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  1. Giovanni Rapisarda Rispondi
    La creazione e lo sviluppo di un Azienda, soprattutto nei settori high tech, richiede la possibilita' di accesso al capitale finanziario. I managers delle Aziende locate negli USA ed in Gran Bretagna hanno la possibilita' di accedere ai locali mercati finanziari aperti e sviluppati. I managers delle Aziende locate negli altri Paesi, inclusi Australia, Canada e Paesi Nord Europei, devono compiere sforzi molto maggiori per reperire il capitale finanziario necessario per competere sul mercato globale. In Italia abbiamo un'ulteriore differenza tra Nord e Sud. A sud di Roma, una sola Azienda (produttrice dei famosi divani) e' quotata in una Borsa finanziaria (Nasdaq) e nessun investimento di venture capital e' stato realizzato nel corso degli anni 2003 e 2004. Le ragioni sono note a tutti. Risulta evidente, pertanto, che sono necessari in quei territori oltre che gli interventi, condivisi da tutti, infrastrutturali e quelli volti a ridurre l'inefficienza della burocrazia ed il tasso di criminalita', anche gli interventi volti a "compensare" le deficienze nel mercato finanziario locale, al fine di consentire la nascita e lo sviluppo di Aziende, nei settori tecnologici e del made in Italy. In tali casi gli incentivi sono utili. Troppo.
  2. Matteo D'Emilione Rispondi
    Ho letto con molto piacere l'articolo di Boeri e Brugiavini. Puntano l'attenzione sulla poco dibattuta (solo da voi oramai) 'questione dei giovani' in Italia in relazione al tema delle pensioni. All'analisi, da giovane quale sono, vorrei aggiungere due spunti di riflessione sui quali spero abbiate voglia di riflettere: 1) l'attenzione posta sul tfr lascia fuori comunque una parte consistente di lavoratori e cioè quelli cd 'precari' cui il concetto stesso di tfr è generalmente estraneo e per i quali la finanziaria aumenta il livello dei contributi (per farne che se il livello delle pensioni sarà comunque bassissimo?); 2) le forme di pensione integrativa cui poter accedere, quelle che mi hanno 'sottoposto', parlano chiaro: per avere un'integrazione decente una persona di 31 anni dovrà versare circa 200/250 euro al mese per 34 anni. In buona parte sono spese scaricabili fiscalmente ma rispetto ad un compenso mensile di 1200 euro netti non è poco e soprattutto il capitale versato è difficilmente smobilitabile (solo in caso di motivi ben specifici e straordinari). Non è meglio allora un buon fondo di investimento con le giuste garanzie?
  3. Paolo Gabriele Rispondi
    Il sistema di incentivi a fondo perduto, con tutto il suo inefficiente indotto, non ha favorito in maniera sensibile l’apparato produttivo del Mezzoggiorno, viste le deludenti progressioni dei PIL locali e dei redditi pro-capite. Un amico economista inglese dell’Università di Glasgow, davanti ad una originale “zuppa inglese” a casa sua, mi deludeva affermando che la mia regione non era sufficientemente attrattiva per gli investitori stranieri a causa dell’incontrollabile criminalità esistente e dell’incredibile carenza di infrastrutture. Oggi la situazione appare peggiorata. Criminalità, aeroporti troppo piccoli, autostrade “bizzarre”, porti di dimensioni insufficienti per competere, reti di trasporto su ferro penalizzanti (salvo qualche raro caso di efficienza come il “Cascettismo” in Campania) a cui si può legittimamente, addebitare un pesante ruolo di limitazione allo sviluppo del turismo e dell’imprenditoria del sud. Se a ciò si aggiunge:l’incomprensibile strategia che segue la politica fiscale nazionale, che, ad ogni manovra o manovrina periodica, incide in misura non indifferente, anche in “modalità” retroattiva, sull’ammontare degli investimenti e sulla possibilità di rientro degli stessi;un sistema bancario che chiede prima le garanzie e poi i progetti di sviluppo; una improponibile teoria di enti coinvolti, per competenza o per cortesia, nell’avvio di qualsiasi tipo di intervento sul territorio, ci si chiede perché un investitore straniero, o anche solo “fuori piazza”, dovrebbe impelagarsi in un simile ginepraio. A ciò si aggiunge una università molto più attenta agli scatti di anzianità ed al nepotismo, piuttosto che a trainare, con i propri saperi, territori che ne avrebbero benefici enormi. Gli incentivi e la fiscalità di vantaggio? Utilizziamoli per sconfiggere mali endemici e, se resta qualcosa, a ridare fiducia ai giovani imprenditori innovativi e permettere a chi viaggia fra Napoli e Macerata di impiegare meno di un giorno intero.
