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  1. Antonio Zanotti Rispondi
    Da tempo i dati sull'occupazione erano dati attraverso un comunicato congiunto Mise - Istat - Inail - Inps - Anpal. Perché questo comunicato porta solo la firma Istat?
  2. Gaetano Proto Rispondi
    Il grafico che mette a confronto il tasso di disoccupazione italiano con quelli europei (UE ed eurozona) dal 2000 a oggi è impressionante, e rende semplicemente incomprensibile l’enfasi sull’andamento dell’ultimo mese. Per ben un decennio, tra il 2002 e il 2011, la disoccupazione italiana è stata più bassa: in particolare, tra agosto 2004 e aprile 2007 e poi tra luglio 2010 e giugno 2011 lo scarto rispetto all’UE era dell’ordine di 1,5 punti a nostro favore. Poi la situazione si è rovesciata: la fase comune di aumento della disoccupazione iniziata circa a metà 2011 in Italia è stata molto più intensa (+5,3 punti percentuali, contro +1,5 per l’UE e +2,2 per l’Eurozona) e lunga (il picco del 13,1% è stato raggiunto a novembre 2014, in Europa a giugno 2013). Ma anche la successiva fase di rientro è stata molto più accidentata per noi, con una interruzione tra agosto 2015 e novembre 2016 che non trova riscontro in Europa. Come risultato finale, nel “radioso” mese di maggio il nostro differenziale rispetto all’Eurozona è pari a 2,4 punti percentuali, che diventano 3,6 rispetto all’UE. Sarebbe il caso di evitare patetici trionfalismi e di spiegare cosa si vuol fare per ridurre la distanza dall’Europa: senza tener conto che il governo nel DEF di aprile ha programmato una crescita della disoccupazione (vedi qui: https://www.lavoce.info/archives/59536/dal-reddito-di-cittadinanza-un-secondo-spread-per-litalia/ ) per quest’anno e il prossimo, ma forse non se lo ricorda.
  3. Michele Rispondi
    La stagnazione della produttività in Italia da 15/20 anni è il risultato di volute politiche economiche portate avanti da destra e sinistra, PD, FI e Lega da almeno 25 anni: deflazione salariale, riduzione dei diritti e precarizzazione del lavoro unitamente al favoreggiamento delle imprese che lavorano al riparo della concorrenza internazionale grazie a concessioni pubbliche, evasione e elusione fiscale, condoni fiscali, opachi appalti pubblici etc Se il fattore critico di successo della maggioranza delle imprese diventa il rapporto “privilegiato” con la politica, della produttività non se ne cura più nessuno, basta pagare sempre meno un lavoro sempre meno qualificato..
  4. Nice Rispondi
    Occupazione aumentata perché la popolazione è diminuita, la solita presa in giro degli italiani, interpretate i numeri per raccontare bugie su bugie
  5. Gianni Damilano Rispondi
    Mi chiedo, quanto pesa in questo risultato la politica previdenziale del governo (e.g. quota100) e a quali costi ?
    • stefano dal poz Rispondi
      Non desidero ripondere, voglio associarmi a questa richiesta: quanto può aver influito quota 100 e RdC all'aupento degli occupati...Sono imprenditore e "vedo" l'economia rallentare, non vertiginosamente ma in maniena moltoindulente, e i dati sulla produzione indistriale lo confermano.
  6. Savino Rispondi
    Come si fa a dire che sono buone notizie quando la ampia fascia 18-50 anni è praticamente esclusa e quando il part-time involontario abbonda?