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  1. BATTISTA BOSETTI Rispondi
    Ulteriore stortura sottovalutata: professionista che è anche lavoratore dipendente o pensionato con 45.000 lordi annui che esercita con partita IVA e fattura 65.000. In regime ordinario i due redditi si cumulano e ricadrebbe nell’aliquota marginale del 43% (in realtà 45% IRPef Regionale e Comunale) e pagherebbe circa 37.000 euro di imposta. Con il regime forfetario non solo pagherebbe il 15% sul 68% di 65.000 ma il reddito forfetario non si cumula più con il reddito da lavoro (o da pensione) le cui aliquote si abbasserebbero notevolmente e pagherebbe complessivamente 19.000 euro circa con un risparmio di 18.000 euro. Provare per credere.
  2. Alessandro Pescari Rispondi
    Ferme restando tutte le criticità già segnalate e che assicuro, operando sul campo da 30 anni, si registrano giorno per giorno situazioni di iniquità per non dire di peggio, ora ci si appresta ad ulteriori modifiche ad un sistema fiscale che - a furia di "toppe" (cedolari di ogni tipo) - rende la tassazione sul lavoro un qualcosa di incomprensibile e vessatorio. Addirittura per il 2020 viene proposto: 1) la tassa piatta sul reddito incrementale ? 2) in più, chi raggiunge questa mèta (per nulla scontata vista la situazione economica del Paese) sarebbe affrancato dai controlli del fisco! 3) e quelli che stanno nel mezzo (dipendenti/pensionati - piccoli imprenditori/professionisti) che fanno: continuano a pagare l'IRPEF e relative addizionali che negli ultimi dieci anni sono più che raddoppiate. La lista delle "anomalie/vessazioni" potrebbe essere molto più lunga, ma non è il caso di insistere ulteriormente in questa sede. Mentre ritengo doveroso per un governo che voglia davvero cambiare lo status quo, operare più seriamente e con una strategia che vada al di là del contingente. Detto ciò, se è stata promessa la flat tax, questa deve essere applicata a tutti, senza fare figli e figliastri, altrimenti si alimenta un sistema sempre più schizzofrenico, iniquo e dell'uno contro l'altro. Per non dire del nanismo o meglio dei troppi furbetti.
  3. Pietro1971 Rispondi
    Ritengo tutto il sistema di imposta sostitutiva dell'irpef, sotto qualsiasi forma, un disastro economico per l'italia. Professionalmente vedo il proliferare di partite iva assolutamente "false" sempre tutto nella solita logica italiana individualista e del "piccolo è bello". Le economie avanzate si sviluppano nelle grandi organizzazioni sia industriali che professionali .... nel mondo delle professioni bisognerebbe intervenire per trasformare tutte queste partite iva in dipendenti e spingere sulla creazione di associazioni professionali molto piu grandi e multidisciplinari con largho uso del lavoro dipendente, bisogna managerializzare anche le professioni. Eliminare le aliquote forfettarie pe rl'impresa ed il reddito autonomo e abbassare le aliquote irpef sul lavoro dipendente che deve essere incentivato. Ultimo particolare consentire l'esercizio della professione per titoli anche ai dipendenti (avvocati, commercialisti ecc...) con iscrizione alla cassa di appartenenza e non all'inps... c'è molto da fare in Italia su questi temi
  4. Alelubo Rispondi
    Innanzitutto grazie per l'articolo che tenta di presentare in maniera esaustiva un argomento ostico e spesso lasciato preda di titoloni pressappochisti. Non sono un esperto in materia contributiva, pero' dai miei calcoli la discrepanza fra "ricavi ad anni alterni" e "ricavi lineari" risulta ancora piu' accentuata. In particolare, non capisco perche' sull'articolo venga considerato come imponibile ai fini INPS l'intero ricavo annuo senza tenere conto del massimale (ho utilizzato quello del 2018 su tutti e quattro gli anni oggetto dell'esempio). Nel link di cui sotto trovate i miei calcoli comparati con i vostri. Se avete voglia di contribuire per chiarire i miei dubbi od evidenziare errori macroscopici, avete la possibilita' di commentare sul documento: https://docs.google.com/spreadsheets/d/1bYbz2RwM5kpLiZAHNIr7VbXET6xe-AGzAH-gQQsRvzs/edit?usp=sharing Grazie ancora, Alessandro
  5. Fabio Rispondi
    Esistono delle norme tributaroe che determinano il momento in cui nasce l'obbligo di emissione della fattura. Il vero problema non e' l'ammontare dell'irpef che per redditi medi non incide in modo particolare ma e' la contribuzione inps che pesa on modo rilevante
  6. Roberto Convenevole Rispondi
    Ottimo articolo, molto convincente. Vorrei sapere dai due autori chi ha introdotto nel nostro sistema fiscale il regime speciale di tassazione onnicomprensiva al 15% per le piccole partite IVA. In un certo senso si può dire che il Governo attuale abbia unicamente esteso il regime speciale pre-esistente. Grazie
    • Leonzio Rizzo Rispondi
      Il governo Renzi
    • Carlo Rispondi
      La contabilità per cassa, dal 2017, può essere adottata anche dagli artigiani e commercianti e non solo dai liberi professionisti. Inoltre l'articolo non evidenzia la possibilità di frodi: siccome la fuoriuscita dal regime si attua nell'anno successivo, nel 2019 si possono fatturare milioni di euro senza applicare l'IVA. Infine, si evidenzia l'incoerenza del legislatore tributario: se da un lato si punta all'estrema informatizzazione dei dati e quindi delle dichiarazioni fiscali, dall'altro si permette a milioni di partite IVA di non comunicare al fisco nemmeno l'adesione a tale flat tax (infatti si tratta di un regime naturale) per cui l'esatta perdita di gettito si conoscerà solo nell'ottobre 2020, quando saranno state presentate le dichiarazioni relative all'anno 2019.
    • Asterix Rispondi
      Dottore Convenevole è un piacere rileggerla dopo il suo bellissimo libro sull'evasione Iva. Dalla sua lunga esperienza in Agenzia quanto ritiene che gli studi di settore (o gli Isa oggi) abbiano funzionato nei confronti di soggetti in contabilità semplificata? Soprattutto considerando le difficolta dei controlli sui conti bancari e la difficoltà di utilizzare l'abuso di diritto nei confronti dei soggetti IRPEF..
    • Motta Enrico Rispondi
      Esisteva già dal 2011 il egime fiscale di vantaggio per le partite IVA fino a 30.000 €/anno, con aliquota al 5% (non 15, bensì 5%), introdotto con D.L. 98/2011. Il ministro era Tremonti.
  7. Michele Rispondi
    Il regime dei minimi era una ingiustizia prima dell’interventodel governo Conte e è diventata una ingiustizia più grande dopo i cambiamenti. Lo stesso vale per qualunque ipotesi di flat tax. In più ci sono profili di dubbia costituzionalità. Purtroppo non sono le uniche storture nel sistema fiscale italiano: vogliamo parlare ad esempio della PEX (tassazione al 1.2% sui capital gain da cessione di partecipazioni) oppure la sempre rinnovata rivalutazione sempre delle partecipazioni per cui si paga 8% (ora 11%) di nuovo sui capital gain, oppure della tassazione dei carried interest del private equity? Neanche nei paradisi fiscali si paga così poco!