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  1. Michele Rispondi
    Che le riforme Poletti-Renzi abbiamo ridotto la disoccupazione lo si può dimostrare solo usando i numeri in modo selettivo. Ci sono bellissimi siti con fantasiose raccolte di correlazioni spurie.
  2. Maurizio Cocucci Rispondi
    Quando si parla di occupazione e disoccupazione si dovrebbe però scendere nelle varie aree geografiche. Nel nordest ed in misura minore nel nordovest il tasso di disoccupazione è a livelli ben inferiori rispetto ai massimi raggiunti a fine 2012 e comunque a livelli al momento in qualche modo accettabili. Dove invece continua ad essere alta la disoccupazione è nel centro e soprattutto nel Mezzogiorno. Varare riforme del lavoro aiuta ma in parte e quasi esclusivamente dove il lavoro si crea. Per sviluppare il Mezzogiorno occorre smetterla una buona volta di puntare su una improbabile industrializzazione che non è mai avvenuta nonostante vari tentativi nei decenni dal dopoguerra e mai avverrà, quantomeno nel breve e medio termine. Il Meridione deve prendere esempio dal Triveneto dove lo sviluppo è avvenuto anche se non in gran parte grazie al turismo che ha fatto da volano e tale crescita si è trasferita ad altri settori quali l'artigianato e quindi alle industrie intese come aziende di medio grandi dimensioni. Però se ne parli ci si sente rispondere che "non possono fare tutti i camerieri e gli addetti in albergo!". Come se il turismo non coinvolgesse edilizia, arredamento, architetti, ingegneri, mezzi di trasporto e via dicendo.
  3. Fabio Fais Rispondi
    Analisi molto interessante. Considerando che la prima dummy copre la crisi dello spread del 2011, sarebbe interessante valutare l'introduzione di una variabile legata all'intervento della BCE (e/o come variabile strumentale alla crescita del PIL, che so, la variazione degli assets o la variazione della pendenza della curva europea o di quella italiana) per provare a catturare quanta parte della riduzione della disoccupazione è effettivamente legata a politiche economiche dei governi italiani o semplicemente alla contingenza dello scenario economico europeo?
    • francesco daveri Rispondi
      Grazie. Ho proprio messo a disposizione i miei dati perché chi vuole può raffinare l'analisi a piacere. La semplicità ha i suoi vantaggi, tuttavia. Con poche osservazioni non si possono verificare troppe ipotesi. Per verificare ipotesi più complesse sarebbe meglio avere più dati. Se no meglio stare sul semplice.
      • Fabio Fais Rispondi
        Grazie Professore per il dettaglio sulle evidenti limitazioni tecniche che non avevo considerato. A prescindere da questo, secondo Lei avrebbe senso considerare nell'impatto della BCE cui ho pensato e, se si, come potrebbe essere inserito nell'analisi in una maniera alternativa? Grazie
  4. Mauro Artibani Rispondi
    Nell'economia dei consumi, a differenza di quella della produzione, è la spesa aggregata a generare lavoro e a remunerarlo Mauro Artibani, l'economaio
  5. Enrico V Rispondi
    Potrebbe esserci stata una emersione del nero. L’unica novità fiscale è la fatturazione elettronica. Se funziona costringe chi faceva nero a rendere deducibili i costi del personale e l’unico modo è fare emergere il lavoro nero. Prof. Daveri può essere, considerati anche gli effetti della fattura elettronica sul gettito?
  6. Virginio Zaffaroni Rispondi
    Data quindi per prematura una valutazione oggi del Decreto Di Maio, mi domando se si potrebbero ex-ante azzardare comunque ipotesi di scuola. Il prof. Daveri ha preferito non addentrarsi in questo terreno. Rimane comunque la domanda a oggi senza risposte: dato un PIl pari a zero o giù di lì, dato il coefficiente di Okun a totale riposo, dove trovare ragioni capaci di spiegare il fenomeno? I dati Istat errati? Un PIL sommerso e non catturato che si manifesta con un po' di occupati? Qualche strano effetto del decreto Di Maio a cui neanche questo genio aveva pensato? Ma io avevo capito che tale Decreto avrebbe migliorato la qualità dell'occupazione data, ma non l'avrebbe accresciuta, anzi.
    • francesco daveri Rispondi
      Concordo con il suo riassunto. Non ho un buona spiegazione. L'effetto del decreto dignità sulla disoccupazione dovrebbe essere vicino a zero. Il mio suggerimento è di aspettare qualche mese per capire meglio cosa sta succedendo.
  7. Ezio Rispondi
    L'articolo non evidenzia la ripartizione tra il lavoro nella PA e quello nelle imprese. Dalle informazioni giornalistiche sembra che il maggior incremento sia nella PA, che se confermato altro non è che incremento di spesa corrente per oggi e per domani.
  8. Giustino Zulli Rispondi
    Con oltre 160 crisi aziendali aperte al Ministero del Lavoro a cui, almeno sinora, non si riesce a dare soluzione positiva, con dati diffusi dalle OO.SS. CGIL-CISL-UIL secondo i quali ci sarebbe stata una DIMINUZIONE delle ore lavorate quantificate in un miliardo, con ancora tanti lavoratori in CIG che risultano comunque occupati, come si fa ad esaltarsi per il presunto calo dei disoccupati? Io ritengo che i dati dovrebbero contenere tutti questi aspetti. Altrimenti, almeno a mio parere, si contribuisce a confondere il lettore.
    • francesco daveri Rispondi
      Del calo delle ore lavorate ha parlato Andrea Garnero martedì scorso nel pezzo significativamente intitolato "Più lavoro ma senza qualità" https://www.lavoce.info/archives/59964/una-buona-notizia-non-fa-primavera-nel-mercato-del-lavoro/ in cui commentava più in dettaglio i dati mensili di maggio
  9. Savino Rispondi
    Se le redini dell'economia rimangono in mano agli anziani e se la rendita continua ad essere considerata prima di ogni cosa, fino al lime del tesoreggiamento sterile, la disoccupazione non scende davvero.