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E il Green deal europeo lo traina la Germania

Mentre a New York si svolge il vertice Onu sul clima, dove l’Europa punta a un ruolo da leader, la Germania approva un piano di riforme green da 54 miliardi. Anche il nostro paese si muove. Ma la transizione ecologica dovrà tutelare i ceti più popolari.

La svolta verde europea

La nuova presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha fatto della lotta ai cambiamenti climatici uno dei capisaldi del proprio programma. Gli obiettivi chiave sono aumentare il target di riduzione delle emissioni di gas serra rispetto al 1990 dal 40 per cento ad almeno il 50 per cento entro il 2030 e introdurre una carbon border tax, ossia imporre ai prodotti importati la stessa tassazione sulle emissioni che si applica alle imprese europee. Von der Leyen ha inoltre delegato il vicepresidente Frans Timmermans a elaborare un piano per un Green deal europeo entro i primi cento giorni della nuova Commissione, con lo scopo di mettere nero su bianco una strategia di lungo periodo per conseguire la neutralità carbonica entro il 2050, obiettivo, quest’ultimo, scontratosi finora con l’opposizione di Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca ed Estonia.

Ciò che è certo è che per raggiungere l’obiettivo occorreranno molti investimenti: una vera e propria transizione industriale oltre che ecologica. Nello scenario tracciato dalla stessa Commissione nel 2018, il focus è sui consumi energetici che causano oggi circa il 78 per cento delle emissioni di gas serra (figura 1). Attualmente l’Ue spende il 2 per cento del Pil nel sistema energetico e relative infrastrutture. Si stima che la cifra dovrà aumentare al 2,8 per cento, ossia tra i 175 e i 290 miliardi di investimenti in più all’anno rispetto allo scenario base, per conseguire emissioni nette nulle al 2050. Intanto la nuova Commissione mira ad aumentare dal 20 al 25 per cento la quota del budget europeo dedicata ai cambiamenti climatici e di estendere lo scambio di quote di emissione ai trasporti marittimi, riducendo gradualmente quelle assegnate gratuitamente alle compagnie aeree.

Figura 1

Il Klima Paket

Forte del consenso di cui gode il partito dei Verdi, che ha ottenuto il 20,5 per cento dei voti alle elezioni europee e ormai fa parte della coalizione di governo in 9 dei 16 lander, la Germania ha deciso di fare da capofila nella svolta green europea. Venerdì 20 settembre la cancelliera Angela Merkel ha reso pubblico il piano di riforme da 54 miliardi da qui al 2023 per combattere i cambiamenti climatici e ridurre le emissioni del 55 per cento entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. La Germania, va detto, è indietro rispetto al target di riduzione delle emissioni stabilito dall’Ue. Nonostante il piano di transizione energetica Energiewinde, le emissioni di CO2 tedesche sono rimaste sostanzialmente piatte negli ultimi otto anni (figura 2).

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Figura 2

Il pacchetto di misure del governo tedesco prevede l’estensione del carbon price ai settori finora non inclusi nell’Eu Ets, il mercato europeo dei permessi di emissione. Quindi anche i consumi di combustibili fossili per i trasporti o il riscaldamento residenziale saranno tassati, ma il carbon price iniziale sarà ben inferiore all’attuale prezzo dei certificati di emissione europei: si partirà da 10€/tonCO2 nel 2021 per salire gradualmente a 35€/tonCOnel 2025. Se usare l’aereo o i trasporti tradizionali su gomma sarà più costoso, allo stesso tempo si investirà per avere un milione di colonnine di ricarica per i veicoli elettrici, i quali verranno esentati dal bollo auto. I biglietti dei treni, che in Germania sono tra i più cari di tutta Europa, godranno di un taglio sull’Iva. Infine, dal 2026 saranno vietate le caldaie a gasolio e chi le sostituirà con un modello meno inquinante avrà un rimborso del 40 per cento dei costi. Verranno ridotte le accise sull’elettricità prodotta da fonti rinnovabili e i pendolari potranno detrarre dalle tasse una determinata somma per chilometro percorso, come forma di compensazione per l’aumento del costo di diesel e benzina.

I 54 miliardi verranno in parte autofinanziati con la carbon tax nel budget dello stato, obbligato come sempre a perseguire un rigido pareggio di bilancio pur in presenza di tassi negativi su quasi tutta la curva dei rendimenti. Gran parte dei fondi verrà tuttavia da società veicolo (special purpose vehicle) a capitale pubblico, scorporate dal bilancio della pubblica amministrazione. Si finanzieranno a leva con l’emissione di bond che pagheranno un rendimento del 2 per cento, fornendo ai risparmiatori tedeschi una valida alternativa al Bund.

Se il piano tedesco si rivelerà di successo, anche nelle forme di finanziamento scelte, lo scopriremo in futuro. È però emblematico che la Germania lo abbia presentato sull’orlo della recessione tecnica, con lo scopo di conciliare tutela dell’ambiente e sviluppo economico. Per fare ciò sarà necessario trovare nuove formule. Von der Leyen ha proposto di potenziare gli investimenti della Banca europea per gli investimenti in mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici e di creare un fondo per la transizione giusta che aiuti le regioni più dipendenti dal carbone, in vista del suo abbandono entro il 2030. Non sarà facile convincere i paesi dell’Europa Occidentale a fornire più soldi al blocco di Visegrad per aiutare la sua transizione energetica. E quindi già si pensa a finanziare il fondo con il gettito derivante dalle aste dei certificati di emissione dell’Eu Ets, il cui prezzo è cresciuto notevolmente negli ultimi mesi.

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Nel frattempo anche il governo giallorosso non sta a guardare. Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha proposto di scorporare dal calcolo del deficit strutturale gli investimenti verdi, mentre si mira ad approvare a breve il decreto clima. Sarà necessario fare tesoro della diversa accettazione che la carbon tax ha avuto in Francia, dove è stata la scintilla che ha dato il via alle rimostranze dei gilet gialli, e in British Columbia, dove ha un altissimo consenso in virtù della sua neutralità fiscale.

In sintesi, la transizione ecologica dovrà tutelare i ceti più popolari perché la tassazione dei consumi energetici è per sua natura regressiva, dato che in percentuale incide di più sui redditi bassi. Sarà quindi fondamentale prevedere incentivi fiscali che rendano competitive le alternative green.

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  1. Umberto TAMBURINI

    Si come das Ausstieg!, continuando a bruciare lignite (debolmente) radioattiva, tanto basta il Lippenbekenntniss.
    Ma quando ci sara’ qualcuno che ccapisca la tragedia dei beni comini, non in Italia -naturalmente.

  2. Marcomassimo

    In effetti alla Germania occorre un traino bello grosso e figuriamoci quanto serve all’Italia; se non si alimenta la domanda siamo inguaiati quanto mai.

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