L’incendio di Notre-Dame dimostra quanto sia importante diffondere le coperture assicurative a protezione del patrimonio culturale e artistico. Gli strumenti assicurativo-finanziari garantiscono le risorse per la ricostruzione. E aiutano la prevenzione.

Notre-Dame: chi paga la ricostruzione

All’indomani del rogo che ha colpito la più importante chiesa della capitale francese, nonché una delle più note cattedrali europee, ci si chiede chi pagherà per la ricostruzione. Quotidiani e telegiornali hanno dato risalto alla notizia che la cattedrale di Notre-Dame de Paris è di proprietà pubblica e che saranno le casse dello stato a coprire l’ammontare per la sua ricostruzione. Alle risorse pubbliche si aggiungeranno quelle dei privati, poiché facoltosi imprenditori e mecenati francesi hanno iniziato una immediata e spontanea gara di solidarietà annunciando donazioni cospicue.

Il fatto è che Notre-Dame non è assicurata. Lo si apprende dall’edizione del 16 aprile del quotidiano Le Parisien, nel quale vengono riportate dichiarazioni provenienti da fonti governative: in mancanza di un obbligo, lo stato non avrebbe ritenuto opportuno stipulare un contratto assicurativo che permettesse la copertura (almeno parziale) dei danni derivanti da incendio o da altre calamità. È una situazione ampiamente diffusa: 83 delle 93 cattedrali presenti sul territorio francese (quelle di proprietà dello stato) non hanno sottoscritto alcuna polizza assicurativa.

Dunque, in questo, come in molti altri casi di disastri (naturali o meno), al sistema assicurativo non è stato riconosciuto un ruolo concreto nell’ambito del piano della salvaguardia e della difesa del patrimonio culturale-storico-artistico. Di conseguenza, il compito di organizzare la fase di ricostruzione rimane affidato totalmente al sistema pubblico. Così però finisce per essere influenzato dalle condizioni politico-economiche in cui versa il paese interessato che implicano spesso difficoltà nel reperimento dei fondi, nonché una serie di problemi di carattere burocratico, che determinano un allungamento dei tempi necessari per la realizzazione dei lavori.

Uno studio sulle cattedrali italiane

Si tratta di questioni purtroppo note anche in Italia, basti pensare ai recenti terremoti che hanno colpito il Centro Italia, e in particolare al caso della ricostruzione dei numerosi monumenti danneggiati.

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Per una volta, però, rispetto allo scenario francese, l’Italia rappresenta un caso virtuoso. Da una ricerca da noi condotta, emerge che circa il 62 per cento delle cattedrali italiane è coperto da assicurazioni per i danni derivanti da eventi catastrofali. I dati raccolti ci dicono anche che il 41 per cento delle cattedrali colpite da eventi passati ha già beneficiato di rimborsi da parte delle compagnie. In particolare, nel caso della diocesi di Mantova, proprio i contratti assicurativi preventivamente stipulati hanno permesso all’indomani del terremoto del 2012 di riaprire 125 chiese su 129 pur senza aiuti pubblici. Si tratta di un dato di rilievo se paragonato sia a quello delle cattedrali francesi, sia alla diffusione delle polizze sul territorio italiano.

Grazie alla cultura finanziaria, e più specificamente quella assicurativa, manifestata dagli amministratori delle diocesi italiane analizzate, l’Italia si pone dunque come apripista rispetto alla diffusione di strumenti assicurativo-finanziari di carattere privato.

Le diocesi italiane offrono un esempio di come si possa diffondere un efficiente sistema assicurativo che al verificarsi di un evento di grandi proporzioni – come il rogo parigino – permetta di beneficiare di una copertura che consente di avviare subito i lavori di ricostruzione. In più, il ricorso a sistemi assicurativi spinge i sottoscrittori a realizzare lavori di restauro e di consolidamento delle proprie strutture, al fine di pagare premi assicurativi inferiori rispetto a quelli riconosciuti per strutture in condizioni non ottimali, innescando pertanto un circolo virtuoso di incentivi alla manutenzione e alla prevenzione.

Una larga diffusione di soluzioni assicurative permetterebbe di ottenere benefici anche per le compagnie, che potrebbero basare le loro polizze su un grande numero di assicurati con premi più adeguati. Lo stato potrebbe favorirla con agevolazioni fiscali, oppure con quella partnership pubblico-privata che risulta essere la strategia più adeguata per puntare a un efficace sistema di contrasto di eventi.

L’incendio di Notre-Dame ha riportato l’attenzione sul tema dell’importanza di diffondere le coperture assicurative a protezione del patrimonio culturale e artistico. Di fronte alla necessità di coprire i danni economici provocati dagli eventi catastrofali, nella loro drammaticità e gravità, si possono e si devono utilizzare gli strumenti assicurativo-finanziari per avere le risorse per la ricostruzione, ma anche per sviluppare adeguate politiche di prevenzione.

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