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  1. Henri Schmit Rispondi
    L’iva è la tassa più intelligente ed equa che esista, a patto che 1. non sia resa complicata ed incomprensibile come in Italia (difficoltà per gli onesti, opportunità per i furbi e i criminali, che non mancano, lavoro per l’A/E e la G/F e perdita per il tesoro) e 2. che sia applicata effettivamente. In Svezia (dove il sistema è stato inventato) l’aliquota ordinaria è del 25% ma il così detto VAT gap (la perdita di gettito dovuta a qualsiasi ragione, per es. fallimento del debitore iva) è MENO DI UN DECIMO di quello italiano, che viaggiava pochi anni fa a circa 33%!!!
  2. Paolo Mariti Rispondi
    Dall'articolo - davvero iluminante- sembra chiaro che gli effetti (e quindi gli obiettivi) distributivi di variazioni delle aliquote IVA siano assai controversi e di complessa e forse anche imprevedibile determinazione quelli macroeconomici.pur se accoppiati a variazioni di cuneo fiscale. Forse bisognerbbe chiedersi se ha molto senso cercare di aumentare il reddito disponibile procapite e i consumi "privati" o invece fornire, in primo luogo, più e migliori beni e servizi "pubblici" magari anche "...tassando poco o sussidiando beni e servizi consumati molto da chi lavora, come la cura dei bambini, il trasporto privato e pubblico...".Insomma riorientarsi verso quei beni e servizi, che generano esternalità positive diffuse oltre ad un più pieno e effettivo godimento sopratutto di redditi non particolarmente elevati.
  3. Savino Rispondi
    La totale revisione dei panieri non sarebbe una scelta sbagliata al fine redistributivo e potrebbe portare, addirittura, ad avere dei prodotti esenti o quasi, il tutto compensato da una maggiore Iva tanto più aumentata quanto i beni siano considerati di lusso. Il regime Iva è, poi, di per sè, iniquo, addossandosi sul consumatore finale e andando a premiare i titolari di partite Iva (es. potersi "scaricare" l'Iva dall'acquisto di un'auto aziendale penalizza gli acquisti, Iva inclusa, di auto private, quindi i consumi generalisti). La leva fiscale Iva ha, invece, meno a che fare con le imposte sul reddito, anch'esse con tracce presenti di iniquità dovute alla base imponibile fondata sul flusso frutto di quanto si produce da fattore lavoro e dovuto al gioco delle detrazioni e deduzioni. Se vogliamo parlare di equità, continuo a pensare che l'unica base imponibile appropriata sia il patrimonio, cioè lo stock di beni che si detiene.
    • Roberto Convenevole Rispondi
      Perché non si ricorda che le clausole IVA sono una eredità di Tremonti? E che ogni aumento dell’IVA genera automaticamente un multiplo di evasione fiscale? Fare riferimento al Rapporto Mirrlees serve poco in Italia che non è un Paese di capitalismo reale al contrario di USA ed UK. L’Italia è un paese medioevale opulento ed ha una amministrazione fiscale di serie C rispetto ai maggiori Stati occidentali, nonostante i rilevantissimi e meritori cambiamenti apportati venti anni fa con la creazione delle Agenzie fiscali. Gli autori accennano ad alcuni consumi (alberghi, ristoranti, viaggi), mi chiedo se sappiano che in Italia i 2/3 del volume d’affari (i ricavi, non il Valore Aggiunto) del settore commerciale in senso lato è in nero.
      • Massimo Baldini Rispondi
        Le clausole di salvaguardia sono iniziate con Tremonti ma anche altri governi successivi hanno contribuito. In un recente libro dedicato alla Grecia (Beyond Austerity, Mit Press), paese ad alta evasione, numerosi economisti propongono il rafforzamento dell'Iva e l'aliquota unica. Possono certo sbagliare, ma l'argomento merita almeno di essere considerato.
        • Roberto Convenevole Rispondi
          Baldini ha ragione, l’aliquota unica semplificherebbe il funzionamento dell’IVA perché elimina una fonte importante di rimborsi e facilita la vita dei soggetti IVA. Forse l’Italia è l’unico Paese ad avere aliquote ridotte. All’epoca, l’Accademia trattò l’IVA come se fosse una imposta sul reddito e che quindi dovesse avere dei requisiti di progressività. Fu un errore clamoroso. Nel 2012, con le aliquote allora vigenti, il moltiplicatore dell’IVA era pari a 2,51. Vale a dire che un commerciante/artigiano per 1 euro di IVA evasa e non versata risparmia altri 2,51 euro di Irpef, contributi sociali, Irap e addizionali. Pertanto l’IVA, che è l’architrave dei sistemi fiscali moderni, rappresenta anche un grande affare per chi decide di evaderla.
      • Marcello Romagnoli Rispondi
        Gli USA ed UK sono paesi a capitalismo reale? In un paese a capitalismo reale le banche nel 2007-2008 non sarebbero state salvate. Lo stato non userebbe l'esercito per difendere gli interessi economici dei gruppi economici con sede nel proprio paese, ma lascerebbe fare ai mercati. L'Italia ha una sola colpa: quella di non aver realizzato nei fatti completamente il modello economico della Costituzione Italiana
  4. Henri Schmit Rispondi
    Grazie dell’ottimo articolo. Sono contento che la ricerca conferma il mio pensiero : aumentare l’iva semplificandola e ridurre di pari o maggior importo la tassazione del reddito personale e il costo fiscale del lavoro, irpef se irap. Non era difficile arrivarci! Il problema è che invece di promuovere una politica fiscale razionale come questa gli attori in questo paese preferiscono lanciare slogano ad effetto elettorale ma a breve respiro nella realtà.