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  1. Luca Neri Rispondi
    La relazione tra progressione di carriera e tempo dedicato al lavoro è ovvia e perfettamente coerente col trend evidenziato in figura 1. L'assunzione che aleggia più o meno esplicitamente in tutto il vostro articolo (e in genere nell'approccio femminista al problema del labor supply femminile) è la seguente: 1. uomini e donne avrebbero costitutivamente la medesima propensione a perseguire obiettivi di carriera se non fosse che 2. le donne sono costrette ad occuparsi dei bambini (i.e. ipotizzate che le donne non siano libere di allocare il loro tempo liberamente). Queste due assunzioni sono per lo meno non adeguatamente sostenute empiricamente, se non del tutto prive di fondamento. Il dubbio che le donne con figli scelgano liberamente di riallocare diversamente il loro tempo dopo la nascita di un figlio è completamente da scartare? Già oggi il concedo parentale non obbligatorio è equamente allocabile tra i genitori ma pochissimi scelgono questa opzione.
  2. Henri Schmit Rispondi
    Siamo alla frutta! Piccoli regali a destra e a manca per colpire l’immaginazione dei creduloni. Rifiuterei di commentare questo tipo di misure! Controllerei dopo chi sono le fortunate beneficiarie. Quello che manca drammaticamente non da ieri è un piano generale (criteri, proposte, scenari, effetti) di riforma fiscale. Il governatore di Bankitalia ha giustamente evidenziato l’importanza di quest’idea, ora con lo sconvolgimento causato dall’epidemia più indispensabile e per assurdo più facile da realizzare che mai, da 15 anni almeno. La stessa cosa vale per la politica a favore delle famiglie, delle donne e dei giovani.