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  1. Gasper Rino Talucci Rispondi
    L'articolo risente di un pregiudizio ideologico per i cui tutto ciò che non è dipendente, meglio se statale o parastatale, va osteggiato. Ma sono quelli che hanno il "pallino" di creare qualcosa, che creano ricchezza. E senza "paracadute". Senza stipendio fisso, sottoposti a tutti i venti di crisi. Se è così vantaggioso essere imprenditori / autonomi come mai invece per un posto da spazzino si presentano in 10.000? Semplice, perchè anche a fare lo spazzino ci sono privilegi che chi lavora per proprio conto non avrà mai. Quindi era ora che lo stato si ponesse il problema di sostenere chi si assume il rischio di produrre. E chi pensa che ci si guadagni può sempre rinunciare al posto di spazzino nella municipalizzata ed aprire una partita IVA....
  2. Carlo Rispondi
    Più di equità io parlerei di incostituzionalità perché non è rispettato il principio di uguaglianza. Tale imposta sostitutiva crea un buco nero nel sistema fiscale e di welfare: - non avendo possibilità di recuperare le detrazioni conviene non fare i bonifici per le ristrutturazioni o la fattura per le spese sanitarie; - addirittura non conviene riconoscere i figli perché così la detrazione spetta al 100% alla madre così tutte le spese; - qui in Veneto la riduzione del superticket e l’esenzione dal ticket si basano sul reddito irpef, per cui gli indipendenti consumeranno più risorse pubbliche; - gli enti locali perdono a regime 305,70 milioni per cui alzeranno le aliquote. Gli effetti macroeconomici sono presto detti: se non c’è la possibilità di detrarre o dedurre le spese, la propensione al consumo di questi soggetti calerà oppure conviene non assumere o licenziare i dipendenti per rientrare nei limiti, infine c’è alterazione dei mercati dei consumatori finali (per esempio se devo ristrutturare la casa andrò in cerca dell’architetto o del geometra che non mi fa pagare l’IVA del 22 %). Inquietante poi la riduzione dei contributi previdenziali: ciò significa che si avranno pensioni più basse che dovranno essere integrate dalla fiscalità generale o esenti dall’irpef in ragione del loro basso ammontare.
  3. Marisa Rispondi
    Tassare i ricavi singnifica promuovere il lavoro nero dato che i costi connessi alla professione autonoma non possono essere detratti, come invece avviene qui in Germania, dove la tassazione comunque è sempre progressiva a partire da 8000 euro di imponibile all'anno e non esiste un "Regime dei minimi". Unica eccezione: chi non fattura più di 17.500 euro/anno può, ma non deve, rinunciare alla partita IVA, cosa che fanno in pochi dato che se non si fattura con l'IVA, non si può neppure detrarre l'IVA a credito. Questa è un'incentivazione del lavoro "in bainco", un vantaggio sia per l'autonomo che per lo stato. Possibile che nessuno lo voglia in Italia?
  4. Luciano Rispondi
    Confrontare la tassazione di autonomi e imprenditori con quella dei lavoratori dipendenti è un'operazione complessa e forse anche impropria. Nel raffronto bisognerebbe tenere conto delle differenti tutele e prestazioni assistenziali di cui usufruiscono i dipendenti e che sono invece precluse agli autonomi quali, a titolo esemplificativo ma non esaustivo: - tredicesima - TFR - ferie pagate - permessi pagati - legge 104 - indennità di malattia e ricovero - tutela maternità/paternità - indennità di disoccupazione - rischio di impresa Inoltre, limitandosi alla semplice tassazione, andrebbe considerata la differente applicazione della "no tax area", nonché il pagamento dell'IRAP, cui sono soggette molte categorie di autonomi. In effetti, allo Stato italiano "fa comodo" considerare un professionista sia un'impresa (IRAP) che una persona fisica (IRPEF), così incassa su due fronti. Inoltre, sarebbe forse opportuno fare un raffronto con la tassazione delle società di capitali, le quali in Italia sono soggette a una tassazione intorno al 30% mentre in Irlanda, ad esempio, la Apple paga 50 euro di tasse ogni milione di euro guadagnati. Applicando lo stesso regime fiscale, un autonomo se la caverebbe mediamente con 200 euro per tutta la vita lavorativa....
