pandemia!) ricevono generosi trasferimenti, a condizione che rispettino le regole comuni, definite insieme, monitorate dalla Commissione e se necessario dal Consiglio votando a maggioranza qualificata. All’Italia che non ha saputo approfittare del mercato comune e dei tassi bassi dell’euro si offre ora una nuova opportunità per chiudere una parte del gap con i paesi più performanti. Ma questa volta sarà un po’ meno “sovrana” a farlo sotto regia propria, i vincoli saranno più stretti, i controlli più serrati, le sanzioni più dolorose. Adesso servirebbe un grande consenso nazionale intorno a un piano di riforme (normativa, tasse, amministrazione) e di rilancio (investimenti) e una capacità gestionale (indirizzo, valutazione, procedure, appalti, legalità, esecuzione, convalida) a realizzare i singoli progetti europei e nazionali. Per fare questo servono politici e dirigenti capaci e concordi, almeno sul piano generale. Dov’è il piano? Dov’è l’intesa? Dove sono gli uomini?
    • Stefano Scarabelli Rispondi
      Mi permetto: a me sembra molto strano che i tuoi concorrenti indichino quali sono le terapie corrette per rubar loro quote di mercato. Qui non siamo in presenza di nessuna Yalta o momento Hamilton, come si dice da più parti con retorica stucchevole: si cerca solo di tirare a campare e salvare gli investitori in titoli di stato italiani, tra i quali spiccano le banche francesi. Cordiali saluti
      • Henri Schmit Rispondi
        Non capisco l’argomento troppo sofisticato del suo contro-commento, ma capisco che ho toccato un nervo scoperto. Fa male quando i pregiudizi collettivi cozzano contro la realtà che sta venendo al pettine. Prevedo un processo doloroso non brevissimo. Meglio accettarlo che prendere altra morfina!
        • lupe Rispondi
          Ci sono cose che se potessero essere capite non ci sarebbe bisogno di spiegarle. Che in un regime concorrenziale i vincitori della competizione non vedano l'ora di perdere è improbabile. Pensare che l'Olanda volesse il freno a mano per assicurarsi che l'Italia faccia riforme efficaci che rilancino la produttività del paese è decisamente ingenuo. O forse è solo un pregiudizio positivo. Io mi soffermerei sul fatto che a fronte di una perdita di pil prevista dell'8% (circa 1050mld) ci vogliano 4 mesi di litigi per costruire un piano che vale il 5% spalmato su 6 anni, allentato da passaggi burocratici inutili (il consiglio dice "alt" poi decide la commissione, una perdita di tempo inutile) dimostra che le istituzioni europee in nome del quale sono state indebolite 27 istituzioni nazionali non hanno strumenti efficaci per reagire alle crisi. Se l'UE è un fine in sé, allora questi sono passi avanti, se l'obiettivo è contenere la disoccupazione e placare le tensioni sociali, allora questo risultato getta un'ombra nerissima sul futuro degli europei.
          • Henri Schmit
            Non sono d’accordo. Tutti gli altri paesi, senza eccezione, preferirebbero mille volte - nel loro interesse - che l’Italia fosse affidabile, efficiente e competitiva. Ci sono volute un paio di settimane per F e D per rispondere con il Recovery fund alle proposte insostenibili di I e E relative agli euro-bond, altre due per la Commissione per fare la proposta NGEU, ma due mesi e quattro giorni per l’Italia di capire e accettare (a parole) le condizioni inerenti a uno strumento di bilancio comune. Il freno a mano serve solo per costringere l’Italia a rispettare gli obiettivi. Vedremo se questa sarà la volta buona. Ci sono buone ragioni per rimanere cauti. I torti dei Paesi Bassi sono altri, ma il governo italiano ha preferito passarci sopra. Perché?
    • Henri Schmit Rispondi
      Intendevo ovviamente “donne e uomini”; anzi, dobbiamo sperare che le donne riescano dove gli uomini hanno fallito!
      • Glauco Boscarolli Rispondi
        22/07/2020Non credo che l'avvenire del Paese sia legato al sesso ma alle età. Ad 83 anni propongo invitanti e pressanti bonus per le decine di migliaia di cervelli migrati all'estero dove contribuiscono al benessere, non soltanto economico, di altri popoli. Li abbiamo istruiti in Italia: preghiamoli di ritornarci per ricostruire qui il loro futuro e mettiamoli in condizione di farlo; adesso abbiamo i mezzi economici per farlo. Non invito all'umiltà chi deve decidere ma alla consapevolezza che sono i nostri figli, nel nostro e loro Paese. Altrimenti saranno soldi buttati.
        • Henri Schmit Rispondi
          Ha ragione. La mia osservazione era per un terzo seria, per un terzo ironica e per un terzo “demagogica”.