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  1. Paolo Sbattella Rispondi
    Il Recovery Found, come e' anche sostenuto da più parti, iniettera' liquidita' e comincera' a produrre i suoi effetti con la realizzazione dei progetti presentati a partire dal secondo semestre del 2021. E nelle prossime settimane chi sosterra' con liquidita', contributi a fondo perduto, spostamento di scadenze fiscali, semplificazioni amministrative e burocratiche ed altro imprese e cittadini ? Se la risposta dell'Europa c'e' stata e' sulla sua velocita', efficacia e coinvolgimento dell'intero sistema economico che si nutrono riserve. Le task force che si andranno a costituire saranno all'altezza ? Sapranno intervenire con progetti concreti e veramente strategici per la collettivita' ? Chi controllera' e come il loro operato ? Domande a cui sembra difficile rispondere, perche' non sembra che l' attuale Governo possa esserne in grado visto i ritardi con cui si e' mosso, le incertezze, la dispersione delle risorse messe a disposizione senza concentrarsi su alcune priorita' come il sostegno alle imprese ed al lavoro ed altro ancora. C'e' bisogno di figure di alto profilo come Mario Draghi, Paolo Savona, Giulio Tremonti, Carlo Cottarelli per la gestione di situazioni complesse. Viene da dire, avanti gli "anziani" e' il loro momento !
  2. Vito Rispondi
    Concordo con Massimo Bordignon che si e' fatto un importante passo in avanti verso una unione politica in Europa. Ma la questione rimane se e' possibile creare una vera unione politica senza meglio armonizzare le politiche sociali dei vari paesi , che rimangono molto divergenti (eta' di pensionamento, livello di pensioni, peso delle imposte etc.)
  3. Henri Schmit Rispondi
    Le nuove tasse preconizzate nel documento finale sono in realtà della stessa natura delle “risorse proprie” attuali dell’UE, cioè la parte preponderante dei dazi sull’importazione da paesi terzi (15%) e la quota sull’IVA (scesa a 0,3% dell’IVA nazionale) (12%), due tasse comunque prelevate dai paesi membri sui loro soggetti imponibili e poi girate all’UE. Anche le nuove tasse (decise all’unanimità nel Consiglio) saranno prelevate dagli Stati membri su soggetti imponibili ivi residenti o operativi. Quindi non cambia nulla rispetto alla situazione attuale in cui peraltro il grosso delle risorse dell’UE proviene da contributi diretti degli Stati membri, calcolati al prorata del loro GNI (Gross national income, leggermente diverso dal PIL). Il difetto più brutto (e negativo per l’Italia) dell’accordo su MFF e NGEU sono i “rebates” concessi ora a ben 5 paesi e raddoppiati rispetto al periodo 2014-2020; i “rebates” sono stati accettati dall’Italia prima dell’inizio dei lavori, ovviamente nella falsa speranza di farla franca sul controllo delle condizioni delle spese. L'Italia condizionata da pregiudizi populisti (“a casa nostra comandiamo noi”) ha negoziato malissimo e ha ricevuto quello che la F e la D volevano che comunque ricevesse purché si riuscisse finalmente a “convincere” il paese a intraprendere le riforme promesse da decenni.
  4. Henri Schmit Rispondi
    Pensavo di sorvolare l’argomento che mette in causa il peso del voto del Lussemburgo, ma riflettendoci ho cambiato idea. L’argomento francamente è più del livello di Salvini e Meloni che da accademico. È proprio la natura intergovernativa o inter-statuale dell’UE che riconosce ad ogni paese un voto uguale, se e solo se è prevista l’unanimità. Dopo 200 anni negli USA (Senato) e nella CH (Consiglio degli Stati) il peso uguale vale tuttora per il voto a maggioranza! L’UE prevede in numerosi casi la decisione a maggioranza qualificata che tiene conto del peso demografico dei paesi membri. L’unica istituzione dove dovrebbe valere l’uguaglianza demografica è in realtà il PE dove la composizione è finora diversa (proporzionale ponderata, compromesso di Cambridge), senz’altro perché non esiste “un popolo” e “un’opinione pubblica” europei. Infine bisogna distinguere fra peso giuridico e peso effettivo. Contrariamente all’Italia nell’UE il peso concreto degli attori non dipende dalla forza della voce ma dalla bontà degli argomenti. Per questa ragione il Lussemburgo spesso pesa di più dell’Italia, 100 volte più popolata. Di chi è la colpa?
  5. Alessio Franzoni Rispondi
    Ma “unione politica” vuol dire “stato sovranazionale”, uno Stato unico, come gli Stati Uniti! La mancanza di un pilastro politico è un problema ricorrente. L’eterogeneità economica, culturale e politica dei Paesi membri ne è la principale causa. Resta da vedere se la recessione provocata dal Covid-19 porterà effettivamente nuova linfa al progetto politico europeo. Né sono sicuro che oggi i popoli d’Europa desiderino unirsi. Nel caso, occorrerebbe discutere e scegliere che tipo di Stato, di regole e di istituzioni si andrebbero a creare. Roba non da poco!
    • bob Rispondi
      la Storia non si cancella con la gomma! E' fuorviante un paragone con gli USA, una Nazione "creata" ma senza Storia dietro. Ci vuole una grande maturità culturale, cosa che l'Italia degli ultimi 40 anni non ha dimostrato, anzi!