  5. giancarlo finesso Rispondi
    L'aumento continuo della tassazione ha portato anche redditi minimi a non poter fronteggiare non solo la concorrenza ma l'esosità dello stato. Concordo sul fatto che aumenteranno le partite iva e che probabilmente alcuni contratti di lavoro saranno sostituiti da contratti con fornitori di servizio. Ma questo è un male? Non condividendo assolutamente nulla della Lega (che ruspa i problemi anziche' risolverli) credo che una "rimarginalizzazione" delle imprese sia necessaria (qual'è la soglia attuale di un'impresa marginale oggi rispetto a 30 anni fa?), tenendo conto anche delle mancate tutele di un lavoratore autonomo rispetto a un dipendente (e non vale la scusa che è giusto così perche' lui evade). Peraltro altri interventi sulla "Voce" pongono la necessità di una profonda modifica del mercato del lavoro... che il lavoro dipendente possa essere sostituito dal lavoro autonomo (io padrone della mia professionalità) può anche essere un modo per rafforzare la tutela dei lavoratori (tutti e non solo i dipendenti). Dovremo abituarci a contratti professionali in cui ai sindacati sarà demandato un ruolo diverso dall'attuale. Tenga presente poi che sommando tassazione e contributi basta attualmente un reddito di lavoro autonomo di 30000 euro per pagare il 65% di imposte (senza le tutele e le salvaguardie di un dipendente).
    • angela Rispondi
      Come al solito il pregiudizio sui lavoratori autonomi considerati evasori non stenta a diminuire. Non si tiene conto che i lavoratori autonomi non sono assicurati per tutta la vita come i dipendenti ma nemmeno del fatto che producano raddito muovendo l'economia.
  6. fabrizio Rispondi
    Ma non doveva essere flat ???
  7. Alebullo Rispondi
    Grazie per l'articolo Professore. Potrebbe per favore dettagliare i calcoli di questo paragrafo: "Assumendo che il coefficiente di redditività rifletta la realtà, un professionista con fatturato di 60mila euro passerebbe da 21.116 euro di Irpef e contributi annui a 13.663. Il suo reddito netto mensile salirebbe da 2.140 a 2.550 euro." Se il lordo fosse di 60.000 euro e la contribuzione (IRPEF + contributi previdenziali) arrivasse a 13.663 euro, il netto in busta su 12 mensilita' mi risulterebbe 3.861,4 euro. Quale errore grossolano sto commettendo?
    • Michele Rispondi
      60000-20% franchigia = 48000 48000-15%= irpef 48000-25%=inps tolto inps e irpef restano circa 28800 che diviso 12 fa 2400 (euro più euro meno)
  8. Silvestro De Falco Rispondi
    Se ho capito bene, considerando che nel regime della flat tax si paga il 15% dei ricavi lordi, i contributi previdenziali non sono più deducibili. A quel punto la pensione del lavoratore indipendente sarà esentasse e quando il nostro andrà in quiescenza dovrà pagare le tasse solo su quella quota di pensione attribuibile ai contributi versati prima dell'entrata in vigore della flat tax.
  9. Giuseppe GB Cattaneo Rispondi
    Concordo. Ma è un'ulteriore riprova della necessità di sostituire il regime fiscale di progressività clientelare che si è venuto a creare in Italia con il passare del tempo, con un sistema fat tax - reddito minimo universale
  10. toninoc Rispondi
    Si perpetua e si aggrava l'ingiustizia fiscale che vede i pensionati e dipendenti nei panni di "pantalone", che sarà chiamato a pagare ancora di più per compensare le minori entrate degli autonomi o vedere ridotta la qualità dei servizi già oggi molto scadenti. Chissà cosa diranno i pensionati e i dipendenti che hanno dato fiducia a Lega e % stelle.