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  1. Pierpaolo Sette Rispondi
    Caro Tanzi, Sono sostanzialmente d'accordo con la sua analisi. Personalmente che l'opportunità di non richiamare la Germania e la Francia, sia davvero un fattore che fa perdere credibilità al patto stesso. Per quanto riguarda la sua analisi sui deficit, è vero che esso nasce soprattutto dalle scelte errate dei Paesi. Il patto tende a frenare la sua crescita;per questo eludere le regole continuerebbe a far si che le generazioni future si ritrovino,in europa o fuori dall'europa, con il pesante fardello del debito sulle proprie spalle. Il patto è positivo perchè segna una linea guida che porta alla riduzione del deficit,abbassare la guardia su questo aspetto renderebbe vano ogni precedente e futuro sacrificio in nome dell'Europa.
  2. Gianni Rispondi
    Riflettere su ciò che sta succedendo in Europa, cioè sulla crisi che questo organismo sovranazionale attraversa, vedi appunto Patto di Stabilità, può essere utile per una esposizione più generale dei problemi che investono l’Italia e l’occidente in generale. Mi sembra che, come già sottolineato da qualcuno più importante, ci troviamo di fronte al cambiamento di quel quadro epistemologico in cui la comunità internazionale si trovava, non a caso si parla di globalizzazione e di alcune sue caratteristiche, la cui radice consiste in un arretramento della nozione di diritto, inteso come complesso di norme che disciplinano i rapporti sociali. L’Occidente ha anteposto e antepone una nuova nozione di diritto; una nozione a cui non è connesso alcun dovere; in cui il diritto stesso non viene ad essere più il prodotto di contingenze storiche; insomma la nostra civiltà ha abdicato alla sua funzione fondamentale, cioè quella di essere, e penso si possa dire, “il faro di una civiltà illuminata”. E i frutti di questo cambiamento si notano negli avvenimenti “quotidiani”: 1. La guerra come strumento di risoluzione delle controversie; 2. l’insofferenza agli organismi internazionali, che nati dalle macerie della distruzione dovevano servire a scongiurare catastrofi, nonostante la loro architettura imperfetta; 3. il senso di impunità, quello cioè degli Stati Uniti, che rifiutano di sottoporsi ad un diritto internazionale, vedi Tribunale internazionale, e dei tanti Berlusconi, leggi mandato di cattura europeo, in giro per il mondo; 4. quello di onnipotenza derivante da una concezione crociatistica della politica; 5. il pregiudizio su coloro che cercano di rompere questo pensiero monolitico; …… e così via…….. ma questo voleva essere un commento al patto di stabilità e alle questioni europee…. Ebbene…. Tutto ciò che ho specificato in premessa non c’entra forse?……. c’entra il fatto che dato un accordo su cui si fonda un già fragile organismo si possa esulare dal principio di legalità secondo cui chi sbaglia paga? Chi scrive ha sempre considerato il Patto un freno ad un certo sviluppo europeo, e non crede che solo politiche monetariste possano risollevare i destini economici di un continente, ma questo non mi impedisce di dire che anche in Europa siamo entrati in questa logica perversa, in cui non ci sono sanzioni per quelli che deviano, non ci sono più valori che guidino il nostro agire, non c’è più la nozione stessa di diritto.
  3. Marco Boleo Rispondi
    Egregio Prof.Tanzi il mio più che un commento vuole essere una condivisione del suo pensiero. Prima di leggere anche il suo articolo sulla golden rule auspicavo una sua introduzione ed una revisione del patto di stabilità. Le sue puntuali osservazioni però mi hanno convinto a rivedere la mia posizione. Non so se si ricorda ma abbiamo anche avuto modo di discutere di teoria economica e di problemi del Mezzogiorno in occasione di un convegno a Selva di Fasano organizzato dal Movimento Cristiano Lavoratori dove Lei è stato relatore ed io ho tenuto la relazione introduttiva. Cordialmente Marco Boleo Ufficio studi Mcl