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  1. Henri Schmit Rispondi
    Mi permetto di segnalare fuori tempo un bellissimo articolo critico degli ultimi Nobel per l'economia su https://www.atlasnetwork.org/news/article/alternatives-to-the-new-scientism-in-development-economics. A titolo di conclusione l'articolo cita Hayek: "In F.A. Hayek’s Nobel Prize speech, he warns against the scientism he had observed in the 1970s that led some to believe all that mattered was what could be measured and what could be measured was the sum of all knowledge. The new scientism of Aberjee and Duflo suggests the same. It’s a mistake." Per una volta sono perfettamente d'accordo.
  2. Marcomassimo Rispondi
    Non sono affatto d'accordo; La economia non è affatto una scienza; è una materia sociale ed umanistica con componenti scientifiche; ed in tal senso ha elevati ingredienti soggettivi e arbitrari; e anche disponendo di numeri e dati statistici, essi possono essere interpretate da vari punti di vista, secondo vari ceti sociali e secondo vari interessi. Io posso avere pure la crescita in teoria e numericamente, ma se la ricchezza prodotta si distribuisce in modo troppo diseguale, il sistema prima inizia a mostrare segni di sofferenza e alla fine si va allegramente a schiantare; l'economia in realtà è la ricerca del modo di generare un progresso equilibrato che sia socialmente potabile e politicamente non dirompente; si tratta di dominare la conflittualità tra gruppi sia nazionali che sociali perché essa non assuma forme distruttive che sono sempre possibili e possono tornare ad infiammarsi in men che non si dica. Se la economia non è questo e non guarda all'interesse sociale generale, può facilmente divenire lo strumento teorico e culturale di affermazione di ceti dominanti come è stata in questi ultimi lustri in modo del tutto lampante; e quando diventa questo prima o poi si va a sbattere si può star certi; questa è la sola vera certezza scientifica in economia.
  3. Mauro Artibani Rispondi
    TOH, DELL’ECONOMIA DEI CONSUMI, IL TRATTATO "Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. All'improvviso vi sorprenderete a fare l'impossibile". Come sottrarsi all’impeto francescano? No, non mi sottraggo: l’Economia della Produzione ha generato perlopiù ricchezza con il debito mentre quel Mercato, nato con l’eccedenza, proprio di eccedenze rischia di morire; quella dei Consumi manca ancora di un costrutto che tenga insieme le parti. Questo testo intende farsi carico di individuare le regole che rendano possibile fare il prezzo del Valore che sta nella nuova “Offerta”; buono per sanare il gap dell’out put. Toh e magari, senza strafare, fare solo un “nuovo possibile”; raddrizzare le disequità nella distribuzione della ricchezza. Ok, d’accordo, nelle prefazioni non la si fa troppo lunga per non fiaccare chi vuol leggere il resto. La faccio breve quindi: slogan, per mettere pepe nella camomilla, come fanno quelli del Marketing. No scusate, non ce la faccio, mi tocca premettere alla Premessa che dentro questo disfunzionante ciclo economico sta un vecchio anchilosato paradigma recitante la litania “le Imprese generano ricchezza …". In questo testo metto per iscritto la sua abiura; lo corroboro con dati e fatti, lo scandisco, al fin scopro le carte: per non continuare a barare, nel sistema della produzione, s’ha da cambiare l’ordine dei ruoli poi riattribuire oneri e onori. Niente paura, tra le parti in causa resteranno immutati i rapporti giuridici e quelli proprietari. Per far questo, invece che usar ineffettuali teorie, trovo sostegno nelle evidenze empiriche. Prendo a dire in vece degli economisti che dicono d’altro e dei politici che non sanno dire; da economaio, che studia l’Economia dei Consumi, ne faccio un Trattato. Magari solo i prolegomeni, non l’elegia. Bene avevo minacciato slogan, mantengo la promessa; scrivo tweet a destra e a manca: Con la spesa i Consumatori generano i 2/3 della ricchezza, agli altri il misero resto. La crescita rende l'esercizio della spesa indifferibile. I redditi, erogati dall'impresa a chi lavora, sono insufficienti ad acquistare quanto prodotto. Occorre esser prodighi per esser prosperi; prosperi per mantenere la prosperità. L'esercizio di consumazione deve potersi auto sostenere! Sostenere questa spesa che genera lavoro e lo remunera, remunerando tutti! Quando ancor oggi, a fronte di tutto questo, scorgo che i banchieri centrali si arrabbattano per spingere l'inflazione vicina all'obiettivo del 2%, falsando i prezzi, mi piglia un moto di stizza; prendo tutti ‘sti tweet, li stringo, ne estraggo un paradigma nuovo di zecca e glielo tiro: "La crescita si fa con la spesa. Così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa. Tocca allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa crea lavoro e lo remunera; remunerando tutti, pure quelli del capitale." Ufff, l’ho detto d’un fiato; chi vuole legga il resto piano, piano! Mauro Artibani, l’economaio Link: https://www.amazon.it/Trattato-dellEconomia-Consumi-Mauro-Artibani-ebook/dp/B0825J6KLF/ref=sr_1_2?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&keywords=mauro+artibani&qid=1575225325&sr=8-2
  4. Giuseppe GB Cattaneo Rispondi
    L'economia non ha ancora superato la fase tolemaica della scienza, è un fatto del quale occorre prendere atto.