      • lupe Rispondi
        Eh sì, i paesi sufficientemente "maturi culturalmente" scalpitano perché non vedono l'ora di fare un super stato che a quanto pare è ostacolato dall'Italia. Eppure mi sembrava che l'unico governo che parla ancora di "sogno europeo" e che in patria difende a spron battuto il progetto fosse il nostro. Evidentemente in olandese "siamo tutti qui per difendere i nostri interessi" vuol dire "non vediamo l'ora che gli italiani maturino per poter finalmente vivere nello stesso stato!". Piuttosto che trovare chi ha "la colpa", basterebbe ammettere che MAI i cittadini dei paesi europei si sono sentiti "cittadini d'Europa" e che questo progetto è stato calato dall'alto. Niente di male, tante volte succede così, ma a volte i progetti calati dall'alto falliscono, soprattutto se non vogliono rinunciare alla democrazia. Concentriamoci sui fatti: questa unione Europea, l'unica che esiste, ha dimostrato di non essere in grado di generare politiche comuni che possano generare prosperità per tutti, ed è succube degli interessi nazionali dei paesi più forti (ovvero NON L'ITALIA). Sarebbe molto bello se ecc ecc, ma quanto è possibile? Questa è l'unica domanda che conta, ed è l'unica misura sensata per valutare l'andamento del progetto. E io personalmente non sono ottimista. Oggi ci sono ancora meno probabilità che il processo vada avanti senza ricorrere ad ulteriori forzature dall'alto.
  6. Henri Schmit Rispondi
    Si capisce che gran parte del negoziato è un mercanteggiare a volte indegno (i rebates, accettati dall'inizio dall'Italia!) e una messa in scena per l'opinione rimasta nazionale (l'Italia è maestra). Contestare però il principio intergovernativo è una mera petizione di principio. E la risposta alla sua "madre delle questioni" è EVIDENTE: tutti, chi più, chi meno, da tre decenni (maastricht, euro, progetto costituzione, bocciatura, lisbona, nuovi trattati, crisi greca, adesso il NGEU ancora da apporvare dai parlamenti nazionali) va con prudenza (no alla costituzione, Brexit, BVerfG etc) nella direzione di una sempre maggiore inegrazione. L'unico paese importante che remi contro è L'ITALIA: le sue politiche (da Berlusconi via Renzi fino a Conte I e II), il discorso pubblico ("a casa nostra comandiamo noi" = l'unico slogan che mette tutti d'accordo, questo è il VERO sovranismo becero, fallimentare) e i sondaggi (secondo l'eurobarometer gli Italiani sono fra i più euroscettici, effetto del discorso e delle politiche!). Bisogna vedere e dire la verità: l'Europa non va avanti soprattutto per colpa dell'incapacità italiana! Quali sono i veri dilemmi ("madre e nonna" delle questioni)? 1. L'Italia deve decidere se stare dentro o fuori. Se sta dentro deve accettarne tutte le conseguenze (=condizioni). 2. Chi fa le riforme necessarie, le autorità nazionali o quelle europee? Con il NGEU ci siamo avvicinati all'ultima ipotesi. Attenti! le forze nazional-reazionarie lo sapranno sfruttare.
    • lupe Rispondi
      l'Europa non va avanti per colpa dell'incapacità italiana. Cioè Germania, Olanda ecc. non vedono l'ora di unirsi all'Italia? Ma dice sul serio? Il fardello dell'uomo mitteleuropeo, l'arretratezza culturale dei latini, la corruzione morale degli ellenici ecc ecc. Mi sa che il principale motivo per cui non c'è un percorso comune è semplicemente il pregiudizio e il disprezzo. La direzione dell'Europa è in mano ai paesi politicamente più forti, tra cui non figura NESSUN PAESE DELLA PERIFERIA. Se proprio le cose non vanno come si vorrebbe, forse chi è al timone ha qualche responsabilità, no?
      • Henri Schmit Rispondi
        Ma cosa sta dicendo, cosa sta interpretando nel mio commento? Non si tratta di unire altri paesi all'Italia, ma di far funzionare a comune beneficio le istituzioni europee esistenti. L'Italia ha dimostrato di non saper riformarsi (in modo convincente e continuo) da sola per rimanere competitiva con le altre economie. E ci sono poche speranze che nell'immediato questo migliori, al contrario.Quindi l'Italia sarà aiutata e costretta dagli altri paesi membri, senza troppo farglielo notare, perché il dibattito pubblico incompetente, autoingannevole, ipocrita, tutto sommato populista e sovranista irresponsabile, non lo digerirebbe. Provi a vedere le cose diversamente: esistono due Italie, quella geografica, demografica, umana, culturale, imprenditoriale, in una parola quella privata, e quella pubblica, istituzionale, governativa, politica, finanziaria, fiscale, economica, giudiziaria, etc. La prima è una parte irrinunciabile dell'Europa, la seconda è una palla ai piedi che frena e indebolisce l'impresa comune, rappresenta un rischio di costi maggiori per tutti, di possibile fallimento e - peggio di tutto - di contagio dell'irresponsabilità e della mediocrità (pubbliche).