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  1. Michele Rispondi
    Prof Daveri, è da più di 10 anni che nessun governo italiano riesce ad invertire la tendenza al declino di questo paese. Alle imprese è stato dato moltissimo: flessibilità del lavoro, privatizzazioni, riduzione delle imposte sul reddito, tassazione da paradiso fiscale su capital gain (pex e rivalutazioni), miliardi di incentivi (vedi jobact etc). I risultati sono miserrimi: investimenti privati ancora del 20% sotto il livello del 2007, GDP sotto del 5% vs 2007, salari tra i più bassi d’Europa, produttività stagnante, aziende privatizzate che hanno dovuto essere salvate dallo stato.
  2. Luigi Rispondi
    In Spagna non c’è un governo non so da quando. Senza parlare della Catalogna sul piede di guerra contro Madrid. Non credo che da quelle parti la crescita dipenda dal...governo. Nè credo che il governo debba occuparsi di...industria. Continuavamo a portarci dietro questo “mito”. L’ultima volta che il governo si è seriamente occupato di industria è stato ai tempi dei tavoli di concertazione:,ne paghiamo ancora oggi le conseguenze. Bassi salari e ritardi enormi nella modernizzazione nel 60% dell’industria italiana. Lo Stato, qualsiasi sia il governo, faccia funzionare la scuola, la formazione, l’università, la sanità, i trasporti, snellisca la burocrazia e il fisco. Faccia le infrastrutture materiali e immateriali e si occupi dei ponti. Sono già questi impegni gravosissimi e importantissimi per la crescita, di cui solo lo Stato puó farsi carico in una società come la nostra. Ma lasci stare l’industria. E soprattutto gli aiuti a industrie decotte. Per amor di Dio.
  3. Giacomo Gerani Rispondi
    Nemmeno una parola su reverse causality, temporality e identification. Lei dice che senza industria il gdp non cresce, ma potrebbe essere l'opposto es. il GDP potrebbe crescere per via del settore servizi, e la gente consuma piu' cose fatte dall'industria. Identico discorso per la disoccupazione. Nell'articolo si dice che senza GDP non cresce l'occupazione... ma non e' l'opposto? Ossia unemployment e' X e gdp e' Y. Per chiarire, credo che sull'industria la posizione sia corretta, mentre sull'occupazione sbagliata, ma la mancanza di discussione di questa cosa lascia un elefante nella stanza. Per finire, la domanda finale e' leading question; sicuramente una domanda valida, ma non l'unica da porsi. Non solo le imprese, ma anche investimenti e spesa pubblica potrebbero aumentare il GDP. Mentre concordo che non sia appropriato o necessario dilungarsi in questioni metodologiche o scrivere articoli accademici online, credo che il dettaglio e discussione dell'articolo sono cosi' limitati che leggendolo perde credibilita' e lascia perplessi.
    • Francesco Daveri Rispondi
      grazie dell'attenzione e della perplessità che è comunque segno di attenzione. come scrive in un breve articolo non si può discutere in modo tecnico delle cose di cui parla. ma ciò che ho scritto incorpora quello che si sa (o che io so) sull'evidenza statistica al riguardo. in particolare ci sono molti articoli (tornando indietro fino a Okun negli anni sessanta) che indicano come la disoccupazione sia un indicatore che arriva un trimestre o due dopo il Pil. quindi socialmente la disoccupazione viene prima, ma dal punto di vista della correlazione statistica viene (temporalmente) dopo. La ragione è che le aziende fanno labor hoarding in recessione e nelle riprese ci pensano un po' prima di assumere perché magari stanno assorbendo la cassa integrazione o il calodelle ore lavorate medie tipico delle recessioni. per quanto riguarda la produzione industriale la correlazione che si vede nei dati è invece simultanea. una cosa che si può inferire è che se il Pil passasse attraverso i servizi e POI attraverso la produzione industriale, la produzione industriale sarebbe un indicatore ritardato. Il che non è (dato che la correlazione è simultanea). Distribuendo redditi in giro (attraverso una politica di bilancio espansiva a cui lei allude) potremmo far salire i consumi ma, se non si coltiva la competitività in parallelo, salirebbero le importazioni più che la produzione industriale.
  4. serlio Rispondi
    per prima cosa occorre combattere la mentalità antindustriale che aleggia in questo paese. Chi fa impresa non è uno sfruttatore dei lavori, un approfittatore e altre nefandezze a prescindere. Questo non giova al sistema paese, forse solo al massimalismo sindacale d'accatto o a chi ritiene che il denaro sia lo sterco del diavolo. Forse sarebbe ora di fare chiarezza sul ruolo "sociale" dell'impresa tanto decantato in costituzione; significa forse sostenere la occupazione sperperando il denaro del contribuente, come si fa da decenni con Alitalia oppure introdurre le necessarie, sia pure dolorose modifiche, per riequilibrare i conti, e magari farla ricrescere senza i privilegi lavorativi estorti da un sindacato ignobile a danni della collettività? Infine le imprese non sono mucche da mungere in continuazione, come accade in questo paese, deprivandole delle risorse necessarie alla competizione internazionale e aggravandole di vessazioni ignobili. E' interessante che un sito tanto ideologicamente orientato si stia rendendo conto che senza imprese non ci sono più lavoratori ma solo disoccupati....Meglio tardi che mai, sperando che non sia già troppo tardi!
  5. Nicola Maiolino Rispondi
    Mi piacerebbe conoscere il pensiero del Prof Daveri sulle manovre possibili in questo quadro politico e con le risorse realmente disponibili
  6. Savino Rispondi
    Già da molto prima della crisi di Lehman Brothers, e, forse, anche da prima dell'11 settembre, in economia non si ragiona più della produzione di beni materiali. In Italia abbiamo l'esempio di una città come Torino, che era al 100% una città industriale fino ad un quarto di secolo fa e che ha perso tutte le caratteristiche dei suoi momenti d'oro, vedendo, nella sostanza, fallito ogni tentativo di riqualificazione. Se non si producono beni materiali si perde tutta l'essenza strategica del settore secondario, si perdono tutte le abitudini urbane e quotidiane di chi deve affrontare un turno di lavoro (compreso alzarsi al mattino presto o lavorare di notte), si perde la consuetudine di una manovalanza qualificata e tutto ciò trasmette ulteriori cattivi messaggi ai giovani che hanno il diritto-dovere di imparare un mestiere. Lasciare la produzione per la finanza sta avendo delle conseguenze spalmate nel tempo. Ai Governi spetta un ruolo di rieducazione finanziaria dell'orientamento degli investimenti d'impresa, anche per il miglioramento, attraverso nuova occupazione, delle qualità di vita urbane e delle giovani generazioni.
  7. Mauro Artibani Rispondi
    Cavolo, ho potuto dire l'inaudito: https://www.facebook.com/italiasera/videos/822975078118181/ Perchè non mi da modo di poter smentire la fallacia che attribuisce all'Impresa la generazione della ricchezza? Mauro Artibani, l'economaio https://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_3_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=mauro+artibani&sprefix=mauro+a%2Caps%2C207&crid=E9J469DZF3RA