  4. Giovanni Palladino Rispondi
    Ieri Epifani ha detto che Padoa Schioppa intende azzerare l'imposta sui rendimenti dei fondi pensione. L'idea è ottima, ma temo che non possa essere attuata, perchè sarebbe un incentivo fiscale che ridurrebbe di molto il passaggio del tfr all'Inps. In reatà il governo è più interessato al successo di questo passaggio che non al decollo dei fondi pensione. Ma Padoa Schioppa non considera che buona parte dei lavoratori delle grandi imprese si è già iscritto ai fondi pensione e ciò ridurrà di molto l'incasso previsto per il fondo Inps.
  5. Michele Giudilli Rispondi
    Ecco finalmente la verità dietro gli incentivi, ovvero che non incentivano alla fine un bel niente. Chi è imprenditore e vuole fare, fa comunque, investe lo stesso. Di contro gli incentivi non creano grossi vantaggi e anzi non fanno che portare sul mercato imprese con business plan deboli. Infatti ricevere un incentivo a fondo perduto per un impresa, equivale a diminuire le attese di ritorno sul capitale e di conseguenza a dsincentivare l'imprenditorialità del progetto stesso. Significa che l'impresa ha meno necessità di essere redditizia nel breve termine, e il più delle volte serve solo a stimolare gli investimenti che altrimenti non sarebbero stati fatti oppure investimenti inutili, che mai sarebbero stati fatti dall'imprenditore con i propri soldi. Oltre talvolta ad essere una distorsione per la libera concorrenza (io impresa finanziata sono più competitiva di un concorrente non incentivato). La realtà di come funzionano poi gli incventivi e di come se ne abusi la sappiamo tutti e quindi non lo scrivo qua. Vi lascio con qualche proposta, sperando che qualche politico la legga: - al posto di incentivi, prestiti garantiti dalla stato e previa solvibilità o analisi redditività del progetto (e nel caso di frode responsabilità dell'imprenditore); - incentivi fiscali: se investi ti faccio pagare meno tasse o quant'altro un impresa deve allo stato (come già fatto in passato); - riduzione del carico fiscale o sgravi contributi per imprese che investono in aree depresse. - I cash veri andrebbero dati solo a: giovani che hanno poco accesso al capitale; imprese che operano in settori high-tech o a valore aggiunto; imprese industriali che operano in settori svantaggiati. Si potrebbe fare qualcosa anche sull'esempio degli States con le Small Business Administration che eroga consulenza e capitali alle piccole imprese e a soggetti che vogliono diventare imprenditori.
  6. mario piccinini Rispondi
    L'articolo di De Blasio, interessante, sembra tuttavia ripetere in materia di L. 488 cose già sentite in tema di scarsa o mancata addizionalità degli investimenti: il titolo, "utili ma non troppo" , sembrerebbe salomonicamente dare un colpo al cerchio e uno alla botte ma, il testo complessivo pare concludere, in buona sostanza, che la L. 488 (e le altre misure di agevolazione) "non è scontato abbia prodotto effetti positivi". Io dissentirei e, alcune evidenze, sia sul piano macro che nelle decisioni delle imprese, confortano la mia opinione. Potrà sembrare un pò troppo schematico ciò che vado a suggerire ma, ad esempio, costituisce un fatto provato che negli anni più recenti la "inoperatività" (misurata in termini di ritardi attuativi dei bandi, di mancate concessioni e/o di mancate erogazioni) della L. 488 ha contribuito a ridurre in maniera drastica i livelli e i flussi di investimento nelle attività produttive nelle sue aree di applicabilità. A decrescenti aiuti hanno corrisposto notevolmente decrescenti investimenti. Livelli di investimento fortemente decrescenti sono testimoniati anche con riferimento al complesso degli strumenti nazionali di agevolazione, come è facile verificare per gli anni 2003/4/5: dai 29,5 miliardi di euro del 2002, si è passati a 22,1/18,6/15,5 miliardi (MSE Rel. 2006 tab 4A). Mario Piccinini