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  1. Tommaso Rispondi
    Purtroppo si continua, come sempre, a ragionare sul breve-brevissimo periodo. Non ci si può più esimere dal valutare la "quantità" dei lavoratori separata dalla "qualità". L'unica via d'uscita è la scuola. L'istruzione. Credo che un serio e molto drastico programma di riforma del sistema scolastico sia l'unico debito extra che la UE potrebbe digerire. Non si può pensare a operai generici quando a poche centinaia di km dai nostri confini c'è chi fa le stesse cose a metà del costo. L'industria labour intensive sta morendo. Per favore portate avanti la battaglia dell'istruzione. È l'unica soluzione perseguibile a lungo termine.
  2. Niccolo Durazzi Rispondi
    D'accordissimo che non si cambia occupazione (e qualità dell'occupazione) attraverso forme contrattuali - una cosa che dovremmo ricordare sempre, sia a quelli che (ri-)regolano che a quelli che de-regolano il mercato del lavoro
  3. Michele Rispondi
    Il decreto dignità deve essere solo l’inizio di una inversione di tendenza rispetto a un trend oltre ventennale di precarizzazione del lavoro, riduzione dei diritti, riduzione delle retribuzioni. Oltre 25 anni di tali politiche - portate avanti da governi di destra e sinistra - non hanno portato i miracolistici risultati promessi. Anzi. La produttività è stagnante, il GDP procapite è diminuito, gli investimenti privati sono ancora del 20% inferiori a quelli del 2007, l’economia italiana non ha mai recuperato i livelli ante 2008, unica tra le grandi economie OECD. Gli effetti di oltre 25 anni di politiche sbagliate non si cancellano in 12 o 24 mesi.