  5. Michele Rispondi
    Per avere maggior autorevolezza, forse gli economisti dovrebbero evitare di farsi tirare per la giacchetta dai politici che pretendono dagli economisti una impossibile giustificazione “scientifica” generale di decisioni, che invece sono semplicemente guidate dalla tutela degli interessi di gruppi sociali definiti.
  6. Henri Schmit Rispondi
    L’economia non è una scienza esatta ma umana che usa metodi scientifici (quantitativi). Le teorie liberali possono servire per limitare i danni di interventi pubblici eccessivi, ma non sono verità scientifiche. La teoria supply side di Laffer era una semplificazione di teorie più articolate precedenti; il veleno (l’oppio del popolo, della demagogia e dei furbi) della flat tax è stato sparso da economisti (!) prima di essere utilizzato dai ciarlatani politici. L’Italia è l’unico paese evoluto dove la flat tax fa parte dell’agenda politica. Un bravo opinionista di buon senso a volte l’azzecca meglio dei grandi studiosi. La stessa cosa vale per l’euro: in teoria tutte gli scenari sono possibili; un bravo studioso farebbe bene tenerne conto. Ma quando lo studioso si esprime da candidato politico, un'ipotesi teorica può assumere conseguenze devastanti. Se l’economista sta poi al vertice della BCE, DEVE dire che - se dipende da lui - c’è una sola via. Anche se l’economia non è una scienza, il discorso economico deve essere coerente e conforme a / compatibile con la realtà. È da questo punto di vista che i populisti peccano: se realizzate le loro affermazioni (opinioni) porterebbero il paese al disastro. L’Italia non è l’America di Trump e nemmeno la Gran Bretagna di Johnson; i suoi margini di manovra e di errore sono molto più esigui. Il paese manca di anticorpi ai fake beliefs. Il valore degli economisti si misura su questo, se sanno combattere il virus del fasullo.
  7. PURICELLI BRUNO Rispondi
    Mi pare che Borghi insistesse su una verità matematica: aumentare il denominatore riduce il rapporto. In economia purtroppo non sembra funzionare così almeno per le maggiori importazioni di materie e l'aumento di uscite in valuta per la (relativa) maggior disponibilità. Inoltre, mi sembra che l'aumento sarebbe forzato e non richiesto da una domanda che aiuterebbe il moltiplicatore. Potrebbe brevemente correggermi, prof Daveri?
    • francesco daveri Rispondi
      Ecco la correzione richiesta. il deficit aumenta il numeratore e - forse - aumenta il denominatore. quindi il rapporto tra debito e pil normalmente (sempre, veramente) sale
  8. Marco Rispondi
    Bell'articolo. Sulla crisi del 2008, non serviva un bravo economista per sapere quando e come, perché l'effetto scatenante non è dipeso da parametri economici. Un piccolo gruppo di persone ha deciso di fare saltare Lehman Brothers e non altre banche in situazioni simili. Le teorie economiche funzionano sui grandi numeri, ma la psico-economia individuale non può essere una scienza esatta. Alcuni grossi gruppi di potere si muovono appositamente contro le leggi dell'economia per poi trarne profitto. Sono certamente fenomeni interessanti da studiare, ma su questi in parte si esula dall'economia, abbracciando branche della scienza ben più ampie.
  9. Savino Rispondi
    Con i social network, sono i non economisti e i non competenti a parlare troppo. Assurdo che in bocca all'uomo qualunque ci sia l'acronimo MES.