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  1. giovanni marino Rispondi
    Lei scrive che."I pareri [delle commissioni parlamentari competenti] dovranno essere recepiti da regioni e governo ed entrare a far parte del testo definitivo delle intese". In realtà nella bozza non è scritto così. I pareri delle commissioni sono obbligatori ma non vincolanti. I pareri delle commissioni sono semplicemente oggetto di "valutazioni" da part del governo (art. 1 comma 2 della "bozza"). E alla fine dell'iter il parlamento non potrà emendare il testo dell'accordo sottoscritto tra il presidente della regione interessata e il ministro per gli affari regionali, precedentemente approvato dal cdm, ma solo approvare o respingere l'intesa. Il parlamento è completamente esautorato. Lo stesso accade per il i decreti, successivi all'intesa, con i quali si conferiscono alle regioni interessate le risorse finanziare correlate alle nuove funzioni attribuite. Anche in questo caso i pareri delle commissioni parlamentari competenti non sono vincolanti e il governo non è obbligato a conformarsi ad essi per adottare i decreti con deliberazione del cdm (vedi art. 2 comma 4 della "bozza".
  2. Piero Borla Rispondi
    Occorre inoltre un serio controllo dei risultati e un effettivo meccanismo di ritaratura dei fondi, ove occorra. Mi sembra che non se ne parli.
  3. Vincesko Rispondi
    Per impulso del ministro Ciampi, tenuto conto del valore dei diversi fondi c’era una ripartizione programmatica della complessiva spesa pubblica in conto capitale (europea, aggiuntiva nazionale, ordinaria nazionale) per il 45% al Sud e per il 55% al Centro Nord. Poi è arrivata al governo la piangente Lega Nord, che è riuscita ad imporre una fantomatica questione settentrionale, e ci sono stati: prima un mancato rispetto del criterio di riparto delle quote tra Sud e Centro-Nord, poi con Tremonti un riparto in sede CIPE 90% al povero Nord e 10% al ricco Sud, e poi una sottrazione di 30 mld di fondi FAS al Sud che vengono stornati al Nord (o per finanziare provvedimenti come l'abolizione dell'ICI ai ricchi), che si protrae fino alla caduta del IV Governo Berlusconi. Che però ha strascichi tuttora, poco noti. Ancor meno noto è che fin dalla costituzione delle Regioni (1970) e ancora oggi, avendo deciso di basare il riparto sui dati storici, già sperequati, la spesa pro capite sanitaria, scolastica e di altri servizi di un abitante del Sud è inferiore a quella di un abitante del Centro-Nord.
  4. Savino Rispondi
    Non si vede il motivo di questa ripartizione tabellare di favore per le 3 Regioni che non hanno, di tutta evidenza, nemmeno le risorse umane per fare da sè determinate competenze (con la quota parte dei fondi statali "ammorbidita" dal criterio dei livelli essenziali). A meno che, a Venezia, non si voglia asciugare senza chiedere lo stato di calamità come farebbe un meridionale qualsiasi. E vi rendete conto, comunque, che queste "eccellenze" non ci sono, soprattutto sotto le guide di Galan per il Veneto e di Formigoni per la Lombardia non ci sono mai state.