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  1. oskar blauman Rispondi
    Un altra dimostrazione dell'inefficienza delle sovrastrutture europee, frenano invece di promuovere qualsiasi progressismo
  2. serlio Rispondi
    Se mai c'era necessità della conferma della inutilità (anzi del danno) dell'inclusione dei paesi ex blocco sovietico... eccola!! Grazie alle elite intellettuali europee incapaci di capire come le strade dell'inferno siano lastricate di buone intenzioni
  3. Giuseppe Spazzafumo Rispondi
    Non posso parlare per le altre nazioni indicate, ma per la Polonia sì. E sono assolutamente d'accordo con la scelta di continuare ad usare il carbone, magari usandolo meglio, questo sì. La Polonia ha intenzione di incrementare la diffusione di fonti rinnovabili, in particolare l'eolico. Certamente questo comporterà già di per se una riduzione dell'uso del carbone, mentre non avrà praticamente un grande impatto sul settore dei trasporti e del riscaldamento residenziale. Una sovraproduzione di energia elettrica rinnovabile rispetto alla capacità della rete sarebbe impossibile se non ci fosse la possibilità di accumulare o riconvertire l'energia eccedente. La scelta migliore diventa allora quella del Power to fuel. In particolare produrre tramite elettrolisi idrogeno ed ossigeno. L'idrogeno è un ottimo combustibile, ma presenta problemi di accumulo e distribuzione. L'ossigeno è perfetto per essere usato nella combustione del carbone generando un gas di scarico costituito quasi essenzialmente da diossido di carbonio e vapor d'acqua. Risulta quindi facile separare il diossido di carbonio che, fatto reagire con l'idrogeno elettrolitico, produce combustibili sintetici distribuibili senza dover costruire nuove infrastrutture ed utilizzabili nei veicoli tradizionali evitando di importare combustibili dall'estero. Il risparmio ottenuto rispetto alla sostituzione del carbone con combustibili importati dall'estero può contribuire ad aumentare ulteriormente l'investimento in rinnovabili.