logo


  1. Fabrizio Coricelli Rispondi
    La proposta è totalmente condivisibile. E' importante anche perché viene da un organismo tecnico indipendente. Non mi piace essere autoreferenziale, ma nel 2002 con Valerio Ercolani avevamo proposto esattamente la stessa regola, praticamente identica (con un pezzo anche sulla Voce https://www.lavoce.info/archives/22089/proposte-di-riforma-per-il-patto/ assieme ad altre interessanti proposte di Blanchard Giavazzi, Tanzi, Perotti e Gros). La nostra proposta cadde totalmente nel vuoto. Oggi le condizioni sono indubbiamente più mature per una riforma seria, ma è utile tornare al dibattito di quegli anni perché da li', con la prima riforma del Patto di stabilità voluta da Germania e Francia, nascono molti dei problemi attuali sulla confusione e arbitrarietà delle regole fiscali europee.
  2. Gian Carlo Aiassa Rispondi
    Se l'Europa vuole essere moderna e competitiva, parallelamente alle regole sul bilancio degli stati da semplificare,. deve pervenire ad un unico sistema di imposte sui consumi (IVA) senza gli attuali meccanismi ( aliquote diverse, reverse, INTRA ) che complicano ed ingessano gli operatori economici e favoriscono gli evasori. Poi vi sarebbe anche un discorso sulle dirette perché non è possibile avere un Portogallo e un'Italia a due estremi di un sistema fiscale e varie varienti intermedie tipo Irlanda. Ritengo che un sistema omogeneo renda l'Europa più forte nei rapporti mondiali. In questo momento l'Europa è solo monetaria... ma l'euro italiano e quello portoghese o greco alle spalle hanno realtà estremamente diverse.
    • Henri Schmit Rispondi
      La fiscalità dei cantoni svizzeri -che esistono nell’attuale forma federale (cioè non come mero mercato comune) da 170 anni -non è uniforme; si fanno concorrenza fra di loro su (la parte cantonale del) le aliquote di varie tasse personali e d’impresa. Nuovi residenti o nuove imprese scelgono il luogo della residenza (anche diversa dal luogo di lavoro!) o della sede sociale/stabile organizzazione in funzione alla convenienza fiscale. Quindi anche l’armonizzazione UE dovrebbe concentrarsi sulla definizione della base imponibile (cf articoli scritti da esperti su questo forum, e.g. Visco, Di Tanno). Così lo vedono la maggior parte degli altri stati. La vedo quindi dura ... L’iva è un capitolo a parte. Faccio solo notare che che paese con il minor VAT-gap è la Svezia che ha però anche il tasso standard (25%) e complessivo più alto. La vedo dura. L’Italia deve riformarsi piuttosto che cercare colpe e salvezza altrove, a Bruxelles. È il paradigma che regna incontrastato (fra europeisti e sovranisti, destra e sinistra) in questo paese che è sbagliato.
  3. Marcomassimo Rispondi
    A me pare che il Bengodi non c'è alcun rischio che si apra o che si scopra; infatti a me sembra che esso c'è già, è vivo e lotta assieme a noi; il punto però è per chi c'è il Bengodi e per chi non c'è, perchè e evidente che esso si distribuisce in modo molto diseguale. Il Bengodi sussiste nel settore della finanza, dove circola una quantità di ricchezza sotto forma di liquidità e titoli, mai vista in qualsivoglia epoca storica; per questo settore siamo veramente nel paese dei Balocchi realizzato, altro che Fantasia al Potere, questi hanno concretizzato il mito di Creso; e quello che toccano diventa oro e contemporaneamente, mentre il miracolo della transustanzazione massifica e metafisica si verifica, hanno pure la faccia di dire che i soldi non ci sono; il Bengodi invece di sicuro non sussiste nè per gli Stati che sono indebitati ormai in modo epocale, più che altro per tutti gli interessi che si sono caricati in decenni, nè per larghe masse di persone con lavori precari e spesso estemporanei e strampalati. Ecco, basterebbe solamente che il Bengodi si riequilibrasse a favore della produzione e delle cose concrete, lasciando il mondo della carta più o meno straccia e le cose si sistemerebbero alla grande; che si ridesse fiducia al lavoro ed alla gente e la crisi passerebbe esattamente come passò la crisi del '29; però in tal modo da certe parti certi profitti stratosferici verrebbero meno e pure certi poteri sostanziali ed è del tutto naturale che non ci vogliano stare
  4. zipperle Rispondi
    Segnalo un’incongruenza, almeno ai miei occhi: al punto 1) si scrive che si abolisce il bilancio strutturale perché si vuole fare uso di variabili nominali (ovvero contabili anziché stimate) per semplificare le regole; poi qualche riga dopo si menziona la crescita del reddito potenziale come riferimento per l’evoluzione della spesa nominale!!! Il reddito potenziale è stimato ed è quello da cui deriva l’output gap, il bilancio strutturale, le varie elasticità di spese e entrate e via scrivendo…
  5. Savino Rispondi
    Queste rivisitazioni della spesa debbono essere di ampio spettro, compreso i costi per le posizioni economiche manageriali, direttoriali, dirigenziali e semi dirigenziali, con le relative valutazioni tra costi ed efficienze.
  6. Henri Schmit Rispondi
    Consiglio l’analisi critica, più precisa e severa, di questo intervento oggi su Phastidio.net. Giusta o eccessiva che sia questa critica, il punto cruciale è quello del mio precedente commento: invece di voler riformare l’UE imperfetta, cominciamo finalmente a riformare l’Italia! Spetta agli accademici, funzionari remunerati con soldi pubblici e opinionisti di riconoscere le priorità e inquadrare così il dibattito pubblico finora deludente, deviato su falsi problemi o su questioni secondarie.
  7. roberto romano Rispondi
    ricordo solo che 1) il Fiscal compact è decaduto; 2) il problema non è il debito, piuttosto il rapporto debito/PIL; 3) senza bilancio pubblico europeo degno di questo nome, il controllo di quello nazionale emendato da piccola Golden rule è poca cosa; 4) gli investimenti creano il reddito e non viceversa.
  8. Henri Schmit Rispondi
    Non è sbagliato l’approccio dell’EFB, almeno in parte, ma il problema fondamentale dell’Italia non sono le costrizioni fiscali “esterne”, bensì la scarsa competitività delle strutture giuridiche, amministrative, finanziare e fiscali interne. I paesi performanti da 30/40 anni si occupano soprattutto di questo, essere efficienti, competitivi, attraenti.